IL DISSESTO IDROGEOLOGICO DELLA RADA DI ALGHERO. Un esempio di insostenibilità del management costiero (*)

INTRODUZIONE

Le ragioni dell’attuale stato di dissesto strutturale del litorale sabbioso di Alghero non possono essere ricercate solo nell’evoluzione dei processi naturali. Esse sono infatti da ricondurre soprattutto alla sostanziale incapacità di adottare nel tempo una strategia sostenibile di management costiero. Più precisamente la responsabilità sta nel non aver assunto decisioni pianificatorie e tali da garantire, sul medio e sul lungo periodo, la conservazione dell’assetto fisico della spiaggia, cioè le configurazioni naturali derivanti dagli “equilibri” geosedimentologici, morfodinamici ed idraulici, di per sé in evoluzione naturale (e come tali, sarebbe meglio definirli una volta per tutte squilibri piuttosto che equilibri dinamici) verso una lenta retrocessione costiera del litorale sabbioso, a meno di prevalenti apporti detritici dai sistemi idrografici. In sostanza, quantunque mai ufficialmente e perentoriamente dichiarato, chi deve oggi essere messa in discussione è la funzionalità ovvero la congruità della stratificazione di tutte le opere realizzate in ambito marittimo all’interno della Rada di Alghero. Dunque ciò che si deve sottoporre a discussione è l’effetto cumulativo nello spazio, differito o immediato nel tempo, di tutte le concessioni autorizzate da almeno 40 anni a questa parte sul Demanio Marittimo. In particolare l’accento va posto sulla localizzazione e sulla estensione di alcune di esse (soprattutto in rapporto all’assetto geomorfologico ed idraulico). In altri termini, ferma restando la naturale responsabilità del moto ondoso, in assenza di significativi recapiti sedimentari dai fiumi, la causa innescante dell’accelerazione dell’arretramento naturale della linea di costa deve ritenersi la sostanziale incongruità delle opere portuali e di buona parte di quelle poste a sua difesa, ideate e progettate per la soluzione di contingenze talora conflittuali piuttosto che in base ad esigenze previdenti ed integrate di lungo corso.

ANALISI STORICA SPEDITIVA

La dinamica di retrocessione costiera che ha interessato la Rada di Alghero negli ultimi trent’anni circa è particolarmente evidente, in termini generali, già facendo ricorso al confronto diacronico delle immagini aeree dagli anni ‘60 ad oggi. Per evidenti ragioni legate alla stagionalità dei regimi anemologici e degli equilibri morfodinamici marittimi naturali, è bene, tuttavia, rifarsi anche ad una moltitudine di controlli visivi a carattere storico. E’ per tale ragione che ho avuto la necessità di ricorrere al personale archivio di riscontri de visu e di informazioni correlate, registrate dal 1980 a oggi. In primo luogo l’analisi suggerisce con una certa chiarezza l’ipotesi di un legame causale fra espansioni delle strutture aggettanti portuali e incremento della deformazione della linea di costa. In secondo luogo, nell’ambito di tale dinamica, è possibile collegare la posa in opera di strutture difensive del litorale allo sviluppo di nuovi dissesti o all’incremento di precedenti in settori limitrofi “scoperti” cioè fatti salvi dalle opere di difesa. Le osservazioni diacroniche ed i riferimenti alla cronologia delle opere portuali documentano, infatti, l’innesco di un’anomala retrocessione costiera proprio a partire dal 1983[1], con spiccata evidenza in corrispondenza del Lido di San Giovanni.

Va sottolineato come:

1- a tale data corrisponda la conclusione di un primo lotto d’interventi miranti, con l’estensione del molo meridionale di sopraflutto e la realizzazione di un nuovo molo sottoflutto più a Nord, all’ampliamento del porto turistico di Alghero verso la configurazione attuale;

2- la configurazione del 1983, con un incremento di aggetto verso NNE del molo di sopraflutto di circa 250 m e la contemporanea realizzazione del primo tratto di molo di sottoflutto, assegnava allo specchio acqueo portuale in fieri un’area più che doppia rispetto alla precedente.

A far data dal 1983, l’incapacità sostanziale di assumere sul contesto un approccio di tipo sistemico con riferimenti metodologici  da quanto in seguito sempre più frequentemente determinatosi.

 

Interventi

Molo sopraflutto

Anni ‘70-‘90

Realizzazione Molo sottoflutto

Anni ‘80-‘90

1972 1983
1979 1986
1983 1988
1990 1992

Porto di Alghero, lavori anni ‘80 e ‘90

Interventi

Molo sopraflutto

Anni ‘80-‘90

Dragaggio canale interno
1989 1999-2000
1990

Porto di Fertilia, lavori anni ’80 e ‘90

A ciò si aggiunga l’assenza o, se si preferisce, la carenza, di un efficace protocollo di regole e procedure amministrative miranti all’accertamento ed alla eventuale mitigazione degli impatti fisici e sottolineo fisici. Non v’è dubbio infatti che, in linea con le tendenze regionali, assai più risalto sia stato dato alle implicazioni paesaggistiche dei progetti ed alle esigenze diportistiche e balneari di breve periodo e che, di conseguenza, lo stesso bene spiaggia sia stato declinato soprattutto nel suo significato di bene paesistico-turistico più che di risorsa a presidio della costa e della salvaguardia di tutti i beni localizzati sul litorale. In tal modo si ritenne di dover rimediare all’incremento delle tendenze de formative negative (retrocessione dello spazio di battigia per allontanamento della copertura sabbiosa) sul litorale di San Giovanni (alle quali dovevano certamente corrispondere altrove altrettante tendenze de formative positive, ovvero di progradazione o aggradazione, cioè crescita), con la realizzazione di fronte alle strutture balneari storiche, di n. 9 scogliere frangiflutto in blocchi di cava, disposte con allineamento alternato in modo parallelo alla linea di costa. Una tale configurazione aveva lo scopo di allontanare la linea del frangimento rispetto alla battigia, quindi di ridurre l’effetto delle azioni trasversali del moto ondoso (Rip), che per intenderci, sono quelle che normalmente determinano le retrocessioni stagionali invernali per spostamento verso il largo dei sedimenti.

Fra il 1986 e il 1992 sono state completate le opere aggettanti del nuovo porto turistico, in particolare nel 1990 è stato eseguito l’ultimo tratto del molo di sopraflutto e nel 1992 l’ultimo di quello di sottoflutto. In seguito, gli effetti delle mareggiate invernali del 1993 si concentrarono verso Nord all’altezza di Punta del Paru (sulla trasversale dell’Ospedale Marino), peraltro in corrispondenza di una batimetria minore condizionata dalla morfostruttura geologica del sostrato roccioso (in connessione con l’isola de La Maddalenetta). In particolare si ebbero drastiche manifestazioni erosive sui tratti demaniali dinanzi al camping Mariposa e allo stesso Ospedale Marino. Su di essi s’intervenne nell’immediato attraverso la realizzazione di barriere aderenti in massi di ciclopici di cava che, si giustapposero a precedenti opere protettive, protendendo ulteriormente verso il largo, nel caso dell’Ospedale, il profilo riflettente del tratto.

Ad ulteriori accelerazioni erosive manifestatesi successivamente (fra esse molto impatto sul dissesto idrogeologico ebbe l’evento del Marzo 1997), ancora soprattutto in corrispondenza del tratto del Mariposa, fu posto rimedio nel 2001 mediante ulteriore espansione ed irrobustimento della difesa aderente in blocchi di calcare. In tal modo, senza entrare nel merito dell’impatto  paesistico, fu conferito al segmento demaniale un assetto di vero e proprio “fortilizio” balneare mentre nei restanti segmenti pertinenziali scoperti si determinavano condizioni di inesorabile incremento di esposizione agli effetti combinati dei moti di diffrazione[2], shoaling[3] e rifrazione[4], sovrapposti alle esasperazioni della riflessione. A questo quadro vanno aggiunte le opere conseguenti alla sistemazione del Lungomare fra San Giovanni e la radice del Porto, accompagnati nell’aprile del 2004 da discussi quanto inutili riporti dei materiali sabbiosi (naturali e non), prelevati dagli scavi a parziale ristoro e con finalità protettive di un ulteriore fronte in arretramento strutturale al margine della spiaggia di Maria Pia verso Fertilia (sulla trasversale del cosiddetto Palazzo dei Congressi). Si noti infine che rispetto al tema trattato ed al connesso tema della conservazione dei sedimenti, ovvero della risorsa primaria principale, è bene fare riferimento anche a:

 

A. le annuali operazioni di pulizia del litorale con mezzi meccanici non distinte fino al 2008 dalle cosiddette Rimozioni di Posidonia spiaggiata. Detta prassi è finalizzata a rendere fruibili alla balneazione le spiagge frequentate normalmente[5];

B. l’allontanamento di consistenti volumi di sabbie come effetto della frequentazione balneare e del calpestio estivo;

C. l’allontanamento di consistenti volumi ad opera della deflazione eolica;

D. l’occupazione di una parte della spiaggia progradante a ridosso del Porto Turistico di Alghero, ad opera delle strutture della nuova passeggiata a mare (cosa questa che ha reso necessario l’escavo e il riporto di cui sopra).

DISCUSSIONE

Quantunque debba ammettersi una qualche periodica variabilità storica dei regimi anemologici, (peraltro riscontrata statisticamente) che e per quanto i riscontri fotografici occasionali non possano essere considerati prove sufficienti ad attestare di stati morfodinamici ovvero geosedimentologici strutturali (ovvero di condizioni non effimere e non stagionali), sono del tutto evidenti ed innegabili le seguenti circostanze:

  1. i venti di traversia sulla Rada di Alghero sono quelli del III e del IV quadrante;
  2. il paraggio di Alghero è quello in cui si manifestano le onde più alte (Max = 9,88 m, il 28/12/1999 valutata con tempo di ritorno Tr=50 anni) fra quelle statisticamente registrate in Italia dal sistema ondametrico nazionale ed il maggior numero di mareggiate in un anno (λ =25,6)[6];
  3. la statistica dell’ultimo ventennio mette in relazione gli eventi più calamitosi sul litorale ai venti di SW;
  4. la numerosità degli eventi calamitosi sul litorale della Rada è via via cresciuta in tutto il decennio in corso, con cadenza anche pluriannuale;
  5. quando non si verificano eventi calamitosi di mareggiata (ad esempio nel 2006) prevale la tendenza a considerare come calamità l’effetto naturale contrario, cioè la progradazione della spiaggia ad opera soprattutto della consistente deposizione di fogliame di Posidonia oceanica. Questa costituisce, geologicamente parlando, un naturale approvvigionamento sedimentario delle spiagge attuali (il litorale de La Playa a Cagliari), di particolare importanza in caso di carenza di apporti fluviali. Tuttavia l’incremento volumetrico del budget sedimentario e l’assetto geomorfologico che ne consegue (berma) viene sistematicamente vanificato mediante la periodica rimozione in preparazione della stagione estiva. Questa com’è noto, viene costantemente finanziata da denaro pubblico ma in questi anni non è mai stata neppure assoggettata alla elaborazione di una progettazione né la sua esecuzione è mai affidata a ditte realmente specializzate che avessero convenienza ad investire nel dotarsi di mezzi specifici (ciò è d’altro canto la conseguenza delle procedure di appalto, per le quali gli affidamenti sono solo e sempre sistematicamente basati su appalti validi per una stagione);
  6. per lo meno a partire dalla prima metà degli anni ’90 le tendenze erosive si sono gradualmente (ancorché, negli effetti, drasticamente) traslate a Nord del tratto protetto del Lido di San Giovanni;
  7. il Lido di San Giovanni subisce l’effetto mitigatorio del moto ondoso da parte delle barriere frangiflutto durante le mareggiate;
  8. il tratto attualmente eroso di Punta del Paru corrisponde nei fatti all’estremità Nord non protetta dalle barriere frangiflutti;
  9. il tratto sovraeroso e in grave arretramento del Mariposa corrisponde alla fascia non protetta inizialmente, fra il 1983 ed il 1993 e poi ancora fra il 1993 e il 2001, né da scogliere aderenti né da barriere frangiflutto;
  10. tale tratto risulta quindi sovraesposto ad un surplus di effetti di propagazione del moto ondoso[7];
  11. il suo arretramento si radicalizza proprio durante gli intervalli di tempo suddetti;
  12. nette progradazioni, cioè traslazioni verso il largo della linea di costa per effetto di sedimentazioni progressive di sabbie e conseguente creazione di arenile, si localizzano alle due estremità artificializzate della Rada di Alghero, in prossimità delle radici portuali di Alghero e di Fertilia;
  13. in prossimità del Porto di Alghero la spinta progradazione si evidenzia sul lato sottoflutto, fino a ricomprendere tutta un’area a cavallo della foce del Canale di San Giovanni;
  14. in prossimità del Porto di Fertilia sempre sul lato sottoflutto, è tutta la spiaggia (Spiaggia di Fertilia) a progradare, fino all’inizio del tratto posto al traverso del Palazzo dei Congressi, subito al termine della rotatoria stradale che immette alla strada litoranea ricavata sulle dune;
  15. detto tratto si palesa in grave e consolidato stato di depauperamento, fino al settore a bassifondi rocciosi più meridionale; il run up delle mareggiate più forti raggiunge sistematicamente la sede stradale, spesso superandola, per effetto della distruzione progressiva del profilo di spiaggia originario;
  16. tali progradazioni conseguono, come bilancio positivo, dalla cattura dei sedimenti (minerali e vegetali) spostati dai due opposti vettori trasporto (ed erosione) longshore (un tempo noto come deriva litorale o nastro trasportatore litoraneo[8]) che si determinano come risultanti dei moti ondosi frangenti; esse risultano visibilmente irrobustite dalla mancata azione di rimozione della Posidonia sedimentata che si è attuata su una parte di essi in quanto ritenuti, del tutto ingiustamente in termini fisici, di minor pregio;
  17. sul lato all’estremità Sud non protetta dalle barriere frangiflutto si manifesta una tendenza erosiva per esposizione alla diffrazione, parzialmente compensata dalle tendenze progradanti che fin lì si estendono (come detto ai punti 12 e 13); pertanto l’arretramento, pur simmetrico rispetto a quello sul lato Nord, ha uno sviluppo inferiore a questo e certamente minore intensità;
  18. una parte dei sedimenti progressivamente deposti sul lato sottoflutto del Porto di Fertilia può tendere periodicamente a spostarsi all’interno dell’imboccatura portuale, peraltro dragata qualche anno or sono con finanziamento R.A.S. (ed evidente ulteriore perdita di sedimenti);
  19. un’ulteriore grave condizione erosiva strutturale si manifesta, come conseguenza di un chiaro incremento della diffrazione, sul tratto compreso fra il vertice della scogliera aderente sul fronte dell’Ospedale Marino (a sua volta oggetto di interventi di riqualificazione con realizzazione di improvvide pavimentazioni a guisa di belvedere) e la concessione in corrispondenza del ristorante “il Ginepro[9];
  20. detto effetto trasla ma con minore intensità energetica verso Nord dove, durante le mareggiate intense, tende ad interessare tutti i manufatti localizzati sulle concessioni (La Conchiglia; Hermeu; La Palafitta) a causa di un run up molto pronunciato (misurato in + 2,00 m s.l.m.);
  21. la struttura de “il Ginepro” persistendo sulla battigia, quantunque pericolante, tenderà a fungere da protezione aderente e quindi produrrà progressivi incrementi erosivi sia sul lato Sud (con maggior intensità) che su quello Nord;
  22. le concessioni balneari sono tutte collocate in porzioni ben raggiungibili dal moto ondoso per eventi con tempo di ritorno men che annuale, sulla base della statistica degli ultimi 10 anni.

CONCLUSIONI

L’espansione verso Nord dell’opera portuale di Alghero ha, nel corso degli ultimi 40 circa, triplicato lo specchio acqueo originario ed ha amplificato l’area della Rada sottesa agli effetti di tale opera. In particolare l’allungamento di circa 0,6 km del molo di sopraflutto favorisce, in caso di mareggiata da SW, la creazione di un treno d’onde fortemente canalizzato per effetto della struttura portuale a Sud e dell’Isola della Maddalenetta a Nord. In tale circostanza, durante le mareggiate di Libeccio, data l’azione combinata delle diffrazioni con i restanti moti (rifrazione e shoaling in primo luogo e riflessione indotta dalle tutte le opere di protezione), si concentrano vettori erosivi fra il Lido di San Giovanni (per lo più protetto con frangiflutti) e Punta del Paru (del tutto protetta da opere aderenti e riflettenti), a nord del quale tendono a dissiparsi. Si noti che in condizioni di perfetta naturalità proprio sul traverso di Punta del Paru si sarebbero dovute determinare condizioni di sostanziale incremento costiero, cioè tendenze sedimentarie alla progradazione della linea di costa; al contrario l’area è divenuta sede di grave retrocessione strutturale, in un quadro generale d’incremento della naturale tendenza retrogressiva dei lidi sabbiosi nella Rada.

Le varie soluzioni mitigatorie o tampone, adottate in tempi differiti fra loro, in un sostanziale contesto di disorganicità e di sottovalutazione degli impatti anche di breve periodo, hanno conferito protezione al tratto su cui esse aderiscono (Punta del Paru) o rispetto al quale fungono da strutture di allontanamento del frangimento (San Giovanni) ma hanno repentinamente esposto le porzioni di litorale “sguarnite” ad un’accelerazione della tendenza de formativa già innescata dalle opere portuali sull’intera Rada fin dagli anni ’80.

All’interno della porzione sottoflutto, rispetto ai frangiflutti, si determina in ogni caso una certa azione longshore verso SSE che favorisce l’approvvigionamento di sedimenti sulla radice del molo sottoflutto del Porto Turistico di Alghero. Nello stesso modo, simmetricamente, la spiaggia di Fertilia tende a progradare per corrente longshore verso NNW a ridosso del molo di sottoflutto del porto.

Non si può escludere al momento che l’accelerazione erosiva persistente all’estremità sud della Spiaggia di Fertilia al limite con quella di Maria Pia possa avere persino avuto un innesco con la realizzazione dell’allungamento nel 1990 del molo di sopraflutto del porto di Fertilia. Si può però esser sicuri che a nulla possono valere i riporti di sabbia di medesima granulometria (come invece attuato nel 2004) in quanto vengono, in ogni caso, allontanati verso NNW, col rischio peraltro di essere progressivamente traslati verso l’imboccatura del porto di Fertilia nel corso della dinamica progradante.

Vale la pena sottolineare come in un contesto geo-sedimentologico (morfodinamico) ed idraulico come quello appena descritto, sotto il profilo della mitigazione del dissesto, appaiono oltremodo controproducenti e sconsigliabili le seguenti azioni:

a) che si continui a dare corso, sia pure oggi in modo più disciplinato che in passato (per gli effetti della Determinazione n.942 del 7 Aprile 2008 dell’Assessorato EE. LL. FF. U.U.) alla rimozione sistematica della berma vegetale di Posidonia oceanica (impropriamente definiti “spiaggiamenti” di banquette[10] di Posidonia). Poiché questo vegetale costituisce oggi la principale fonte di ripascimento naturale della spiaggia e contribuirebbe, se non rimossa, al consolidamento geomorfologico di questa, quindi al rallentamento delle tendenze erosive e alla sua preservazione, tale azione si configura come pratica del tutto lesiva dell’assetto sedimentologico e geomorfologico naturale;

b) che si autorizzi o si tolleri il rimodellamento geomorfologico delle spiagge o per meglio dire di porzioni di esse, da parte dei concessionari balneari, essendo questa una pratica del tutto lesiva dell’assetto geomorfologico naturale;

c) che si autorizzi l’esecuzione di un incremento portuale dell’attuale struttura Turistica di Alghero verso Nord, in corrispondenza fra l’altro di uno dei due transetti a chiara progradazione costiera entro la Rada. Un tale intervento si configurerebbe di certo, a prescindere, come ulteriormente degenerativo dell’assetto sedimentologico e geomorfologico naturale. E ciò anche ammettendo di poter dimostrare sulla base di una modellizzazione probabilistica qualunque congruità dal punto di vista ingegneristico marittimo rispetto all’ipotesi di ulteriore deformazione del litorale. Cosa questa, al momento, piuttosto improbabile alla luce del crescente dibattito che attualmente verte sul peso delle incertezze statistiche su una progettazione totalmente ancorata a criteri probabilistici che può contare al massimo su poco più di 20 anni di registrazioni presso l’Ondametro (Rete Ondametrica Nazionale) di Alghero.

Per quanto attiene infine alla gestione dei sedimenti che periodicamente dovranno essere dragati dall’imbocco del porto di Fertilia per la sua manutenzione, alla luce di quanto detto, le amministrazioni competenti dovranno porsi l’obiettivo di riciclare la componente sabbiosa sul paraggio costiero, al fine di non indebolire ulteriormente il budget sedimentario. Infatti, contrariamente a quanto viene fatto ancora credere dai provvedimenti in capo alla R.A.S.[11], gli accumuli derivano essenzialmente da azioni morfodinamiche marine che poco o nulla hanno a che vedere con l’idrodinamismo della laguna (non si tratta cioè di sovralluvionamenti di origine fluviale).

Dott. Geol. Giovanni TILOCCA (**)

 


[1] Si deve notare che il Lido di San Giovanni era stato già interessato negli anni ’50 da mareggiate e conseguenti fenomeni erosivi stagionali, tali da dover ritenere necessario un intervento di “ripascimento” (oggi si direbbe un riporto), con prelievo di sabbia a discapito della duna retrostante (Fonte: Spano & Pinna, 1956- a pag. 109).

[2] Con questo termine s’intende la deformazione con rotazione della direzione di un treno d’onde che interferisce con un elemento subverticale della costa.

[3] Con questo termine, traducibile come “effetto del fondo”, s’intende la diminuzione dell’altezza e della lunghezza dell’onda al diminuire della batimetria.

[4] Con questo termine s’intende l’effetto che si determina sulla velocità di un treno d’onde obliquo rispetto alla costa. Il tratto in propagazione su fondi più bassi perde velocità rispetto al tratto che si propaga a maggiore profondità.

[5] Si noti che tali lavori sono stati ufficialmente distinti con apposita Determinazione 942 del 7Aprile 2008 dall’Assessorato EE.LL.FF.UU. della R.A.S. competente sul Demanio Marittimo. Il provvedimento, pur introducendo elementi migliorativi di compromesso, non risolve affatto il problema degli impatti sedimentologici che la pratica determina sia sul breve che sul lungo periodo e quindi di fatto autorizzandola contribuisce all’esposizione all’erosione del litorale. Le rimozioni di fogliame di Posidonia oceanica infatti costituiscono forme di prelievo (poco importa se temporaneo, ai sensi della Determina), che modificano sensibilmente l’assetto geomorfologico poiché sottraggono alla spiaggia sedimenti vegetali e minerali cagionando dissesto idrogeologico).

[6] Morucci S. (2007): La climatologia del moto ondoso. Conferenza Nazionale Cambiamenti Climatici. APAT. Cfr. anche Boccotti P. (2004): Idraulica Marittima. UTET, pp. 522.

[7] Qui il run up della mareggiata del 31/12/2009, è penetrato 56 m oltre l’attuale battigia. Il tratto è artificializzato e la duna originaria è stata presso che totalmente cancellata.

[8] Bascom W,: (1964): Onde e spiagge; Zanichelli ed., pp.200.

[9] al momento della prima stesura del testo la struttura era inagibile e molto esposta al collasso strutturale, come effetto della mareggiata del 31/12/2009, penetrata col run up, oltre 20 m oltre l’attuale battigia. E’ stata più di recente demolita. La duna attuale, drasticamente aggredita da una profonda trincea di 3-4 m, con allontanamento delle sabbie verso il largo, funge qui da barriera naturale alla ulteriore penetrazione.

[10] Rammento che tale termine è derivato dalla letteratura biologica e, seppur consolidato nel lessico degli autori geologi che si sono cimentati col tema, vale ricordare che nella letteratura geologica (ed in geomorfologia) si parla convenzionalmente di Berma. Anche questa riluttanza ad utilizzare un termine che ha chiari connotati morfologico-sedimentologici, non induce a fare piena chiarezza sulla funzione e sul ruolo della stessa berma vegetale e del fogliame di Posidonia flottante a protezione della spiaggia durante le mareggiate.

[11] Con Delibera G.R. 43/27 del 27/10/2011 recante “Programma di interventi di Infrastrutturazione e servizi correlati allo sviluppo delle attività produttive”. Accordo di Programma Quadro “Portualità Turistica regionale”. Allegato A –Scheda d’intervento CRP 19_01 la RAS dispone il finanziamento di 1000.000€ per Lavori di ripristino funzionale dei fondali del Porto canale di Fertilia. Nella suddetta scheda d’intervento risulta che la struttura portuale sarebbe “soggetta ad insabbiarsi periodicamente in quanto realizzata sullo sbocco a mare dello stagno di Calich (si noti peraltro che la R.A.S. seguita ad impiegare impropriamente la nozione di Stagno e non quella di Laguna. E’ ben noto che la distinzione è invece essenziale nel contesto specifico).

(*) Il testo integrale dell’articolo con le foto e i commenti dell’Autore sono scaricabili dall’area DOWNLOAD di INGEGNERE AMBIENTALE.

(**) Giovanni Tilocca è geologo, dottore di ricerca dal 1989, libero professionista dal 1992, con studio a Sassari. E’ impegnato continuativamente dal 1998 nel campo della difesa del suolo e della mitigazione dei dissesti idrogeologici (Frane, Alluvioni, Erosione costiera). Ha partecipato alla stesura del PAI-RAS (Sub bacino 4-Liscia). E’ stato il consulente della RAS per l’IFFI Sardegna 2005. Ha fatto parte dell’ATP che ha redatto la Direttiva per la manutenzione degli alvei e la gestione dei sedimenti in attuazione degli artt. 13 e 15 delle N.d.A. del PAI della Sardegna e del gruppo di lavoro per la Definizione delle Linee Guida regionali per la realizzazione degli interventi di riassetto idrogeologico con tecniche d’ingegneria naturalistica. E’ autore di studi di settore nell’ambito dei PRP dei porti di Olbia e Cagliari. Ha fatto parte della Direzione di Progetto per l’Agenzia del Distretto idrografico della Sardegna per le  attività di studio sul Riu San Girolamo a seguito delle eventi alluvionali del 2008. E’ attualmente membro della Direzione scientifica di Progetto per l’Agenzia del Distretto idrografico della Sardegna nel Piano Stralcio delle Fasce Fluviali e consulente di Enti Locali per l’adeguamento al PAI della Pianificazione urbanistica.

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