Livelli differenziali di rumore

Il problema della differenza fra il RUMORE AMBIENTALE – dato dal contributo di tutte le sorgenti sonore attive in un dato periodo di tempo – e il RUMORE RESIDUO – ottenuto escludendo tutte le sorgenti ritenute essere rumorose – è di grande importanza nell’acustica ambientale. La maggior parte delle cause giudiziarie è incentrata sul rispetto o meno dei LIVELLI DIFFERENZIALI DI RUMORE previsti dalla legislazione italiana e strumentalmente rilevabili – esclusivamente – all’interno delle civili abitazioni o comunque all’interno di strutture stabilmente occupate da persone sia a finestre aperte che chiuse.

Cagliari. Asse Mediano di Scorrimento. Rilievi fonometrici di rumore generato dal traffico stradale

“Mi è stato detto che durante le crociere, se i motori della nave vengono spenti nel mezzo della notte, tutti si svegliano come se fossero destati da un baccano assordante. Il ronzio dei motori è diventato il vuoto, il silenzio, e la sua assenza viene percepita come un ANTIRUMORE assordante, che interrompe il sonno”. Non esiste, in effetti, alcuna sostanziale differenza fra rumore e suono: il primo potrebbe essere definito come una perturbazione dell’aria – fisicamente generata da compressioni e rarefazioni del mezzo (aria o acqua in genere) – soggettivamente fastidiosa; il secondo come una perturbazione percepita come piacevole e a cui si attribuisce, perciò, un’accezione positiva. Ogni RUMORE può essere SUONO, con le categorie di cui più sopra; un esempio chiarirà il concetto: se suono Rachmaninov col pianoforte produco un SUONO che dà gioia a chi – volontariamente – ha il piacere di ascoltare il concerto; per contro il mio vicino di casa potrebbe lamentarsi del RUMORE, semplicemente in forza del fatto che quella “perturbazione” gli è sgradita o gli arreca, semplicemente, disturbo! SUONO e RUMORE sono solo due modi di sentire e ascoltare, due facce della stessa medaglia.
Il criterio del livello differenziale di immissione, qualora lo stesso, valutato a finestre aperte e/o chiuse, risulti applicabile ai sensi del D.P.C.M. 01/03/1991 o dell’art. 4, comma 1, del D.P.C.M. 14/11/1997, è senz’altro il più idoneo a stabilire se un dato rumore superi il limite (oggettivo) di normale tollerabilità consentito dalla Legge 447 del 26/10/1995 e dai suoi decreti attuativi.
Il valore limite differenziale di immissione che non deve essere superato all’interno degli ambienti abitativi è il seguente:
• nel periodo di riferimento diurno TR (06.00 – 22.00) è pari a 5 dB(A);
• nel periodo di riferimento notturno TR (22.00 – 06.00) è pari a 3 dB(A).
In ogni caso il limite differenziale non si applica nelle zone esclusivamente industriali (VI classe di destinazione d’uso); ciò nondimeno esso è applicabile nel caso di edifici civili sia ad uso pubblico che privato, stabilmente frequentati da persone (ospedali, case di cura, scuole) che si trovino in zone omogenee diverse dalla VI classe di destinazione d’uso anche se la sorgente ricade in aree esclusivamente industriali.
Andrea Alessandro Muntoni

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