Piano Utilizzazione Litorale

Concessioni demaniali marittime e PUL

Capo Caccia

Capo Caccia

1.1        Premessa

Nella XVI legislatura il Parlamento Italiano è stato chiamato ad affrontare la delicata e spinosa questione della compatibilità tra i princìpi della concorrenza di stampo europeo da una parte e il sistema di assegnazione delle concessioni demaniali marittime, dall’altra, anche e soprattutto alla luce delle norme di legge che hanno disposto dapprima la proroga di quelle già assentite sino al 2015 e poi sino al 2020.

Il problema ha forti riflessi sulla pianificazione territoriale e riguarda principalmente i comuni costieri impegnati nella redazione del Piano di Utilizzazione del Litorale (PUL) e nel difficile percorso tecnico – amministrativo di valutazione Ambientale Strategica (VAS= per piani e programmi prevista dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.; mentre si pianifica cambiano le carte in tavola e non è mai possibile rappresentare né descrivere un anno zero di riferimento; inoltre, le norme di salvaguardia nel caso di PUL adottati (per i quali debba essere ancora essere emesso da parte della competente amministrazione il giudizio di compatibilità ambientale) spesso vengono bypassate sia dai comuni che dalle regioni, che continuano a rilasciare concessioni demaniali.

1.2          Autorità garante della concorrenza e del mercato

La problematica connessa alle distorsioni alla concorrenza, conseguenti alla durata e al rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime, è stata evidenziata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nella segnalazione AS481 del 20 ottobre 2008.

Le disposizioni nazionali oggetto della segnalazione dell’AGCM sono le seguenti, come fa ben notare un reportage pubblicato sul sito istituzionale della Camera dei Deputati:

  • l’articolo 37, secondo comma, del Codice della navigazione, il quale prevede che in presenza di più domande per il rilascio di una concessione demaniale marittima, venga riconosciuta preferenza al soggetto già titolare della concessione stessa (c.d. diritto di insistenza);
  • l’articolo 1, comma 2, del D.L. n. 400/1993, che prevede che le concessioni demaniali marittime abbiano una durata di 6 (sei) anni e siano automaticamente rinnovate ad ogni scadenza per ulteriori 6 (sei) anni, a semplice richiesta del concessionario, fatto salvo il diritto di revoca di cui all’articolo 42 del Codice della navigazione.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ritiene – al fine di tutelare la concorrenza – sarebbe opportuno prevedere:

  • procedure di rinnovo e rilascio delle concessioni basate sulla valutazione dell’effettiva equipollenza delle condizioni offerte dal concessionario e dagli altri aspiranti sul piano della rispondenza agli interessi pubblici; in altri termini occorrerebbe prevedere – a parere di chi scrive – procedure concorsuali che premino i migliori progetti di interesse pubblico, pur dovendosi tenere presente che l’iniziativa del concessionario è di tipo imprenditoriale e deve creare profitto, fatti salvi i casi in cui a concorrere sia una associazione non profit, senza scopo di lucro;
  • idonea pubblicità della procedura concorsuale, facendo leva sui princìpi cardine delle norme per gli appalti di lavori e servizi pubblici vigenti, al fine di riconoscere alle imprese o comunque ai soggetti interessati le stesse opportunità concorrenziali rispetto al titolare della concessione scaduta o in scadenza;
  • l’eliminazione di tutti gli elementi che avvantaggiano a priori il precedente concessionario, ciò che richiede commissioni giudicatrici super partes.
La spiaggia di Punta Negra ad Alghero è uno dei casi in cui meno si concilia l’esigenza della valorizzazione con quella della conservazione, a causa della reiterata pratica di rimozione della Posidonia oceanica (e della sabbia)

La spiaggia di Punta Negra ad Alghero è uno dei casi in cui meno si concilia l’esigenza della valorizzazione con quella della conservazione, a causa della reiterata pratica di rimozione della posidonia oceanica (e della sabbia)

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