Costantino e la dea madre (*)

“Piscio e vomito” non è il titolo di un’opera di Costantino Nivola né del suo caro amico Salvatore Fancello.

Ho rimandato quest’appuntamento fin troppe volte, nella speranza di sbagliarmi, di essere troppo severo… Ora scrivo, mi sono detto: lo devo alla memoria di Costantino, che non ho mai conosciuto. Le nostre vite si sono appena sfiorate: ho lavorato a Orani, ho frequentato Nuoro, vivo a Cagliari. A Orani lui c’è nato e cresciuto e c’è tornato spesso, dopo che, suo malgrado, avendo sposato Ruth Guggenheim, ebrea, si è trasferito a East Hampton, negli Stati Uniti.

A Nuoro ha progettato la piazzetta in onore e memoria di Sebastiano Satta, che devo confessare non mi piacque molto quando la vidi: mancavano le statuette nelle nicchie ricavate nelle rocce di granito che scandivano lo spazio della piazza. Ma questo l’ho scoperto poco tempo fa: era un po’ come se avessi visto Parigi senza la Tour Eiffel.

Cagliari, poco prima dell’improvvisa morte, gli ha concesso l’onore di realizzare alcune importanti opere da inserire negli spazi antistanti il Consiglio Regionale: gli ha riconosciuto, finalmente, quella genialità di artista internazionale quale era, come testimoniano le numerose opere scultoree che dagli anni quaranta in poi progettò e realizzò soprattutto negli Stati Uniti, dove sperimentò tecniche nuove e forme originali a cavallo tra scultura ed architettura. Non a caso frequentava ed accoglieva in casa propria architetti del calibro di Le Corbusier, che forse lo chiamava Antine, come i suoi più cari amici.

Percorrendo la Via Roma, a Cagliari, lato portici, in lontananza si staglia una madre, una dea madre direi, vestita con un mantello bianco che copre il corpo senza nascondere i seni e il ventre, che serba dentro di sé qualcosa, un “mistero”. L’archetipo della madre, la donna – oggi è l’otto marzo – progenitrice misteriosa di una stirpe antica di donne e uomini di un’isola altrettanto antica. Lasciate che le madri di Nivola vi accolgano in un abbraccio: madri, donne, finanche sdraiate, che sembrano invitarvi a “unirvi” a loro per generare bellezza, quella stessa bellezza che origina dalla pietra spigolosa fattasi sinuosa, liscia, come la pelle di una donna che ama, che sceglie l’amore e lo custodisce e protegge nel proprio ventre.

Costantino era molto amico di Salvatore Fancello: quando la Regione Sardegna gli affidò l’incarico di realizzare delle sculture per il Consiglio Regionale, lui scolpì le madri e un graffito sulle pareti rivestite di granito, usando un disegno del 1938 di Salvatore Fancello.

Peccato, però, che nonostante le guardie giurate, le telecamere ed i proclami sulla “sardità” fatti nello stesso palazzo che dovrebbe fregiarsi dell’arcana bellezza dell’opera di Costantino e Salvatore, negli ultimi anni madri e graffiti siano stati e continuino, ahimè, ad essere imbrattati di “piscio e vomito”.

Andrea Alessandro Muntoni

(*) Andrea A. Muntoni, Costantino e la dea madre, in “La Gazzetta del Medio Campidano”, Media Tre Editrice, anno XI, 25 marzo 2009, pag. 22

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Una risposta a Costantino e la dea madre (*)

  • angelino mereu scrive:

    A Nivola la collocazione delle sue opere nel palazzo della regione a Cagliari, non piaceva. Non era entusiasta della soluzione individuata dai progettisti. Riuscì, comunque, a collocare le sue sculture nel miglior modo possibile, senza tralasciare l’omaggio all’amico Fancello.
    Quella collocazione, purtroppo, si presta troppo facilmente a atti di degrado e di vandalismo, dovuti certo all’incuria, ma anche a una “sardità” fatta più di birra che di cultura.
    Saluti
    Angelino

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