Manutenzione ordinaria del demanio marittimo della Sardegna. Protezione e difesa delle spiagge

Villasimius, Sardinia (SIACGI MUNTONI & Partner)

MANUTENZIONE ORDINARIA DEL DEMANIO MARITTIMO DELLA SARDEGNA CON FINALITÀ TURISTICO BALNEARI (SPIAGGE) ED ELENCO DEI RIFERIMENTI DIRETTI ED INDIRETTI A TALE PRATICA NELLE LINEE GUIDA NAZIONALI PER LA DIFESA DELLA COSTA DAI FENOMENI DI EROSIONE E DAGLI EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Premessa

Nel linguaggio amministrativo della Regione Autonoma della Sardegna la pratica convenzionale della Manutenzione Ordinaria delle spiagge isolane persiste nell’essere declinata sostanzialmente in termini di sola Pulizia (della Spiaggia) e di sola Rimozione della berma a resti di Posidonia oceanica (“Gestione dei depositi di Posidonia piaggiata” infelicemente noti come banquette o come biomasse vegetali spiaggiate). Allo stato attuale non è infatti contemplata l’opportunità di conservare ovvero manutenere lo stato morfologico e geometrico ottimale della spiaggia (o spiaggia di progetto) e dei suoi sedimenti con interventi di spostamento di sabbie dalla sua parte sommersa verso la battigia o, più in generale, verso la spiaggia emersa. Si constata quindi che:

  • l’assenza di tale pratica è in contrasto e non di poco, con l’esigenza di tutela ambientale e di valorizzazione del Demanio Marittimo (DM) dell’isola, tanto declamata e a suo dire perseguita dalla RAS stessa;
  • è alquanto singolare che la RAS in questi ultimi anni abbia in qualche modo normato, in ambito di assetto idrogeologico, la Manutenzione dei sistemi torrentizi (ossia parte del Demanio fluviale) ma non quella delle spiagge (parte del DM), spesso peraltro dipendenti dai primi.

La necessità di una correzione in tal senso, per il tramite dell’introduzione di tale pratica nel territorio della Regione che detiene la massima percentuale di perimetro costiero in campo nazionale (circa 25%) e che ha nella risorsa balneare la principale “materia prima” del comparto turistico, è stata messa in luce in tutti i seminari e in tutti i convegni pubblici nei quali sono stato chiamato ad esporre considerazioni di ordine geomorfologico sul DM.

Di recente ho avuto modo di ribadire questa convinzione, ispirata da una esigenza di razionalizzazione fondata sulla maggior tutela possibile del bene sul lungo periodo, anche nell’ambito di un confronto con l’ADIS (Direzione Servizio difesa del suolo, assetto idrogeologico e gestione del rischio alluvioni) allorquando, con Deliberazione n. 1 del 20.05.2015 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino, l’Agenzia tentò di rigettare (Aggiornamento della “Direttiva per la manutenzione degli alvei e la gestione dei sedimenti. Artt. 13 e 15 delle N. A. del Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Sardegna – PAI”) le potenziali opportunità manutentive del DM offerte in non pochi contesti dalle sabbie provenienti dai sistemi torrentizi isolani. La mia formale presa di posizione scritta (in quanto autore delle stesse LLGG ADIS sulla manutenzione degli alvei e la gestione dei sedimenti e ispiratore del passaggio censurato), che sono pronto a mettere a disposizione di chi me ne faccia richiesta, convinse infatti l’Agenzia a recedere sulla fattispecie con Deliberazione n. 3 del 07.07.2015 (Rettifica all’aggiornamento della “Direttiva per la manutenzione degli alvei e la gestione dei sedimenti. Artt. 13 e 15 delle N. A. del Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Sardegna – PAI”).

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Piano di gestione delle acque della Sardegna

Costa rocciosa di Capo Caccia (Sardegna nord occidentale)

Il 31 gennaio 2017 è stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 25, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 27/10/2016 recante “Approvazione del secondo Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna“.

Il secondo Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna, predisposto ai sensi della direttiva 2000/60/CE e del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” costituisce lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico – operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le misure finalizzate a garantire, per l’ambito territoriale costituito dal distretto idrografico della Sardegna, il perseguimento degli scopi e degli obiettivi ambientali stabiliti ai sensi degli articoli 1 e 4 dell’anzidetta direttiva 2000/60/CE e del testé citato D.Lgs. 152/2006.
Le amministrazioni e gli enti pubblici hanno, peraltro, l’obbligo di conformarsi alle disposizioni del Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna.
Il Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna costituisce stralcio funzionale del Piano di bacino del distretto idrografico della Sardegna e ha valore di piano territoriale di settore. Si fa pertanto osservare – con un pizzico di disappunto – che con determinazione prot. n. 248 dell’8 luglio 2015 il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Direzione generale per le valutazioni ambientali, in qualità di Autorità competente, su parere della commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA – VAS n. 1808 del 12 giugno 2015, ha stabilito di escludere dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) il secondo Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna fissando alcune raccomandazioni per l’aggiornamento del medesimo.
Il Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna è pubblicato sul sito web del distretto idrografico della Sardegna, nonché sul sito dedicato del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; è depositato, in originale, presso la Presidenza della Regione Sardegna – Direzione generale Agenzia regionale del distretto idrografico della Sardegna (Via G. Mameli, 88 – 09123 Cagliari) e risulta disponibile in copia conforme presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (Via Cristoforo Colombo, 44 – 00147 Roma).
Andrea Alessandro MUNTONI
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Monitoraggio del radon in Sardegna da parte di ARPAS

Il radon è un gas radioattivo naturale, presente nel suolo e nei materiali da costruzione oltre che nelle acque.

Il gas radon può accumularsi negli edifici (case, scuole, ambienti di lavoro) ed essere inalato dalle persone.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha stabilito che il radon è un agente cancerogeno, responsabile di un aumento di rischio di tumore polmonare.

Il 9 gennaio 2017 l’ARPAS, in collaborazione con l’ANCI Sardegna, ha avviato la realizzazione del progetto Radon 2017-2018 per conto dell’Assessorato dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale.

In ottemperanza al Piano Nazionale della Prevenzione, nel Programma P- 8.2 (recante “Supporto alle Politiche Ambientali”) la Regione Sardegna nel Piano Regionale di Prevenzione 2014 – 2018 (PRP), ha inserito l’Azione “Promozione di buone pratiche in materia di sostenibilità ed eco – compatibilità nella costruzione/ristrutturazione di edifici per il miglioramento della qualità dell’aria indoor”.

Gli elementi conoscitivi acquisiti saranno fondamentali per attuare una politica mirata alla prevenzione e protezione dai rischi derivanti dall’esposizione al radon della popolazione della Sardegna.

L’indagine sarà eseguita nel corso del 2017 – 2018 e prevede la realizzazione di una campagna di misure da effettuare su un campione di 184 comuni, distribuiti nelle diverse province.

All’interno di ogni comune dovranno essere individuate otto abitazioni su cui saranno eseguite le misure del radon indoor per un campione totale regionale costituito da 1.500 abitazioni. L’indagine interesserà anche le Scuole materne e le Scuole elementari pubbliche di tutti i comuni campione.

La campagna di indagine 2017 – 2018 prevede una misura della durata di un anno, suddivisa in due semestri consecutivi, realizzata mediante un dosimetro per ogni abitazione e scuola a partire dal mese di marzo 2017.

Allo scopo di illustrare meglio le finalità dell’indagine e le forme di collaborazione richieste ai Comuni, l’ARPAS organizzerà un “Corso Base Radon” dedicato ai Sindaci ed ai Referenti comunali a partire dalla fine di gennaio 2017.

Se è pur vero che è necessario approfondire le conoscenze sulla distribuzione della concentrazione di radon all’interno degli edifici mediante la realizzazione di un’apposita indagine conoscitiva, l’individuazione delle aree a rischio potenziale e la classificazione del territorio regionale non può prescindere da uno studio geologico, sulle acque sotterranee (minerali), sugli elementi di frattura e sulla misura del radon direttamente nel terreno.

Andrea Alessandro MUNTONI

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RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DI ENTI E SOCIETÀ (D.Lgs. 231/2001)

Soggetti a cui si applicano le disposizioni del D.Lgs. 08/06/2001, n. 231

Le disposizioni legislative in tema di responsabilità delle Società per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato si applicano, così come previsto dal D.Lgs. 08/06/2001, n. 231 recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della L. 29/09/2000, n. 300”, agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica.

Responsabilità dell’ente o società

Per capire la rivoluzione copernicana introdotta dal – poco noto – disposto legislativo, è d’obbligo  precisare che l’Ente o la Società è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o società o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell’Ente o Società o una sua unità organizzativa. Inoltre, le responsabilità dell’Ente o della Società si estendono anche al caso in cui i reati siano stati commessi da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza da parte di rappresentanti dell’Ente o della Società, amministratori  dell’Ente o della Società o dirigenti.

Strumenti di tutela dell’Ente o della Società

Il Legislatore offre al presunto colpevole del reato la possibilità di discolparsi dando prova di aver attuato idonee misure tecniche, organizzative o procedurali volte ad evitare che il reato stesso si consumasse; per inciso, se il reato è stato commesso da rappresentanti, amministratori e dirigenti dell’Ente o della Società, allora l’Ente o la Società non ne rispondono se sono in grado di provare che:

a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi e contestato;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli organizzativi e di curare il loro aggiornamento e la loro continua implementazione è stato affidato a un organismo dell’Ente o della Società dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;

c) le persone (rappresentanti, amministratori e dirigenti) hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo interno di vigilanza e controllo.

L’organo di vigilanza e controllo cui sopra, che normalmente è costituito da figure di alto spessore culturale e con competenze trasversali (ingegneri, avvocati, esperti in materia amministrativa e contabile, ecc.), provenienti sia dal mondo delle professioni che dalla realtà aziendale (organismo misto) è denominato Organismo di vigilanza (OdV).

Sanzioni e profitti illeciti

Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato previsti dal D.Lgs. 231/2001 sono i seguenti:

a) la sanzione pecuniaria;

b) le sanzioni interdittive;

c) la confisca;

d) la pubblicazione della sentenza.

Sono altresì previste, a carico dell’Ente o Società, le seguenti sanzioni interdittive:

a) l’interdizione dall’esercizio dell’attività;

b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;

c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;

d) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;

e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Resta inteso che le sanzioni non sono irrogabili se l’Organizzazione dimostra di aver implementato un efficace modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal D.Lgs. 231/2001 (efficacia esimente del MOGC 231) e di aver nominato un organismo di vigilanza e controllo indipendente e di comprovata esperienza, competenza e professionalità nell’ambito della prevenzione dei reati ambientali, in materia di sicurezza, societari, contro la PA, ecc..

Modelli di organizzazione

Il D.Lgs. 231/2001 prevede che i modelli organizzativi e gestionali da adottarsi debbano rispondere alle seguenti esigenze, tutte volte a consentire all’organismo di vigilanza e controllo interno (e/o esterno in relazione ai poteri effettivamente delegati), di riconoscere e dunque scongiurare il verificarsi di possibili reati in materia di ambiente e sicurezza sul lavoro:

a) individuare le attività svolte dall’Ente o Società nel cui ambito possono essere commessi reati;

b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’Ente o Società in relazione ai reati da prevenire;

c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;

d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo interno e/o esterno (di norma un soggetto con obblighi consulenziali e di vigilanza e controllo specifici e ben definiti, dotato di idonea e adeguata autonomia) deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli organizzativi e gestionali da applicarsi alle “problematiche” di igiene e sicurezza sul lavoro;

e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto – da parte dei soggetti obbligati – delle misure indicate nel modello organizzativo e gestionale, anche tenendo conto, laddove applicabili, delle previsioni e degli accordi sindacali e comunque di quanto previsto a riguardo dai contratti collettivi nazionali applicabili.

Il modello organizzativo e gestionale (MOGC 231) da mettere in atto deve prevedere, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione nonché al tipo di attività svolta, sia misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività stessa nel rispetto della legislazione vigente sia misure idonee a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di “rischio” che possano coinvolgere l’Ente o la Società.

Conclusioni

L’adozione del MOGC 231 (Codice Etico, Parte Generale, Parti Speciali, Codice Disciplinare) e la nomina di un Organismo di Vigilanza (OdV) indipendente che vigili sul suo rispetto e la sua attuazione da parte dell’Organizzazione costituisce elemento di esimenza rispetto alla possibile e altrimenti prevedibile responsabilità amministrativa da parte della Società o dell’Ente o dell’Associazione, ferme restando le responsabilità penali dei singoli qualora gli stessi vengano riconosciuti colpevoli di reati di natura penale.

Andrea Alessandro MUNTONI

(già estensore del MOGC 231 di ARST S.p.A., Presidente OdV di Cagliari Calcio S.p.A., Presidente OdV di FLUORSID S.p.A., auditor 231 per conto del RINA per l’implementazione del MOGC 231 di IGEA S.p.A., autore di pubblicazioni, relatore in materia di 231, consulente 231)

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Rinenergy ed Ecoideare per una realtà più sostenibile

Rinenergy è un’associazione senza scopo di lucro, costituita nel 2007 a Milano; nasce dall’incontro – confronto fra professionisti della comunicazione e della ricerca, accomunati dalla volontà di contribuire in modo concreto al processo di cambiamento verso una realtà più sostenibile e che tuteli e valorizzi l’ambiente migliorando la qualità della vita delle persone.

Rinenergy svolge attività di collettore tra diversi soggetti interessati a comprendere i nuovi scenari come l’agricoltura biologica, la salvaguardia delle riserve energetiche, l’economia del recupero, la progettazione ecologica dei prodotti, le nuove tecnologie, l’utilizzo di nuovi materiali e le nuove professioni.

Le informazioni che Rinenergy diffonde tramite EcoIDEARE – periodico culturale d’informazione sui temi e i progetti legati al concetto di sviluppo sostenibile – sono caratterizzate dalla massima trasparenza, correttezza e rigore, ancorché il linguaggio utilizzato dagli Autori sia semplice, asciutto, chiaro ma soprattutto rigoroso. A tal fine Rinenergy ha nominato un comitato scientifico di tutto rispetto e valore, di cui fanno parte professionisti, docenti universitari e ricercatori di comprovata competenza, esperienza e professionalità, per ciascuno dei quali (Silvano Benitti, Stefano Bocchi, Gianni Cavinato, Franco Cirone, Marco Dezzi Bardeschi, Andrea Alessandro Muntoni, Giorgio Nebbia, Alberto Pianta, Fabrizio Piva, Rodrigo Rodriquez, Paola Santeramo, Alessandro Spadoni, Roberto Spigarolo) si traccia un breve profilo.

benitti

Silvano Benitti
Ingegnere progettista nel settore delle energie rinnovabili e dell’edilizia ecologica per l’applicazione dell’impiantistica rinnovabile agli edifici passivi. Già legale rappresentante di gruppi multinazionali. Docente in numerosi corsi e seminari fra cui: “Produzioni e trasformazioni alimentari nel settore biologico-biodinamico” “Principi e applicazioni delle energie rinnovabili” “Fondamenti della bioarchitettura e sue applicazioni”. Vive e lavora a Milano.

bocchi

Stefano Bocchi
Dottore in Scienze Agrarie e in Agronomia, ricercatore. Professore Ordinario di Agronomia e Coltivazioni Erbacee presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Agraria. Direttore del Centro Interuniversitario per la cooperazione allo sviluppo agro-alimentare e ambientale. Direttore del Laboratorio di Geomatica per l’Agricoltura e l’Ambiente. Coordinatore scientifico di progetti di cooperazione internazionale. Responsabile scientifico di Unità Operative di diversi progetti di ricerca europei, nazionali e regionali. Accademico nei Georgofili. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative. Vive e lavora a Milano.

cavinato

Gianni Cavinato
Dottore Agronomo, Tecnologo Alimentare Presidente Nazionale di ACU (Assoc. Consumatori Utenti). Membro effettivo del CNCU, della Commissione Agroalimentare dell’UNI e della Sincert Accredia. Collabora con gli Organismi di Certificazione CSQA, ICIM, Valoritalia. Membro del Comitato Scientifico Sodexo. Autore di numerose pubblicazioni nel settore agro alimentare. Vive e lavora a Milano.

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Franco Cirone
Medico chirurgo, ricercatore nell’ambito della medicina preventiva, nutrizione clinica, immuno terapia e patologie stress correlate (psicoterapeuta). Autore di numerose pubblicazioni e relatore in congressi scientifici. Vive a Como, svolge la sua attività a Como e a Milano.

dezzi

Marco Dezzi Bardeschi
Ingegnere Urbanista. Ordinario di Restauro Architettonico al Politecnico di Milano. Vice Presidente del Comitato dei Giardini Storici del MiBAC. Ha fondato e dirige la rivista quadrimestrale Anankè. Autore di numerose pubblicazioni. La sua attività professionale si divide tra Milano e Firenze.

muntoni

Andrea Alessandro Muntoni
Ingegnere Ambientale. Docente di corsi di qualificazione in materia di difesa e tutela ambientale. Specializzato in acustica ambientale e architettonica, rumori nei luoghi di lavoro. Impegnato nello studio di radioattività naturali e in particolare del Radon. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative. Vive e lavora a Cagliari.

nebbia

Giorgio Nebbia
Dottore in Chimica. Già Ordinario di Merceologia all’Università di Bari, ora Professore Emerito e Dottore Honoris Causa in Scienze economiche e sociali. Si è occupato di risorse naturali studiando l’energia solare, la dissalazione delle acque e il problema dell’acqua. Negli anni di impegno parlamentare si è battuto contro il rilancio del nucleare come energia pulita. Autore di numerosi trattati di notevole rilevanza scientifica e di numerose pubblicazioni. Vive e lavora a Bologna.

pianta

Alberto Pianta
Ingegnere meccanico. Direttore Generale della Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri. Vice Presidente di FAST Federazione Associazioni Scientifiche e Tecniche. Già responsabile world wide della produzione Fiat Auto, nonché Vice President Industrial Competitiveness di Finmeccanica. Membro del Consiglio di Amministrazione di alcune società lombarde, da sempre si è occupato di trasporti e mobilità. Vive e lavora a Milano.

piva

Fabrizio Piva
Dottore in Scienze Agrarie. Presidente e Amministratore Delegato di CCPB (Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici). È Responsabile del Comitato per le norme di produzione biologica. Fa parte del Board di EOCC (Associazione degli Organismi di Certificazione Biologica) in sede europea. Autore di numerose pubblicazione di carattere divulgativo su riviste di settore e non. Vive e lavora a Bologna.

rodriquez

Rodrigo Rodriquez
Dottore in Giurisprudenza e in Business Administration. Presidente Material Connextion Italia, Presidente del Consorzio Sostenibilità e Innovazione per Expo 2015, Presidente Commissione Affari Sociali UEA. Ricopre numerosi incarichi direttivi presso imprese, associazioni di categoria, istituzioni nell’ambito del design e dell’innovazione. Impegnato in attività umanitarie e a tutela dell’ambiente. Vive e lavora principalmente a Milano.

santeramo

Paola Santeramo
Dottore Agronomo. Presidente della Cia sez. Milano, Lodi, Monza Brianza. Presidente Dell’Associaz. Reg. Agricoltura e Vita. Componente Comitato Tecnico Parco Agricolo Sud Milano. Membro del Direttivo Associaz. Donne di Campo. Membro del Comitato per l’Imprenditoria Femminile della CCIAA di Lodi. Presidente dell’ISTVAP (Istituto per la Tutela e Valorizzazione dell’Agricoltura Periurbana. Vive e lavora a Milano.

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Alessandro Spadoni
Dottor in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Docente in numerosi corsi di cosmetologia e attività regolatoria. Responsabile scientifico ECM, responsabile sviluppo Bio Eco Cosmesi, responsabile certificazione Vegetariani, Vegani e LAV del Consorzio ICEA. Si occupa di Agricoltura Biologia e Biodinamica. È autore di numerosi articoli sulla stampa specializzata di cosmetica, partecipa, come relatore, a numerosi convegni di cosmetica e agricoltura. Vive e lavora a Bologna.

spigarolo

Roberto Spigarolo
Dottore in Scienze Agrarie. Docente alla Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano. Fondatore della Co.N.A.I (Cooperativa Nuova Alimentazione) e della C.A.S.T. (Cooperativa Ambiente Società e Territorio). Svolge da oltre vent’anni attività professionale nel campo della formazione e dell’aggiornamento nel settore agricolo-alimentare e in quello ambientale. Cura, per la Elemond, la supervisione scientifica e didattica della collana CRAR (cucina, ristorazione, alimentazione, ricevimento). Autore di numerosi articoli in riviste tecniche. Vive e lavora a Milano.

Ecoideare è la rivista di riferimento per l’imprenditoria verde: seleziona le aziende impegnate nell’eco – sostenibilità per diventarne il megafono ed essere una guida autorevole al principio dell’economia etica ed al consumo consapevole.

La Redazione di IA

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Assorbimento del campo elettromagnetico da parte delle strutture degli edifici (D.M. 05/10/2016)

La Legge 17/12/2012, n. 221, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (pubblicata sul S.O. n. 208 della G.U. n. 294 del 18/12/2012), ha convertito in legge, con (poche) modificazioni, il Decreto Legge n. 179 del 18/10/2012 di interesse per quanto riguarda la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz.

Di recente, con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare del 05/10/2016 (pubblicato nella G.U. del 27/10/2016, n. 252) sono state approvate le Linee Guida sui valori di assorbimento del campo elettromagnetico da parte delle strutture degli edifici basate sugli studi e sperimentazioni effettuate dalle agenzie regionali e provinciali per l’ambiente dall’ISPRA.
Il Decreto Ministeriale in parola affronta per la prima volta in maniera compiuta il problema legato all’assorbimento (attenuazione) dei campi elettromagnetici (CEM) generati da impianti posizionati sulle coperture di edifici (per es. antenne per la telefonia mobile) che possono dare luogo a significativi livelli di esposizione della popolazione che occupa tali edifici o gli edifici contermini, in linea di vista con l’antenna, ovvero per i quali la retta congiungente l’antenna ed un punto posto all’interno dell’edificio non intercetta altro ostacolo se non la parete (con o senza finestre o altre aperture).
Si definisce PARETE CON FINESTRA qualunque porzione di parete/copertura di un edificio, in corrispondenza di un piano dell’edificio stesso, in cui siano presenti aperture. Tutto ciò premesso, nel caso in cui per pareti e coperture con finestre o altre aperture di analoga natura il Gestore dell’impianto adotti fattori di attenuazione diversi da zero, compresi comunque nell’intervallo 0÷3 dB, le Agenzie Regionali per l’Ambiente (ARPA) o Agenzie Provinciali per l’Ambiente (APPA) competenti per territorio (per es. ARPAS nel caso ella Sardegna) potranno provvedere al rilascio del parere ambientale di propria competenza vincolando la validità dello stesso alla effettuazione di misurazioni strumentali, una volta che l’impianto è attivo, volte alla verifica del rispetto dei limiti e quindi alla correttezza dei fattori di attenuazione utilizzati. In atri termini, il valore dei CEM stimato per ciascun edificio esposto che presenti finestre o abbaini, non potranno essere attenuati se non in casi particolari restando inteso che le eventuali attenuazioni proposte dovranno essere indicate da parte di un professionista competente e abilitato e sottoposte, se del caso, a verifica strumentale una volta messo in esercizio l’impianto. Tale attività di controllo sarà – per espressa previsione normativa – a carico del gestore stesso.
Nel caso di pareti e coperture senza finestre, o altre aperture di analoga natura, per tenere conto delle differenti proprietà schermanti offerte dai materiali in funzione della frequenza, sulla base anche della letteratura disponibile, si adottano i seguenti due diversi fattori di riduzione:

  • in prossimità di impianti con frequenza di trasmissione superiori a 400 MHz: 6 dB (leggi: 6 decibel);
  • pareti e coperture senza finestre, o altre aperture di analoga natura, in presenza di segnali a frequenze inferiori a 400 MHz: 3 dB.

Un’altra importante novità è rappresentata dal fatto che i limiti di esposizione di cui alle tabelle 1, 2 e 3 dell’allegato B del DPCM 08/07/2003 recante “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz”, devono – d’ora innanzi – essere rilevati alla sola altezza di 1,50 m sul piano di calpestio.
Le linee guida di cui al D.M. 05/10/2016 saranno aggiornate – secondo le previsioni normative – con periodicità semestrale con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Le tecniche di misurazione e di rilevamento da adottare per la valutazione dei livelli di esposizione ai campi elettromagnetici cui potrebbe essere esposta la popolazione sono indicate nella norma CEI 211-7 o specifiche norme emanate successivamente dal Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI).

Andrea Alessandro MUNTONI

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