Valutazione del rischio di esposizione al rumore dei lavoratori

 

Sono di recente state emanate, da parte dell’UNI, nuove norme tecniche per la misura e la valutazione del rischio di esposizione al rumore dei lavoratori. Le norme emanate dall’Ente Nazionale di Unificazione consentono di dare attuazione alle disposizioni del decreto legislativo n. 81 del 2008, laddove esso prevede che il Datore di lavoro (DL) effettui la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ivi compresi i rischi fisici, tra cui il rumore.
La valutazione del rischio in ispecie è in primis effettuata facendo il “censimento” di macchine, attrezzature di lavoro e impianti suscettibili di produrre, durante il loro utilizzo, elevati livelli di pressione sonora. Se uno o più gruppi di lavoratori è esposto, anche per brevi periodi di tempo, a significativi livelli di rumore, il Datore di lavoro ha l’obbligo di rivolgersi a un professionista di provata e consolidata esperienza che effettui i rilievi fonometrici e calcoli, per ciascuna mansione lavorativa svolta nel dato luogo di lavoro (stabilimento produttivo, cantiere temporaneo, cantiere mobile) il relativo livello sonoro continuo equivalente riferito a 8 ore lavorative giornaliere o 40 ore lavorative settimanali. Per ogni singolo addetto deve essere definito il relativo livello di esposizione personale (giornaliero o settimanale) al rumore e il massimo livello di picco (L,peak), relativo a eventi impulsivi cui potrebbe essere esposto il dato lavoratore durante lo svolgimento del lavoro.


Per quanto riguarda i limiti di legge applicabili, il Legislatore nazionale ha previsto, per quanto riguarda l’energia sonora cui è mediamente esposto un dato lavoratore nel corso di una giornata lavorativa o nel corso di un’intera settimana lavorativa di 5 giorni, alcune soglie di rischio: al di sotto di 80 dB(A), si ritiene non possa esservi rischio alcuno per il lavoratore (rischio trascurabile); se il valore dell’esposizione giornaliera (Leq,8h) supera il valore inferiore di azione, assunto pari a 80 dB(A), ma non raggiunge il valore superiore di azione (rischio basso) il DL ha l’obbligo di informare i lavoratori esposti e di mettere a loro disposizione adeguati otoprotettori, provvedendo a sostituire le attrezzature più rumorose con altre che lo sono meno; se il valore di Leq,8h supera il valore superiore di azione, posto pari a 85 dB(A), ma non raggiunge il valore limite di esposizione (rischio medio) occorre che il DL informi e formi i lavoratori sul rischio di esposizione al rumore e li sottoponga a sorveglianza sanitaria, obbligandoli ad indossare i Dispositivi di Protezione Individuale, attuando tutte le possibili misure tecniche, organizzative e procedurali per ridurre ai minimi termini la rumorosità ambientale sia nei luoghi di lavoro all’aperto sia negli ambienti confinati. Il limite di esposizione al rumore è assunto pari a 87 dB(A); esso non deve mai essere superato (rischio alto).

La valutazione del rischio di cui trattasi richiede, da parte del tecnico competente, la disponibilità e capacità d’uso di fonometri integratori di classe 1, dotati almeno di filtri in banda d’ottava per studiare lo spettro del rumore e raccomandare al DL i DPI più adatti all’ambiente di lavoro frequentato dai lavoratori e più performanti rispetto alla natura e al livello del rumore prodotto da attrezzature (smerigli, mole, martelli demolitori, ecc.) macchine (escavatori, terne, pale meccaniche, rulli compressori, autocarri, ecc.) e impianti (compressori, gruppi elettrogeni, ecc.).
La valutazione del rischio dovrà infine essere illustrata al Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, al Medico Competente, al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza nonché ai Dirigenti e ai Preposti, laddove nominati; l’ipoacusia professionale è, infatti, una malattia subdola – giacché si diventa sordi senza rendersene conto – che colpisce ogni anno sia i lavoratori del settore dell’industria sia molti addetti delle imprese di costruzioni e richiede, da parte di tutti – ivi compresi i lavoratori – una particolare attenzione sulle circostanze che danno o possono dare luogo al rumore, che vanno dapprima ben comprese e poi eliminate o ridotte.
Andrea Alessandro MUNTONI

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6 risposte a Valutazione del rischio di esposizione al rumore dei lavoratori

  • luca1983 scrive:

    Salve, chiedo un consulto in vista di un acquisto di un fonometro che dovrei fare a giorni.
    il fonometro mi occorre per effettuare la valutazione dei rischi e quindi del rischio rumore in un luogo di lavoro come previsto dal d.lgs.81/2008.

    Sono a conoscenza del fatto che ho bisogno di un fonometro di Classe 1 ma mi chiedevo è necessario che il fonometro si in 1:1 ottava o 1:3 di ottava? Non vorrei spendere più soldi del dovuto!

    Quindi chiedevo magari se esisteva una norma, probabilmente a pagamento, dove sono indicate la caratteristiche dello strumento che devo adottare

    • Andrea Alessandro scrive:

      La necessità di acquistare un fonometro dotato, quanto meno, di filtri in banda 1/1 ottava deriva dalla necessità di poter scegliere i più opportuni DPI (otoprotettori) essendo noto lo spettro di emissione di macchine, attrezzature e impianti; in altre parole, se non si conosce lo spettro si rischia di scegliere otoprotettori eccessivamente isolanti, a certe frequenze dello spettro, rispetto alle caratteristiche dei DPI.
      Più che di obbligo, si tratta di fornire, attraverso i rilievi strumentali, tutte le informazioni necessarie al SPP perché possa essere fatta la scelta più adatta dei DPI.
      In passato – vale la pena ricordarlo – a causa della scelta erronea degli otoporotettori, si sono verificati anche incidenti mortali; tra i tanti, vale la pena ricordare i lavoratori che indossavano DPI per la protezione dell’udito morti lungo una strada ferrata perché non sentirono la sirena (fischio) del treno, che li travolse.
      Andrea Alessandro MUNTONI

  • luca1983 scrive:

    Il mio quesito è formulato in qualità di consulente esterno.
    La valutazione del rumore con misurazioni fonometriche in genere la eseguo in tutte la attività anche in attività di commercio e ufficio dove ovviamente i valori sono sicuramente inferiori agli 80 dB.
    Al contrario in attività con valori superiori agli 80 dB eseguo lo stesso la valutazione con misurazione di tutte le attrezzature e/o utensili sulla settimana di peggior esposizione annuale, poi sul giorno di peggior esposizione effettuo la valutazione delle vibrazioni hav e wvb.

    Però non a mio modo di vedere non sono molto chiari i criteri che qualificano la competenza di chi può fare questa valutazione e quindi la relativa relazione.

    • Andrea Alessandro scrive:

      Gentile luca1983,
      il Legislatore non ha formulato criteri precisi e il possesso di requisiti stringenti perché si possano svolgere rilievi fonometrici o di vibrazioni meccaniche; anzi, per queste ultime il problema è anche più “serio”, giacché non esistono albi di alcun genere.
      In tali circostanze è indispensabile poter dimostrare – in primis al Datore di lavoro – di avere maturato la necessaria esperienza e competenza in materia, di possedere un titolo di studio adeguato, di saper utilizzare la strumentazione e di aver seguito corsi specialistici o comunque relativi alle problematiche del rumore e delle vibrazioni; il curriculum vitae è la carta d’identità del Professionista.
      La scelta, da parte del Datore di lavoro, di un Professionista in possesso dei suddetti requisiti è conditio sine qua non perché si possa escludere il rischio di incorrere nei reati di culpa in eligendo; non v’è, peraltro, il rischio che valutazioni strumentali e relative relazioni tecniche effettuate da un tecnico in possesso dei requisiti di cui sopra – anche allorquando questi non sia iscritto a un albo dei tecnici competenti in acustica ambientale – possano essere messe in discussione dall’organo di vigilanza e controllo. Oltre ai requisiti di cui sopra pesa, infine, anche l’iscrizione all’ordine professionale di appartenenza.

  • luca1983 scrive:

    Salve, vorrei sottoporre un quesito.
    La valutazione di tutti i rischi, compreso il rumore è a carico del datore di lavoro che si avvale di una persona competente per poterla eseguire.
    Non riesco a capire quelle che sono le competenze per poter effettuare la valutazione del rumore, qualcuno può darmi delle delucidazioni al riguardo?

    • Andrea Alessandro scrive:

      Gentile utente di Ingegnere Ambientale,
      pur non essendo chiaro a che titolo formuli la domanda (Datore di lavoro, RSPP, Consulente, ecc.), tenterò di dare un risposta.
      La valutazione di TUTTI – nessuno escluso – i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori sono a totale carico del Datore di lavoro. Non fa eccezione la valutazione del rischio di esposizione al rumore dei lavoratori. Resta inteso che una prima valutazione generale dei rischi deve prevedere una analisi dei seguenti aspetti: attrezzature, macchine, impianti, ciclo produttivo e mansioni svolte. Qualora si ritenga fondato che nell’ambito delle attività lavorative svolte dall’Organizzazione (ditta, impresa, ecc.) il livello sonoro continuo equivalente (LAeq) si mantiene, generalmente, al di sotto di 80 dB(A) e non vi siano rumori impulsivi di elevata intensità, si possono omettere le valutazioni fonometriche in situ e la predisposizione della relazione specialistica. In altri termini è sufficiente la valutazione generale dei rischi effettuata dal Datore di lavoro con la preziosa collaborazione del RSPP, del RLS e di eventuali consulenti esterni. Per contro, se dalle valutazioni fatte circa le caratteristiche di macchine, attrezzature e impianti (con riferimento ai livelli di potenza sonora), durata delle lavorazioni ed esposizione diretta o indiretta al rumore, si ha anche solo il sospetto che qualche addetto possa essere esposto a valori superiori a 80 dB(A), occorre provvedere – con spese e oneri a carico del Datore di lavoro – all’effettuazione di rilievi fonometrici e la redazione di una relazione specialistica a cura di un tecnico in possesso della necessarie esperienza e competenza, che stimi i valori dei livelli di esposizione giornaliera (LEX,d) o settimanale dei lavoratori. Generalmente ci si rivolge a un tecnico competente in acustica ambientale, ma quest’obbligo vale solo ai fini dell’effettuazione di rilievi in campo ambientale; tuttavia, se la scelta ricade su uno di questi professionisti, non si incorre certamente nel possibile reato di culpa in eligendo.
      Andrea Alessandro MUNTONI, ingegnere ambientale iscritto all’albo della Regione Autonoma della Sardegna come Tecnico competente in acustica ambientale

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