CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI E ATTRIBUZIONE DEL CODICE CER

Nel 2001, visto il Trattato che istituisce la Comunità Europea, vista la direttiva 75/442/CEE del Consiglio del 15 luglio 1975 relativa ai rifiuti, vista la direttiva 91/689/CEE del Consiglio del 12 dicembre 1991 relativa ai rifiuti pericolosi, è stata emanata la Decisione Comunità Europea 16 gennaio 2001, n. 118 (Gazzetta Ufficiale Comunità Europea 16 gennaio 2001, n. L 47) recante “Decisione della Commissione, del 16 gennaio 2001, che modifica l’elenco di rifiuti istituito dalla decisione 2000/532/CE”.

La Decisione della Commissione n. 118/2001 disciplina le modalità – valide e da applicarsi in ciascuno Stato membro dell’Unione Europea – per l’attribuzione, a ciascun rifiuto prodotto in Europa, di un codice identificativo, detto codice CER, essendo CER l’acronimo di Catalogo Europeo dei Rifiuti, espressamente richiamato nel D.Lgs. 03/04/2006 n. 152 e s.m.i. (Norme in materia ambientale).

I diversi tipi di rifiuto inclusi nell’elenco (leggi: catalogo) sono definiti specificatamente mediante un codice a sei cifre (detto codice CER) per ogni singolo rifiuto di cui le prime due cifre per i capitoli, le successive due cifre per i sotto capitoli e le ultime due cifre per identificare univocamente il rifiuto solido o liquido di cui trattasi.

Deposito temporaneo di rifiuti speciali

La procedura per l’identificazione di un rifiuto nell’elenco, secondo quanto raccomandato nella Decisione della Commissione dell’Unione Europea del 16/01/2001 e s.m.i. è, sostanzialmente, la seguente:

  1. identificare la fonte che genera il rifiuto consultando i titoli dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 per risalire al codice a sei cifre riferito al rifiuto in questione, ad eccezione dei codici dei suddetti capitoli che terminano con le cifre 99;
  2. se nessuno dei codici dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 si presta per la classificazione di un determinato rifiuto, occorre esaminare i capitoli 13, 14 e 15 per identificare il codice corretto;
  3. se nessuno di questi codici risulta adeguato, occorre definire il rifiuto utilizzando i codici di cui al capitolo 16;
  4. se un determinato rifiuto non è classificabile neppure mediante i codici del capitolo 16, occorre utilizzare il codice 99 (rifiuti non altrimenti specificati) preceduto dalle cifre del capitolo che corrisponde all’attività identificata al precedente punto 1.

È possibile che un determinato impianto o stabilimento debba classificare le proprie attività riferendosi a capitoli diversi. Per esempio un fabbricante di automobili può reperire i rifiuti che produce sia nel capitolo 12 (rifiuti dalla lavorazione e dal trattamento superficiale di metalli), che nel capitolo 11 (rifiuti inorganici contenenti metalli provenienti da trattamento e ricopertura di metalli) o ancora nel capitolo 08 (rifiuti da uso di rivestimenti), in funzione delle varie fasi della produzione.

Si precisa, altresì, che i rifiuti di imballaggio oggetto di raccolta differenziata (comprese combinazioni di diversi materiali di imballaggio) vanno classificati alla voce 15 01 e non alla voce 20 01.

Ad esempio, i materiali derivanti dalla demolizione di manufatti o da attività di manutenzione straordinaria di edifici civili possono essere classificati come segue: ricadono nel capitolo 17 00 00 – Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati); ricadono nel sotto capitolo 17 01 00 – Cemento, mattoni, mattonelle  ceramiche; sono classificati, infine, col codice a sei cifre 17 01 07, che indica inequivocabilmente e in tutto il territorio dell’Unione Europea un rifiuto definito, nel dettaglio, come miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, diverse da quelle di cui alla voce 17 01 06 (essendo quest’ultimo codice CER riservato ai medesimi rifiuti allorquando gli stessi sono riconosciuti come pericolosi).

I rifiuti contrassegnati nell’elenco con un asterisco*” sono rifiuti pericolosi ai sensi della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi restando inteso che ai fini della decisione di cui trattasi per “sostanza pericolosa” si intende qualsiasi sostanza che è o sarà (eventualmente anche in futuro) classificata come pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/CEE e successive modifiche. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio in percentuale rispetto al peso del campione di rifiuto sottoposto ad analisi), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato III della direttiva 91/689/CEE del Consiglio. Si riassumono, per una più facile e organica lettura del presente “articolo”, le classificazioni (lettera H seguita da un numero ed eventualmente da un’altra lettera) e le relative definizioni delle classi di pericolosità dei rifiuti (cfr. Allegato I alla Parte quarta del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.):

–  H1 “Esplosivo“: sostanze e preparati che possono esplodere per effetto della fiamma o che sono sensibili agli urti e agli attriti più del dinitrobenzene;

–  H2 “Comburente“: sostanze e preparati che, a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, presentano una forte reazione esotermica;

–  H3-A “Facilmente infiammabile“: sostanze e preparati: liquidi il cui punto di infiammabilità è inferiore a 21-C (compresi i liquidi estremamente infiammabili), o che a contatto con l’aria, a temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono riscaldarsi e infiammarsi, o solidi che possono facilmente infiammarsi per la rapida azione di una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo l’allontanamento della sorgente di accensione, o gassosi che si infiammano a contatto con l’aria a pressione normale, o che, a contatto con l’acqua o l’aria umida, sprigionano gas facilmente infiammabili in quantità pericolose;

–  H3-B “Infiammabile“: sostanze e preparati liquidi il cui punto di infiammabilità è pari o superiore a 21°C e inferiore o pari a 55°C;

–  H4 “Irritante“: sostanze e preparati non corrosivi il cui contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose può provocare una reazione infiammatoria;

–  H5 “Nocivo“: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute di gravita limitata;

–  H6 “Tossico“: sostanze e preparati (comprese le sostanze e i preparati molto tossici) che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute gravi, acuti o cronici e anche la morte;

–  H7 “Cancerogeno“: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro o aumentarne la frequenza;

–  H8 “Corrosivo“: sostanze e preparati che, a contatto con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un’azione distruttiva;

–  H9 “Infettivo“: sostanze contenenti microrganismi vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie nell’uomo o in altri organismi viventi;

–  H10 “Teratogeno“: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre malformazioni congenite non ereditarie o aumentarne la frequenza;

–  H11 “Mutageno“: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre difetti genetici ereditali o aumentarne la frequenza;

–  H12 Sostanze e preparati che, a contatto con l’acqua, l’aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto tossico;

–  H13 Sostanze e preparati suscettibili, dopo l’eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza, ad esempio ad un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate;

–  H14 “Ecotossico“: sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o più settori dell’ambiente

Si precisa, infine, che per “metallo pesante” si intende qualunque composto di antimonio, arsenico, cadmio, cromo (VI), rame, piombo, mercurio, nichel, selenio, tellurio, tallio e stagno, anche quando tali metalli appaiono in forme metalliche classificate come pericolose.

La classificazione dei rifiuti è prerogativa – in particolare ma non in via esclusiva – dei chimici, degli ingegneri ambientali e degli ingegneri chimici regolarmente iscritti ai rispettivi albi professionali, che possiedano ampie e consolidate competenze in materia di gestione e classificazione dei rifiuti e che siano abilitate all’emissione di certificati di analisi chimico – fisica dei rifiuti (prerogativa, quest’ultima dei soli chimici) e all’emissione di certificati di analisi merceologica dei rifiuti (prerogativa di chimici ma anche di ingegneri ambientali e ingegneri chimici, oltre che dei geologi in quanto non richiede analisi chimiche) ai fini della loro classificazione e caratterizzazione per il successivo avvio a recupero o smaltimento finale.

Andrea Alessandro MUNTONI

(www.andreaalessandro.muntoni.it)

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