Rischio di esposizione al RADON nelle scuole della Sardegna

Ilaria GHIANI intervista Andrea Alessandro MUNTONI

RADON FREE - Radiation Monitoring (logo3)Del Radon, in Italia, si parla molto poco e la stragrande maggioranza dei tecnici e funzionari pubblici non sa neppure cosa sia.

Il RADON è un gas, inodore ed incolore, che rappresenta la principale causa di tumore al polmone per non fumatori e miete, ogni anno, migliaia di vittime in tutto il mondo.

L’ing. Andrea Alessandro MUNTONI è il coordinatore del  progetto di studio e ricerca “Radon Free – Radiation Monitoring” che sta conducendo una importante campagna di sensibilizzazione rivolta alle scuole dell’Isola di Sardegna.

Qual’è l’origine di questo gas.

Chaine de désintegration (Radon France)Il radon è un gas prodotto dal decadimento dell’Uranio 238, presente nel suolo, nelle rocce e nelle acque minerali. La sua pericolosità dipende dal fatto che l’isotopo radioattivo Radon 222 (Rn-222) migra dal suolo e dalle rocce agli edifici scolastici attraverso le fondazioni, le murature e le tubazioni.

Vi sono fonti di radioattività naturale nelle acque?

Sì, il gas radioattivo radon è spesso presente nelle acque minerali e termali, anche se non si ha – in Italia – l’obbligo di legge di indicare quanto gas sia disciolto in acqua. La ragione della sua presenza nell’acqua è legata al fatto che è facilmente solubile e, pertanto, si libera negli ambienti di vita e di lavoro e nelle scuole soprattutto se alimentate da pozzi. Nelle acque potabili già sottoposte a trattamento, in genere, la concentrazione di attività radioattiva è trascurabile; in altri termini nelle acque di rubinetto provenienti dai pubblici acquedotti la sua concentrazione è bassissima e non v’è alcun rischio per la popolazione.

È quindi facile essere esposti alle radiazioni?

Evidentemente sì; il pericolo deriva soprattutto dalla sua concentrazione e dal tempo di esposizione e, in pratica, dalla dose assorbita e dalla dose equivalente. L’Unione Europea, con una Raccomandazione  del 1990 ha stabilito valori limite per la concentrazione del gas radon nell’aria pari a 400 Bq/m3 per gli edifici costruiti prima del 1990 e di 200 Bq/m3 per quelli costruiti successivamente. Il valore limite per le acque è di 100 Bq/l.

Vi sono rischi per i lavoratori (insegnati, personale non docente, ecc.) e norme di legge che li tutelino?

Sul piano della sicurezza sul lavoro, il valore limite di esposizione della concentrazione di attività in aria (indoor) è fissato, con decreto legislativo n. 230 del 1995, pari a 500 Bq/m3, con un valore di azione pari a 400 Bq/m3. Ma il pericolo per la popolazione e i lavoratori, in realtà, potrebbe sussistere anche a concentrazioni di attività radioattiva più basse.

Cioè a quali concentrazioni…?

Radon - Radiazione alfa (fonte ARPAT)L’organizzazione mondiale della Sanità (WHO), ad esempio, ritiene che il rischio di insorgenza di forme tumorali possa aversi già con l’esposizione ad una concentrazione di gas radioattivo Radon molto più bassa, pari a 100 Bq/m3.

Cosa vi proponete di scoprire con questo progetto di ricerca?

Prima di tutto di misurare la presenza del Radon negli edifici scolastici della Regione, proseguendo un’attività autofinanziata (piuttosto onerosa, per la verità), per conoscere la concentrazione di questo pericoloso gas ubiquitario. Per questo stiamo sensibilizzando, in questa fase, le autorità scolastiche ed amministrative (sindaci), con interessanti riscontri e molta attenzione anche da parte della stampa locale e nazionale, essendo la prima campagna di monitoraggio estesa all’intera Isola di Sardegna. Il monitoraggio è iniziato nel 2013 ed entro il 2016 dovremmo riuscire ad avere più dati disponibili anche per un’analisi statistica. Il geologo del gruppo di lavoro a me coordinato, dott. Giuseppe Ledda, ha inoltre predisposto la prima bozza della carta regionale del Radon in Sardegna; si tratta di un lavoro interessante, accurato e di grande interesse scientifico.

Ove venisse strumentalmente riscontrata una concentrazione di attività di radon pericolosa per la salute cosa si potrebbe fare, visto che è il terreno a generarlo?

Se la concertazione non è elevatissima, potrebbe essere sufficiente una misura organizzativa, come ad esempio l’areazione frequente degli ambienti di vita e di lavoro. In questo modo  si produce la dispersione del gas nell’atmosfera, ove è normalmente presente in misura di qualche decina di Becquerel per metro cubo d’aria. In molte scuole, stando alle verifiche effettuate sinora, si tengono troppo spesso le finestre chiuse e questo, soprattutto nel periodo invernale, conduce a elevati livelli di concentrazione di attività radioattiva.

Ma se venisse superata la soglia indicata dalla Raccomandazione EU o dall’OMS si potrebbe comunque fare qualcosa?

Radon. Infografica ARPA Toscana 2014Occorrerebbe intervenire sulle fondamenta e sui vespai per isolare gli edifici particolarmente esposti dal suolo e dalle rocce da cui proviene la “contaminazione”, mediante l’uso di speciali membrane e sistemi di drenaggio o aspirazione localizzata del gas, che è più pesante dell’aria. Vi sono molte esperienze documentate in altre regioni d’Italia, dove il problema è davvero affrontato scientificamente e con la dovuta attenzione… Molti insegnanti si sono ammalati di cancro al polmone e nessuno si è chiesto dove abbiano lavorato durante la propria carriera… Si tratta di precauzioni che dovrebbero essere considerate dai progettisti (ingegneri, geometri, periti, architetti) e agli uffici preposti al rilascio delle autorizzazioni all’esercizio della scuola.

C’è quindi un motivo di allarme per le popolazioni a causa di questo subdolo gas che potrebbe trovarsi in tutti gli ambienti di vita, primi fra tutti quelli scolastici?

Non crediamo che esistano particolari motivi di allarme, fatta eccezione per le aree a elevato rischio. Ci proponiamo semplicemente di predisporre una prima mappatura del possibile rischio grazie a strumenti sofisticati in modo da consentire a ciascun soggetto onerato e obbligato (Sindaco, Dirigente scolastico – Datore di lavoro) di predisporre, solo ne caso che venga accertato un rischio reale, gli interventi tecnici più opportuni.

Ma il progetto riguarda solo le scuole?

Il nostro progetto, in realtà è molto più ambizioso. Il monitoraggio indoor del radon nelle scuole della Sardegna dovrebbe completarsi entro pochi anni mentre quello negli edifici che ospitano o hanno ospitato malati di cancro al polmone o alla pelle dovrebbe concludersi entro il 2020, se riusciremo a sostenere le spese (circa 500 euro/misura). Intendiamo promuovere soprattutto una cultura della prevenzione dal rischio di esposizione al Radon rivolta ai professionisti, agli amministratori ed a tutti i soggetti che hanno l’obbligo di legge di predisporre le carte delle aree a maggior rischio di esposizione al Radon (per es. aree in presenza di graniti e rocce vulcaniche), all’interno delle quali l’edificazione dovrebbe essere vietata o subordinata al rispetto di precise norme e regole. È importante tenere conto delle carte di rischio di alte concentrazioni di radon sia nell’ambito della predisposizione di nuovi strumenti urbanistici (PUC, per intenderci) sia in caso di modifica degli stessi. Il modo migliore per tenerne conto è prevedere apposite valutazioni qualitative e strumentali nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di piani e programmi. Sinora il problema è stato analizzato sono nel Rapporto ambientale di VAS per il PUC del Comune di Pula (CA)…

L’attività è finanziata da qualche istituzione?

No, lo ripeto…; il progetto è autofinanziato dal gruppo di lavoro interdisciplinare (ingegneri, chimici, biologi, geologi che fa capo a RADON FREE – Radiation Monitoring, ma sarebbero necessarie risorse dell’ordine del centinaio di migliaia di euro per completare la mappatura.

Vi sono soggetti istituzionali che patrocinano l’iniziativa?

Sì; il progetto di ricerca è patrocinato dall’Ordine dei Geologi della Sardegna e dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Cagliari e dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

È possibile reperire maggiori informazioni sul radon?

Notizie accurate sul piano scientifico sul radon possono essere trovate sul sito www.radon-free.eu ; invito chiunque lo ritenga necessario a contattarmi via e mail (andreaalessandro@muntoni.it) per avere maggiori ragguagli sull’argomento.

Ing. Ilaria GHIANI

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