Responsabilità amministrativa

Responsabilità amministrativa di enti e società: modello di organizzazione, gestione e controllo; organismo di vigilanza; reati presupposto. Pubblica amministrazione: prevenzione della corruzione e dell’illegalità

Modello di Organizzazione Gestione e Controllo 231

Nel 2001 il Legislatore nazionale, in ottemperanza alle direttive comunitarie, ha recepito nel proprio ordinamento giuridico un provvedimento che prevede la responsabilità amministrativa – di natura PENALE – per enti e società, modificando il paradigma su cui è imperniato i codice penale secondo cui le sanzioni penali sono comminate ad personam; si tratta, in effetti, di una rivoluzione copernicana per l’ordinamento italiano.

Il disposto normativo di cui trattasi è il Decreto Legislativo n. 231 del 08/06/2001 recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”, pubblicato nella G.U. del 19/06/2001, n. 140.

In particolare si rammenta che l’art. 7 (Soggetti sottoposti all’altrui direzione e modelli di organizzazione dell’ente) del D.Lgs. 231/2001 e s.m.i. prevede (nei casi previsti dall’articolo 5, comma 1, lettera b) del medesimo decreto), che l’ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. Pertanto, nell’ambito di qualsivoglia Organizzazione, è fondamentale che l’Alta direzione aziendale assuma le proprie decisioni con la consapevolezza che la commissione di eventuali reati presupposto della responsabilità amministrativa potrebbero dare luogo a pesanti sanzioni penali – amministrative a carico dell’Ente (sospensione dell’attività, divieto a contrarre con la PA, sequestro per equivalente del profitto illecito, revoca di autorizzazioni e licenze, ecc.).
In ogni caso – precisa il Legislatore – è esclusa l’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l’Organizzazione, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo (MOGC) idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
Il modello 231 deve prevedere, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio che possano comportare la responsabilità amministrativa per l’Organizzazione; a tal fine l’efficace controllo sull’attuazione del MOGC 231 è affidata a un Organismo di Vigilanza – composto da figure di alto spessore culturale e competenze adeguate alla natura dell’incarico da ricoprire (ingegneri gestionali/ambientali/esperti in sicurezza, dottori commercialisti, avvocati).
L’efficace attuazione del modello richiede, infatti:
a) una verifica periodica e l’eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività;
b) un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Responsabilità amministrativa. Organismo di Vigilanza 231

1.1         Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza

1.1.1          Potere di autoregolamentazione

Il principale potere dell’Organismo di Vigilanza è l’auto – regolamentazione e definizione delle procedure operative interne all’OdV stesso, al fine di garantire il più efficace controllo sull’attuazione del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231 (MOGC 231) implementato al fine di prevenire i reati presupposto della responsabilità amministrativa previsti dal D.Lgs. 231/2001 e s.m.i.

SIACGI_231_2001In particolare l’OdV ha competenza in merito alle:

    • modalità di documentazione delle proprie attività, delle proprie valutazioni e decisioni;
    • modalità di comunicazione e rapporto diretto con ogni struttura aziendale, nonché di acquisizione di informazioni, dati e documentazioni dalle strutture aziendali;
    • modalità di coordinamento con gli Amministratori e l’Alta direzione aziendale nonché con il Collegio Sindacale e i Revisori dei conti (allorquando previsti);
    • modalità di partecipazione alle riunioni di detti organi, per iniziativa dell’Organismo di Vigilanza stesso;
    • modalità di organizzazione delle proprie attività di vigilanza e controllo, nonché di rappresentazione dei risultati delle attività svolte;
    • modalità di convocazione dei Soggetti apicali riguardo a processi o situazioni di cui l’OdV sia venuto  conoscenza durante lo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo che richiedano approfondimenti o chiarimenti.

1.1.2          Potere di vigilanza e controllo

Accanto al potere di autoregolamentazione, quello di vigilanza e controllo indipendenti, non subordinati ad alcuno né ad alcuna funzione aziendale, sono relativi, in particolare:

    • all’osservanza delle prescrizioni del Modello 231 da parte dei Destinatari, in relazione alle diverse tipologie di reato contemplate dal Decreto;
    • alla reale efficacia ed effettiva capacità del Modello, in relazione alla struttura aziendale, di prevenire la commissione dei reati di cui al Decreto;
    • all’opportunità di aggiornamento del Modello, in relazione alle mutate condizioni aziendali e alle novelle legislative e regolamentari o alla giurisprudenza consolidata.

1.1.3          Verifiche e controlli

Al fine di svolgere adeguatamente il proprio mandato, l’Organismo di Vigilanza deve effettuare un controllo periodico delle singole aree valutate come sensibili (in quanto a rischio di commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa) verificando l’effettiva adozione e corretta applicazione – da parte dei soggetti onerati – dei protocolli 231 (che fanno parte integrante e sostanziale de MOGC 231) e delle richiamate procedure e istruzioni tecniche dei sistemi di gestione per la qualità (ISO 9001), di gestione ambientale (ISO 14001) e di gestione della sicurezza (OHSAS 18001) ovvero del Sistema di Gestione Integrato qualità – ambiente – sicurezza.

In particolare, l’Organismo di Vigilanza ha il compito di:

  1. raccogliere, elaborare, conservare e aggiornare ogni informazione rilevante ai fini della verifica dell’osservanza del Modello;
  2. condurre ricognizioni sull’attività aziendale, in particolare verificando e controllando periodicamente – secondo un programma di attività triennale – le aree sensibili e le operazioni a rischio individuate nel Modello, anche con interventi, controlli e visite a sorpresa;
  3. verificare e controllare periodicamente il rispetto delle prescrizioni di cui al Codice Etico;
  4. vigilare sulla diffusione del Codice Etico e del Modello sia all’interno che presso parti terze;
  5. proporre l’ aggiornamento del Codice Etico quando se ne ravvisi la necessità, anche in relazione agli esiti delle attività di vigilanza e controllo;
  6. effettuare periodicamente verifiche mirate su determinate operazioni o specifici atti posti in essere dalla Società, soprattutto nell’ambito delle attività sensibili, i cui risultati devono essere riassunti in un apposito rapporto da esporsi in sede di reporting agli organi societari deputati con cadenza semestrale;
  7. verificare e controllare la regolare tenuta ed efficacia di tutta la documentazione inerente le attività/operazioni individuate nel Modello;
  8. istituire specifici canali informativi “dedicati”, diretti a facilitare il flusso di segnalazioni e informazioni verso l’Organismo, come di seguito meglio specificato;
  9. segnalare tempestivamente alla Società ogni informazione rilevante al fine del corretto svolgimento delle proprie funzioni e in generale qualsiasi violazione del Modello che sia ritenuta fondata dall’Organismo stesso, di cui sia venuto a conoscenza;
  10. coordinarsi con le altre funzioni aziendali (anche attraverso apposite riunioni), attraverso il Comitato 231, per il miglior monitoraggio delle attività in relazione alle procedure stabilite nel Modello;
  11. trasmettere, con periodicità almeno semestrale, all’Amministratore (Presidente del CdA, Amministratore unico, ecc.) e al Collegio Sindacale una relazione in ordine alle attività svolte, alle segnalazioni ricevute e alle sanzioni disciplinari proposte (connesse con comportamenti rilevanti ai fini di cui al Decreto e in violazione del Codice Etico o del MOGC) eventualmente irrogate dai soggetti competenti, ai necessari e/o opportuni interventi correttivi e migliorativi del Modello e al loro stato di realizzazione;
  12. proporre le variazioni da apportare al Modello in conseguenza di significative violazioni delle prescrizioni del Modello adottato o modificazioni dell’assetto interno della Società ovvero delle modalità di svolgimento delle attività aziendali nonché per effetto di modifiche normative;
  13. rendersi disponibile – a fronte del giusto compenso – per apportare al MOGC tutte le modifiche e integrazioni o aggiornamenti necessari in relazione all’evoluzione normativa o agli esiti delle attività di vigilanza e controllo ovvero per mutate condizioni dell’organizzazione aziendale o per l’introduzione di nuove aree a rischio di commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa;
  14. rendersi disponibile – a fronte del giusto compenso – a svolgere direttamente attività di informazione, formazione e sensibilizzazione sul MOGC e sul Codice Etico.

L’Organismo di Vigilanza ha altresì il compito di:

  1. emanare o sollecitare l’emanazione di disposizioni procedurali attuative dei princìpi e delle regole contenute nel Modello e nel Codice Etico, le quali dovranno essere coerenti con le regole e le procedure aziendali già in vigore;
  2. interpretare la normativa rilevante e valutare l’adeguatezza del Modello a tali prescrizioni normative, segnalando alla Società le possibili aree di intervento;
  3. indicare al management le opportune integrazioni ai sistemi di gestione delle risorse finanziarie (sia in entrata che in uscita), per introdurre alcuni accorgimenti idonei a rilevare l’esistenza di eventuali flussi finanziari atipici;
  4. predisporre modelli di documenti utili al perseguimento delle proprie finalità.

1.1.4          Formazione

L’Organismo di Vigilanza ha il compito di:

  1. promuovere programmi di formazione del personale rispetto ai contenuti del Modello adottato dalla Società e all’importanza della sua concreta attuazione;
  2. monitorare le iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello.

1.1.5          Sanzioni

L’OdV deve coordinarsi con il management aziendale per valutare la possibilità di adozione di sanzioni disciplinari a carico di soggetti che si siano resi colpevoli della mancata attuazione del MOGC o del Codice Etico, fermo restando che la competenza per l’irrogazione della sanzione e l’attivazione del relativo procedimento disciplinare non è dell’OdV.

Il soggetto su cui ricade la responsabilità di irrogare le sanzioni proposte dall’OdV deve comunicare all’OdV se e quale sanzione sia stata irrogata.

L’Organismo di Vigilanza ha, come previsto dalla legge, autonomi poteri di iniziativa e controllo ai fini di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, ma NON ha poteri coercitivi o di intervento modificativi della struttura aziendale o sanzionatori nei confronti di Dipendenti, Amministratori o Organi Societari, poteri questi che sono demandati ai competenti Organi Societari o funzioni aziendali, secondo i protocolli previsti nel Modello.

1.1.6          Soggetti che possono concorrere allo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo

La Società, all’atto della nomina, deve valutare e riconosce che i componenti dell’Organismo di Vigilanza che intende nominare possiedano realmente le capacità specifiche necessarie in relazione alla peculiarità delle attribuzioni dell’Organismo di Vigilanza e dei connessi contenuti professionali delle attività di vigilanza e controllo da svolgere.

L’Organizzazione dovrebbe preferire la costituzione di Organismi di Vigilanza collegiali piuttosto che monocratici, composti da soggetti qualificati, in possesso di opportuna esperienza (almeno decennale) nei settori di competenza specifica, prevedendo la presenza di un ingegnere esperto in materia ambientale e in sicurezza sul lavoro, un avvocato penalista esperto in materia di 231 e un amministrativo, revisore dei conti ed esperto in bilancio e contabilità. Il Presidente dovrebbe avere già maturato esperienze in altri OdV e possedere una documetata esperienza in materia di responsabilità amministrativa, oltre ad essere iscritto al proprio albo professionale da almeno un decennio. In tal modo l’Organizzazione allontana da sè il rischio di incorrere nell culpa in eligendo, così vanificando lo sforzo per l’implementazione di un efficace MOGC 231.

Di norma il mandato dei componenti dell’OdV (esterni all’Organizzazione) è triennale, rinnovabile.

Con particolare riguardo ai profili di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, l’Organismo di Vigilanza potrà avvalersi della collaborazione di tutte le risorse che la Società ha attivato per la gestione dei relativi aspetti (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, Medico Competente, Addetti primo soccorso, Addetti alla gestione delle emergenze ed evacuazione). Per tutti gli altri profili (ambientali, gestionali, amministrativi, contabili, finanziari) si avvarrà, se necessario, del Gruppo di auditor aziendali, che risponderà del proprio operato all’OdV per quanto attiene alle attività di verifica (documentate) espressamente richieste dall’OdV stesso per il conseguimento dei propri fini. L’OdV, potrà anche avvalersi, al fine di verificare e controllare – sotto la propria responsabilità – i processi aziendali di professionisti esterni iscritti ai relativi albi professionali, con competenze specifiche nonché di società di servizi e laboratori di analisi, oltre che dotarsi di risorse competenti e quand’anche mezzi e strumenti per le attività di vigilanza e controllo in materia ambientale o di sicurezza nonché in materia di organizzazione aziendale, revisione, contabilità e finanza.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Responsabilità amministrativa degli Enti

Premessa

tn15104 - Salvataggio - Direzione orizzontaleCon il D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231, in attuazione della delega conferita al Governo con l’articolo 11 della Legge 29 settembre 2000, n. 300, è stata dettata la disciplina della “Responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”.

La disciplina recata dal D.Lgs. 231/2001 ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento italiano un regime di responsabilità amministrativa (riferibile sostanzialmente alla responsabilità penale, anche detta amministrativo – penale) a carico degli enti per alcuni reati commessi nell’interesse o a vantaggio degli stessi da:
a. “persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente stesso o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso” (cosiddetti soggetti apicali, ex art. 5, comma 1, lett. a), del D.Lgs. 231/2001);
b. “persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati” (cosiddetti soggetti sottoposti ad altrui direzione, ex art. 5, comma 1, lett. b), del D.Lgs. 231/2001).

Quadro sanzionatorio previsto dal D.Lgs. 231/2001

Il Decreto in parola esclude, tuttavia, la responsabilità dell’ente nel caso in cui il soggetto apicale o sottoposto ad altrui direzione abbia agito nel proprio esclusivo interesse o in quello di terzi, fermo restando che la responsabilità penale dei singoli è personale. La responsabilità della Società si aggiunge, tuttavia, a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto.

L’ampliamento della responsabilità introdotta dal D.Lgs. 231/2001 in aderenza alle raccomandazioni dettate dall’Unione Europea mira a coinvolgere nella punizione di taluni illeciti penali il patrimonio degli enti che abbiano tratto un vantaggio dalla commissione del reato.

Per tutti gli illeciti commessi è sempre prevista l’applicazione di una sanzione pecuniaria (sotto forma di quote); per i casi più gravi sono previste anche
a) delle misure interdittive quali la sospensione o la revoca di licenze e concessioni,
b) il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione,
c) l’interdizione dall’esercizio dell’attività,
d) l’esclusione o revoca di finanziamenti e contributi,
e) il divieto di pubblicizzare beni e servizi.

La responsabilità dell’Ente permane, anche se il reato è rimasto in fase attuativa di tentativo, salvo una riduzione, in tali casi, delle relative sanzioni comminate dal Giudice penale nell’ambito del procedimento penale che veda coinvolta l’Organizzazione.

Le seguenti sanzioni, a norma degli articoli 9 – 23 del D.Lgs. 231/2001, sono previste a carico della Società, in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati presupposto della responsabilità amministrativa:
1. sanzione pecuniaria
2. sequestro conservativo in sede cautelare;
3. sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni (con la precisazione che, ai sensi dell’art. 14, comma 1, D.Lgs. 231/2001, “Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l’illecito dell’ente”)

Sanzione pecuniaria

La sanzione pecuniaria è determinata dal giudice penale attraverso un sistema basato su “quote” in numero non inferiore a 100 (cento) e non superiore a 1000 (mille) e di importo variabile fra un minimo di 258,22 € a un massimo di 1.549,37 €.

Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina:
1. il numero delle quote, tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità della società nonché dell’attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti;
2. l’importo della singola quota, sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali della Società.

Sanzioni interdittive

Le sanzioni interdittive possono consistere in:
a. interdizione dall’esercizio dell’attività;
b. sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
c. divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
d. esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli concessi;
e. divieto di pubblicizzare beni o servizi;
f. confisca (e sequestro preventivo in sede cautelare);
g. pubblicazione della sentenza (in caso di applicazione di una sanzione interdittiva).

Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai soli reati per i quali siano espressamente previste (si tratta in particolare di: reati contro la Pubblica Amministrazione, taluni reati contro la fede pubblica quali la falsità in monete, delitti in materia di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, delitti contro la personalità individuale, reati in materia di sicurezza e salute sul lavoro, reati transnazionali) e purché ricorra almeno una delle seguenti condizioni:
1. la Società ha tratto dalla consumazione del reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all’altrui direzione quando, in tale ultimo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative;
2. in caso di reiterazione degli illeciti.

Il giudice determina il tipo e la durata della sanzione interdittiva tenendo conto dell’idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso e, se necessario, può applicarle congiuntamente (art. 14, comma 1 e comma 3, D.Lgs. 231/2001).

Esimenza dalla responsabilità amministrativa

Documentazione (3)L’esimenza dalla responsabilità amministrativa può aversi solo nel caso in cui l’Organizzazione abbia provveduto a implementare un efficace Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC 231) e a nominare un Organismo di Vigilanza (OdV), preferibilmente collegiale, composto da ingegneri, penalisti e amministrativi in possesso della necessaria esperienza, competenza, professionalità e indipendenza di giudizio e azione, dotato di poteri di iniziativa e di spesa adeguati alla natura del mandato ricevuto.

Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI

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Obbligo di addestramento dei lavoratori

Il legislatore ha previsto espressamente che per talune tipologie di lavori, per l’uso di macchine, attrezzature e impianti o dispositivi di protezione individuale nonché di sostanze o preparati pericolosi i lavoratori ricevano, da parte del Datore di lavoro (personalmente o avvalendosi di soggetti in possesso della necessaria esperienza e competenza e, talora, di adeguati titoli e riconoscimenti professionali), un adeguato addestramento.

L’addestramento dei lavoratori deve essere sempre documentato.

L’addestramento, di norma, segue le propedeutiche attività di informazione e formazione generale e specifica.

Il quadro sinottico che segue indica gli obblighi a carico del Datore di lavoro e del Dirigente e, di riflesso, dei lavoratori sottoposti ad addestramento, con specificazione, per ciascuno, delle sanzioni previste dal D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., che possono anche comportare l’arresto.

Tabella 1 – Addestramento dei lavoratori, soggetti obbligati e sanzioni applicabili

Adempimenti previsti dal D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Soggetti obbligati

Riferimenti normativi

Sanzioni previste dal D.Lgs. 81/2008

L’addestramento deve avvenire in occasione di costituzione del rapporto di lavoro Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 37 c. 4 lett. a) Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.315,20 a € 5.699,20 per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 55 c. 5 lett. c)
(Sanzione ricavabile dall’obbligo previsto per il datore di lavoro ex art. 37 c. 1)
L’addestramento deve avvenire in occasione dell’inizio di utilizzazione qualora si tratti di somministrazione di lavoro Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 37 c. 4 lett. a) Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.315,20 a € 5.699,20 per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 55 c. 5 lett. c)
(Sanzione ricavabile dall’obbligo previsto per il datore di lavoro ex art. 37 c. 1)
L’addestramento deve avvenire in occasione di trasferimento o cambiamento di mansioni Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 37 c. 4 lett. b) Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.315,20 a € 5.699,20 per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 55 c. 5 lett. c)
(Sanzione ricavabile dall’obbligo previsto per il datore di lavoro ex art. 37 c. 1)
L’addestramento deve avvenire in occasione di introduzione:a) di nuove attrezzature di lavorob) di nuove tecnologiec) di nuove sostanze e preparati pericolosi Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 37 c. 4 lett. c) Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.315,20 a € 5.699,20 per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 55 c. 5 lett. c)
(Sanzione ricavabile dall’obbligo previsto per il datore di lavoro ex art. 37 c. 1)
L’addestramento deve essere effettuato da persona esperta Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 37 c. 5 Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.315,20 a € 5.699,20 per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 55 c. 5 lett. c)
(Sanzione ricavabile dall’obbligo previsto per il datore di lavoro ex art. 37 c. 1)
Occorre fornire un addestramento adeguato ai lavoratori incaricati dell’uso delle attrezzature di lavoro messe a loro disposizione Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 73 Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.315,20 a € 5.699,20 per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 55 c. 5, lett. c)
(Sanzione ricavabile dall’obbligo previsto per il datore di lavoro ex art. 37, c. 1)
Occorre prevedere uno specifico addestramento, se necessario, per l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei D.P.I. a cura del datore di lavoro Datore di lavoroDirigente D.Lgs. 81/2008 art. 77 c. 4 lett. h) Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.096 a € 5.260,80 per il datore di lavoro e i dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 87 c. 3 lett. c)
L’addestramento è indispensabile per i D.P.I. che ai sensi del D.Lgs. 04/12/1992 n. 475 appartengono alla terza categoria (leggi: DPI per la protezione da rischi gravi e gravissimi che possono anche comportare la morte dell’addetto) Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 77 c. 5 lett. a) Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 2.740 a € 7.014,40 per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 87 c. 2 lett. d)
L’addestramento è indispensabile per i dispositivi di protezione individuale dell’udito (otoprotettori) Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 77 c. 5 lett. b) Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 2.740 a € 7.014,40per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 87c. 2 lett. d)
Il Legislatore ha previsto l’obbligo, da parte dei lavoratori, di sottoporsi al programma di addestramento organizzato dal datore di lavoro Lavoratori D.Lgs. 81/2008 art. 78 c. 1
I lavoratori devono utilizzare i D.P.I. in conformità all’addestramento organizzato dal Datore di lavoro ed effettivamente espletato e documentato Lavoratori D.Lgs. 81/2008 art. 78 c. 2
Il Datore di lavoro ha l’obbligo di fornire ai lavoratori l’addestramento adeguato relativamente alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi (MMC), per la quale è anche necessario provvedere a una specifica valutazione di rischi ai sensi della norma tecnica UNI applicabile Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 169 c. 2 Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.315,20 a € 5.699,20 per datore di lavoro e dirigenti
(D. Lgs. 81/2008 art. 55 c. 5, lett. c)
(Sanzione ricavabile dall’obbligo previsto per il datore di lavoro ex art. 37, c.1)
Il Datore di lavoro deve prevedere un addestramento specifico per l’uso dei sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi sia su strutture naturali sia sui manufatti Datore di lavoro

 

Dirigente

D.Lgs. 81/2008 art. 116 c. 3 lett. b) Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da € 1.315,20 a € 5.699,20 per datore di lavoro e dirigenti
(D.Lgs. 81/2008 art. 55 c. 5 lett. c)
(Sanzione ricavabile dall’obbligo previsto per il datore di lavoro ex art. 37, c.1)

Vale la pena sottolineare che, in difetto, cioè in mancanza di addestramento, il giudice penale potrebbe anche contestare all’Organizzazione il reato presupposto della responsabilità amministrativa di cui al D.Lgs. 231/2001 e s.m.i. per la violazione delle norme in materia di igiene e sicurezza sul lavoro.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Regolamento Albo Gestori Rifiuti

Autocompattatore per rifiuti. Quadri di comando, manovra e controllo (Fonte: SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Autocompattatore per rifiuti (Fonte: SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Nella G.U. – Serie Generale n. 195 del 23/8/2014 è stato pubblicato il DECRETO 3 giugno 2014, n. 120  recante “Regolamento per la definizione delle attribuzioni e delle modalità di organizzazione dell’Albo nazionale dei gestori ambientali, dei requisiti tecnici e finanziari delle imprese e dei responsabili tecnici, dei termini e delle modalità di iscrizione e dei relativi diritti annuali”.

Si caldeggia di tenere in debita considerazione le previsioni di cui al sopraccitato decreto al fine di assicurare la corretta gestione dei rifiuti ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e l’esimenza dalla responsabilità amministrativa di cui al D.Lgs. 231/2001.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Gestione dei rifiuti. Responsabilità personali e di enti e società.

Gestione dei rifiuti.

L’art. 188 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. (Norme in materia ambientale) prevede espressamente che il produttore iniziale di rifiuti (urbani o speciali, non pericolosi o pericolosi) o un qualsivoglia altro detentore di rifiuti (leggi: soggetto che detiene a qualsiasi titolo i rifiuti, compreso il produttore degli stessi) provveda direttamente al loro trattamento (previa autorizzazione), oppure li consegni ad un intermediario (generalmente senza obbligo e possibilità di detenzione), ad un commerciante, ad un ente o a un’impresa che effettui le operazioni di trattamento dei rifiuti o ad un soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformità agli articoli 177 e 179 del succitato D.Lgs. 152/2006.

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