terre e rocce da scavo

Gestione dei rifiuti e discariche. Il punto della situazione in Italia

1.1      Premessa

Discarica per RSU. Copertura provvisoria con teli (archivio SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Discarica per RSU. Copertura provvisoria con teli (archivio SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Nel corso della presente legislatura, così come si rileva da una nota della Camera dei Deputati, la normativa in materia di rifiuti è stata più volte oggetto di modifica attraverso una serie di disposizioni che hanno inciso su diversi profili della complessa e delicata materia; tali modifiche e integrazioni alla parte IV del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e ad alcuni provvedimenti collegati hanno riguardato, tra l’altro, specifiche tipologie di rifiuti, anche al fine di adeguare la disciplina nazionale a quella comunitaria. Limitazioni all’applicazione della normativa in materia di gestione rifiuti sono state, altresì, definite per taluni prodotti e materiali (combustibili solidi secondari, ecc.); sono inoltre, state adottate ulteriori modiche della disciplina relativa alla tracciabilità dei rifiuti (SISTRI).

Le informazioni e note che seguono riassumono lo stato dell’arte  sino al mese di marzo 2014; la doverosa precisazione è legata al fatto che è difficile per consulenti, operatori, ispettori degli organi di vigilanza e controllo, magistrati, avvocati, responsabili di servizio, dirigenti stare dietro a tutti i provvedimenti emanati dallo Stato, per lo più in forma di decreti legge e che, regolarmente, vengono convertiti in legge con modifiche e integrazioni che scardinano completamente l’impalcatura originaria, che ha avuto, talora, vita breve (60 giorni).

Dopo un’intensa stagione di modifiche normative che ha attraversato la legislatura precedente ed è culminata nella riscrittura pressoché integrale della disciplina generale sulla gestione dei rifiuti contenuta nella parte IV del D.Lgs. 152/2006 recante “Norme in materia ambientale” (noto come Codice dell’ambiente), il Legislatore si è finora concentrato su interventi di carattere per lo più settoriale. Data la complessità della materia di cui trattasi, con l’approvazione della legge 7 gennaio 2014, n. 1 è stata istituita una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

1.2      Iniziative adottate

Le iniziative finora adottate in materia di gestione dei rifiuti da parte del Legislatore nazionale possono essere ricondotte ai sei differenti filoni normativi seguenti, appresso indicati nell’ordine con cui vengono analizzati nella nota della Camera dei Deputati:

1.interventi finalizzati a consentire il riavvio del SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti;

2.le limitazioni all’applicazione della disciplina sui rifiuti che hanno interessato, tra l’altro, specifici prodotti e materiali: dalle norme sul pastazzo di agrumi a quelle sull’utilizzo dei combustibili da rifiuti (CSS) e delle terre e rocce da scavo;

3.interventi di carattere più ampio resisi necessari per l’adeguamento della disciplina nazionale alle nuove norme dell’Unione europea approvate recentemente in materia, che hanno portato agli schemi di decreto in materia di RAEE, rifiuti radioattivi e incenerimento dei rifiuti;

4.interventi finalizzati a risolvere le situazioni di criticità gestionali in alcune regioni, quali ad esempio la Calabria, la Campania, il Lazio e la Sicilia)

5.riforma della disciplina della tassazione dei rifiuti, con il passaggio dalla TARES alla TARI;

6.interventi in materia di discariche.

Continua a leggere

Share

DECRETO-LEGGE 21 giugno 2013, n. 69 “del fare” coordinato con la LEGGE di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (AMBIENTE)

Testo del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 144 del 21 giugno 2013), coordinato con la legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (in questo stesso S.O. alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia». (13A07086)  (GU Serie Generale n.194 del 20-8-2013 – Suppl. Ordinario n. 63), con riferimento alle sole norme in materia di AMBIENTE, ACQUE SOTTERRANEE e TERRE E ROCCE DA SCAVO (*)

Art. 41 Disposizioni in materia ambientale

[GESTIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE EMUNTE, ndr]

1. L’articolo 243 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
«Art. 243 (((Gestione delle acque sotterranee emunte).)) –

Continua a leggere

Share

Ordine dei Geologi della Sardegna. Terre e rocce da scavo. Sassari, 22/02/2013

ORDINE DEI GEOLOGI DELLA SARDEGNA

Seminario

TERRE E ROCCE DA SCAVO

Sassari, 22 febbraio 2013

PROGRAMMA:

09:00 – 9:30 – Presentazione e introduzione ai lavori. (Dott. Geol. Davide Boneddu)

9.30 -11:00 – Evoluzione normativa relativa alla gestione delle terre e rocce da scavo, con particolare riferimento alle previsioni recate dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.; definizioni e commenti relativamente agli attori e soggetti coinvolti nell’iter tecnico – amministrativo; (Dott. Ing. Andrea Alessandro Muntoni)

11.00-11.20  Coffee Break

11.20 – 12.20 – Finalità della gestione delle terre e rocce da scavo; ambiti di applicazione del D.Lgs. 161/2012; disposizioni e obblighi generali; modalità di trasporto e dichiarazioni di legge (D.A.U.). (Dott. Ing. Andrea Alessandro Muntoni)

12.20 – 13.30   I Campionamenti e la caratterizzazione chimico-fisica delle terre e rocce da scavo. Modalità operative in fase di progettazione ed esecuzione, analisi.  Metodologie ed esempi applicativi – (Dott. Chim. G. Cabitza)

13.30- 15.30 – Pausa Pranzo

15.30 -17.30 – I piani di utilizzo, le quantità, il deposito, le definizioni, procedure, modalità e condizioni per il corretto utilizzo delle terre e rocce da scavo  in qualità di sottoprodotti. Contenuti, metodologie in relazione alle disposizioni previste dal nuovo Decreto 161/2012 (Esempi applicativi dei piani di utilizzo. Rapporti con la normativa sui rifiuti di cava ed estrazione e i piani di gestione dei rifiuti dell’attività estrattiva (Dott. Geol. Antonello Frau)

17.30 Dibattito

18.00  Chiusura dei lavori

Per iscrizioni, contattare la segreteria dell’Ordine dei Geologi della Sardegna.

Share

Utilizzo di terre e rocce da scavo secondo le previsioni del D.M. 10 agosto 2012, n. 161

Di recente è stato pubblicato il D.M. 10 agosto 2012, n. 161 avente per oggetto “Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo“.

Nel presente articolo si dà una risposta ai principali e più frequenti quesiti posti al SIAC A. A. MUNTONI da Soggetti pubblici e privati che intendono a breve avvalersi delle nuove disposizioni di legge per la gestione integrata di terre e rocce da scavo.

Qual’è l’autorità competente alla quale va presentato il piano di utilizzo di cui all’art 5 del D.M. 10 agosto 2012, n. 161?

L’autorità competente, così come previsto dall’art. 1, comma 1, lettera f) del D.M 10 agosto 2012, n. 161 è l’autorità che autorizza la realizzazione dell’opera. Nel caso di interventi che non prevedono la loro assoggettabilità alle procedure di VIA (Regione e Ministero), VAS (Ministero, Regione o Provincia) o AIA (Provincia), l’Autorità competente può anche coincidere con il Comune nel cui territorio ricadono gli interventi di scavo da cui si originano le terre e rocce da scavo, restando inteso che il loro utilizzo avviene presso siti per i quali sono già stati progettati e autorizzati i relativi interventi.

La stessa lettera f) di cui sopra, prevede che <<nel caso di opere soggette a valutazione (di impatto, nda) ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale (AIA, nda), l’autorità competente è definita dall’articolo 5, comma 1, lettera p), del decreto legislativo n. 152 del 2006 così come modificata dall’art. 2 D.Lgs. 29.06.2010, n. 128>>. L’art. 5, c. 1, lett. p), del D.Lgs. 152/2006 prevede che l’autorità competente sia “la pubblica amministrazione cui compete l’adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità (con riferimento a interventi o lavori che potrebbero essere assoggettati alla procedura di VIA, nda), l’elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani e programmi (con riferimento alla VAS, nda), e l’adozione dei provvedimenti conclusivi in materia di VIA (nel caso di interventi assoggettati ex lege alla Valutazione di Impatto Ambientale, nda), nel caso di progetti ovvero il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, nel caso di impianti”.

Il Proponente che presenta il piano di utilizzo può essere individuato nell’impresa che deve eseguire i lavori di scavo?

Secondo l’art. 1 lettera q) del D.M 10 agosto 2012, n. 161 il proponente è il soggetto che presenta il Piano di Utilizzo.

Nel D.M. di cui sopra, non vi sono previsioni che escludano la possibilità che il proponente sia l’impresa che deve eseguire i lavori di scavo; ne consegue che il soggetto cui compete l’onere di presentare il piano di utilizzo è l’Impresa appaltatrice dei lavori. Nel caso dei lavori pubblici, tale circostanza si realizza unicamente dopo l’avvenuta aggiudicazione della gara e comunque prima dell’inizio dei relativi lavori.

Può essere presentato un piano di utilizzo che preveda siti di destinazione differenti?

Da quanto riportato nel D.M. 10 agosto 2012, n. 161 si evince che è possibile presentare un piano di utilizzo che preveda siti di destinazione o di utilizzo differenti da quello in cui si originano le terre e rocce da scavo.

Infatti, secondo l’art. 4, comma 1, lettera b) del D.M 10 agosto 2012, n. 161, “il materiale da scavo è utilizzato, in conformità al Piano di Utilizzo:

1) nel corso dell’esecuzione della stessa opera, nel quale (il materiale, nda) è stato generato, o di un’opera diversa, per la realizzazione di rinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, ripascimenti, interventi a mare, miglioramenti fondiari o viari oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali;

2) in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava”.

Continua a leggere

Share

Twitter