Campi Elettromagnetici

Assorbimento del campo elettromagnetico da parte delle strutture degli edifici (D.M. 05/10/2016)

La Legge 17/12/2012, n. 221, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (pubblicata sul S.O. n. 208 della G.U. n. 294 del 18/12/2012), ha convertito in legge, con (poche) modificazioni, il Decreto Legge n. 179 del 18/10/2012 di interesse per quanto riguarda la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz.

Di recente, con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare del 05/10/2016 (pubblicato nella G.U. del 27/10/2016, n. 252) sono state approvate le Linee Guida sui valori di assorbimento del campo elettromagnetico da parte delle strutture degli edifici basate sugli studi e sperimentazioni effettuate dalle agenzie regionali e provinciali per l’ambiente dall’ISPRA.
Il Decreto Ministeriale in parola affronta per la prima volta in maniera compiuta il problema legato all’assorbimento (attenuazione) dei campi elettromagnetici (CEM) generati da impianti posizionati sulle coperture di edifici (per es. antenne per la telefonia mobile) che possono dare luogo a significativi livelli di esposizione della popolazione che occupa tali edifici o gli edifici contermini, in linea di vista con l’antenna, ovvero per i quali la retta congiungente l’antenna ed un punto posto all’interno dell’edificio non intercetta altro ostacolo se non la parete (con o senza finestre o altre aperture).
Si definisce PARETE CON FINESTRA qualunque porzione di parete/copertura di un edificio, in corrispondenza di un piano dell’edificio stesso, in cui siano presenti aperture. Tutto ciò premesso, nel caso in cui per pareti e coperture con finestre o altre aperture di analoga natura il Gestore dell’impianto adotti fattori di attenuazione diversi da zero, compresi comunque nell’intervallo 0÷3 dB, le Agenzie Regionali per l’Ambiente (ARPA) o Agenzie Provinciali per l’Ambiente (APPA) competenti per territorio (per es. ARPAS nel caso ella Sardegna) potranno provvedere al rilascio del parere ambientale di propria competenza vincolando la validità dello stesso alla effettuazione di misurazioni strumentali, una volta che l’impianto è attivo, volte alla verifica del rispetto dei limiti e quindi alla correttezza dei fattori di attenuazione utilizzati. In atri termini, il valore dei CEM stimato per ciascun edificio esposto che presenti finestre o abbaini, non potranno essere attenuati se non in casi particolari restando inteso che le eventuali attenuazioni proposte dovranno essere indicate da parte di un professionista competente e abilitato e sottoposte, se del caso, a verifica strumentale una volta messo in esercizio l’impianto. Tale attività di controllo sarà – per espressa previsione normativa – a carico del gestore stesso.
Nel caso di pareti e coperture senza finestre, o altre aperture di analoga natura, per tenere conto delle differenti proprietà schermanti offerte dai materiali in funzione della frequenza, sulla base anche della letteratura disponibile, si adottano i seguenti due diversi fattori di riduzione:

  • in prossimità di impianti con frequenza di trasmissione superiori a 400 MHz: 6 dB (leggi: 6 decibel);
  • pareti e coperture senza finestre, o altre aperture di analoga natura, in presenza di segnali a frequenze inferiori a 400 MHz: 3 dB.

Un’altra importante novità è rappresentata dal fatto che i limiti di esposizione di cui alle tabelle 1, 2 e 3 dell’allegato B del DPCM 08/07/2003 recante “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz”, devono – d’ora innanzi – essere rilevati alla sola altezza di 1,50 m sul piano di calpestio.
Le linee guida di cui al D.M. 05/10/2016 saranno aggiornate – secondo le previsioni normative – con periodicità semestrale con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Le tecniche di misurazione e di rilevamento da adottare per la valutazione dei livelli di esposizione ai campi elettromagnetici cui potrebbe essere esposta la popolazione sono indicate nella norma CEI 211-7 o specifiche norme emanate successivamente dal Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI).

Andrea Alessandro MUNTONI

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Esposizione ai campi elettromagnetici (Decreto Legislativo n. 159/2016)

Premessa

Nella G.U. del  18/08/2016, n. 192 è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 159/2016 del 01/08/2016 recante “Attuazione della direttiva 2013/35/UE sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici, CEM) e che abroga la direttiva 2004/40/CE”.

La norma in parola discende – come quasi tutta la legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro – dal recepimento da parte dell’Italia, in quanto Stato membro dell’UE, della direttiva 2013/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (ventesima direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE); essa abroga la direttiva 2004/40/CE.

In conseguenza dell’entrata in vigore dell’anzidetto D.Lgs. 159/2016 sono apportate innumerevoli modificazioni, alcune delle quali di rilevante importanza e interesse per i Datori di lavoro e i servizi di prevenzione e protezione (SPP), al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (cosiddetto Testo Unico per la Sicurezza).

Campo di applicazione

Per “campi elettromagnetici” si intendono – ex lege – i campi elettrici statici, i campi magnetici statici e i campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo con frequenze sino a 300 GHz.

Il Decreto in parola chiarisce che esso riguarda e determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione – durante il lavoro – ai campi elettromagnetici  con frequenze che vanno da 0 Hz a 300 GHz, come definiti dall’articolo 207 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Effetti biofisici diretti e indiretti

Le disposizioni di cui trattasi riguardano la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori dovuti agli effetti biofisici diretti e agli effetti indiretti noti provocati dai campi elettromagnetici.

Effetti biofisici diretti

Gli “effetti biofisici diretti” sono provocati direttamente nel corpo umano a causa della sua presenza all’interno di un campo elettromagnetico, e comprendono:

1) effetti termici, quali il riscaldamento dei tessuti a causa dell’assorbimento di energia dai campi elettromagnetici nei tessuti medesimi;

2) effetti non termici, quali la stimolazione di muscoli, nervi e organi sensoriali. Tali effetti possono essere di detrimento per la salute mentale e fisica dei lavoratori esposti; inoltre, la stimolazione degli organi sensoriali può comportare sintomi transitori quali vertigini e fosfeni. Tali effetti possono generare disturbi temporanei e influenzare le capacità cognitive o altre funzioni cerebrali o muscolari e possono, pertanto, influire negativamente sulla capacità di un lavoratore di operare in modo sicuro. Verrebbe da pensare – e forse non è prematuro farlo – che gli effetti non termici dovrebbero essere contemplati nell’ambito della valutazione del rischio stress lavoro – correlato (SLC).

3) correnti negli arti.

Effetti biofisici indiretti

Gli “effetti indiretti” sono invece provocati dalla presenza di un oggetto in un campo elettromagnetico, che potrebbe essere causa di un pericolo per la salute e sicurezza, quali:

1) interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici, compresi stimolatori cardiaci e altri impianti o dispositivi medici portati sul corpo;

2) rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici all’interno di campi magnetici statici;

3) innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori). Il problema è sempre stato attenzionato – sin dagli anni novanta del XX secolo – da chi fa uso di esplosivi sia in ambito civile che militare, soprattutto dopo l’avvento dei telefoni cellulari (portatili), potenzialmente in grado di innescare correnti nei circuiti (chiusi) di sistemi di brillamento degli esplosivi.

4) incendi ed esplosioni dovuti all’accensione di materiali infiammabili a causa di scintille prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche;

5) correnti di contatto.

Valutazione del rischio

Nell’ambito della valutazione dei rischi di cui all’articolo 181 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., il datore di lavoro valuta tutti i rischi per i lavoratori derivanti da campi elettromagnetici sul luogo di lavoro e, quando necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori.

Qualora non sia possibile stabilire con certezza il rispetto dei VLE sulla base di informazioni facilmente accessibili, la valutazione dell’esposizione è effettuata sulla base di misurazioni o calcoli. La valutazione, la misurazione e il calcolo devono essere effettuati tenendo anche conto delle informazioni sull’uso e sulla sicurezza rilasciate dai fabbricanti o dai distributori delle attrezzature, ovvero dei livelli di emissione indicati in conformità alla legislazione europea, ove applicabili alle condizioni di esposizione sul luogo di lavoro o sul luogo di installazione.

Nell’ambito della valutazione del rischio per i lavoratori di cui all’articolo 181 del D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro deve prestare particolare attenzione ai seguenti elementi:

  1. a) la frequenza, il livello, la durata e il tipo di esposizione, inclusa la distribuzione sul corpo del lavoratore e sul volume del luogo di lavoro;
  2. b) i valori limite di esposizione e i valori di azione di cui all’articolo 208 del D.Lgs. 81/2008;
  3. c) effetti biofisici diretti;
  4. d) tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rischio; eventuali effetti sulla salute e la sicurezza dei lavoratori esposti a rischi particolari, con particolare riferimento a soggetti portatori di dispositivi medici impiantati, attivi o passivi, o dispositivi medici portati sul corpo e le lavoratrici in stato di gravidanza;
  5. e) qualsiasi effetto indiretto di cui all’articolo 207, comma 1, lettera c del D.Lgs. 81/2008);
  6. f) l’esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici;
  7. g) la disponibilità di azioni di risanamento volte a minimizzare i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici;
  8. h) informazioni adeguate raccolte nel corso della sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 211 del D.Lgs. 81/2008;
  9. i) informazioni fornite dal fabbricante delle attrezzature;
  10. l) altre informazioni pertinenti relative a salute e sicurezza;
  11. m) sorgenti multiple di esposizione;
  12. n) esposizione simultanea a campi di frequenze diverse.

Grandezze fisiche di riferimento

Per quanto concerne i campi elettrici ambientali o campi elettrici interni (cioè presenti all’interno del corpo (in situ) a seguito dell’esposizione al campo elettrico ambientale), il Legislatore prevede specifici valori di intensità del campo elettrico (E) da non superarsi o da cui far discendere specifiche azioni a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. L’intensità di campo elettrico (E) è una quantità vettoriale che corrisponde alla forza esercitata su una particella carica indipendentemente dal suo movimento nello spazio; è espressa in volt per metro [V/m].

Analoghe considerazioni e relative tabelle sono date per quanto riguarda l’esposizione dei lavoratori agli effetti dell’induzione magnetica (B0) o per esposizione localizzata degli arti. Per chiarezza si precisa che l’induzione magnetica (B0)  è espressa in termini di valori efficaci (RMS) e la sua unità di misura è il Tesla [T]; è una grandezza vettoriale che determina una forza che agisce sulle cariche in movimento.

L’intensità di campo magnetico (H) è una grandezza vettoriale che, insieme all’induzione magnetica, specifica un campo magnetico in qualunque punto dello spazio. È espressa in ampère per metro [A/m]. Nello spazio libero e nei materiali biologici l’induzione magnetica (B0) e l’intensità del campo magnetico (H) sono intercambiabili in base alla seguente equivalenza:

1 A/m = 1,25 * 10-6 T

cioè, l’intensità di campo magnetico (H) pari a 1 Am-1 dà luogo a una induzione magnetica (B) pari a 4Π 10-7 T (cioè pari a 1,256 microtesla, avendo posto π = 3,1415).

Valori Limite di Esposizione (VLE)

I “Valori Limite di Esposizione (VLE)” sono i valori stabiliti sulla base di considerazioni biofisiche e biologiche, in particolare sulla base degli effetti diretti acuti e a breve termine scientificamente accertati, ossia gli effetti termici e la stimolazione elettrica dei tessuti.

Degno di nota appare il chiarimento circa il fatto che i VALORI LIMITE di ESPOSIZIONE (VLE) riguardano soltanto le relazioni scientificamente accertate tra effetti biofisici diretti a breve termine ed esposizione ai campi elettromagnetici; essi, pertanto, non si riferiscono alla protezione da eventuali effetti a lungo termine e ai rischi risultanti dal contatto con i conduttori in tensione, che dà casomai luogo a elettrocuzione, già disciplinato in altre parti dal D.Lgs. 81/2008 e per la protezione dai quali occorre progettare, installare, esercire e manutenere gli impianti elettrici e di messa a terra secondo le norme CEI applicabili caso per caso.

Il Legislatore, peraltro, distingue fra due tipologie di Valori Limite di Esposizione:

  • VLE relativi agli effetti sensoriali“, cioè al di sopra dei quali i lavoratori potrebbero essere soggetti a disturbi transitori delle percezioni sensoriali e a modifiche minori nelle funzioni cerebrali;
  • VLE relativi agli effetti sanitari“, cioè al di sopra dei quali i lavoratori potrebbero essere soggetti a effetti nocivi per la salute, quali il riscaldamento termico o la stimolazione del tessuto nervoso o muscolare.

I VLE per l’induzione magnetica esterna (B0) per frequenze comprese tra 0 e 1 Hz (cfr. Tabella A1 del D.Lgs. 159/2016), distinti per effetti sensoriali e sanitari, sono i seguenti:

VLE relativi agli effetti sensoriali [T]:

  • Condizioni di lavoro normali: 2 T
  • Esposizione localizzata degli arti: 8 T

VLE relativi agli effetti sanitari [T]:

  • Condizioni di lavoro controllate: 8 T.

I VLE relativi agli effetti sanitari per l’intensità di campo elettrico (E) interno a frequenze comprese tra 1 Hz e 10 MHz (cfr. Tabella A2 del D.Lgs. 159/2016) sono i seguenti essendo f la frequenza espressa in hertz [Hz] e tenendo presente che i VLE relativi agli effetti sanitari per il campo elettrico interno sono riferiti al valore spaziale di picco sull’intero corpo del soggetto esposto:

  • intervallo di frequenza: 1 Hz ≤ f < 3 kHz => VLE di picco relativo agli effetti sanitari = 1,1 [Vm-1 ]
  • intervallo di frequenza: 3 kHz ≤ f ≤ 10 MHz => VLE di picco relativo agli effetti sanitari =3,8 ×10-4 f [Vm-1 ].

I VLE relativi agli effetti sanitari, i VLE relativi agli effetti sensoriali sono riportati nell’allegato XXXVI, parti II e III del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Valori di azione (VA)

I “valori di azione (VA)” sono i livelli operativi stabiliti per semplificare il processo di dimostrazione della conformità ai pertinenti VLE e, ove appropriato, per prendere le opportune misure di protezione o prevenzione, distinguendo tra campi elettrici e campi magnetici.

Si precisa, a riguardo, che per quanto concerne i campi elettrici, per “VA inferiori” e “VA superiori” s’intendono i livelli connessi alle specifiche misure di protezione o prevenzione stabilite nel Decreto e che per quanto riguarda i campi magnetici, per “VA inferiori” s’intendono i valori connessi ai VLE relativi agli effetti sensoriali mentre per “VA superiori” i valori connessi ai VLE relativi agli effetti sanitari.

I VA sono riportati nell’allegato XXXVI, parti II e III del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Obblighi del Datore di lavoro

Il datore di lavoro deve assicurare che l’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici non superi i VLE relativi agli effetti sanitari e i VLE relativi agli effetti sensoriali di cui all’allegato XXXVI, parte II per gli effetti non termici e di cui all’allegato XXXVI, parte III per gli effetti termici.

Il Legislatore considera che i VLE siano rispettati qualora il datore di lavoro dimostri che i pertinenti VA di cui all’allegato XXXVI, parti II e III, non siano stati superati. Tuttavia, è previsto che nel caso in cui l’esposizione superi i VA, il datore di lavoro adotti misure in conformità dell’articolo 210, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 salvo che la valutazione effettuata in conformità dell’articolo 209, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 dimostri che non sono superati i pertinenti VLE e che possono essere esclusi rischi per la sicurezza.

A ben vedere le casistiche relative ai possibili superamenti dei VA e/o VLE e conseguenti misure di prevenzione e protezione  sono molte – troppe – e di difficile lettura e interpretazione; il che rende assai ardua un’applicazione chiara e pedissequa della norma in parola anche volendo agire in assoluta buona fede e con le migliori e più sincere intenzioni di tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori e, di riflesso, della popolazione. Sin troppe sono persino le deroghe al superamento dei VA e/o VLE, con la formula “ove giustificato dalla pratica o dal processo produttivo”, pur se a precise condizioni, anch’esse generiche e a maglie larghe.

Ad ogni modo l’incertezza di cui sopra è appena compensata dall’obbligo, a carico del Datore di lavoro, di comunica all’organo di vigilanza territorialmente competente il superamento dei valori di azione (VA) e dei valori limite di esposizione (VLE), mediante una relazione tecnico – protezionistica contenente:

  1. a) le motivazioni per cui ai fini della pratica o del processo produttivo è necessario (sic nel Decreto) il superamento temporaneo dei VA inferiori o degli VLE relativi agli effetti sensoriali;
  2. b) il livello di esposizione dei lavoratori e l’entità del superamento;
  3. c) il numero di lavoratori interessati;
  4. d) le tecniche di valutazione utilizzate;
  5. e) le specifiche misure di protezione adottate in conformità all’articolo 210 del D.Lgs. 81/2008;
  6. f) le azioni adottate in caso di sintomi transitori;
  7. g) le informazioni fornite ai lavoratori e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sulle situazioni di rischio di cui all’articolo 210-bis, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 81/2008.

Andrea Alessandro MUNTONI

 

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ESPOSIZIONE AI CAMPI ELETTROMAGNETICI. Proroga dei termini

Slitta al 31 ottobre 2013 l’obbligo di rispettare i valori limite e i valori di azione previsti per la tutela dei lavoratori dal rischio di esposizione a CEM.

Il Parlamento europeo, con l’emanazione della Direttiva 2012/11/UE del 19/04/2012, ha prorogato il termine entro il quale gli Stati membri dovranno assicurare l’entrata in vigore delle prescrizioni relative alla protezione dei lavoratori dall’esposizione a campi elettromagnetici (CEM) previste dalla direttiva 2004/40/CE, di cui il D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. al titolo VIII, ne recepisce i contenuti; il nuovo termine (originariamente stabilito per il 30 aprile 2012) è, pertanto, il 31 ottobre 2013.

Stazione di trasformazione per un’azienda industriale (Sardinia, Italy)

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