Acustica ambientale

Acustica ambientale e architettonica

Requisiti acustici passivi degli edifici. Deliberazione n. 50/4 emanata dalla Giunta Regionale della Sardegna

Misura in opera dei requisiti acustici di un edificio scolastico in Sardegna (fonte: SIACGI MUNTONI & Partner)

Misura in opera dei requisiti acustici di un edificio scolastico in Sardegna (fonte: SIACGI MUNTONI & Partner)

La Legge 447/95 definisce come competenza dello Stato la determinazione, con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, dei requisiti acustici delle sorgenti sonore e dei requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti, allo scopo di ridurre l’esposizione umana al rumore.

Il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 in attuazione a quanto richiamato sopra, all’art. 1 come campo di applicazione così recita: requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti in opera, al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore. Al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore sono pertanto definiti dei valori limite delle grandezze che determinano i requisiti acustici passivi dei componenti degli edifici e delle sorgenti sonore interne.

Come richiamato all’allegato A del decreto, le grandezze di riferimento per le quali sono definiti i limiti, devono essere rilevate attraverso dei metodi di calcolo che fanno riferimento a specifiche norme UNI, ognuna delle quali descrive il calcolo attraverso misurazioni in opera e non attraverso calcoli analitici progettuali.

Nella Deliberazione n. 50/4 del 16.10.2015 emanata dalla Giunta Regionale della Sardegna l’Assessore sottolinea che di recente sono state segnalate problematiche legate all’applicazione delle norme succitate rappresentando che a tutt’oggi un notevole numero di edifici, sebbene siano stati costruiti in data successiva all’entrata in vigore della norma, risultano carenti sotto l’aspetto del rispetto dei requisiti acustici passivi e spesso sprovvisti di certificato di agibilità.
L’Assessore evidenzia che per sanare i suddetti immobili spesso sussistono difficoltà di carattere tecnico ed aggravi economici, e inoltre l’impossibilità di dotarsi di certificato di agibilità, senza il quale l’immobile risulta anche difficilmente alienabile, nonché, in ultimo, l’impossibilità di rivalersi economicamente sul costruttore – venditore (in applicazione della legge n. 88/2009).
Considerato quanto detto, ossia che a tutt’oggi un notevole numero di edifici, risulti carente del rispetto dei requisiti acustici, non si può certamente trovare una soluzione nel rendere facoltativo il collaudo in opera per la verifica del rispetto dei requisiti acustici, fanno osservare molti tecnici competenti in acustica ambientale iscritti all’Albo della RAS!
Appare quanto meno paradossale – sostengono i più – risolvere il problema del non rispetto, causa errata progettazione delle strutture e impianti, con l’eliminazione del collaudo sostituendolo con una asseverazione.

Inoltre, come richiamato in premessa, i valori limite definiti nel D.P.C.M. 05 /12/1997 sono confrontabili con valori misurati in opera e non calcolati con sole formule analitiche. Qualora il legislatore nella predisposizione del Decreto avesse voluto definire dei limiti calcolati, non avrebbe certamente inserito all’interno del dell’articolo 1 la definizione di componenti in opera” ne tanto meno avrebbe fatto riferimento per le singole grandezze a norme UNI valide per le sole misurazioni in opera.

Riguardo a quanto evidenziato dall’Assessore al secondo capo circa la difficoltà di carattere tecnico e aggravio economico per il costruttore, reo di avere – forse deliberatamente, si potrebbe pensare – non rispettato quanto richiesto dal Decreto, appare come una sorta di “condono a vita” a chi non ha rispettato la Legge e un danno ingente nei confronti dei costruttori che rispettano la Legge e costruiscono delle unità immobiliari che tengono conto della salute umana.

La riduzione dell’esposizione umana al rumore è caratteristica imprescindibile di tutti i Decreti in materia di acustica. Inoltre, l’impossibilità di rivalersi economicamente sul costruttore-venditore è venuto meno; infatti con la sentenza 103/2013 la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 15, comma 1, lettera c), della legge 4 giugno 2010, n. 96 sostitutivo dell’art. 11, comma 5, della legge 7 luglio 2009, n. 88 che aveva alimentato, negli addetti ai lavori, non poca confusione circa l’applicabilità del D.P.C.M. 5 dicembre 1997 “Determinazione dei Requisiti acustici passivi degli edifici” nei rapporti fra privati e in particolare tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi.

Si prende atto di quanto dichiarato dall’Assessore sul fatto che purtroppo esistono edifici dove non vi sia il rispetto dei requisiti acustici; fatto che può essere evidenziato solo con un collaudo in opera. Tuttavia non si può essere del tutto d’accordo relativamente alle difficoltà tecniche per porre rimedio a tali criticità.

Resta infatti doveroso sottolineare che la salute dei cittadini NON può essere messa in secondo piano rispetto agli interessi dei costruttori-venditori, così poco “accorti” e palesemente “incapaci” di dare attuazione a norme applicate in tutta Europa con ottimi risultati; forse il mancato rispetto dei requisiti in alcune situazioni è dovuto ad una cattiva o mancata progettazione acustica; forse il problema è dovuto ad un eccessivo risparmio dei costi di costruzione.

La differenza tra la Sardegna e il resto del Mondo è che nell’Isola la figura del Tecnico competente in acustica ambientale è nota solo ai giudici dei tribunali!

Le costruzioni devono essere costruite tenendo conto dei requisiti di Legge, siano essi acustici odi altra natura.

Nel campo dell’acustica non è dichiarabile (asseverabile) – in assenza di misure in opera – il rispetto dei limiti circa i requisiti acustici in quanto detti limiti (di legge) sono relativi solamente a valori misurati in opera.

Chi acquista un immobile nuovo deve essere tutelato dallo Stato sul fatto che l’unità immobiliare sia pienamente rispondente alle Leggi.

Chi costruisce, anche con dispendio di energia e costi, edifici pienamente rispettosi dei requisiti acustici, non può essere penalizzato.

Le semplificazioni riportate nell’allegato alla Deliberazione RAS sopra citata non portano ad una maggiore tutela del cittadino.

Per 15 giorni dopo la data di pubblicazione sul sito ufficiale della RAS ella succitata Deliberazione è possibile formulare osservazioni; vedremo se gli ordini professionali interverranno in proposito a difesa dei diritti di molti iscritti e dei cittadini.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Inquinamento acustico nelle industrie per la lavorazione dei materiali lapidei

Inquinamento acustico negli impianti di trasformazione dei blocchi di granito

Gli impianti per la trasformazione del granito sono spesso articolati in più reparti non necessariamente separati fisicamente tra loro: il deposito blocchi, la segheria, il laboratorio per il trattamento superficiale, il laboratorio per le lavorazioni a massello.

Negli impianti produttivi più importanti (Ciccu et al., 1994), prevale la soluzione di due soli reparti separati, che rappresenta la regola nelle aziende artigiane; un locale (segheria) è adibito alla segagione con telai alternativi multilama mentre nell’altro (laboratorio) sono riunite le lavorazioni a massello e tutte le lavorazioni sulle lastre.

La segheria riceve i blocchi squadrati provenienti dalla cava (eventualmente regolarizzati in stabilimento) e li trasforma in lastre.

La segagione avviene mediante telai, equipaggiati con lame di acciaio (normalmente non più di 120, ma in certi casi fino a un massimo di 150) dotate di movimento alternativo di tipo pendolare, che possono ricevere blocchi di granito lunghi fino a 3,80 m e che corrispondono ad un volume medio di 7,5 m^3. La velocità con cui avviene il taglio è di qualche centimetro per ora. Lo spessore del taglio è prevalentemente di 2 cm o di e 3 cm. Nel primo caso, tenuto conto dello spessore perduto per il taglio, si ottengono 33 m^2/m3 di granito; nel secondo 25 m^2/m^3.

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Fonometro integratore PCE-DSA-50 per misure di rumore ambientale (a cura della Redazione)

Fonometro integratore PCE-DSA-50 (Cortesia PCE Instruments)

Fonometro integratore PCE-DSA-50 (Cortesia PCE Instruments)

Il PCE-DSA 50 è un fonometro integratore di classe 1 con un analizzatore di ottave e terzi di ottava.

Il PCE-DSA 50 consente di effettuare tutte le misurazioni necessarie alla valutazione del rischio di esposizione dei lavoratori al rumore nei luoghi di lavoro, essendo rispondente ai requisiti indicati nel D.Lgs 81/2008 e s.m.i.

Il PCE-DSA 50 consente, inoltre, di effettuare misure di rumore ambientale, così come disciplinato dalla L. 447/1995 e s.m.i.

Lo strumento è in grado di misurare livelli sonori da 20 a 135 dB in un range di frequenza selezionabile grazie ai filtri in banda di ottava (31,5 Hz – 8 kHz) o 1/3 ottava (25 Hz – 16 kHz).

Grazie alla memoria interna si possono memorizzare tutti i parametri del rumore come ad esempio XF, LXFmn, LXFmx, LXS, LXSmn, LXSmx, LXI, LXImn, LXImx, LXPk, LXMPk, LXeq, LXeq1s, LAE, LAEX, LF, LS, Leq, LASmx, LAeq, LCMPk, Leq, LGS, LGSmn, LGSmx, LIPk, LIMPk, LGeq nelle tre costanti di tempo fast (F), slow (S) e impulse (I).

Il fonometro PCE-DSA 50 è alimentato da una batteria al NiMh da 6 V (durata circa di 24 ore) ricaricabile con un alimentatore da rete fissa; il che consente di effettuare molte misure anche in ambiente esterno, in assenza di una rete elettrica a 220 V prontamente disponibile.

Una volta terminata la registrazione dei parametri acustici si può collegare lo strumento al pc tramite il cavo USB e scaricare tutti i dati memorizzati, anche al fine di creare grafici e post elaborare i dati stessi in formato TXT o XLS.

Grazie ad un calibratore esterno si può tenere sempre sotto controllo il corretto funzionamento dello strumento e provvedere alla calibrazione così come previsto dalle norme di legge vigenti e dalle norme UNI applicabili.

Lo strumento può essere accompagnato da un certificato di taratura secondo gli standard ISO 9001.

More info: http://www.pce-italia.it/html/dati-tecnici-1/fonometro-pce-dsa50.htm

La Redazione di Ingegnere Ambientale

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REQUISITI ACUSTICI PASSIVI DEGLI EDIFICI. Mancato recepimento delle nuove norme UNI da parte del Legislatore

REQUISITI ACUSTICI PASSIVI DEGLI EDIFICI

Il Legislatore nazionale NON ha trovato il tempo, sino ad oggi, di rivedere – con le necessarie modifiche, correzioni e integrazioni – il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 dicembre del 1997 nonostante le norme tecniche internazionali ISO ed EN – rispettivamente valide a livello mondiale ed europeo – e quelle nazionali UNI (Ente di Unificazione Italiano) siano profondamente cambiate.

Molte norme tecniche espressamente richiamate nel succitato Decreto sono addirittura state abrogate e NON sono state sostituite da norme equivalenti, mettendo in serie difficoltà i tecnici competenti in acustica ambientale che si occupano di acustica architettonica e, in particolare, di collaudi acustici strumentali di nuovi edifici o di corpi di fabbrica sottoposti a interventi di risanamento, modifica o manutenzione straordinaria.

Misure di isolamento acustico normalizzato di facciata rispetto al tempo di riverbero, Dls,2m,nT

Misure di isolamento acustico normalizzato di facciata rispetto al tempo di riverbero, Dls,2m,nT

La difficoltà dei Professionisti abilitati al rilascio dei certificati di collaudo acustico, obbligatori dal 1997 e richiesti dalle amministrazioni comunali, attraverso i competenti uffici, solo da pochi anni, non è inferiore a quella di chi svolge attività di consulenza tecnica di parte o d’ufficio per i tribunali nell’ambito di procedimenti civili.

Resta il fatto che le norme attualmente in vigore sono assai restrittive e spesso disattese o trascurate; molti edifici – anche di nuova costruzione – non superano i collaudi acustici perché mal progettati, mal realizzati o semplicemente perché Professionisti e Imprese hanno omesso di contemplare gli aspetti legati all’isolamento acustico dell’edificio, anche nel caso di appalti di lavori pubblici (scuole, ospedali).

Per quanto concerne le civili abitazioni si rischiano contenziosi tra acquirente e venditore e un deprezzamento del corpo di fabbrica; se l’acquirente riesce a dimostrare, in seno a un procedimento civile, che l’edificio non è adeguatamente protetto dal rumore proveniente dall’esterno o dalle unità immobiliari vicine (soprastanti, sottostanti, adiacenti) può vedersi risarcire dal venditore dell’immobile un importo che può variare dal 10% al 30% del suo valore di contratto. Allorquando l’immobile presenta un vizio – tutt’altro che occulto – il Tribunale può infatti optare per un risarcimento del danno sotto forma di sconto sul valore dell’immobile, anche quando la transazione sia già avvenuta. A pagare il conto possono essere, in tali circostanze, l’Impresa esecutrice, il progettista e il direttore dei lavori.

Il DPCM 5/12/1997 prevede che ciascun edificio sia adeguatamente protetto dal rumore proveniente dall’ambiente esterno; a tal fine è previsto che la facciata possieda un adeguato isolamento acustico normalizzato (D2m,nT). Per il collaudo strumentale si posizionano i microfoni di un fonometro integratore a due metri di distanza della facciata e all’interno dell’ambiente di prova (stanza da letto, ecc.), in un numero adeguato di punti di misura e controllo. All’interno dell’ambiente di prova si misurano, tra gli altri, il tempo di riverbero (T60) e il rumore di fondo. Volendo semplificare il concetto, l’isolamento acustico di facciata esprime, in decibel, la differenza di livello sonoro tra l’esterno e l’interno dell’edificio e, per le civili abitazioni, esso è pari a 40 decibel (D2m,nT>40dB(A)).

Il valore dell’isolamento acustico normalizzato di facciata è funzione della destinazione d’uso dell’immobile (civile abitazione, scuola, ospedale, ecc.) ed è, generalmente, tanto più alto quanto più sensibili al rumore sono o possono essere gli occupanti dell’edificio: i degenti in un ospedale devono essere protetti dal rumore proveniente dall’ambiente esterno (traffico stradale, traffico aereo, industrie, ecc.) in misura maggiore rispetto alle persone operanti all’interno di un esercizio commerciale. Purtroppo il legislatore NON ha tenuto conto della classe di destinazione d’uso del territorio in cui ricade l’edificio, stabilendo valori identici sia nel caso in cui il corpo di fabbrica sia realizzato in zona industriale (VI classe di destinazione d’uso) sia nel caso in cui esso sia realizzato all’interno di un parco naturale (I classe di destinazione d’uso). Sarebbe più logico stabilire valori di isolamento acustico normalizzato di facciata differenziati per ciascuna delle 6 classi previste dal DPCM 14/11/1997: valori molto alti in V e VI classe di destinazione d’uso e valori molto bassi in II e I classe di destinazione d’uso del territorio. L’attuale normativa prevede che gli edifici siano tutti molto isolati acusticamente sia che ci si trovi in un’area industriale o vicino a una ferrovia, un aeroporto o un’autostrada sia che ci si trovi all’interno di un parco, ove si potrebbe addirittura avere interesse a far percepire agli occupanti di un dato edificio (baita, albergo) i rumori provenienti dall’ambiente esterno (fruscio delle foglie, versi di animali selvatici, acque, ecc.).

Le norme tecniche emanate qualche anno orsono – NON ancora recepite dal Legislatore – seguono tuttavia un approccio diverso, condivisibile sul piano formale, ma difettano non poco in relazione al mancato rapporto tra limiti di isolamento e zonizzazione acustica del territorio comunale prevista dalla L. 447/1995: gli edifici, secondo le norme UNI, sono classificati – analogamente a quanto avviene nel caso del risparmio energetico – in base a date classi di isolamento acustico passivo e non sono considerati “a norma”/”fuori norma” rispetto a un unico valore così come previsto dalle intransigenti disposizioni del DPCM 5/12/1997.

Grazie al nuovo approccio il progettista e il costruttore possono decidere di realizzare edifici con diverso isolamento acustico passivo a seconda del contesto ambientale (classe di destinazione d’uso) e del valore commerciale che si intende far assumere all’immobile per ragioni di opportunità senza incorrere nelle sanzioni previste attualmente nel caso in cui l’edificio non raggiunga, per uno o più parametri, i prefissati valori previsti per legge.

Per ora progettisti e costruttori devono tenere conto delle previsioni recate dal DPCM 5/12/1997, che stabilisce valori prefissati da rispettarsi per ciascuno dei seguenti parametri di prestazione acustica:

–          isolamento acustico normalizzato di facciata (D2m,nT);

–          isolamento dal rumore di calpestio, che si misura mediante fonometri integratori posizionati nell’unità abitativa sottostante il solaio in cui una tapping machine genera un rumore di calpestio normalizzato (Lnp);

–          isolamento di partizioni verticali (pareti di separazione fra unità immobiliari adiacenti) e/o orizzontali (solai di separazione fra unità immobiliari) (R’w) che si misura producendo un “rumore rosa” nell’ambiente emittente e rilevando strumentalmente il livello di rumore nell’ambiente ricevente;

–          rumore generato dagli impianti a servizio dell’edificio a funzionamento discontinuo (LASmax) o continuo (LAeq), che si misura con fonometri posizionati in ambienti di prova durante il funzionamento degli impianti stessi.

Dura lex, sed lex.

Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI

(Tecnico competente in acustica ambientale)

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Esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno. DPCM 01/03/1991

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 1991. Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno.

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Non applicabilità dei requisiti acustici passivi nei rapporti di compravendita fra privati

Rilievi fonometrici. Acustica architettonica. Misure di isolamento acustico (fonte: SIAC A. A. MUNTONI & Partners - Cagliari)

Rilievi fonometrici. Acustica architettonica. Misure di isolamento acustico (fonte: SIAC A. A. MUNTONI & Partners – Cagliari)

Con Sentenza n. 10/2013 del 22/05/2013 la Corte Costituzionale ha impugnato (Udienza Pubblica del 10/04/2013, Presidente: GALLO, Redattore: MATTARELLA) l’art. 15, c. 1°, lett. c), della legge 04/06/2010, n. 96 (Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 25 giugno 2010, n. 146 – Supplemento Ordinario, n. 138) recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2009”, sostitutivo dell’art. 11, c. 5°, della legge 07/07/2009, n. 88 avente ad oggetto la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti.

Con la Sentenza n. 10/2013 viene sancita l’illegittimità costituzionale della norma che prevedeva l’inapplicabilità nei rapporti tra privati e, in particolare, fra costruttori – venditori e acquirenti di alloggi delle previsioni recate dal DPCM 05/12/1997 sino all’emanazione dei decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di acustica architettonica.

La Corte Costituzionale dichiara che la norma impugnata aveva il valore di “previsione autoqualificata come interpretativa”, anche se in realtà si trattava di norma “innovativa con efficacia retroattiva“.

Andrea Alessandro MUNTONI

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