esposizione

Gas radioattivo RADON. Protezione mediante l’uso di membrane impermeabili.

La protezione di un edificio dal gas radioattivo RADON – che costituisce la prima causa di tumore al polmone per i non fumatori – può essere convenientemente ed efficacemente realizzata, previa progettazione, mediante la posa di una speciale membrana impermeabile al gas.

Negli edifici di nuova costruzione, per i quale le raccomandazioni europee prevedono che la concentrazione di gas sia inferiore a 200 Bq/m^3, la posa della barriera va integrata al pacchetto costitutivo del solaio di calpestio a diretto contatto con il terreno, da cui si origina il gas radioattivo stesso.

La membrana va posata al di sopra del magrone, il quale a sua volta deve costituire l’elemento di livellamento del sottostante pacchetto drenante (vespaio), tanto per l’acqua, quanto per il gas; al di sopra della membrana potrà essere messo in opera il massetto e sopra quest’ultimo il pavimento.

La membrana deve, preferibilmente, essere risvoltata sulle pareti verticali adiacenti il solaio, al fine di garantire l’impermeabilità dalle porzioni di terreno contro terra o comunque sotto terra.

Le membrane devono essere estremamente resistenti alle abrasioni, agli sforzi di trazione – soprattutto in zona sismica – e possedere un elevato coefficiente di attrito rispetto al calcestruzzo o comunque agli altri materiali da costruzione che si intende adoperare per l’edificazione del corpo di fabbrica. Resta inteso che le membrane adatte allo scopo debbono essere state progettate e realizzate in conformità a precise disposizioni tecniche; pertanto, prima della loro posa, occorre verificare che siano certificate per isolare dal gas RADON. La permeabilità è espressa da un numero che indica il volume di gas (cm^3) che può attraversare l’unità di superficie (1 m^2) sottoposta a una differenza di pressione di 1 atmosfera in un tempo assunto convenzionalmente pari 24 ore; un valore tipico per una membrana “sufficientemente” impermeabile è 10 cm^3/(m^2 * atm * 24 h).

Non sempre il gas radioattivo RADON può essere evacuato naturalmente dal vespaio nel quale si accumula, a causa della sua elevata densità relativa e per l’assenza di un’adeguata circolazione d’aria nel vespaio stesso; l’effetto camino, basato sui moti indotti da differenze di pressione tra punti a quote diverse fra loro, non è sempre realizzabile e talora, pur essendolo, non è sufficiente a garantire l’allontanamento del gas. In questi casi occorre prevedere l’installazione di un ventilatore assiale o centrifugo collegato a una tubazione che “aspiri” l’aria dal vespaio, avendo comunque cura di evitare di realizzare condizioni di depressione nel “volume di controllo” compreso fra il terreno e la membrana impermeabilizzante; in tal caso, infatti, si richiamerebbe altro gas dal terreno circostante – creando un circolo vizioso – che in talune porzioni del territorio nazionale può raggiungere – nel terreno – valori dell’ordine delle migliaia di Becquerel per metro cubo.

La migliore soluzione tecnica per un dato edificio va studiata da professionisti in possesso delle necessarie competenze ed esperienza, che possano anche effettuare, ex ante ed ex post, rilievi strumentali del gas RADON all’interno della civile abitazione o del dato luogo di lavoro, anche al fine del rilascio di una certificazione che attesti che all’interno del corpo di fabbrica non si raggiungono 200 Bq/m^3 per nuovi edifici e 400 Bq/m^3 per edifici esistenti da ristrutturare, essendo decisamente più difficile intervenire su questi ultimi.

Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI

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GAS RADIOATTIVO RADON. ATTIVITÀ LAVORATIVE in AREE AD ELEVATA PROBABILITÀ DI ALTA CONCENTRAZIONE

Il Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 recante “Attuazione delle direttive 89/618/ Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 2006/117/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti e 2009/71/Euratom, in materia di sicurezza nucleare degli impianti nucleari” è stato pubblicato – per la prima volta – nella Gazzetta Ufficiale 13 giugno 1995, n. 136; esso costituisce il principale riferimento legislativo italiano relativamente alla radioattività naturale e alla presenza, sul territorio nazionale, del gas radioattivo RADON.

Le disposizioni di cui al Capo III bis – Esposizione da attività lavorative con particolari sorgenti naturali di radiazioni del D.Lgs. 230/1995 si applicano (articolo 10 Bis) alle attività lavorative nelle quali la presenza di sorgenti di radiazioni naturali conduce ad un significativo aumento dell’esposizione dei lavoratori o di persone del pubblico, che non può essere trascurato dal punto di vista della radioprotezione.

Le attività lavorative a cui si applicano le disposizioni del Capo III bis comprendono:

a) attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del radon o del toron o a radiazioni gamma o a ogni altra esposizione in particolari luoghi di lavoro quali tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di lavoro sotterranei;

b) attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del radon o del toron, o a radiazioni gamma o a ogni altra esposizione in luoghi di lavoro diversi da quelli di cui alla lettera a) in zone ben individuate o con caratteristiche determinate;

c) attività lavorative implicanti l’uso o lo stoccaggio di materiali abitualmente non considerati radioattivi, ma che contengono radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo dell’esposizione dei lavoratori e, eventualmente, di persone del pubblico;

d) attività lavorative che comportano la produzione di residui abitualmente non considerati radioattivi, ma che contengono radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo dell’esposizione di persone del pubblico e, eventualmente, dei lavoratori;

e) attività lavorative in stabilimenti termali o attività estrattive non disciplinate dal capo IV del D.Lgs. 230/1995;

f) attività lavorative su aerei per quanto riguarda il personale navigante.

Nel presente articolo si intende sottolineare quanto previsto al Capo III bis – Esposizione da attività lavorative con particolari sorgenti naturali di radiazioni del D.Lgs. 230/1995 e s.m.i. e in particolare quanto recato all’articolo 10 sexies relativamente alla <<individuazione delle aree ad elevata probabilità di alte concentrazione di attività di RADON>>. Si precisa, per inciso, che l’articolo 10 sexies del D.Lgs. 230/1995 è stato aggiunto dall’art. 5 del D.Lgs. 26/05/2000, n. 241, con decorrenza dal 01/01/2001; pertanto, essendo trascorsi più di 10 anni dalla data di entrata in vigore del provvedimento – per quanto attiene, in particolare, all’obbligo di individuazione delle zone che presentano un potenziale rischio per la salute riconducibile alla presenza di RADON – appare ingiustificato ogni ulteriore ritardo nell’attuazione dell’adempimento di cui trattasi da parte delle regioni.

Il decreto in parola, in particolare, prevede che sulla base delle linee guida e dei criteri emanati dalla Commissione di cui all’articolo 10 septies del D.Lgs. 230/2005 e s.m.i., le regioni e le province autonome individuino le zone o luoghi di lavoro con caratteristiche determinate ad elevata probabilità di alte concentrazioni di attività di radon, di cui all’articolo 10 ter, comma 2 del D.Lgs. 230/1995.

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RUMORE. Linea guida per il settore della musica e delle attività ricreative (a cura di A. A. Muntoni)

Nella seduta del 25 luglio 2012 la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ha definito le Linee guida per il settore della musica e delle attività ricreative, ai sensi dell’articolo 198 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., approvate dalla Commissione consultiva permanente per la sicurezza e la salute sul lavoro nella seduta del 7 marzo 2012.

Il documento è stato elaborato al fine di agevolare l’attuazione degli obblighi previsti dal Capo II del D.lgs. n.81/2008, concernente le prescrizioni minime per la tutela dei lavoratori in relazione ai rischi per la loro salute e sicurezza derivanti dall’esposizione a rumore durante il lavoro, in settori particolari come quello della musica e dell’intrattenimento caratterizzati da livelli sonori elevati ed effetti speciali rumorosi.

Andrea Alessandro Muntoni (tecnico competente in acustica ambientale)

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RADON. Tutela della popolazione contro l’esposizione al radon in ambienti chiusi

La legislazione comunitaria in materia di radiazioni ionizzanti, in particolar modo relativamente all’esposizione al radon non ha subito, negli ultimi decenni, sostanziali modifiche; il che è attribuibile, in parte, alle insufficienti ricerche effettuate a riguardo, pur dovendosi rilevare una sempre maggiore attenzione da parte della comunità scientifica internazionale e nazionale nonché da parte di liberi professionisti e ricercatori operanti presso organismi di vigilanza e controllo sensibili alle problematiche della sicurezza. In molti Stati membri e negli Stati Uniti è sempre maggiore la consapevolezza del pericolo dell’esposizione della popolazione al radon in ambienti chiusi; diversi paesi, fra cui l’Italia, hanno già impostato o stanno impostando politiche di controllo delle dosi (dose = concentrazione * tempo di esposizione).

La Raccomandazione della commissione del 21 febbraio 1990 sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon in ambienti chiusi, che costituisce tuttora un punto di riferimento in materia di radiazioni ionizzanti generate dal gas in parola, venne rivolta agli Stati membri previa consultazione di un gruppo di esperti designati dal comitato scientifico e tecnico ai sensi dell’articolo 31 del trattato dell’Unione Europea; la raccomandazione di cui sopra recava la firma di Carlo Ripa di Meana, nella sua qualità di Membro della Commissione.

Il radon è un gas radioattivo presente in natura; il suo isotopo (atomo di un dato elemento che possiede un numero atomico Z, cioè un numero di protoni uguale all’atomo da cui discende e di cui è, per così dire, “gemello”) più importante è il radon-222 con un tempo di dimezzamento di 3,82 giorni. Si tratta di un membro della serie degli elementi derivati dal decadimento dell’uranio-238 e la sua presenza (naturale) nell’ambiente è sovente connessa a quella del suo parente più prossimo, cioè del radio-226, presente in tracce nelle rocce e nei terreni.

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