DECRETO-LEGGE 21 giugno 2013, n. 69 “del fare” coordinato con la LEGGE di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (AMBIENTE)

Testo del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 144 del 21 giugno 2013), coordinato con la legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (in questo stesso S.O. alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia». (13A07086)  (GU Serie Generale n.194 del 20-8-2013 – Suppl. Ordinario n. 63), con riferimento alle sole norme in materia di AMBIENTE, ACQUE SOTTERRANEE e TERRE E ROCCE DA SCAVO (*)

Art. 41 Disposizioni in materia ambientale

[GESTIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE EMUNTE, ndr]

1. L’articolo 243 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
«Art. 243 (((Gestione delle acque sotterranee emunte).)) –

((1. Al fine di impedire e arrestare l’inquinamento delle acque sotterranee nei siti contaminati, oltre ad adottare le necessarie misure di messa in sicurezza e di prevenzione dell’inquinamento delle acque, anche tramite conterminazione idraulica con emungimento e trattamento, devono essere individuate e adottate le migliori tecniche disponibili per eliminare, anche mediante trattamento secondo quanto previsto dall’articolo 242, o isolare le fonti di contaminazione dirette e indirette; in caso di emungimento e trattamento delle acque sotterranee deve essere valutata la possibilità tecnica di utilizzazione delle acque emunte nei cicli produttivi in esercizio
nel sito, in conformità alle finalita’ generali e agli obiettivi di conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti nella parte terza.))
((2. Il ricorso al barrieramento fisico e’ consentito solo nel caso in cui non sia possibile conseguire altrimenti gli obiettivi di cui al comma 1 secondo le modalità dallo stesso previste.))
3. Ove non si proceda ai sensi dei commi 1 e 2, l’immissione di acque emunte in corpi idrici superficiali o in fognatura deve avvenire previo trattamento depurativo da effettuare presso un apposito impianto di trattamento delle acque di falda o presso gli impianti di trattamento delle acque reflue industriali esistenti e in esercizio in loco, che risultino tecnicamente idonei.
4. Le acque emunte convogliate tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuita’ il punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo ricettore, sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla parte terza.
((5. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 104, ai soli fini della bonifica, e’ ammessa la reimmissione, previo trattamento, delle acque sotterranee nello stesso acquifero da cui sono emunte. A tal fine il progetto di cui all’articolo 242 deve indicare la tipologia di trattamento, le caratteristiche qualitative e quantitative delle acque reimmesse, le modalità di reimmissione e le misure di controllo e monitoraggio della porzione di acquifero interessata; le acque emunte possono essere reimmesse anche mediante reiterati cicli di emungimento, trattamento e reimmissione, e non devono contenere altre acque di scarico ne’ altre sostanze ad eccezione di sostanze necessarie per la bonifica espressamente autorizzate, con particolare riferimento alle quantità utilizzabili e alle modalità d’impiego.))
((6. Il trattamento delle acque emunte deve garantire un’effettiva riduzione della massa delle sostanze inquinanti scaricate in corpo ricettore, al fine di evitare il mero trasferimento della contaminazione presente nelle acque sotterranee ai corpi idrici superficiali))».

[TERRE E ROCCE DA SCAVO, ndr]

2. All’articolo 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, dopo il comma 2, e’ aggiunto il seguente:
«2-bis. Il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 10 agosto 2012, n. 161, adottato in attuazione delle previsioni di cui all’articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, si applica solo alle terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a valutazione d’impatto ambientale (VIA, ndr) o ad autorizzazione integrata ambientale (AIA, ndr). Il decreto di cui al periodo precedente NON si applica comunque alle ipotesi disciplinate dall’articolo 109 [Immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di cavi e condotte, ndr] ((del presente decreto)).».

[MATRICI AMBIENTALI DI RIPORTO. TEST DI CESSIONE, ndr]

3. All’articolo 3 del decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 28, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «,costituite da una miscela eterogenea di materiale di origine antropica, quali residui e scarti di produzione e di consumo, e di terreno, che compone un orizzonte stratigrafico specifico rispetto alle caratteristiche geologiche e stratigrafiche naturali del terreno in un determinato sito((, e utilizzate)) per la realizzazione di riempimenti, di rilevati e di reinterri.»;
b) i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:
«2. ((Fatti salvi gli accordi di programma per la bonifica sottoscritti prima della data di entrata in vigore della presente disposizione che rispettano le norme in materia di bonifica vigenti al tempo della sottoscrizione)), ai fini dell’applicazione dell’articolo 185, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo n. 152 del 2006, le matrici materiali di riporto devono essere sottoposte a test di cessione effettuato sui materiali granulari ai sensi dell’articolo 9 del decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1998, n. 88, ai fini delle metodiche da utilizzare per escludere rischi di contaminazione delle acque sotterranee e, ove conformi ai limiti del test di cessione, devono rispettare quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di bonifica dei siti contaminati.
3. Le matrici materiali di riporto che non siano risultate conformi ai limiti del test di cessione sono fonti di contaminazione e come tali devono essere rimosse o ((devono essere rese conformi ai limiti del test di cessione)) tramite operazioni di trattamento che ((rimuovano)) i contaminanti o devono essere sottoposte a messa in sicurezza permanente utilizzando le migliori tecniche disponibili e a costi sostenibili che ((consentano)) di utilizzare l’area secondo la destinazione urbanistica senza rischi per la salute.
3-bis. Gli oneri derivanti dai commi 2 e 3 sono posti integralmente a carico dei soggetti richiedenti le verifiche ivi previste.».

[MATERIALI DI SCAVO PROVENIENTI DA MINIERE DISMESSE ALL’INTERNO DI S.I.N., ndr]

((3-bis. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, i materiali di scavo provenienti dalle miniere dismesse, o comunque esaurite, collocate all’interno dei siti di interesse nazionale, possono essere utilizzati nell’ambito delle medesime aree minerarie per la realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, miglioramenti
fondiari o viari oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali, a condizione che la caratterizzazione di tali materiali, tenuto conto del valore di fondo naturale, abbia accertato concentrazioni degli inquinanti che si collocano al di sotto dei valori di cui all’allegato 5 alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in funzione della destinazione d’uso e qualora risultino conformi ai limiti del test di cessione da compiere con il metodo e in base ai parametri di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, e successive modificazioni.))
((3-ter. Le aree sulle quali insistono i materiali di cui al comma 3-bis, ricorrendo le medesime condizioni ivi previste per i suoli e per le acque sotterranee, sono restituite agli usi legittimi. Ai fini di tale restituzione, il soggetto interessato comunica al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare i risultati della caratterizzazione, validati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) competente per territorio, che si
avvale anche delle banche dati di enti o istituti pubblici.))
4. All’articolo 3, comma 1, lettera e.5), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, dopo le parole «esigenze meramente temporanee», sono aggiunte le seguenti «ancorche’ siano ((installati)), con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformita’ alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti.».
5. All’articolo 1, comma 359, primo periodo, della legge 24 dicembre 2012 n. 228, dopo le parole «1, comma 2,» sono aggiunte le seguenti «ed agli articoli 2,», e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole «, se attribuiti, in tutto o in parte, con il decreto di nomina di cui al comma 358».

[GESTIONE DEI RIFIUTI NELLA REGIONE CAMPANIA, ndr]

6. In relazione alla procedura di infrazione comunitaria n. 2007/2195, al fine di consentire la semplificazione e l’accelerazione nell’attuazione degli interventi di adeguamento del sistema dei rifiuti nella Regione Campania e di accelerare l’attuazione delle azioni in corso per il superamento delle criticita’ della gestione del sistema stesso, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nomina con propri decreti uno o piu’ commissari ad acta per provvedere, in via sostitutiva degli Enti competenti in via ordinaria, alla realizzazione ((e all’avvio)) della gestione degli impianti nella Regione, già previsti e non ancora realizzati, e per le altre iniziative strettamente strumentali e necessarie. I decreti, adottati sentiti gli Enti interessati, specificano i compiti e la durata della nomina, per un periodo di sei mesi, salvo proroga o revoca.
((6-bis. I commissari ad acta di cui al comma 6 possono avvalersi dei poteri previsti per i commissari regionali dai commi 2 e 2-bis dell’articolo 1 del decreto-legge 26 novembre 2010, n. 196, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 gennaio 2011, n. 1, e successive modificazioni.))
((6-ter. I commissari ad acta di cui al comma 6 possono promuovere la conclusione di accordi di programma ai sensi dell’articolo 34 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e accordi tra i soggetti istituzionali interessati, ai sensi dell’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, al fine di assicurare l’efficace coordinamento e l’accelerazione delle procedure amministrative concernenti l’attuazione degli interventi; l’acquisizione al patrimonio pubblico e la disciplina del regime giuridico delle aree di localizzazione degli impianti e degli impianti medesimi; la realizzazione delle opere complementari e accessorie per il collegamento dei siti d’impianto alle reti viarie e delle infrastrutture a rete; il riconoscimento delle misure premiali e di compensazione ambientale in favore degli enti locali nel cui territorio ricadono gli impianti; le forme associative fra gli enti locali per garantire l’utilizzo convenzionale o obbligatorio degli impianti, nell’ambito del ciclo di gestione dei rifiuti nel bacino territoriale interessato, quale modello giuridico con l’efficacia prevista dal comma 7 dell’articolo 200 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.))
((6-quater. Nelle more del completamento degli impianti di cui al comma 6 e comunque per un periodo non superiore a due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, in considerazione delle perduranti imperative esigenze di protezione sanitaria e ambientale nella regione Campania, e’ vietata l’importazione nella regione di rifiuti speciali, pericolosi e no, e di rifiuti urbani pericolosi destinati allo smaltimento.))
((6-quinquies. Essendo cessata il 31 dicembre 2012 la struttura commissariale del Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque nella regione Campania, ai sensi dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 19 febbraio 2010, n. 3849, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2010, in ragione delle competenze residue al 31 dicembre 2012, non precedentemente trasferite agli enti ordinariamente competenti, consistenti prevalentemente nel contenzioso di natura legale derivante dalle precedenti gestioni, e’ assegnato al Commissario delegato di cui all’articolo 11 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2010, n. 3891, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2010, prorogato con l’articolo 2 del decreto-legge 14 gennaio 2013, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2013, n. 11, in considerazione della precedente attivita’ di liquidazione svolta, il compito di definire entro il termine del 31 dicembre 2013 il valore economico del predetto contenzioso e gli enti legittimati al subentro, e comunque di garantire la continuita’ dell’attivita’ amministrativa in corso. Alle attivita’ di cui al precedente periodo si procede con l’ausilio, oltre che dell’Avvocatura dello Stato, anche dell’Avvocatura della regione Campania. Per le eventuali esigenze di natura economica derivanti da procedimenti esecutivi nel periodo fino al 31 dicembre 2013, il Commissario di cui al presente comma e’ autorizzato, nel limite massimo di 3 milioni di euro, ad utilizzare
le somme giacenti sulla contabilità speciale di competenza.))
7. Gli oneri derivanti dall’attuazione del comma 6 sono posti a carico degli enti e dei soggetti inadempienti secondo le modalità da stabilirsi con i decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare previsti dal medesimo comma.

[IMPIANTI GEOTERMICI PILOTA, ESPLORAZIONE E SFRUTTAMENTO DI MINERALI, ndr]

((7-bis. All’articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Gli impianti geotermici pilota sono di competenza statale».))

((7-ter. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le seguenti modificazioni:)) (( a)dopo il punto 7-ter dell’allegato II alla parte II, e’ inserito il seguente:))((«7-quater). Impianti geotermici pilota di cui all’articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni»;)) (( b)alla lettera v) dell’allegato III alla parte II, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, con esclusione degli impianti geotermici pilota di cui all’articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni»;)) (( c) alla lettera b) del punto 2 dell’allegato IV alla parte II dopo le parole: «le risorse geotermiche» sono inserite le seguenti: «con esclusione degli impianti geotermici pilota di cui all’articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni».))

((7-quater. La lettera e-bis) del comma 1 dell’articolo 4 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e’ sostituita dalla seguente:))  ((«e-bis) l’esplorazione e lo sfruttamento offshore di minerali, compresi gli idrocarburi nonché quelli previsti dall’articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni».))

((Art. 41-bis Ulteriori disposizioni in materia di terre e rocce da scavo))

[TERRE E ROCCE DA SCAVO – SOTTOPRODOTTI. DEROGA ALLE DISPOSIZIONI PREVISTE DAL D.M. 161/2012]

((1. In relazione a quanto disposto dall’articolo 266, comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, in deroga a quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 10 agosto 2012, n. 161, i materiali da scavo di cui all’articolo 1, comma 1, lettera )) b), ((del citato regolamento, prodotti nel corso di attività e interventi autorizzati in base alle norme vigenti, sono sottoposti al regime di cui all’articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 [Sottoprodotto, ndr], e successive modificazioni, se il produttore dimostra:))
(( a) che è certa la destinazione all’utilizzo direttamente presso uno o più siti o cicli produttivi determinati;))
(( b) che, in caso di destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi sul suolo, non sono superati i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell’allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006, con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali e alla destinazione d’uso urbanistica del sito di destinazione e i materiali non costituiscono fonte di contaminazione diretta o indiretta per le acque sotterranee, fatti salvi i valori di fondo naturale;))
(( c) che, in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione, l’utilizzo non determina rischi per la salute né variazioni qualitative o quantitative delle emissioni rispetto al normale utilizzo delle materie prime;))
(( d) che ai fini di cui alle lettere ))(( b) e ))(( c) non e’ necessario sottoporre i materiali da scavo ad alcun preventivo trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere.))
((2. Il proponente o il produttore attesta il rispetto delle condizioni di cui al comma 1 tramite dichiarazione resa all’Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA, ndr] ai sensi e per gli effetti del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, precisando le quantità destinate all’utilizzo, il sito di deposito e i tempi previsti per l’utilizzo, che non possono comunque superare un anno dalla data di produzione, salvo il caso in cui l’opera nella quale il materiale e’ destinato ad essere utilizzato preveda un termine di esecuzione superiore. Le attività di scavo e di utilizzo devono essere autorizzate in conformità alla vigente disciplina urbanistica e igienico-sanitaria. La modifica dei requisiti e delle condizioni indicate nella dichiarazione di cui al primo periodo e’ comunicata entro trenta giorni al comune del luogo di produzione.))
((3. Il produttore deve, in ogni caso, confermare alle autorità di cui al comma 2, territorialmente competenti con riferimento al luogo di produzione e di utilizzo, che i materiali da scavo sono stati completamente utilizzati secondo le previsioni comunicate.))
((4. L’utilizzo dei materiali da scavo come sottoprodotto resta assoggettato al regime proprio dei beni e dei prodotti. A tal fine il trasporto di tali materiali è accompagnato, qualora previsto, dal documento di trasporto o da copia del contratto di trasporto redatto in forma scritta o dalla scheda di trasporto di cui agli articoli 6 e 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, e successive modificazioni.))
((5. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 si applicano anche ai materiali da scavo derivanti da attività e opere non rientranti nel campo di applicazione del comma 2-bis dell’articolo 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dal comma 2 dell’articolo 41 del presente decreto.))
((6. L’articolo 8-bis del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, è abrogato.))
((7. L’articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 10 agosto 2012, n. 161, recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo, nel definire al comma 1, lettera ))b) ((, i materiali da scavo integra, a tutti gli effetti, le corrispondenti disposizioni del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.))

A cura della Redazione di Ingegnere Ambientale

(*) Le MODIFICHE E INTEGRAZIONI apportate al testo (convertito in legge) del DECRETO – LEGGE 21/06/2013, n. 69 sono riportate fra PARENTESI TONDE e/o CORSIVI e/o PARENTESI QUADRE, talora accompagnate dalla notazione ndr (leggi: nota della Redazione di Ingegnere Ambientale)

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Una risposta a DECRETO-LEGGE 21 giugno 2013, n. 69 “del fare” coordinato con la LEGGE di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (AMBIENTE)

  • Andrea Alessandro scrive:

    Riferimenti normativi

    L’art. 266, comma 7, del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 e successive modificazioni, e’ il seguente:
    ” 7. Con successivo decreto, adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle attivita’ produttive e della salute, e’ dettata la disciplina per la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i 6000 (seimila) metri cubi di materiale nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia.”

    ***

    L’art. 1, comma 1, lettera b) del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 10 agosto 2012, n. 161, e’ il seguente:
    ” b. «materiali da scavo»: il suolo o sottosuolo, con eventuali presenze di riporto, derivanti dalla realizzazione di un’opera quali, a titolo esemplificativo: scavi in genere (sbancamento, fondazioni, trincee, ecc.); perforazione, trivellazione, palificazione, consolidamento, ecc.; opere infrastrutturali in generale (galleria, diga, strada, ecc.); rimozione e livellamento di opere in terra; materiali litoidi in genere e comunque tutte le altre
    plausibili frazioni granulometriche provenienti da escavazioni effettuate negli alvei, sia dei corpi idrici superficiali che del reticolo idrico scolante, in zone golenali dei corsi d’acqua, spiagge, fondali lacustri e marini; residui di lavorazione di materiali lapidei (marmi, graniti, pietre, ecc.) anche non connessi alla realizzazione di un’opera e non contenenti sostanze pericolose (quali ad esempio flocculanti con acrilamide o poliacrilamide). I materiali da scavo possono contenere,
    sempreche’ la composizione media dell’intera massa non presenti concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti massimi previsti dal presente Regolamento, anche i seguenti materiali: calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato;”

    ***

    L’art. 184-bis del Decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni, e’ il seguente: “184-bis. Sottoprodotto
    1. E’ un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi
    dell’articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza
    od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
    a) la sostanza o l’oggetto e’ originato da un processo
    di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il
    cui scopo primario non e’ la produzione di tale sostanza od
    oggetto;
    b) e’ certo che la sostanza o l’oggetto sara’
    utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo
    processo di produzione o di utilizzazione, da parte del
    produttore o di terzi;
    c) la sostanza o l’oggetto puo’ essere utilizzato
    direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso
    dalla normale pratica industriale;
    d) l’ulteriore utilizzo e’ legale, ossia la sostanza o
    l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i
    requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione
    della salute e dell’ambiente e non portera’ a impatti
    complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.
    2. Sulla base delle condizioni previste al comma 1,
    possono essere adottate misure per stabilire criteri
    qualitativi o quantitativi da soddisfare affinche’
    specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano
    considerati sottoprodotti e non rifiuti. All’adozione di
    tali criteri si provvede con uno o piu’ decreti del
    Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
    mare, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23
    agosto 1988, n. 400, in conformita’ a quanto previsto dalla
    disciplina comunitaria.
    2-bis. Il decreto del Ministro dell’ambiente e della
    tutela del territorio e del mare di concerto con il
    Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 10 agosto
    2012, n. 161, adottato in attuazione delle previsioni di
    cui all’articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n.
    1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo
    2012, n. 27, si applica solo alle terre e rocce da scavo
    che provengono da attivita’ o opere soggette a valutazione
    d’impatto ambientale o ad autorizzazione integrata
    ambientale. Il decreto di cui al periodo precedente non si
    applica comunque alle ipotesi disciplinate dall’articolo
    109 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.”.
    – Gli articoli 6 e 7-bis del decreto legislativo 21
    novembre 2005, n. 286, e successive modificazioni, sono i
    seguenti:
    “6. Forma dei contratti.
    1. Il contratto di trasporto di merci su strada e’
    stipulato, di regola, in forma scritta e, comunque, con
    data certa per favorire la correttezza e la trasparenza dei
    rapporti fra i contraenti, ai sensi delle vigenti
    disposizioni di legge.
    2. Con decreto dirigenziale della competente struttura
    del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, da
    adottarsi entro il termine di novanta giorni dalla data di
    entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono
    determinati modelli contrattuali tipo per facilitare l’uso
    della forma scritta dei contratti di trasporto di merci su
    strada.
    3. Elementi essenziali dei contratti stipulati in forma
    scritta sono:
    a) nome e sede del vettore e del committente e, se
    diverso, del caricatore;
    b) numero di iscrizione del vettore all’Albo nazionale
    degli autotrasportatori di cose per conto di terzi;
    c) tipologia e quantita’ della merce oggetto del
    trasporto, nel rispetto delle indicazioni contenute nella
    carta di circolazione dei veicoli adibiti al trasporto
    stesso;
    d) corrispettivo del servizio di trasporto e modalita’
    di pagamento;
    e) luoghi di presa in consegna della merce da parte del
    vettore e di riconsegna della stessa al destinatario;
    e-bis) i tempi massimi per il carico e lo scarico della
    merce trasportata.
    4. Elementi eventuali dei contratti stipulati in forma
    scritta sono:
    a) termini temporali per la riconsegna della merce;
    b) istruzioni aggiuntive del committente o dei soggetti
    di cui alla lettera a) del comma 3.
    5. Per i trasporti eseguiti in regime di cabotaggio
    stradale, il contratto di autotrasporto deve contenere gli
    elementi di cui al comma 3 ed alla lettera a) del comma 4,
    nonche’ gli estremi della licenza comunitaria e di ogni
    altra eventuale documentazione prevista dalle vigenti
    disposizioni.
    6. In assenza di anche uno degli elementi indicati al
    comma 3, il contratto di trasporto si considera non
    stipulato in forma scritta.”.
    “7-bis.. Istituzione della scheda di trasporto.
    1. Al fine di conseguire maggiori livelli di sicurezza
    stradale e favorire le verifiche sul corretto esercizio
    dell’attivita’ di autotrasporto di merci per conto di terzi
    in ambito nazionale, e’ istituito un documento, denominato:
    «scheda di trasporto», da compilare a cura del committente
    e conservare a bordo del veicolo adibito a tale attivita’,
    a cura del vettore. La scheda di trasporto puo’ essere
    sostituita dalla copia del contratto in forma scritta di
    cui all’articolo 6, o da altra documentazione equivalente,
    che contenga le indicazioni di cui al comma 3. Le
    disposizioni del presente articolo non si applicano al
    trasporto di merci a collettame, cosi’ come definito dal
    decreto ministeriale di cui al comma 3.
    2. La scheda di trasporto costituisce documentazione
    idonea ai fini della procedura di accertamento della
    responsabilita’ di cui all’articolo 8.
    3. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
    trasporti, di concerto con il Ministro dell’interno e con
    il Ministro dell’economia e delle finanze, e’ stabilito il
    contenuto della scheda di trasporto, nella quale devono
    figurare le indicazioni relative al vettore, comprensive
    del numero di iscrizione all’Albo nazionale degli
    autotrasportatori, al committente, al caricatore ed al
    proprietario della merce, nei casi indicati dal decreto
    stesso, come definiti all’articolo 2, comma 1, nonche’
    quelle relative alla tipologia ed al peso della merce
    trasportata, ed ai luoghi di carico e scarico della stessa.
    Lo stesso decreto individua le categorie di trasporto di
    merci a collettame, ai fini dell’esenzione
    dall’applicazione delle disposizioni di cui al presente
    articolo, nonche’ i documenti di trasporto previsti dalle
    norme comunitarie, dagli accordi o dalle convenzioni
    internazionali, o da altra norma nazionale in materia di
    autotrasporto di merci, da considerare equipollenti alla
    scheda di trasporto.
    4. Il committente, ovvero chiunque non compila la
    scheda di trasporto, o la altera, o la compila in modo
    incompleto o non veritiero, e’ punito con la sanzione
    amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 600
    euro a 1.800 euro.
    5. Chiunque, durante l’effettuazione di un trasporto,
    non porta a bordo del veicolo la scheda di trasporto
    ovvero, in alternativa, copia del contratto in forma
    scritta o altra documentazione equivalente, ovvero
    equipollente ai sensi del comma 3, e’ punito con la
    sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una
    somma da 40 a 120 euro. All’atto dell’accertamento della
    violazione, e’ sempre disposto il fermo amministrativo del
    veicolo, che verra’ restituito al conducente, proprietario
    o legittimo detentore, ovvero a persona delegata dal
    proprietario, solo dopo che sia stata esibita la scheda di
    trasporto, ovvero copia del contratto redatto in forma
    scritta o altra documentazione equivalente ai sensi del
    comma 1. La scheda di trasporto, il contratto in forma
    scritta o altra documentazione equivalente ovvero
    equipollente deve essere esibita entro il termine di
    quindici giorni successivi all’accertamento della
    violazione. In caso di mancata esibizione, l’ufficio dal
    quale dipende l’organo accertatore provvede
    all’applicazione della sanzione di cui al comma 4, con
    decorrenza dei termini per la notificazione dal giorno
    successivo a quello stabilito per la presentazione dei
    documenti. Si applicano le disposizioni degli articoli 214
    e 180, comma 8, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
    285, e successive modificazioni.
    6. Le sanzioni di cui ai commi 4 e 5 si applicano anche
    a chiunque circoli alla guida di veicoli immatricolati
    all’estero nello svolgimento di trasporti internazionali o
    di cabotaggio, qualora non rechi a bordo i documenti
    equipollenti di cui al comma 3 ovvero gli stessi non
    risultino compilati correttamente. In tali casi si
    applicano le disposizioni di cui all’articolo 207 del
    decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive
    modificazioni.”
    ***
    L’articolo 8-bis del D.L. 26-4-2013 n. 43 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015, pubblicato nella Gazz. Uff. 26 aprile 2013, n. 97., abrogato dalla presente legge, recava: «Art. 8-bis Deroga alla disciplina dell’utilizzazione di terre e rocce da scavo».

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