Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili (*)

Il signor Mario Rossi telefona all’Impresa *** per comunicarle che finalmente la banca gli ha concesso il finanziamento per la costruzione di un immobile nel Comune di ***. Il titolare dell’impresa gli chiede quando abbia intenzione di iniziare i lavori e il signor Rossi gli riferisce che il progetto è stato approvato dal Comune di *** e che, pertanto, ogni ulteriore ritardo comporterebbe passività e diseconomie a suo carico: si inizi quanto prima, insomma! L’impresa si impegna ad iniziare i lavori senza ritardo e a consegnare l’opera finita entro i tempi contrattualmente previsti. Il signor Rossi, già che c’è, chiede all’impresa se per caso non si debba rispettare qualche particolare norma in materia di sicurezza. E il titolare dell’impresa gli risponde che la cosa più importante è che non ci siano lavoratori in nero; per il resto, basta e avanza il piano operativo di sicurezza (POS) che verrà redatto dall’impresa stessa. E il signor Rossi, che per un attimo ha pensato che i lavori avrebbero potuto subire altri ritardi, si tranquillizza; d’altro canto, che interesse avrebbe l’impresa ad omettere di segnalargli eventuali ulteriori adempimenti da espletare?

Corpo di fabbrica in costruzione

E così iniziano i lavori e dopo tre mesi di attività, in cantiere si presenta l’organo di vigilanza e controllo, per svolgere una normale visita ispettiva. In cantiere trova cinque operai di tre imprese – quella appaltatrice e due subappaltatrici – e contesta i seguenti fatti: una delle due imprese subappaltatrici è sprovvista di POS – e la sanziona – e poiché in cantiere erano presenti più imprese e ordina la chiusura dei lavori e commina al committente una sanzione sia per non aver vigilato e controllato – così come previsto dalle norme vigenti in materia di sicurezza sui cantieri (D.Lgs. 81/2008) – sul possesso del POS da parte di tutte le imprese sia per non aver redatto e spedito la “notifica preliminare” ad ASL e ISPETTORATO DEL LAVORO. Ma, soprattutto, al committente si contesta di non aver nominato, prima dell’inizio dei lavori, il coordinatore in fase di progettazione al fine di redigere il PIANO DI SICUREZZA E COORDINAMENTO (PSC), che dunque mancava, e di non aver neppure nominato il coordinatore in fase di esecuzione, che avrebbe dovuto vigilare sul rispetto del POS e del PSC da parte delle imprese esecutrici.

In definitiva, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio: a pagarne le spese, sotto il profilo finanziario, economico e sopratutto penale, è solo lo sprovveduto committente, giacché la legge non ammette ignoranza.
Sarebbe bastato nominare o quanto meno contattare un professionista abilitato all’esercizio della professione con competenze e la necessaria esperienza in materia di sicurezza nei cantieri (geometra, architetto, ingegnere, ecc.) per avere risposte esaurienti e puntuali e soprattutto per risparmiare soldi, tempo ed energie!
Andrea Alessandro Muntoni

(*) Andrea A. Muntoni, Ambiente – Sicurezza nei cantieri, in “La Gazzetta del Medio Campidano”, Media Tre Editrice, anno X, 10 agosto 2008, pag. 31

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Una risposta a Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili (*)

  • Antonio Scanu scrive:

    Ciao Alessandro, i tuoi articoli sono sempre interessanti e questo in particolare. Ti racconto una chicca da aggiungere perché vissuta in prima persona. La notifica preliminare va anche inviata all’ente territoriale competente e quindi il Sig. Rossi la doveva comunicare al comune……
    A presto, Antonio Scanu

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