RADON. Esposizione della popolazione al gas radioattivo e maggior rischio di neoplasie polmonari

Generalità

Il Radon è un gas radioattivo inalabile e, pertanto, facilmente eliminabile per via respiratoria. Non altrettanto si può dire dei suoi “figli”, come vengono chiamati i prodotti del suo decadimento radioattivo, che sono da un punto di vista sia chimico che elettrico molto più reattivi e una volta formatisi vengono veicolati all’interno del corpo umano grazie a particelle di fumo, vapore acqueo, polveri ecc.Il Radon è infatti chimicamente inerte in quanto Gas nobile.

I figli del radon, una volta giunti a livello polmonare, si fissano ai tessuti e continuano ad emettere per lo più particelle alfa in grado di danneggiare le cellule dell’apparato polmonare in modo irreversibile.

Tra i figli del Radon 222 si annoverano il Piombo 210 che presenta un tempo di dimezzamento (t1/2) di 25 anni ed il Polonio 210 con un t1/2 pari a 136 giorni, entrambi alfa emettitori (estremamente pericolosi in caso di contaminazione interna). Ciò vuol dire che inalando il radon o i suoi figli, trasportati dalle polveri presenti nell’aria e fissate sui polmoni, si ha un continuo irraggiamento del tessuto polmonare interessato per molti anni con probabili conseguenze cancerogene per l’uomo. Da studi statistici risulta pari a circa il 10% la percentuale dei casi di tumori polmonari osservati in Italia ed attribuibili al radon; il che significa un’incidenza tumorale imputabile al radon pari a circa 4.000 casi/anno.

Strumento per la misura del radon (RSTONE PLUS PRO)

I suoi prodotti di decadimento si depositano e permangono facilmente sulle pareti dei bronchi e dei polmoni ed entro 30 minuti circa decadono emettendo radiazioni ionizzanti (soprattutto le radiazioni alfa) che possono colpire e danneggiare il DNA delle cellule. La maggior parte dei danni al DNA viene riparata da appositi meccanismi cellulari, ma alcuni di questi danni possono persistere e con il tempo svilupparsi in un tumore polmonare, se tale processo  sfugge ai normali meccanismi di controllo intra ed extra cellulare, quale la risposta immune.
Maggiore è la quantità di radon e dei suoi prodotti di decadimento inalata e maggiore è la probabilità che qualche danno non venga riparato, o venga riparato male, e possa quindi evolvere in un processo di trasformazione cellulare che potrebbe avere come esito una neoplasia, soprattutto se le cellule sono sottoposte ad altre sostanze cancerogene e fra le altre a quelle contenute nel fumo di sigaretta.

E’ stato determinato un effetto sinergico tra l’esposizione al radon-222 e il fumo di sigaretta, tale per cui si ha per  i fumatori un aumento del rischio di sviluppare una neoplasia polmonare di circa 25 volte superiore rispetto al solo fumo di sigaretta.
Il Radon è stato classificato cancerogeno per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO).

Al momento il radon è considerato la principale causa di morte per tumore ai polmoni dopo il fumo di tabacco.
Sin dagli anni ottanta si sono avvicendati diversi gruppi di lavoro della Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica (CIPR) dediti allo studio dei rischi di cancro polmonare provocati dall’esposizione in ambienti chiusi ai prodotti di decadimento del radon; a riguardo nel 1987 venne presentata una relazione dal titolo «Lung cancer risks from indoor esposures to radon daughters», pubblicata in Annals of the ICRP, vol. 17, n. 1, 1987, Publication 50, Pergamon Press.

Tumore al polmone e aumento del rischio in seguito all’esposizione al radon

L’esposizione al radon è un fenomeno noto da almeno alcuni decenni e alcuni studi epidemiologici condotti su diversi gruppi di minatori esposti ad elevate concentrazioni del suddetto gas durante il lavoro hanno evidenziato un notevole numero di decessi dovuti al cancro polmonare.
Adottando un giusto principio di prudenza, ancorché basato su studi e indizi possono formularsi alcune raccomandazioni di carattere generale volte a limitare tale esposizione, come del resto è già stato fatto dalla CIPR, nel 1984 emanò una raccomandazione dal titolo «Principles for limiting exposure of the public to natural sources of radiation », pubblicata in Annals of the ICRP, vol. 14, n. 1, 1984, Publication 39, Pergamon Press.
Numerosi studi attualmente sono volti ad effettuare delle meta analisi sui dati di studi precedenti, in quanto non sempre è facilmente riconducibile un rapporto di causa effetto tra la esposizione alle concentrazioni di Radon negli ambienti indoor e la incidenza nelle neoplasie polmonari, specie a causa degli innumerevoli altri agenti, quali inquinanti atmosferici e fumo di tabacco.
In un recente studio pubblicato nel 2012 sull’Asian Pacific Journal of Cancer Prevention, volto appunto alla meta analisi di numerosi studi precedenti, sono stati presi in considerazione i dati accumulati e presenti nel database Pubmed, principale fonte di bibliografia medica al mondo, alla data di Luglio 2011.
È stata effettuata una meta analisi sui dati provenienti da 22 studi caso – controllo precedenti, prendendo quindi in considerazione numerosi individui. Questa meta analisi ha coinvolto 13380 individui affetti da tumore al polmone e 21102 appartenenti al gruppo di controllo.
In questo studio una analisi dose – risposta ha mostrato che incrementi di 100 Becquerel/m^3 nella esposizione al Radon in ambienti residenziali, era associato con incrementi nel rischio di tumore al polmone nell’ordine di un 7%. Tale percentuale è risultata statisticamente significativa.
Una analisi dei sottogruppi tra tutti i 22 studi caso – controllo presi in esame, ha mostrato una più forte correlazione negli studi che erano stati condotti in Europa.
Questa meta analisi ha fornito una nuova evidenza scientifica a supporto del fatto che una maggiore esposizione al Radon in ambiente domestico è correlato con aumento del rischio di sviluppare neoplasie polmonari.
In uno studio pubblicato nel 2012 in Canada, da parte del Radiation Protection Bureau, è stata effettuata una campagna di misurazioni che ha coinvolto 14.000 abitazioni in 121 regioni del Canada. I risultati di questo studio hanno permesso di ridefinire quelle che erano le precedenti conoscenze in termini di rapporto causa effetto, e che si avevano grazie ad una campagna di misurazioni effettuata sul territorio canadese negli anni 70. In base a tale campagna era stato stimato che circa il 10% dei tumori al polmone fossero dovuti alla esposizione al gas Radon in ambiente domestico. In seguito a un aggiornamento del suddetto studio è stata di recente trovata una correlazione nel 16% circa dei casi di tumori al polmone; vale a dire che il 16% circa dei tumori al polmone in Canada sono attribuibili alla esposizione indoor al gas Radon.

Conclusioni

L’esposizione al gas radon – 222 da parte della popolazione è oramai accertata e i rischi per la salute possono essere gravissimi in caso di esposizione prolungata a elevati livelli di concentrazione nell’aria in ambiente indoor; la valutazione del rischio di esposizione deve essere effettuata mediante rilievi strumentali da personale competente in possesso della complessa strumentazione al fine di accertare se per i nuovi edifici il livello i concentrazione sia inferiore a 200 Bq/m^3. In difetto occorre ritenere che vi possa essere stato un grave errore progettuale del corpo di fabbrica o che siano stati scelti e utilizzati materiali da costruzione radioattivi oppure che l’edificio è ubicato in prossimità di sorgenti (terreni, rocce, acque di falda) di radioattività naturale.

In futuro, così come accade negli Stati Uniti, sarà senz’altro necessario prevedere, nelle attività di pianificazione territoriale, l’obbligo di effettuare la mappatura della radioattività naturale del territorio, al fine di impedire la costruzione di corpi di fabbrica laddove il rischio per la popolazione può essere molto alto e prevedendo, laddove il rischio è medio – basso, l’obbligo per progettisti e fabbricanti di adozione di adeguate misure tecniche di contenimento e mitigazione degli effetti, con l’obbligo del collaudo strumentale finale e il rilascio della certificazione radon-free.

Dott. Biol. Emanuele Pascariello & Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI

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