PROTEZIONE CIVILE COMUNALE PER IL RISCHIO IDRAULICO. Il caso dell’alluvione del 2008 a Capoterra (Sardegna, Italia)

Premessa

Il presente articolo è basato sugli interventi dell’Autore nell’ambito dei convegni e delle attività di formazione in materia di protezione civile destinate alla Pubblica Amministrazione promosse dal Dipartimento nazionale di protezione civile e dalla Regione Autonoma della Sardegna all’indomani dell’evento calamitoso che interessò il Comune di Capoterra nel 2008.

L’attività seminariale svolta dall’Autore e coordinata dal FORMEZ è stata rivolta agli “uffici” di protezione civile della Regione Autonoma della Sardegna, agli uffici delle otto Province della Sardegna e a tutti i Comuni dell’Isola.

Generalità sui piani di protezione civile

Il Piano comunale di protezione civile è lo “strumento” in cui individuare le azioni prioritarie da porre in essere in situazioni di criticità e di emergenza, con l’obiettivo primario di salvaguardare l’incolumità dei cittadini e le cose.

Il Piano comunale di protezione civile (PPC_Comunale) si rivolge alle persone.

Il Piano provinciale di protezione civile (PPC_Provinciale), il piano regionale di protezione civile (PPC_Regionale) e quello nazionale di protezione civile (PPC_Nazionale) si rivolgono alle amministrazioni.

Principio di sussidiarietà

Le azioni da porre in essere dipendono dalla capacità di dare
forma al principio di sussidiarietà tra i seguenti presidi
territoriali di protezione civile:
 Dipartimento della protezione civile nazionale;
 Dipartimento del Servizio della protezione civile regionale;
 Servizio del genio civile, del C.F.V.A. e dell’Ente Foreste;
 Amministrazione provinciale competente per territorio;
 Gestori dei serbatoi artificiali e Consorzi di bonifica;
 Strutture operative locali (comunali);
 Associazioni di volontariato di protezione civile.

Legislazione di riferimento in materia di protezione civile

La prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico e la protezione della popolazione e degli altri elementi vulnerabili deve essere programmata tenendo in considerazione i seguenti disposti normativi:
1. Decreto legge 11/06/1998, n. 180 recante “Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania (convertito in legge, con modifiche, dalla L. 03/08/1998, n. 267);

2. D.P.C.M. 29/09/1998 recante “Atto di indirizzo e coordinamento per l’individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all’art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180”;

3. Direttiva del P.C.M. 27/02/2004 recante “Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile”;

4. Direttiva Assessoriale 27/03/2006 recante “Prima attuazione nella Regione Autonoma della Sardegna della Direttiva del P.C.M. 27/02/2004 <<Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile>>”;

5. Direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del consiglio della Comunità europea del 23/10/2007, n. 60/2007 relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni;

6. Comunicato 15/11/2008 della Presidenza del Consiglio dei Ministri recante “Direttiva recante indirizzi operativi per prevedere e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici”;
7. L.R. n. 3 del 07/08/2009 recante “Disposizioni urgenti nei settori economico e sociale” (BURAS n. 27 del 18 agosto 2009).

Bacino Unico Regionale

Il Bacino Unico Regionale presenta, infatti, un clima semiarido con un’elevata variabilità temporale della precipitazione ed intensità orarie di elevato valore tipiche dei regimi idrologici pluviometrici marittimi.

L’idrografia regionale è caratterizzata dalla quasi totale assenza di corsi d’acqua perenni; infatti, i soli fiumi classificati come tali sono costituiti dal Tirso, dal Flumendosa, dal Coghinas, dal Cedrino, dal Liscia e dal
Temo, unico navigabile nel tratto terminale.
La necessità di reperire risorse idriche superficiali da tutti i corsi d’acqua disponibili ha portato alla costruzione di numerosissimi invasi artificiali che di fatto hanno completamente modificato il regime idrografico, tanto
che anche i fiumi succitati, a valle degli sbarramenti, sono asciutti per lunghi periodi dell’anno. La maggior parte dei corsi d’acqua della Sardegna presenta caratteristiche torrentizie che, per la conformazione geomorfologica dei bacini imbriferi, presenta pendenze elevate per la maggior parte del percorso, con brevi tratti vallivi che si sviluppano nei conoidi di deiezione o nelle piane alluvionali. Di conseguenza nelle parti montane si verificano intensi processi erosivi dell’alveo, mentre nei tratti di valle si osservano fenomeni di sovralluvionamento che danno luogo a sezioni poco incise con frequenti fenomeni di instabilità anche per portate non particolarmente elevate.

Alluvione del 2008 nel Comune di Capoterra

L’alluvione che ha colpito la Sardegna il 22 ottobre 2008, oltre a sottolineare ancora una volta la intrinseca fragilità idrogeologica dell’Isola, ha ulteriormente confermato la crescente tendenza verso precipitazioni intense e localizzate su porzioni relativamente modeste del territorio regionale.
L’evento, per quanto tempestivamente previsto e, per quanto possibile, contrastato negli effetti, è esempio evidente di situazioni meteorologiche critiche che richiedono, sempre di più, il dispiegarsi di azione forte e diffusa per l’organica gestione del rischio idrogeologico alle diverse scale spaziali e temporali.
A questi fenomeni si sovrappongono purtroppo quelli indotti dagli scenari a scala più vasta e che, in generale, risultano comunque preoccupanti in termini di effetti idrogeologici al suolo: ne è stato un esempio la perturbazione che nel mese di ottobre del 2008 ha interessato gran parte delle regioni italiane e che ha presentato caratteri di notevole estensione territoriale (cella temporalesca) e continuità temporale per la quale il Capo Dipartimento della protezione civile ha dovuto emanare specifiche indicazioni operative.

Nella figura seguente sono riportati i dati della rete del consorzio SAR e AGRIS registrati il 22/10/2008 dalle ore 00:00 alle ore 24:00 (fonte: SAR) e precipitazione oraria rilevata dalla rete delle stazioni pluviometriche in tempo reale della Sardegna nelle stazioni dell’area vasta di Cagliari (grafico; fonte: RAS – Presidenza – Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna – Assessorato LL.PP. – Servizio Difesa del Suolo).

 

 

 

 

 

 

 

 

A Capoterra sono stati strumentalmente rilevati 372,2 mm di precipitazione. Si tratta di un valore di precipitazione enorme se si considera che la pioggia è caduta in poche ore e se tale valore viene rapportato con la precipitazione media annuale ragguagliata all’area in esame, che non raggiunge i 500 mm all’anno.

La figura seguente mostra l’interpolazione del cumulato di precipitazione giornaliero osservato dalle stazioni della rete SAR, integrate con alcune dell’AGRIS, con alcune del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare e con tre stazioni della protezione Civile più vicine al massimo principale di precipitazione (fonte: SAR).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conclusioni

Non si possono né si vogliono trarre conclusioni circa le responsabilità personali e amministrative delle morti conseguenti all’alluvione del 2008 a Capoterra; tuttavia si possono fare le seguenti osservazioni e riflessioni di carattere generale:

  1. l’assenza di un piano regionale di protezione civile ha fatto sì che quasi nessun comune dell’Isola, nel 2008, ne avesse uno “vero” applicabile in caso di emergenza di protezione civile; ciò nonostante a seguito dell’indizione di una pubblica gara d’appalto il servizio sia stato affidato dalla R.A.S. a un gruppo di lavoro che nel 2008 non aveva ancora concluso la stesura del piano, che peraltro nel 2012 non è ancora stato approvato;
  2. l’assenza di un piano provinciale di protezione civile provinciale che contempli tutti i rischi per la popolazione, gli animali e le cose è indispensabile per poter gestire emergenze sovracomunali; l’unico piano provinciale organico e completo (rischio idraulico, rischio frane, rischio incendi, rischio nucleare, rischio industriale, ecc.) è quello della Provincia di Olbia Tempio, che a suo tempo lo affidò, mediante pubblica gara d’appalto, a un’associazione temporanea di professionisti e imprese esperti in materia di protezione civile;
  3. l’assenza, a Capoterra come altrove, del piano di protezione civile comunale continua tuttora a legittimare l’idea che alluvioni e frane – ma non solo – siano eventi calamitosi eccezionali e che la loro presunta fatalità possa avere come conseguenza morti e feriti, distruzione di infrastrutture, beni storico – culturali, edifici civili e industriali; tra i piani comunali di protezione civile per il rischio idraulico e per il rischio incendio di interfaccia si segnalano, per completezza e reale capacità d’uso, quelli del Comune di Selargius, approntati dagli uffici comunali in collaborazione con un gruppo di lavoro composto a professionisti di provata competenza ed esperienza;
  4. il Piano di Assetto Idrogeologico regionale è carente, lacunoso e fuorviante, soprattutto per quanto riguarda la valutazione del rischio di protezione civile; ad ogni modo il piano di assetto idrogeologico non va in alcun modo confuso col piano di protezione civile, sia esso regionale, provinciale o comunale;
  5. il dissesto idrogeologico dell’Isola di Sardegna ha raggiunto, oramai, livelli intollerabili: cementificazione degli alvei, realizzazione di opere d’arte (ponti) sottodimensionati, ostruzione degli alvei da parte di discariche abusive, realizzazione di strade in aree a elevata franosità, mancata pulizia degli alvei dalla vegetazione, propensione a costruire laddove è quasi certo che potrebbe verificarsi un evento alluvionale;
  6. il piano di protezione civile comunale si rivolge alle persone e non definisce aree a rischio ma procedure e istruzioni per la gestione delle emergenze;
  7. l’assenza del piano di protezione civile regionale e/o di quello provinciale non legittimano né giustificano il Sindaco, nella sua qualità di massima autorità di protezione civile, a rimandare o non provvedere affatto alla predisposizione del piano per ciascuno dei rischi presenti nel proprio territorio comunale o presumibili sulla base di studi e condizioni locali noti;
  8. la gestione operativa del piano è prerogativa di un nutrito e ben coordinato gruppo di persone, non necessariamente assunte dal Comune ma, anzi, prese a prestito dalla società civile, così come raccomandato dalle direttive nazionali  regionali e come sempre più spesso si raccomanda nel corso di convegni e seminari sulla protezione civile;
  9. il principio di sussidiarietà, soprattutto in tempi di crisi, consente di sopperire alla mancanza di mezzi;
  10. le emergenze di protezione civile riguardano TUTTI.

Andrea Alessandro Muntoni, ingegnere per l’ambiente e il territorio

 

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