Emissioni in atmosfera, ovvero l’arte di inquinare senza averne consapevolezza.

 

Lasciamo pure da parte le emissioni da autoveicoli, oggi sempre meno inquinanti grazie all’abbattimento di COx (monossido e biossido di carbonio), NOx (monossido e biossido di azoto) e idrocarburi policiclici aromatici (benzene non combusto, ecc.), e concentriamo l’attenzione sugli effluenti inquinanti emessi in atmosfera da piccole e grandi imprese.
La normativa statale vigente prevede che le emissioni siano distinte, grossomodo, in tre tipologie: emissioni da impianti industriali, emissioni da attività a ridotto inquinamento atmosferico ed emissioni poco significative.
Tutte, indistintamente, devono essere autorizzate, con procedure tanto più complesse ed articolate quanto più importante è l’attività ovvero l’impianto da cui gli effluenti si originano. Con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 152 del 2006 e s.m.i. e le norme che disciplinano la delega di funzioni tecnico – amministrative dallo Stato alle Regioni e da queste ultime alle Province ed infine agli Enti locali, l’autorizzazione “in via generale” alle emissioni in atmosfera è rilasciata dalla provincia competente per territorio, ovverosia da quella nel cui territorio amministrativo ricade l’impianto, anziché dalla regione.
Vale la pena evidenziare che il rilascio del provvedimento autorizzativo è conditio sine qua non per poter esercitare l’attività e che l’istruttoria della pratica avviene di norma da parte del competente servizio in capo all’assessorato della difesa dell’ambiente della Provincia.


L’istruttoria prevede che la documentazione tecnica – a firma di un professionista abilitato ed esperto in materia di inquinamento atmosferico ed impianti di trattamento degli effluenti inquinanti – venga trasmessa dal soggetto proponente l’iniziativa industriale o artigianale sia alla Provincia sia all’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione, nonché all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA Sardegna) e al Sindaco del Comune nel cui territorio ricade l’intervento per il quale si richiede l’autorizzazione stessa.
Acquisiti i pareri degli enti suddetti, la Provincia, preso atto del numero di punti di emissione, della loro dislocazione nel territorio (mediante l’indicazione delle coordinate del camino di emissione nel sistema Gauss – Boaga o WGS 1984), dell’altezza dei camini, della portata di ciascun effluente, del flusso di massa di ciascun inquinante, degli elementi fisici e chimici inquinanti e verificata l’idoneità dei sistemi di abbattimento proposti, rilascia l’autorizzazione, con validità pluriennale, con eventuali prescrizioni.
L’autorizzazione prevede, normalmente, fra i tanti obblighi da parte del conduttore degli impianti, quello di effettuare annualmente il monitoraggio (autocontrollo) delle emissioni e di compilare il registro delle emissioni in atmosfera, oltre che sottoporre gli impianti alle manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie per assicurare nel tempo il rispetto dei valori limite di emissione stabiliti nel più sopra richiamato D.Lgs. 152/2006.
Le province si stanno adoperando per far fronte alle nuove richieste di autorizzazione ma in alcune di esse non c’è personale competente e specializzato in materia di inquinamento atmosferico, cosicché la pratica, di fatto, viene istruita dal personale in forza all’ARPA Sardegna.
L’auspicio è che quanto prima si possa istituire in ciascuna provincia – e a stretto giro presso il competente Servizio della Sostenibilità Ambientale e Valutazione Impatti (SAVI) della Regione – il catasto delle emissioni, affinché vi si possa fare riferimento sia nell’ambito degli studi di impatto ambientale redatti nell’ambito delle procedure di VIA (valutazione di impatto ambientale) sia nell’ambito delle procedure di VAS (valutazione ambientale strategica).

Andrea Alessandro MUNTONI

Share

Lascia un commento

Twitter