campi boe

Sulla sottovalutazione delle implicazioni geomorfologiche nelle opere marittime in Sardegna

Allo stato attuale, in Sardegna, nella pratica progettuale di opere marittime l’apporto geologico è per lo più limitato, ingiustamente e impropriamente, alla sola caratterizzazione dei substrati di fondazione delle opere stesse e neanche di tutte. Infatti, talvolta, per alcune fattispecie, malgrado i contesti lo impongano sul piano normativo e lo richiedano su quello del più naturale buon senso, non si ha traccia neppure di tale uso (il riferimento è alla imbarazzante assenza di qualunque prescrizione di apporto geologico, fin qui, nell’iter di progettazione e di istruzione dei campi ormeggio più noti come campi boe). Perdura inoltre da parte dell’operatore pubblico Regionale la rinuncia a quelle azioni cognitive di base necessarie a colmare l’attuale deficit delle conoscenze negli ambiti sommersi (batimetria, geomorfologia, geolitologia dei fondali, prateria di Posidonia, coperture sciolte sui substrati rocciosi, sedimentologia, clima ondoso e idrodinamica, morfodinamica deformativa). Quantunque i geologi applicati al Demanio Marittimo, da qualche tempo siano più in grado che in passato di apportare scienza, tecnica e contributo professionale a certa progettazione, una parte consistente dell’apparato pubblico appaltante, trascura di ritenere le specifiche competenze geologiche indispensabili alla piena caratterizzazione dei sistemi complessi come quelli sommersi (ciò si verifica peraltro anche in sede di pianificazione). Succede quindi, ad esempio, che agli studi sedimentologici si antepongano quelli morfodinamici e idrodinamici e che dunque, i primi siano sovente surrogati tramite la sola definizione di una o più granulometrie da inserire in un modello matematico dedicato al contributo idraulico marittimo. Essi quindi (ma succede anche per le diagnosi in Multibeam), vengono ritenuti eseguibili nell’ambito del solo approccio ingegneristico e vengono considerati appartenenti alla sfera dell’ingegneria piuttosto che di quella della geologia. La modellazione matematica predisposta, per quanto prescritta dalle norme stesse  e pragmaticamente indispensabile alla progettazione, eredita nei risultati questa “ridotta visuale” ed è quindi, con tutta evidenza, non sufficiente, sia in termini anamnestici che diagnostici. Semmai la sua applicazione, a sua volta, appare non di rado, foriera di rischi per la risorsa demaniale. E’ in tal modo che si spiegano i drammatici flop della progettazione di certe opere portuali sin dalla loro nascita o immediatamente in seguito.

Continua a leggere

Share

Twitter