Gestione delle acque

Impianti di trattamentodelle acque reflue civili e industriali, trattamento delle acque di prima pioggia, scarichi idrici.

Piano di gestione delle acque della Sardegna

Costa rocciosa di Capo Caccia (Sardegna nord occidentale)

Il 31 gennaio 2017 è stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 25, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 27/10/2016 recante “Approvazione del secondo Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna“.

Il secondo Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna, predisposto ai sensi della direttiva 2000/60/CE e del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” costituisce lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico – operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le misure finalizzate a garantire, per l’ambito territoriale costituito dal distretto idrografico della Sardegna, il perseguimento degli scopi e degli obiettivi ambientali stabiliti ai sensi degli articoli 1 e 4 dell’anzidetta direttiva 2000/60/CE e del testé citato D.Lgs. 152/2006.
Le amministrazioni e gli enti pubblici hanno, peraltro, l’obbligo di conformarsi alle disposizioni del Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna.
Il Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna costituisce stralcio funzionale del Piano di bacino del distretto idrografico della Sardegna e ha valore di piano territoriale di settore. Si fa pertanto osservare – con un pizzico di disappunto – che con determinazione prot. n. 248 dell’8 luglio 2015 il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Direzione generale per le valutazioni ambientali, in qualità di Autorità competente, su parere della commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA – VAS n. 1808 del 12 giugno 2015, ha stabilito di escludere dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) il secondo Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna fissando alcune raccomandazioni per l’aggiornamento del medesimo.
Il Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Sardegna è pubblicato sul sito web del distretto idrografico della Sardegna, nonché sul sito dedicato del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; è depositato, in originale, presso la Presidenza della Regione Sardegna – Direzione generale Agenzia regionale del distretto idrografico della Sardegna (Via G. Mameli, 88 – 09123 Cagliari) e risulta disponibile in copia conforme presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (Via Cristoforo Colombo, 44 – 00147 Roma).
Andrea Alessandro MUNTONI
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Modello Unificato di Autorizzazione Unica Ambientale (AUA)

Autorizzazione Unica Ambientale

Monitoraggio delle emissioni puntuali in atmosfera (fonte: SIACGI MUNTONI & Partner, Cagliari)

Autorizzazione Unica Ambientale (AUA)

Nel S.O. della G.U. n. 149 del 30/06/2015 è stato pubblicato il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri 8 maggio 2015, che riferisce in merito all’adozione del Modello semplificato e unificato per la richiesta di autorizzazione unica ambientale (AUA).

Il Modello Semplificato allegato al DPCM 08/05/2015 è stato adottato ai sensi dell’art. 10 del DPR 59/2013 recante “Regolamento AUA e per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle PMI”.

Appare quanto meno paradossale il fatto che entro il 30 giugno 2015 – si legge nell’articolo 1 del DPCM 08/05/2015 – le Regioni debbano adeguare i contenuti del proprio modello al nuovo Modello in relazione alle normative regionali di settore; il decreto in parola, infatti, è stato pubblicato solo il 30 giugno 2015!

Andrea Alessandro MUNTONI

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Informazione sulle apparecchiature per il trattamento dell’acqua destinata al consumo umano

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato la versione definitiva delle Linee Guida per l’informazione sulle apparecchiature per il trattamento dell’acqua destinata al consumo umano.
Queste Linee Guida costituiscono un documento di fondamentale importanza nella gestione dei rapporti e delle informazioni da garantire all’installatore e soprattutto all’utente finale, per quanto attiene alle apparecchiature di trattamento dell’acqua potabile.
Viene posta particolare attenzione alla chiarezza e correttezza delle informazioni da fornire al consumatore finale in modo tale che coscientemente comprenda quale apparecchiatura faccia realmente al caso suo e l’entità della manutenzione necessaria per poterne garantire il corretto funzionamento.
In tal senso si ricorda che il capitolo più importante è il capitolo 5 “Pubblicità delle apparecchiature”, che costituisce il rimando più forte al Codice del Consumo a tutela dell’utilizzatore finale.
Queste Linee Guida sono anche un utile strumento per porre in evidenza come apparecchiature che ancora oggi vengono commercializzate con pubblicità che rimandano ad incredibili effetti sulla salute (e che a volte scaturiscono nell’esoterico), sono in realtà dispositivi quanto meno dai risultati discutibili e, comunque, non consentiti ai sensi del DM 25/12.
Si ricorda che qualsiasi effetto benefico venga garantito dall’utilizzo di una apparecchiatura deve far riferimento a precisi standard tecnici nazionali, internazionali o comunque documenti dell’OMS; questo esclude decine di apparecchiature che ciclicamente si presentano sul mercato per poi sparire.
Per quanto riguarda i trattamenti fisici anticalcare, si rimanda alla definizione presente a pagina 46 del documento, che chiarisce molto bene la situazione.

A cura di:

Fontenergy

Fontenergy S.r.l.
Via Puccini 48
09128 Cagliari
Tel 070 343037

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DECRETO-LEGGE 21 giugno 2013, n. 69 “del fare” coordinato con la LEGGE di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (AMBIENTE)

Testo del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 144 del 21 giugno 2013), coordinato con la legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (in questo stesso S.O. alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia». (13A07086)  (GU Serie Generale n.194 del 20-8-2013 – Suppl. Ordinario n. 63), con riferimento alle sole norme in materia di AMBIENTE, ACQUE SOTTERRANEE e TERRE E ROCCE DA SCAVO (*)

Art. 41 Disposizioni in materia ambientale

[GESTIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE EMUNTE, ndr]

1. L’articolo 243 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
«Art. 243 (((Gestione delle acque sotterranee emunte).)) –

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IL DISSESTO IDROGEOLOGICO DELLA RADA DI ALGHERO. Un esempio di insostenibilità del management costiero (*)

INTRODUZIONE

Le ragioni dell’attuale stato di dissesto strutturale del litorale sabbioso di Alghero non possono essere ricercate solo nell’evoluzione dei processi naturali. Esse sono infatti da ricondurre soprattutto alla sostanziale incapacità di adottare nel tempo una strategia sostenibile di management costiero. Più precisamente la responsabilità sta nel non aver assunto decisioni pianificatorie e tali da garantire, sul medio e sul lungo periodo, la conservazione dell’assetto fisico della spiaggia, cioè le configurazioni naturali derivanti dagli “equilibri” geosedimentologici, morfodinamici ed idraulici, di per sé in evoluzione naturale (e come tali, sarebbe meglio definirli una volta per tutte squilibri piuttosto che equilibri dinamici) verso una lenta retrocessione costiera del litorale sabbioso, a meno di prevalenti apporti detritici dai sistemi idrografici. In sostanza, quantunque mai ufficialmente e perentoriamente dichiarato, chi deve oggi essere messa in discussione è la funzionalità ovvero la congruità della stratificazione di tutte le opere realizzate in ambito marittimo all’interno della Rada di Alghero. Dunque ciò che si deve sottoporre a discussione è l’effetto cumulativo nello spazio, differito o immediato nel tempo, di tutte le concessioni autorizzate da almeno 40 anni a questa parte sul Demanio Marittimo. In particolare l’accento va posto sulla localizzazione e sulla estensione di alcune di esse (soprattutto in rapporto all’assetto geomorfologico ed idraulico). In altri termini, ferma restando la naturale responsabilità del moto ondoso, in assenza di significativi recapiti sedimentari dai fiumi, la causa innescante dell’accelerazione dell’arretramento naturale della linea di costa deve ritenersi la sostanziale incongruità delle opere portuali e di buona parte di quelle poste a sua difesa, ideate e progettate per la soluzione di contingenze talora conflittuali piuttosto che in base ad esigenze previdenti ed integrate di lungo corso.

ANALISI STORICA SPEDITIVA

La dinamica di retrocessione costiera che ha interessato la Rada di Alghero negli ultimi trent’anni circa è particolarmente evidente, in termini generali, già facendo ricorso al confronto diacronico delle immagini aeree dagli anni ‘60 ad oggi. Per evidenti ragioni legate alla stagionalità dei regimi anemologici e degli equilibri morfodinamici marittimi naturali, è bene, tuttavia, rifarsi anche ad una moltitudine di controlli visivi a carattere storico. E’ per tale ragione che ho avuto la necessità di ricorrere al personale archivio di riscontri de visu e di informazioni correlate, registrate dal 1980 a oggi. In primo luogo l’analisi suggerisce con una certa chiarezza l’ipotesi di un legame causale fra espansioni delle strutture aggettanti portuali e incremento della deformazione della linea di costa. In secondo luogo, nell’ambito di tale dinamica, è possibile collegare la posa in opera di strutture difensive del litorale allo sviluppo di nuovi dissesti o all’incremento di precedenti in settori limitrofi “scoperti” cioè fatti salvi dalle opere di difesa. Le osservazioni diacroniche ed i riferimenti alla cronologia delle opere portuali documentano, infatti, l’innesco di un’anomala retrocessione costiera proprio a partire dal 1983[1], con spiccata evidenza in corrispondenza del Lido di San Giovanni.

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ACQUE. Scarichi di acque reflue industriali in fognatura, in acque superficiali (fiumi, laghi, mari) e sul suolo

Premessa

Lo scarico delle acque reflue civili o industriali senza preventivo trattamento può configurare reati contro l’ambiente sanzionabili penalmente; inoltre, se viene identificato e riconosciuto un reato – presupposto, la Società o l’Ente può essere chiamato a rispondere ai sensi e per gli effetti delle disposizioni di legge sulla responsabilità amministrativa di enti e società (D.Lgs. 231/2001 e s.m.i.).

La materia degli scarichi idrici da acque industriali in fognatura, in acque superficiali o sul suolo è attualmente disciplinata dal D.Lgs. 152 del 03/04/2006  recante “Norme in materia ambientale” (S.O. n. 96 alla Gazzetta Ufficiale 14 aprile 2006, n. 88) e successive modifiche e integrazioni.

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