PPR

Linee guida per la predisposizione dei P.U.L. (piani di utilizzo dei litorali) con finalità turistico ricreativa.

Piani di utilizzo dei litorali. Linee guida per la predisposizione

PREMESSA

Il Demanio Marittimo della Sardegna è il tema che ancora una volta pongo all’attenzione in questa nota, redatta nell’interesse degli iscritti, anche di quelli meno dediti a questioni di geologia marittima , poiché rimango convinto dell’ampia possibilità di crescita di spazi professionali in questo campo. Approfitto ancora una volta dell’occasione cognitiva e di approfondimento che ho tratto da un recente lavoro professionale che ha comportato la necessità di formulare osservazioni e controdeduzioni all’adozione di un P.U.L. di un comune della Sardegna nord orientale.

INTRODUZIONE

Le criticità che si constatavano nello studio di tale P.U.L., del quale ho potuto apprezzare, peraltro, non pochi elementi concettuali e metodologici posti alla sua base, era a mio avviso da imputare soprattutto a quanto esso ereditava direttamente o indirettamente dalle Linee Guida per la predisposizione dei P.U.L. (Piani di Utilizzo dei Litorali) con finalità turistico ricreativa, altrimenti dette Direttive regionali. Queste purtroppo, a fronte di taluni ulteriori progressi rispetto alle passate versioni (si vedano a tale riguardo miei precedenti interventi sul medesimo tema) e al di là di certe apparenze, forniscono ancora ai professionisti incaricati un quadro di riferimento di imbarazzante debolezza e superficialità tecnica. Esse pertanto, potendosi esporre a interpretazioni equivoche, applicazioni discrezionali o soggettive, finanche strumentali, non aiutano ad affrontare compiutamente la questione dell’uso dei litorali sardi, tanto meno nel modo in cui, peraltro, nelle stesse Linee Guida si declama (cfr. Art.17).
Le scelte operative dei P.U.L. si configurano al momento e si andranno a configurare prossimamente, per le ragioni suddette, come soluzioni derivanti da un’impostazione, quella delle Direttive appunto, che non può affatto dirsi esente, per ora, di una discreta numerosità e gamma di banalizzazioni, insufficienze tecniche e cognitive, di contraddizioni intrinseche e, soprattutto di una sostanziale decontestualizzazione dei contenuti esposti rispetto alle reali condizioni dei siti. Cosa questa che ostacola ulteriormente qualsivoglia tentativo di approccio sistemico ed integrato ai temi del Demanio Marittimo, quindi il Management stesso dei litorali.
Questo stato di cose deriva dal fatto che la L. R. 25 Novembre 2004, n. 8 (“Piano Paesaggistico Regionale”), pur nella sua modernità di vedute, non ha comportato nella realtà l’esigenza specifica né la realizzazione di un Piano Regionale della Costa, articolato in studi, indagini e appropriati rilievi mirati delle dinamiche geomorfologiche, delle caratteristiche meteo-marine e in proposte (prescrizioni comprese) per le progettazioni delle opere d’ingegneria costiera. E’ infatti ragionevole ammettere che in ambito demaniale marittimo, alla luce della chiara eterogeneità fisica, ambientale, geolitologica, geomorfologica e paesaggistica del territorio costiero regionale, non sia possibile addivenire ad una disciplina delle attività e degli interventi che sia capace di coniugare la duplice e spesso conflittuale esigenza di garantire valorizzazione (nel breve, medio e lungo periodo) e integrità del sistema fisico (cioè della risorsa), senza partire dalla puntuale caratterizzazione dello stato di fatto (fisico e non), superando quindi l’attuale frammentazione settoriale degli approcci, delle competenze e delle stesse conoscenze.
Com’è facile dimostrare, il necessario livello cognitivo è stato solo assai in parte soddisfatto dall’imponente sforzo di elaborazione profuso per la predisposizione del Piano Paesistico Regionale il quale, tuttavia ha riguardato i soli ambiti emersi, non riconoscendo nei fatti quelli sommersi . Non risulta che sia mai stato elaborato, ad esempio, uno studio delle variazioni della linea di costa e, men che meno, un’analisi dello stato di evoluzione di quella sabbiosa in rapporto al tema della eventuale sua dinamica erosiva stagionale e strutturale e della sua salvaguardia .
Per altri versi è nota anche la non esistenza fino ad oggi di un Piano di Difesa dei Litorali , come stralcio del Piano di Assetto Idrogeologico che possa finanziare opportuni interventi atti a contrastare particolari condizioni di dissesto (in genere per deformazione da arretramento di coste sabbiose) . Parimenti, ai fini della sicurezza non si è mai provveduto, nelle spiagge interessate alla pubblica fruizione, sia in presenza che in assenza delle concessioni, alla definizione delle condizioni del frangimento dell’onda in funzione del moto ondoso e della condizione morfodinamica (né, mi risulta che funzionari preposti al rilascio delle concessioni, in passato, si siano mai posti il problema). A mio avviso, quindi, le Direttive risentono in modo consistente di questo deficit di conoscenza che, d’altra parte, sul Demanio Marittimo, io considero al momento complessivamente ancora piuttosto sommaria, rispetto alle problematiche che su di esso si presentano. Ciò, quindi, dà luogo ad un approccio amministrativo e tecnico persistentemente semplicistico e assai insoddisfacente a garantirne il corretto utilizzo per le finalità turistico-ricreative, in un’ottica realmente sostenibile e di duratura valorizzazione.
Queste circostanze mi spingono a rappresentare questo quadro di debolezza del documento regionale attraverso una sintesi delle più rilevanti criticità permanenti che a mio avviso, emergono dall’analisi del testo elaborato dalla R.A.S. e approvato con Delibera N. 25/42 del 1.7.2010 (i). A tale scopo mi avvarrò di tematiche ed argomenti che investono o possono investire direttamente ed indirettamente la sfera delle competenze geologiche o, come, mio malgrado, sempre più spesso si dice, geo-ambientali.

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Margherita Marras a “Ricicla in arte”. Fotografia di un’artista emergente del “Movimento artistico del riuso e del riciclo”

L’EPA (Environmental Protection Agency), ovverosia  l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente Americana, non perde occasione per richiamare l’attenzione sul fatto che bisogna fare ogni sforzo per ridurre la produzione dei rifiuti e, quando possibile, riutilizzare e infine recuperare gli stessi; principio, quest’ultimo, sostenuto anche a livello comunitario e nazionale, laddove si precisa, peraltro, che la gestione dei rifiuti deve essere effettuata secondo princìpi di economicità, efficienza, efficacia e trasparenza.

Oramai è certo che la sola raccolta differenziata, per quanto efficiente, non può risolvere il problema dei rifiuti, perché talora il “sistema” non è economico; non si può più prescindere dall’efficacia del sistema di gestione, che passa, volenti o nolenti, per la diminuzione della produzione pro capite di rifiuti, che attualmente si aggira, intorno a 1,2 chilogrammi di rifiuti per abitante per giorno, con costi esorbitanti a carico della collettività, che deve far fronte a oneri di raccolta, trasporto e smaltimento che pesano enormemente sui già risicati bilanci comunali.

Vale la pena segnalare che i primi a raccogliere questa sfida sono stati gli Artisti. Esiste, in Italia, un movimento artistico che privilegia, per esprimersi, l’uso di materiali che, se non recuperati, potrebbero dare luogo a gravi forme di inquinamento. Tra i materiali preferiti dal Movimento artistico del riuso e del riciclo v’è la plastica, che si presta – a detta dei più rappresentativi esponenti del movimento – a essere facilmente plasmato per dare luogo a nuovi “oggetti” d’arte.

In Sardegna si distingue, per creatività e lucidità d’idee, Margherita Marras (tina.marras.pet@gmail.com), che per le sue creazioni utilizza plastica e materiali naturali di scarto vegetali, come le foglie di fico d’india derivanti dal taglio delle siepi della caratteristica pianta grassa spinosa e fruttifera che, nell’Isola, è considerata – a ragione – un bene identitario tutelato dal Piano Paesaggistico Regionale.

Tina Marras, originaria di San Gavino Monreale (Provincia del Medio Campidano), di recente ha esposto a Cagliari, nell’ambito del concorso “Ricicla in Arte” organizzato dall’associazione di promozione sociale Qedora, alcune delle sue opere. Le sue proposte artistiche si inseriscono nel filone del riciclaggio e recupero di materiali in polietilene tereftalato (PET), con cui sono generalmente prodotte le bottiglie per bevande gasate; i “ritagli” di PET, sottoposti a un particolare e complesso trattamento termico ideato dall’Artista, danno luogo a oggetti semplici ma di pregevole valore estetico, caratterizzati da forme originali e colori irresistibili alla vista che ricordano, a tratti, il migliore dei Mirò.

Andrea Alessandro Muntoni

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