biogas

Conduzione post operativa di discariche e copertura provvisoria e finale

Generalità

Il Decreto Legislativo n. 36 del 13/01/2003 recante “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti” (S.O.G.U. del 12/03/2004, n. 40) disciplina le modalità di gestione delle discariche per inerti e per rifiuti non pericolosi e pericolosi, anche destinate ad accogliere rifiuti solidi urbani, generalmente contenenti una frazione – peraltro sempre minore – di sostanza organica putrescibile, con conseguente formazione di biogas e percolato.

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RIFIUTI. Necessità di discariche e termovalorizzatori: una tesi scomoda da sostenere (di A. A. MUNTONI)

Rifiuti, discariche e termovalorizzatori

Inutile dire che se potessimo non produrremmo rifiuti, ma dacché l’uomo ha fatto la sua comparsa sulla faccia della Terra, di rifiuti urbani e speciali se ne producono sempre di più sia in ambito urbano, sia presso le tante aziende artigianali ed industriali che assicurano alla Nazione i beni ed i servizi che fanno dell’Italia un paese civile sviluppato ed industrializzato.

Discarica per RSU. Copertura provvisoria con teli e tubazioni di trasporto biogas (archivio SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Va da sé che se ogni cittadino produce circa 1,2 kg di rifiuti solidi al giorno, questi andranno smaltiti – purtroppo – anche in discarica o in termovalorizzatori e nella migliore delle ipotesi, laddove è stata avviata la raccolta differenziata dei rifiuti, essi saranno in parte recuperati o riciclati. Ma anche laddove la raccolta differenziata dei rifiuti raggiunge risultati di eccellenza, un pò di  rifiuti devono obbligatoriamente essere smaltiti in discariche controllate e/o in termovalorizzatori: dalle prime è talora possibile produrre biogas (CH4) da avviare a impianti di cogenerazione per la produzione di energia elettrica e dagli altri è sempre possibile ricavare calore o energia elettrica.

Ad ogni modo, le discariche ed i termovalorizzatori non sono draghi a due teste che sputano fuoco dalla bocca; sebbene sia comprensibile l’atteggiamento di diffidenza di chi si riconosce tra coloro affetti dalla sindrome di NIMBY (NOT IN MY BACK YARD, non nel mio giardino), vi sono parecchie ragioni per sostenere che le discariche ed i termovalorizzatori progettati e costruiti oggi – se e allorquando sono molto ben gestiti – sono da considerarsi impianti industriali relativamente sicuri, la cui esistenza consente ad ogni cittadino di vivere in un ambiente ed in un territorio senz’altro meno inquinato, degradato e deturpato che nel caso in cui tali impianti non ci fossero.

Se i rifiuti solidi urbani e speciali venissero ancora scaricati sul suolo come avveniva tanti anni orsono e come ancora troppo spesso accade in molte regioni italiane, si arrecherebbero danni talora irreparabili al suolo, alle acque superficiali e sotterranee, all’aria ed agli ecosistemi nonché grave pregiudizio alla salute della popolazione.

A supporto della tesi suddetta, e cioè dell’impossibilità a rinunciare del tutto – nostro malgrado – a costruire altri e nuovi impianti di scarico controllato dei rifiuti (leggi: discariche) o impianti per la produzione di energia dai rifiuti (leggi termovalorizzatori, considerati dal legislatore comunitario e nazionale impianti di recupero), vi sono tanti studi, tante ricerche, tanti autorevoli pareri, ma forse più di ogni altro dato può giovare ricordare che al centro di Montecarlo, fra banche, ville, palazzi e quant’altro nell’immaginario collettivo richiama l’idea di ricchezza, opulenza, forse pure di snobismo che la città rappresenta, vi è un termovalorizzatore che “tratta” i rifiuti prodotti dai circa 34000 abitanti residenti nel Principato di Monaco e pure qualche rifiuto prodotto da terzi.

Molti dei residenti non sanno neppure che il termovalorizzatore esista e chi lo sa non se ne lamenta; evidentemente l’impianto è stato ben progettato ed altrettanto ben gestito, cosicché neppure quelli normalmente “con la puzza sotto il naso” hanno mai avuto ragione di lamentarsene. D’altro canto l’alternativa sarebbe, per ognuno di essi, tenersi in casa oltre 300 kg di rifiuti all’anno oppure gettarli in strada come hanno ben pensato di fare in più di un’occasione in Campania, col risultato che l’aria è appestata, le strade sono discariche a cielo aperto, nauseabondi liquami percolano sul suolo ed inquinano le acque, i topi regnano sovrani e la salute della popolazione è talora compromessa.

Perciò, raccolta differenziata a parte, ci si convinca della necessità di continuare a realizzare discariche e termovalorizzatori – almeno fintanto che non si troverà il modo di recuperare o riciclare ogni rifiuto urbano e speciale, pericoloso e non pericoloso prodotto dall’uomo – e non si facciano campagne di disinformazione ma piuttosto di corretta informazione su come funzionano questi impianti, oramai progettati con cura e gestiti con sempre maggiore perizia per assicurare, come richiesto dall’Unione Europea, elevati standard qualitativi e di efficienza, nel rispetto delle stesse norme di salvaguardia dell’ambiente e della salute applicate nel Principato e che anche l’italia ha recepito da tempo.

Infine un monito. La soluzione definitiva al problema dei rifiuti è rappresentata dal perseguimento di un obiettivo comune: ridurre la produzione di rifiuti, riusare oggetti e sostanze evitando di disfarsene anzitempo e senza ragione, incrementare le percentuali di raccolta differenziata, sviluppare tecnologie in grado di recuperare rifiuti che, altrimenti, sono inevitabilmente destinati a discariche o termovalorizzatori.

Dott. Ing. Andrea Alessandro Muntoni

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