Manutenzione ordinaria del demanio marittimo della Sardegna. Protezione e difesa delle spiagge

Villasimius, Sardinia (SIACGI MUNTONI & Partner)

MANUTENZIONE ORDINARIA DEL DEMANIO MARITTIMO DELLA SARDEGNA CON FINALITÀ TURISTICO BALNEARI (SPIAGGE) ED ELENCO DEI RIFERIMENTI DIRETTI ED INDIRETTI A TALE PRATICA NELLE LINEE GUIDA NAZIONALI PER LA DIFESA DELLA COSTA DAI FENOMENI DI EROSIONE E DAGLI EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Premessa

Nel linguaggio amministrativo della Regione Autonoma della Sardegna la pratica convenzionale della Manutenzione Ordinaria delle spiagge isolane persiste nell’essere declinata sostanzialmente in termini di sola Pulizia (della Spiaggia) e di sola Rimozione della berma a resti di Posidonia oceanica (“Gestione dei depositi di Posidonia piaggiata” infelicemente noti come banquette o come biomasse vegetali spiaggiate). Allo stato attuale non è infatti contemplata l’opportunità di conservare ovvero manutenere lo stato morfologico e geometrico ottimale della spiaggia (o spiaggia di progetto) e dei suoi sedimenti con interventi di spostamento di sabbie dalla sua parte sommersa verso la battigia o, più in generale, verso la spiaggia emersa. Si constata quindi che:

  • l’assenza di tale pratica è in contrasto e non di poco, con l’esigenza di tutela ambientale e di valorizzazione del Demanio Marittimo (DM) dell’isola, tanto declamata e a suo dire perseguita dalla RAS stessa;
  • è alquanto singolare che la RAS in questi ultimi anni abbia in qualche modo normato, in ambito di assetto idrogeologico, la Manutenzione dei sistemi torrentizi (ossia parte del Demanio fluviale) ma non quella delle spiagge (parte del DM), spesso peraltro dipendenti dai primi.

La necessità di una correzione in tal senso, per il tramite dell’introduzione di tale pratica nel territorio della Regione che detiene la massima percentuale di perimetro costiero in campo nazionale (circa 25%) e che ha nella risorsa balneare la principale “materia prima” del comparto turistico, è stata messa in luce in tutti i seminari e in tutti i convegni pubblici nei quali sono stato chiamato ad esporre considerazioni di ordine geomorfologico sul DM.

Di recente ho avuto modo di ribadire questa convinzione, ispirata da una esigenza di razionalizzazione fondata sulla maggior tutela possibile del bene sul lungo periodo, anche nell’ambito di un confronto con l’ADIS (Direzione Servizio difesa del suolo, assetto idrogeologico e gestione del rischio alluvioni) allorquando, con Deliberazione n. 1 del 20.05.2015 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino, l’Agenzia tentò di rigettare (Aggiornamento della “Direttiva per la manutenzione degli alvei e la gestione dei sedimenti. Artt. 13 e 15 delle N. A. del Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Sardegna – PAI”) le potenziali opportunità manutentive del DM offerte in non pochi contesti dalle sabbie provenienti dai sistemi torrentizi isolani. La mia formale presa di posizione scritta (in quanto autore delle stesse LLGG ADIS sulla manutenzione degli alvei e la gestione dei sedimenti e ispiratore del passaggio censurato), che sono pronto a mettere a disposizione di chi me ne faccia richiesta, convinse infatti l’Agenzia a recedere sulla fattispecie con Deliberazione n. 3 del 07.07.2015 (Rettifica all’aggiornamento della “Direttiva per la manutenzione degli alvei e la gestione dei sedimenti. Artt. 13 e 15 delle N. A. del Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Sardegna – PAI”).

E’ da circa 15 anni che sottolineo per quanto mi è possibile come l’esercizio di una buona manutenzione ordinaria della spiagge (attingendo per esempio alla possibilità di ripascere la spiaggia emersa con sabbie della stessa spiaggia sommersa), solleverebbe buona parte di esse dall’essere sede di insicuri interventi strutturali, spesso emergenziali e da ulteriori effetti determinati dalla strumentalizzazioni della cosiddetta erosione (da questo punto di vista sottolineo che ho la medesima convinzione anche per quel che riguarda l’ambito torrentizio). Ciò ridurrebbe inoltre oneri complessivi (non solo finanziari) per operatori ed enti e persino la evidente diffusione di assai più spregiudicate pratiche abusive sul DM (per esempio versamenti di sabbie di cave non meglio precisate).  Una volta configurata e definita in termini pratici (fissando per quanto possibile mediante un Piano a ovvia regia regionale, tipologie/pratiche manutentive e periodicità), la Manutenzione ordinaria delle spiagge diverrebbe dunque un opportuno presidio stagionale di contrasto dell’azione erosiva del mare, in particolare degli effetti risultanti dallo stato di mare invernale. Di questo è peraltro ben cosciente la gran parte degli Operatori Balneari che operano in Sardegna, i quali mi par di capire la sollecitino da un po’ di tempo (in virtù di quanto succede in altre regioni).

Sintesi delle osservazioni

Nelle recenti disposizioni  relative agli Indirizzi urgenti per la gestione della fascia costiera (Delibera G.R. 40/13 del 06/07/2016 su proposta dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente di concerto con l’Assessorato degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica) non sussiste alcun riferimento alla fattispecie della Manutenzione Ordinaria delle Spiagge. Detti Indirizzi infatti si limitano a riformulare precedenti disposizioni sul tema della Rimozione delle Berme vegetali in un’ottica di incremento della deregulation (silenzio-assenso) e dell’ambiguità delle scelte operative, confermando per lo più  quelle riguardanti la regolamentazione tecnica in materia di gestione dei sistemi dunari, degli stagni costieri e dei campi boe, di per sé ancora piuttosto deficitarie.

La presente nota ha dunque come obiettivo quello di suggerire ai due Assessorati della RAS che si sono fatti carico di elaborare i suddetti Indirizzi Urgenti nel 2016, una riflessione congiunta sulla possibilità di pervenire in tempi brevi all’obiettivo di autorizzare e regolamentare detta pratica, previi confronti tecnici su opportuno tavolo di lavoro con addetti e portatori d’interesse (secondo, del resto, una prassi ben consolidata in altre regioni).

A tale scopo, di seguito vorrei portare all’attenzione quanto offrono in merito anche le recenti Linee Guida Nazionali per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici (novembre 2016) alla cui stesura la stessa RAS ha fornito contributi avvalendosi (da quanto risulta) del Servizio Tutela del Suolo e Politiche Forestali dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente.

La Tabella 1 sintetizza tutti i diversi passaggi in cui le suddette LLGG richiamano o si riferiscono al concetto di  Manutenzione della costa, del litorale, della spiaggia, con esclusione dei passaggi in cui lo stesso concetto di  manutenzione è impiegato rispetto alle opere eseguite in mare.

Preciso, ad onor del vero, che le suddette LLGG non sono esenti dal suscitare in chi scrive particolari perplessità ed ammetto, per altri versi, di avere la forte convinzione che i suoi contenuti non  siano adattabili sic et simpliciter al variegato e soprattutto geodiverso contesto della Sardegna (di cui immagino si sarebbe senz’altro tenuto conto, se la RAS avesse curato la stesura del testo direttamente come le altre regioni Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Toscana, magari avvalendosi anche di ARPAS e ADIS); tanto più considerando ulteriori due aspetti rilevanti in questo campo:

  1. i numerosi riferimenti a paradigmi esemplificativi di tutt’altri contesti geomorfologici, morfo-strutturali e morfo-dinamici;
  2. la diversità dei processi erosivi in atto sulle coste sabbiose sarde che, per la gran parte e “per fortuna” (ma in realtà ciò è ben spiegabile), non hanno ancora assunto la gravità evidenziabile in altre regioni italiane.

Tuttavia tramite i passaggi successivi, tratti dal copioso contributo tecnicamente coordinato dall’ISPRA, intendo mettere in evidenza in quanti e quali modi conseguenti da esperienze specifiche di altre regioni,  venga direttamente o indirettamente esplicitata la necessità non più rinviabile, a quanto pare, di dar corso ad interventi di Manutenzione del Demanio Marittimo, in particolare sulle spiagge ad uso balneare.

Ferma restando la geodiversità delle spiagge sarde e proprio in virtù di questa’ultima, l’introduzione della loro Manutenzione ordinaria non solo risulterebbe in linea con le più condivise visioni tecniche in campo nazionale ma risponderebbe ad un’impostazione gestionale mirante a scongiurare la diffusione di qualsiasi ulteriore impostazione che abbia a strumentalizzare gli attuali scenari morfodinamici col ricorso, a prescindere, ad interventi di difesa costiera con opere strutturali. E’ ben noto infatti che questi ultimi sui paraggi sardi siano stati in passato e siano ancora oggi afflitti da margini di errore o di incertezza sempre piuttosto ampi, certamente assai più elevati rispetto alla casistica della penisola e tali comunque da fare ragionevolmente ammettere che al momento la suddetta pratica sia quella più in grado di perseguire l’obiettivo di una resilienza realisticamente compatibile con le esigenze ambientali, paesistiche ed economiche.

 

n. pagina Citazioni e contesto delle LLGG
1 17-18 Questo ha un senso preciso in termini di gestione dei sedimenti, che rimangono in certo modo disponibili, per la manutenzione dei tratti critici di un determinato ambito costiero.
2 20 Nell’opzione “hold the line”, si prevede il “mantenimento  della linea di difesa” e di costa, con interventi che mantengano o migliorino lo standard di protezione della attuale linea di difesa, opere o ripascimenti di manutenzione. Questa opzione include interventi sul litorale ed immediato entroterra (es. elevazione in quota dell’arenile, strutture longitudinali rilevate, ecc.) che vanno a costituire parte integrante del sistema di difesa costiero.
3 21 Nell’opzione “limited intervention”, si prevede di procedere con “interventi limitati”, non invasivi, lavorando con i processi naturali nella riduzione dei rischi e permettendo le variazioni costiere. Questa opzione può prevedere una serie di misure, dal rallentamento o arresto dell’erosione e dell’arretramento delle spiagge e delle coste alte, attraverso ripascimenti manutentivi e/o consolidamento delle scogliere, a misure per la sicurezza delle persone e degli elementi naturali o antropici esposti (sistemi di allerta per le inondazioni, manutenzione o ripristino di dune, foreste e zone umide costiere, restrizione dell’edificazione in fascia costiera, ecc.).
4 32 Porsi in quest’ottica cambia decisamente l’approccio e la considerazione delle attività di manutenzione e di alimentazione della spiaggia, alla stregua di azioni volte a mantenere una “struttura di difesa”, a carattere dinamico, su cui agire con “interventi morbidi” (nature-based solution) evitando il più possibile irrigidimenti che male si addicono ad un ambiente dinamico, spesso non risolvono il problema locale e immancabilmente generano sbilanciamenti che si ripercuotono nei tratti litoranei limitrofi e determinano conseguentemente la necessità di ulteriori azioni di gestione.
5 34 Al di là della precisione delle stime, comunque in difetto, gioco forza influenzate da fattori non precisamente determinabili alla scala di analisi dello studio, l’ordine di grandezza fornisce comunque 6l’idea dell’importanza della manutenzione e degli interventi di adattamento dei litorali, programmati preventivamente al peggioramento o al manifestarsi conclamato di particolari criticità costiere.
6 53 Indicazioni possibili di integrazioni normative utili a favorire la gestione dei sedimenti e a migliorare l’alimentazione della fascia litoranea possono essere sintetizzate come di seguito:….

introdurre sistemi premianti che agevolino la “rimessa in circolo” nella dinamica costiera dei sedimenti provenienti da:

ambiti portuali (es: gestione consortile della manutenzione ordinaria delle imboccature portuali);

tratti costieri sovra-sedimentati;

scavi eseguiti per interventi in campo civile/edile lungo la fascia litoranea.

7 57

(174)

Sono previste ulteriori suddivisioni delle unità costiere gestionali o sub-unità gestionali che vengono definite e denominate dalle Regioni (ovvero ambiti costieri di 4° ordine) in base alle proprie esigenze di studi, monitoraggi, manutenzioni e attività di gestione ordinaria della costa. L’insieme delle attività ordinarie operate su questi ambiti costituiscono l’attuazione della programmazione gestionale regionale e del governo regionale della costa a scala di unità fisiografica costiera.
8 57 sub-unità gestionale 4° ordine Micro-cella, Cella gestionale Elementi naturali, grandi porti, porti medi, punti singolari, limiti gestionali TR

2-5 anni

Statistiche, manutenzioni

ordinarie, gestione ordinaria e stagionale

9 84 Lapporto di sabbia in opportune quantità e in punti opportunamente valutati e individuati in funzione della locale dinamica costiera, zone di ricarica, può garantire un buon livello di manutenzione naturale dellintero tratto, per un certo periodo di tempo, sfruttando lazione del trasporto litoraneo e cioè le condizioni del clima ondoso e la direzione prevalente della corrente lungo costa.
10 92 Un sistema di informazioni ben organizzato, in cui si evidenzino e valutino anche in termini volumetrici i tratti di erosione e accumulo, permette di impostare una gestione efficiente dei sedimenti interni al sistema litoraneo e degli apporti da fonti esterne, in funzione delle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria di specifici tratti costieri e delle distanze dai punti di prelievo.
11 93 Lo scopo di un tale sistema è quello di avere un quadro delle criticità e delle disponibilità di sedimenti lungo costa ai fini della “manutenzione ordinariadei litorali nell’intervallo, solitamente pluriennale, che può intercorrere fra un apporto di sedimenti dall’esterno del sistema costiero, “manutenzione straordinaria”, da depositi sottomarini o da altre fonti.
12 93 Proprio in funzione della manutenzione ordinaria, una ulteriore utile applicazione di tale sistema è l’individuazione di “tratti litoranei significativi ai fini gestionali”, ricadenti all’interno di una Macro-cella, nei quali sono ricomprese Celle critiche, o con tendenze in arretramento, e almeno una zona di accumulo, che si “ricarica” per effetto della dinamica litoranea, generalmente a scapito delle Celle di cui sopra, e che può fungere da “prestito” per le operazioni di manutenzione annuale delle stesse.
13 93 Per la ciclicità e frequenza degli interventi, all’interno di uno stesso “tratto litoraneo significativo”, possono essere studiati snellimenti procedurali autorizzativi e di caratterizzazione dei sedimenti, che permettano una più rapida ed efficace azione di manutenzione stagionale
14 95 Nellambito di una strategia complessiva di difesa dei litorali, la riduzione delle perdite di sedimenti dal sistema costiero rappresenta un fattore determinante. Al di là delle perdite causate dall’erosione in senso stretto e dalla subsidenza, ove tale fenomeno risulti marcato, particolare attenzione va posta sulle perdite conseguenti alle ordinarie operazioni di manutenzione delle spiagge non eseguite correttamente o alla mancanza di accorgimenti nella preparazione delle spiagge per la stagione invernale. I temi sono principalmente la pulizia delle spiagge, la realizzazione degli argini invernali di protezione, la realizzazione di barriere frangivento.
15 116 Gestioni pluriennali e finanza di progetto. La possibilità di organizzare una gestione pluriennale dei DSMR, finalizzata al ripascimento manutentivo dei litorali, rappresenta un ulteriore metodo per razionalizzare l’uso

della risorsa e raggiungere significative economie. In effetti se le tempistiche di intervento sono rese “flessibili” e distribuite nel tempo, possono anch’esse contribuire a ridurre notevolmente i costi (ad esempio appaltare i lavori in finestre temporali annuali in un arco di tempo pluriennale). Queste gestioni pluriennali si prestano particolarmente a forme di finanziamento misto pubblico e privato come la finanza di progetto così come introdotta dal Codice degli Appalti

16 121 Ad esempio l’inclusione regolamentata in tale contesto degli operatori balneari che hanno interesse alla manutenzione dei litorali, può aumentare il raggio di convenienza di questo genere di risorsa.
17 123 La gestione dei sedimenti litoranei rappresenta una pratica cruciale per la manutenzione della costa, sia in condizioni di squilibrio generale (in attesa di apporti esterni che possano bilanciare perdite assolute verificatesi nel sistema) sia in condizioni di equilibrio, a maggior ragione, per evitare di innescare processi di perdita e arretramento poi più difficilmente governabili.

Le risorse di sedimenti “in eccesso” nella fascia litoranea, ovvero utilizzabili ai fini del riequilibrio di zone critiche contigue o comunque a breve distanza, possono essere:

 

accumuli emersi (o che presentano comunque una parte cospicua emersa) come i depositi a ridosso di opere aggettanti (i moli portuali), o di opere di difesa sotto costa (parallele o trasversali) o in zone di convergenza del trasporto solido litoraneo;

 

accumuli sommersi (prevalentemente o esclusivamente sommersi anche in condizioni di bassa marea) come le barre sommerse di avanspiaggia, delle foci dei corsi d’acqua, lagune o bocche lagunari, i depositi a tergo delle opere di difesa distaccate o i depositi alle imboccature dei porti.

18 125 I costi del materiale posato nei vari casi sono estremamente variabili in ragione delle condizioni locali e delle modalità e tecnologie utilizzate. E’ auspicabile che i costi di dragaggio si abbassino ulteriormente e che lo sviluppo di appalti pluriennali con flessibilità operative possa contribuire al raggiungimento di economie di scala oltre che a favorire l’avvio di una manutenzione sistematica dei litorali.

 

A supporto delle attività di gestione degli accumuli costieri, in relazione alla manutenzione dei tratti critici o in sofferenza, è importante anche dotarsi di strumenti informativi-gestionali dedicati che permettano di avere un quadro generale e di dettaglio sui trend evolutivi dei vari tratti o Celle litoranee e sulla localizzazione e disponibilità di sedimenti ai fini dell’ottimizzazione delle operazioni di prelievo e

ripascimento (con riferimento agli esempi al paragrafo IV.2.2.5).

19 126 Alimentazione del sistema litoraneo Sedimenti Interni

Accumuli litoranei emersi (AS-2.1)

Regione Marche, Regione Calabria, Regione Puglia, Regione Veneto, Regione Liguria, Regione Emilia-Romagna

20 126-128

 

Alimentazione del sistema litoraneo Sedimenti Interni

Accumuli litoranei sommersi (AS-2.2)

Di particolare interesse, in relazione a strumenti dispositivi e semplificazione  (?) di sedimenti da accumuli litoranei sommersi, è il caso della Regione Puglia112 che consente la movimentazione di accumuli entro la profondità di 3 m con procedure autorizzative semplificate per quantità di volumi contenuti di sedimento (fino a 5.000 m3) utili al ripascimento dei litorali costieri con un prelievo, e ricollocazione, inferiore o uguale a 20 m3/ml di spiaggia. Per la modalità di caratterizzazione dei sedimenti per ripascimenti manutentivi, sono da ricordare il caso della Regione Liguria già citato (DGR 1446/2009) e il caso della Regione Lazio che opera attraverso una specifica Convenzione con la propria ARPA regionale

21 135 Una spiaggia da ripristinare o da mantenere (spiaggia di progetto) rappresenta un obiettivo chiaro da raggiungere (cfr. IV.2.3.3) su cui confrontare le diverse ipotesi di difesa e opzioni di intervento e verificare successivamente l’efficacia della soluzione scelta ed attuata.
22 135 La spiaggia di progetto dovrà quindi includere la linea di riferimento nonché un avanzamento necessario ad assorbire i fenomeni erosivi previsti prima del successivo ripascimento manutentivo.
23 170 individuazione di un percorso finalizzato a destinare gli introiti dei canoni demaniali a un fondo dedicato alla gestione e manutenzione dei litorali
24 171 Promozione della costituzione di un fondo nazionale per la gestione e manutenzione dei litorali alimentato da diverse forme di contribuzione (es. canoni demaniali costieri, possibili quote a valere sulla riduzione dei canoni assicurativi dei beni in fascia costiera a seguito di interventi di difesa, messa in valore nei processi produttivi-energia, bioraffinerie-delle biomasse spiaggiate non gestibili sugli arenili, quota della tassa di soggiorno in ambito costiero, forme di contribuzione volontaria, favorite anche da incentivi fiscali);

Indirizzo e sostegno, attraverso l’Unità Tecnica per la finanza di Progetto, allo sviluppo di forme di collaborazione pubblico/privato per interventi e attività di manutenzione delle coste;

25 173 Ogni valutazione e analisi sull’assetto del territorio costiero, compresi il fenomeno erosivo e le opzioni di adattamento, dovrebbe tenere conto delle previsioni di variazione del livello del mare e degli impatti del cambiamento climatico al fine di decidere in modo corretto se e quali azioni e interventi potranno essere utili, durare sufficientemente o avranno bisogno di manutenzioni e correzioni nel tempo, essere sostenibili e condivisi dalla società e dai portatori d’interesse.
26 207 dalle opere di difesa ci si aspetta una riduzione locale dell’erosione costiera ma non ci si può aspettare in generale una rigenerazione degli arenili erosi (se non a discapito di altri arenili); le opere poste a difesa di una spiaggia devono quindi essere in generale affiancate da interventi di rialimentazione se si vuole raggiungere una spiaggia di progetto, ritenuta necessaria per il recupero della funzionalità originaria, ed affiancati altresì da una ri-alimentazione di manutenzione se permane comunque un trend erosivo;

dalla ri-alimentazione degli arenili ci si aspetta una ricostruzione delle spiagge ed un recupero della loro funzionalità ma non ci si può attendere una riduzione del fenomeno erosivo in quanto non si incide sulle condizioni che lo hanno determinato e che continuano a sussistere; gli interventi di rialimentazione, per mantenere la spiaggia di progetto, devono quindi essere ripetuti con una intensità pari al trend erosivo registrato;

27 233 Il punto di partenza per una corretta gestione delle coste, finalizzata a perseguire lo sviluppo economico sostenibile delle coste italiane, richiede la definizione di alcuni fattori caratterizzanti il territorio:

uso del suolo e ricognizione dei problemi,

aspetti sedimentologici e geomorfologici della fascia emersa e sommersa,

qualità delle acque,

spetti paesaggistici, soprattutto delle “aree libere”,

aspetti insediativi e infrastrutturali, evoluzione temporale e tendenze in atto,

spiagge e ripascimenti, intesi come manutenzione costante e sostenibile che evitano l’emergenza,

giacimenti sedimentari,

-portualità, intesa come sviluppo economico, impatto tecnico-costruttivo e urbanistico.

28 287 Questo dato annuo è di poco superiore a quanto dragato annualmente dai DSMR (circa 1,10 Mm3/anno).

L’impiego dei depositi litoranei per il ripascimento manutentivo delle spiagge è quindi già di fatto una realtà importante in un quadro di gestione integrata dei sedimenti per la difesa delle coste dall’erosione e dagli effetti del CC.

29 300

obiettivi fondamentali

programma di attività Risorsa Sedimenti

La promozione di un equilibrato processo di rialimentazione del sistema litoraneo, ricorrendo a diversi tipi di risorse sedimentarie (da cave marine, da depositi litoranei, dalla rimobilitazione dei sedimenti nei bacini artificiali, ecc.) e ad una parallela riduzione delle perdite del sistema (opportune opere di difesa, gestione e manutenzione sostenibile degli arenili, riduzione della subsidenza laddove manifesta tassi importanti, ecc.).

Tab. 1 – Citazioni della Manutenzione della spiaggia nelle Linee Guida Nazionali

 

Regioni NORMATIVA
Lazio D.G.R. n. 965 del 28 Marzo 2000 – Approva lo schema per la Convenzione da stipulare tra Comune e Concessionari al fine di garantire la partecipazione di quest’ultimi alle spese di manutenzione delle spiagge oggetto di interventi di difesa dall’erosione marina, come previsto dall’art. 33 della L. R. n. 53/98.
Liguria

Da 2001

Criteri generali da osservarsi nella progettazione degli interventi di ripascimento stagionali  (DGR n.222/2003 aggiornati ed integrati con DGR 1446/2009)
2002 Regolamento n.6 – Disciplina del procedimento relativo all’approvazione degli interventi stagionali di ripascimento degli arenili.
2002 Specifiche tecniche per la redazione della relazione tecnica per interventi stagionali di ripascimento di quantitativo superiore a 1000 m3 o inferiore a 1000 m3.
Veneto DGRV n.1215 del 17/07/2014 “Approvazione criteri generali da osservare nella progettazione ed esecuzione degli interventi di ripascimento manutentivo e bypass degli arenili, nonché per la ricostruzione delle morfologie costiere.”
In linea di principio la disciplina approvata con DGRV 1215/2014 individua degli ambiti entro i quali la movimentazione dei sedimenti possa seguire una procedura autorizzativa semplificata rispetto quanto stabilito dalla DGRV 1019/2010, ciò al fine di rendere praticabile la manutenzione ordinaria degli arenili nei tempi e nei modi che il rapido evolvere degli stessi rende necessari.

Nel dettaglio la delibera approva i criteri da applicarsi alla progettazione degli interventi stagionali di ripascimento manutentivo degli arenili, come definiti ai punti 4.15 e 4.17 dell’Allegato A, e di ricostruzione di morfologie costiere come definite punto 4.18 dell’Allegato A, e forniscono le indicazioni necessarie a valutare gli stessi ai fini della loro approvazione da parte della Regione.

Viene altresì disciplinata la caratterizzazione ambientale dei sedimenti che in tale contesto vengono movimentati, differenziando la procedura rispetto alla normativa vigente per il solo caso in cui vi sia unicamente movimentazione di sabbia all’interno della medesima spiaggia e, più precisamente, all’interno della medesima cella litoranea, come definita al punto 4.8 dell’Allegato A.

Tab. 2 – Normativa Regionale sulla Manutenzione delle spiagge contenuta nelle Linee Guida Nazionali

Da notare infine che nel testo originario si fa uso del termine ripascimento manutentivo ben al là di quanto sopra riportato.

Dott. Geol. Giovanni Tilocca

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