Rifiuti

Raccolta, trasporto, recupero, smaltimento e gestione integrata dei rifiuti.

Incentivi per lo  sviluppo di nuove tecnologie per il recupero dei RAEE

RAEE (cortesia SIACGI Muntoni & Partner - Cagliari)

RAEE (cortesia SIACGI Muntoni & Partner – Cagliari)

L’acronimo RAEE è entrato ormai nel nostro linguaggio quotidiano da almeno 3-4 anni grazie alle recenti novità normative che hanno cercato di incrementare il più possibile i tassi di raccolta di questa tipologia di rifiuto che noi tutti produciamo nelle nostre case e nelle nostre imprese.

Ciò di cui però spesso ci si dimentica è che oltre alla raccolta è importante procedere poi al loro recupero. Spesso questa parte della filiera ci è oscura, in alcuni casi ignota ed in altri preferiamo ignorarla lasciando ad altri il compito di occuparsene.

Cosa accade quindi ai RAEE che vengono raccolti e convogliati presso gli impianti di trattamento? In genere questi vengono disassemblati nelle loro componenti principali, vengono asportate le componenti più pericolose e poi il tutto viene avviato ad un trituratore in grado di ridurre ad una pezzatura ridotta ogni singolo RAEE al fine di poterne separare a valle le varie frazioni di materiali come rame, ferro, plastica ecc.; il processo in realtà è molto più complesso ma era necessario semplificare.

Ad oggi questa è la prassi, la normale chiusura del ciclo di recupero dei RAEE. C’è dell’altro? Questo è il solo sistema che abbiamo per trattare i RAEE?

In alcuni casi è possibile estrarre dalle schede elettroniche delle sostanze ad elevato valore economico al fine di poterlo immettere nuovamente sul mercato. Queste sostanze sono ad esempio oro, argento, rame, palladio, terre rare di vario tipo. Tutti questi materiali sono di primaria importanza per la produzione dei nostri dispositivi elettronici.

Di questi materiali e delle tecnologie alla base della loro estrazione dai RAEE ne abbiamo parlato in alcuni articoli presenti sul blog www.ambienterifiuti.wordpress.com.

Cercare di migliorare i processi di recupero di qualsiasi tipologia di rifiuto ha un costo in termini di ricerca, sviluppo, test e implementazione delle soluzioni innovative. Per le imprese italiane, in particolare in questo momento storico, è difficile ed in alcuni casi impossibile, pensare di avviare questi studi.

Fortunatamente, grazie all’introduzione del DM 25 Luglio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 188 del 12 Agosto 2016, il Ministero dell’Ambiente ha avviato i processi di incentivazione per le imprese coinvolte nella filiera dei RAEE per lo sviluppo di nuove tecnologie per il trattamento dei RAEE.

I contributi economici saranno erogati a favore di soggetti pubblici e privati, singoli o associati, operanti nella filiera di gestione dei RAEE ed istituti universitari e di ricerca.

Gli obiettivi dell’intervento da mettere in atto sono ad esempio:

  1. Massimizzare la quantità di materia recuperabile o riciclabile in uscita dagli impianti di recupero, riciclaggio e trattamento;
  2. Ottimizzare il consumo energetico dei processi di recupero, riciclaggio e trattamento;
  3. Ridurre i tempi ed il numero delle fasi dei processi di recupero, riciclaggio e trattamento;
  4. Ridurre i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Riuscire a massimizzare la quantità di materia recuperabile è importantissimo per poter incrementare il valore in uscita delle varie componenti, ma non solo in quanto ciò permetterebbe di ottenere la massima resa da ogni trattamento.

Ridurre invece il consumo energetico dei vari processi, permetterebbe alle imprese di essere più green ma anche di utilizzare processi più economici il che può avere solo ricadute positive sull’intera filiera. Ed ancora, se riuscissimo a ridurre tutti i tempi di trattamento delle varie fasi di lavorazione avremmo una ottimizzazione dei processi stessi che condurrebbero ad una riduzione di energia impiegata ma anche di risorse economiche investite. Per le imprese ciò potrebbe tradursi in vantaggi economici di non poco conto.

Infine, e forse non meno importante, qualsiasi innovazione tecnologica che sia in grado di ridurre al minimo i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori contribuirebbe a migliorare le condizioni di lavoro degli addetti della filiera ed anche di ridurre i costi legati alla sicurezza ma anche di ridurre le malattie professionali.

Questi incentivi quindi andrebbero sfruttati al massimo per poter potenziare le nostre imprese di trattamento RAEE.

I contributi saranno erogati a seguito di avviso pubblico con il quale saranno definiti i criteri, le modalità e le procedure per l’accesso ai suddetti contributi e le risorse stanziate annualmente dalla Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del Ministero dell’Ambiente.

I soggetti che possono richiedere i contributi, potranno farlo solo se i loro progetti sono finalizzati all’implementazione tecnologica per il raggiungimento degli obiettivi di recupero minimi già previsti del D.Lgs. 49/2014 e dovranno dimostrare di offrire la migliore soluzione tecnologica sotto i profili:

  • Tecnici
  • Economici
  • Ambientali

Ciò significa doversi impegnare per poter presentare sul mercato delle vere e proprie innovazioni.

E’ bene sottolineare però che i contributi non potranno essere richiesti per le attività preliminari di recupero ossia la cernita ed il deposito dei RAEE.

Nel momento in cui questo articolo viene scritto non sono presenti sul sito del Ministero dell’Ambiente bandi inerenti gli incentivi di cui si parla nel decreto. Dovremo pertanto attendere così da poter analizzare nel dettaglio le misure con le quali questi contributo vengono erogati e dare il via ad un processo di rivoluzione tecnologica dei nostri impianti in Italia.

L’innovazione tecnologica sappiamo bene essere importante in qualunque settore produttivo. Nel campo dei rifiuti assume un’importanza strategica in quanto poter massimizzare il recupero dei rifiuti elettronici ci assicurerebbe una maggior produzione di “MPS” o materie prime seconde ossia materiali da poter introdurre nuovamente nei cicli produttivi.

Come abbiamo più volte già affermato nel corso dei precedenti articoli, è importante poter recuperare quanto più possibile dai rifiuti elettronici e non solo, poiché non potremo estrarre materia prima vergine all’infinito dal nostro pianeta. E se questa è una considerazione puramente ambientale è bene considerare anche quella strettamente economica e che tocca da vicino ognuno di noi.

Sappiamo bene, perché in ogni servizio o articolo sui RAEE lo si ripete, che il ricambio tecnologico dei nostri dispositivi elettronici è elevatissimo. Grazie alla produzione di massa, ed all’accesso a tutte le materie prime necessarie per la produzione di ogni apparecchio, è possibile per noi utenti acquistare a prezzi accessibili tutti i dispositivi di cui abbiamo bisogno nella nostra vita quotidiana. Dal Televisore ultrapiatto, allo smartphone, al tablet, al pc portatile ecc. l’accesso a questi prodotti è garantito dalla presenza sul mercato di ogni singolo componente di cui ci sia bisogno.

Nel momento in cui una delle materie prime dovesse scarseggiare, il costo di produzione si impennerebbe perché l’accesso a quella particolare materia prima è divenuto costoso; di conseguenza anche il prezzo di vendita del prodotto finito sarà più elevato e non tutti potremmo accedervi.  Ciò potrebbe condurre ad un rallentamento anche dell’innovazione tecnologica poiché le imprese produttrici di AEE non avrebbero a disposizione i fondi necessari per poter investire in ricerca e sviluppo.

Questo è un classico scenario che dovrebbe farci riflettere. Oggi siamo in grado di acquistare un automobile ad un prezzo contenuto perché qualcuno anni addietro comprese che la produzione di massa avrebbe abbattuto i costi e perché le materie prime necessarie erano facilmente accessibili. Ciò si tradusse nella possibilità di far avvicinare al mercato dell’auto non solo i soggetti facoltosi ma anche le famiglie. E’ così che nacque il boom economico e successivamente quello tecnologico (chiaramente semplificando moltissimo). Nel momento in cui non potremo accedere alle materie prime di cui abbiamo bisogno, probabilmente potremmo assistere ad una involuzione del fenomeno.

Ecco il motivo per il quale dobbiamo essere in grado di procurarci da ogni RAEE tutte le materie prime estraibili. Oggi siamo in grado di triturare i RAEE e separare le componenti di cui essi sono composti; e se fossimo in grado di farlo spendendo meno energia? E se fossimo in grado di farlo riducendo il numero di fasi di cui l’intero trattamento necessità? E se fossimo in grado di estrarre rapidamente ed a basso costo (economico ed ambientale) le terre rare di cui le schede elettroniche sono composte?

Forse in quel caso potremmo iniziare a pensare che chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti elettronici non è poi così lontano come si pensa e potremo fare un ulteriore salto evolutivo nella scala tecnologica.

Ing. Vito la Forgia

v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

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Gestione dei rifiuti da attività minerarie

Miniera di campo Pisano (sullo sfondo la città di Iglesias, Sardegna, Italy)

Miniera di Campo Pisano (sullo sfondo la città di Iglesias, Sardegna, Italy)

Con l’emanazione del Decreto Legislativo n. 117 del 30/05/2008 recante “Attuazione della direttiva 2006/21/CE relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive e che modifica la direttiva 2004/35/CE” (G.U. del 07/07/2008, n.157) viene finalmente disciplinata la spinosa questione relativa alla gestione di depositi di materiali derivanti da attività di cava e mineraria, che per decenni era stata affrontata senza troppo riguardo per le problematiche ambientali connesse, in particolar modo, all’emissione di polveri e acque di percolazione, talora fortemente inquinate e scaricate o immesse sul suolo, nel suolo o nelle acque superficiali e sotterranee.

Il problema della gestione dei residui derivanti dal’estrazione di minerali di prima e seconda categoria e di trattamento dei minerali valorizzabili si è protratto nel tempo, a causa dell’inerzia da parte del Legislatore nazionale – ancorché incalzato dall’Unione Europea – e alla mancanza di controlli da parte degli Enti preposti, che talora non possono che certificare uno stato dell’ambiente degradato e talora finanche tale da poter arrecare danno alla salute ella popolazione. In Sardegna, fin dal tempo dei romani sfruttata per l’estrazione di minerali preziosi (oro, argento, piombo, zinco, ferro, rame), le miniere “abbandonate” e i relativi depositi di “sterili” (materiale solido o i fanghi che rimangono dopo il trattamento dei minerali per separazione, tra cui, a titolo di esempio la frantumazione, la macinazione, la vagliatura, la flottazione e altre tecniche fisico-chimiche,) per ricavare i minerali pregiati dalla roccia meno pregiata) sono distribuiti in tutto il territorio regionale e principalmente nel Sulcis – Iglesiente – Guspinese.

Il D.Lgs. 117/2008 stabilisce le misure, le procedure e le azioni necessarie per prevenire o per ridurre il più possibile eventuali effetti negativi per l’ambiente, in particolare per l’acqua, l’aria, il suolo, la fauna, la flora e il paesaggio, nonché eventuali rischi per la salute umana, conseguenti alla gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive.

Il D.Lgs. 117/2008 prevede espressamente, a tal fine, il divieto di abbandono, di scarico, di deposito e di smaltimento incontrollati dei rifiuti di estrazione sul suolo, nel suolo e nelle acque superficiali e sotterranee. I cumuli, le dighe, i bacini di decantazione e le strutture di deposito dei rifiuti di estrazione devono – per espressa previsione normativa – essere progettati, realizzati, attrezzati, resi operativi, utilizzati, mantenuti in efficienza e gestiti senza pericolo per la salute umana, senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, senza creare rischi per l’acqua, per l’aria, per il suolo, per la fauna e per la flora, senza causare inconvenienti da rumori o odori e senza danneggiare o compromettere il paesaggio e i siti di particolare interesse (naturalistico – storico – culturale – archeologico).

Miniera di Campo Pisano, Iglesias, Italia. Pozzi di estrazione e manufatti minerari (cortesia SIACGI Muntoni & Partner, Cagliari)

Miniera di Campo Pisano, Iglesias, Italia. Pozzi di estrazione e manufatti minerari (cortesia SIACGI Muntoni & Partner, Cagliari)

In concreto l’Organizzazione titolare della concessione mineraria o comunque l’operatore che gestisce l’area interessata dalle attività minerarie (anche pregresse) ha l’obbligo – ex lege – di pianificare l’attività di gestione dei rifiuti di estrazione basandosi, tra l’altro, sulle migliori tecniche disponibili (BAT), tenendo conto delle caratteristiche tecniche della struttura di deposito, della sua ubicazione geografica e delle condizioni ambientali locali, al fine di:
a) impedirne o ridurne, il più possibile, gli effetti negativi per l’ambiente e la salute umana;
b) prevenire incidenti rilevanti connessi alla struttura e limitare le conseguenze per l’ambiente e la salute umana;
c) gestire qualsiasi struttura di deposito dei rifiuti di estrazione anche dopo la chiusura fino al rilascio del sito in conformità a quanto previsto dal piano di gestione.

Il piano di gestione dei rifiuti di estrazione di cui all’art. 5 del D.Lgs. 117/2008 deve prevedere le misure tecniche, organizzative e procedurali per la riduzione al minimo della loro produzione nonché per il trattamento (quando possibile), il recupero (quando realizzabile) e lo smaltimento dei rifiuti stessi, nel rispetto dei princìpi e delle prerogative dello sviluppo sostenibile.

Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo n. 624/1996 (che disciplina le problematiche di sicurezza in cave e miniere a tutela dei lavoratori e prevede la redazione del Documento di Sicurezza e Salute), l’operatore deve individuare, per le strutture di deposito dei rifiuti minerari, i rischi di incidenti rilevanti e adottare, a livello di progettazione, di costruzione, di funzionamento e di manutenzione, di chiusura e nella fase successiva alla chiusura delle strutture stesse, le misure necessarie per prevenire tali incidenti e limitarne le conseguenze negative per la salute umana e l’ambiente, compresi eventuali impatti transfrontalieri, nonché per i lavoratori (mettendo in atto un sistema di gestione della sicurezza che attui il DSS).

Il Legislatore, dunque, con l’emanazione del succitato Decreto ha inteso promuovere una efficace ed efficiente gestione dei rifiuti derivanti dalle attività minerarie, senza dimenticare importanti aspetti quali la sicurezza dei lavoratori, ormai da considerarsi un imperativo categorico e un aspetto imprescindibile per qualsiasi attività e ancor più per quelle minerarie e di gestione dei rifiuti in genere.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Trasporto dei propri rifiuti

Autocompattatore per rifiuti. Quadri di comando, manovra e controllo (Fonte: SIACGI MUNTONI & Partner)

Autocompattatore per rifiuti. Quadri di comando, manovra e controllo (Fonte: SIACGI MUNTONI & Partner)

Ogni attività umana genera rifiuti. E’ un punto fermo e fondamentale che  non bisogna mai trascurare quando parliamo di gestione dei rifiuti o di punto di arrivo di tutti i nostri progetti che includano la riduzione della produzione dei rifiuti.

Se si parte da questo assunto appare chiaro che la riduzione della nostra impronta ambientale sul pianeta consiste, in gran parte, nel riuscire a produrre meno rifiuti o rifiuti altamente riciclabili. Ma non è solo questo, perché produrre meno rifiuti o produrne di riciclabili significa avere a disposizione anche degli impianti che siano in grado di trattarli, e facendo un ulteriore passo indietro, appare chiaro che in qualche maniera i rifiuti devono viaggiare dal luogo di produzione fino all’impianto. Questo “viaggio” rappresenta il cuore dell’articolo ossia il trasporto di rifiuti.

Il trasporto di rifiuti deve essere considerato in duplice chiave di lettura, da un lato abbiamo l’esigenza di ridurre al minimo le emissioni ed i percorsi al fine di tutelare l’ambiente che ci circonda, ma dall’altra dobbiamo considerare l’aspetto normativo che disciplina il trasporto.

Questa è la fase che per alcuni versi risulta spesso critica, sottovalutata e che invece è esposta a numerosi controlli da parte degli organi di vigilanza.

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Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

Pericolo - radiazioni“Ogni giorno in Italia si producono rifiuti radioattivi: negli ospedali, nelle industrie, nei laboratori di ricerca e nei vecchi impianti nucleari dismessi, oggi in via di smantellamento. Sullo smaltimento di questi rifiuti, tuttavia, il nostro Paese non è andato avanti. Non esiste, infatti, un’infrastruttura che permetta la loro messa in sicurezza definitiva. Oggi è possibile ripartire insieme, in quanto la legge ha previsto anche per l’Italia, come per la maggior parte degli altri Paesi europei, la realizzazione di un Deposito Nazionale unico, che permetterà di sostituire le decine di depositi temporanei che al momento custodiscono in via provvisoria i rifiuti radioattivi italiani. Che cos’è il Deposito Nazionale? Perché è necessario? Dove sarà realizzato? E come puoi partecipare alla scelta? Entra nel sito e trova tutte le risposte alle tue domande”.

Così si apre l’intro del sito web: www.depositonazionale.it

E iniziata ieri la campagna pubblicitaria informativa sul progetto del Deposito Nazionale. Partendo dalle principali reti televisive, ed allargandosi nel corso dei giorni, a carta stampata, radio e web per un periodo che ci condurrà fino alla fine del mese di novembre 2015, il lungo percorso di consultazione pubblica per la ricerca di un deposito nazionale unico per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, ha avuto il proprio avvio ad opera della Sogin.

La campagna pubblicitaria, di per sé molto particolare, mira a sottolineare il problema che da sempre affligge l’italia in tutte le circostanze, ossia il non aver saputo andare avanti (difatti quasi tutto il video, ad eccezione dell’ultima scena sono in slow motion ed al contrario) nella ricerca di una soluzione ai propri problemi.

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Modello Unificato di Autorizzazione Unica Ambientale (AUA)

Autorizzazione Unica Ambientale

Monitoraggio delle emissioni puntuali in atmosfera (fonte: SIACGI MUNTONI & Partner, Cagliari)

Autorizzazione Unica Ambientale (AUA)

Nel S.O. della G.U. n. 149 del 30/06/2015 è stato pubblicato il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri 8 maggio 2015, che riferisce in merito all’adozione del Modello semplificato e unificato per la richiesta di autorizzazione unica ambientale (AUA).

Il Modello Semplificato allegato al DPCM 08/05/2015 è stato adottato ai sensi dell’art. 10 del DPR 59/2013 recante “Regolamento AUA e per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle PMI”.

Appare quanto meno paradossale il fatto che entro il 30 giugno 2015 – si legge nell’articolo 1 del DPCM 08/05/2015 – le Regioni debbano adeguare i contenuti del proprio modello al nuovo Modello in relazione alle normative regionali di settore; il decreto in parola, infatti, è stato pubblicato solo il 30 giugno 2015!

Andrea Alessandro MUNTONI

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Classificazione dei RIFIUTI pericolosi. Regolamento n. 1357/2014 del 18/12/2014

Premessa

Il 19 dicembre 2014 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 365/89 è stato pubblicato il REGOLAMENTO (UE) n. 1357/2014 della COMMISSIONE del 18 dicembre 2014, che sostituisce l’allegato III della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive.Rifiuti Speciali (fonte SIACGI MUNTONI & Partner - Cagliari)

Caratteristiche di pericolo dei rifiuti

L’allegato III della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive elenca le caratteristiche di pericolo per i rifiuti e stabilisce che la classificazione dei rifiuti come pericolosi debba essere basata, tra l’altro, sulla normativa dell’Unione relativa alle sostanze chimiche, in particolare per quanto concerne la classificazione dei preparati come pericolosi, inclusi i valori limite di concentrazione usati a tal fine.

È necessario, secondo la Commissione Europea, mantenere il sistema con cui sono stati classificati i rifiuti e i rifiuti pericolosi in conformità dell’elenco dei tipi di rifiuti stabilito da ultimo dalla decisione 2000/532/CE della Commissione, al fine di favorire una classificazione armonizzata dei rifiuti e garantire una determinazione armonizzata dei rifiuti pericolosi all’interno dell’Unione.

L’allegato III della direttiva 2008/98/CE stabilisce che l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo H 4 («irritante»), H 5 («nocivo»), H 6 («tossico» e «molto tossico»), H 7 («cancerogeno»), H 8 («corrosivo»), H 10 («tossico per la riproduzione»), H 11 («mutageno») e H 14 («ecotossico») debba essere effettuata secondo i criteri fissati nell’allegato VI della direttiva 67/548/CEE del Consiglio del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose. L’allegato III della direttiva 2008/98/CE stabilisce che, ove pertinente, si applichino i valori limite di cui agli allegati II e III della direttiva 1999/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.

La direttiva 67/548/CEE e la direttiva 1999/45/CE devono sono state abrogate (cfr. considerando n. 5 del Regolamento UE n. 1357/2014 della Commissione del 18/12/2014, con effetto dal 1o giugno 2015 e sostituite dal Regolamento (CE) n. 1272/2008, che riflette i progressi tecnici e scientifici. A titolo di deroga, le due direttive possono applicarsi ad alcune miscele fino al 1o giugno 2017, in caso siano state classificate, etichettate e imballate in conformità della direttiva 1999/45/CE e già immesse sul mercato prima del 1o giugno 2015.

È necessario modificare l’allegato III della direttiva 2008/98/CE per adeguare di conseguenza le definizioni delle caratteristiche di pericolo allineandole, se del caso, al Regolamento (CE) n. 1272/2008 e sostituendo i riferimenti alla direttiva 67/548/CEE e alla direttiva 1999/45/CE con riferimenti al regolamento (CE) n. 1272/2008.

Per garantire l’adeguata completezza e rappresentatività anche per quanto riguarda le informazioni sui possibili effetti di un allineamento della caratteristica HP 14 «ecotossico» con il regolamento (CE) n. 1272/2008, è necessario – sostiene la Commissione – uno studio supplementare.

Le caratteristiche di pericolo da H 1 a H 15 definite nell’allegato III della direttiva 2008/98/CE dovrebbero essere ridenominate sostituendo l’attuale sigla H con la sigla HP, per evitare la possibile confusione con i codici delle indicazioni di pericolo di cui al regolamento (CE) n. 1272/2008.

Le denominazioni delle caratteristiche di pericolo ex H 5 («nocivo») e ex H 6 («tossico») dovrebbero essere modificate per allinearle con le modifiche della normativa sulle sostanze chimiche e, in particolare, con i nuovi codici di classe e categoria di pericolo di cui al regolamento (CE) n. 1272/2008.

È inoltre opportuno – nelle intenzioni della Commissione – introdurre nuove denominazioni per le caratteristiche di pericolo ex H 12 e ex H 15, in modo da assicurare la coerenza con la denominazione delle altre caratteristiche di pericolo.

Conclusioni

La nuova classificazione dei rifiuti (pericolosi) deve, a far data dal 1 giugno 2015, tenere in debita considerazione le previsioni recate dal REGOLAMENTO (UE) n. 1357/2014 della COMMISSIONE del 18 dicembre 2014; in difetto i soggetti obbligati (laboratori di analisi, produttori, detentori, commercianti, intermediari, trasportatori) potrebbero incorrere in sanzioni (anche di natura penale) previste dal D.Lgs. 152/2006, con possibili risvolti per l’Organizzazione anche in rapporto alle previsioni recate, in Italia, dal D.Lgs. 231/2001 e s.m.i. relativamente alla commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa per violazione delle norme ambientali e, in particolare, delle norme sulla gestione ei rifiuti. In ultimo, occorrerà probabilmente attendersi delle modifiche al SISTRI, nonché ai modelli di formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) e dei Registri di Carico e Scarico (RCS), che prevedono, al momento, l’indicazione delle caratteristiche di pericolosità con la lettera H seguita da un numero anziché dalle lettere HP seguite da un numero, come vuole il Regolamento n. 1357/2014.

Il Regolamento n. 1357/2014, che porta la firma del Presidente della Commissione Jean-Claude JUNCKER, è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri e, pertanto, anche in Italia e si applica a decorrere dal 1° giugno 2015.

Il testo integrale, in lingua italiana, del Regolamento n. 1357/2014 della Commissione Europea è pubblicato sul sito di EUR-Lex.

Andrea Alessandro MUNTONI

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