codice etico

Modello 231 del Cagliari Calcio

SIACGI_231_2001Il Consiglio di Amministrazione della società Cagliari Calcio S.p.A. si è riunita, nel mese di febbraio 2016, per l’approvazione del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e del Codice Etico nel quale vengono sancite le regole di condotta alle quali dovrà ispirarsi l’attività di chiunque operi nell’interesse della Società.

Il Codice Etico riassume i principi di comportamento che amministratori, direttori, dirigenti, dipendenti e collaboratori a qualsiasi titolo, nonché i fornitori di Cagliari Calcio S.p.A. devono rispettare nel condurre le attività di impresa, nell’eseguire le prestazioni di lavoro e, in generale, nei rapporti interni ed esterni alla società stessa, evidenziando dunque l’insieme dei diritti, dei doveri e delle responsabilità dei soggetti destinatari del Codice stesso e del Modello 231.

In tale consiglio si è provveduto anche alla nomina dell’Organismo di Vigilanza, col compito di vigilare sull’efficace attuazione del Modello 231 e sul rispetto del Codice Etico, che per il prossimo biennio sarà presieduto dall’ing. Andrea Alessandro Muntoni.

Ilaria GHIANI

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Responsabilità amministrativa. Organismo di Vigilanza 231

1.1         Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza

1.1.1          Potere di autoregolamentazione

Il principale potere dell’Organismo di Vigilanza è l’auto – regolamentazione e definizione delle procedure operative interne all’OdV stesso, al fine di garantire il più efficace controllo sull’attuazione del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231 (MOGC 231) implementato al fine di prevenire i reati presupposto della responsabilità amministrativa previsti dal D.Lgs. 231/2001 e s.m.i.

SIACGI_231_2001In particolare l’OdV ha competenza in merito alle:

    • modalità di documentazione delle proprie attività, delle proprie valutazioni e decisioni;
    • modalità di comunicazione e rapporto diretto con ogni struttura aziendale, nonché di acquisizione di informazioni, dati e documentazioni dalle strutture aziendali;
    • modalità di coordinamento con gli Amministratori e l’Alta direzione aziendale nonché con il Collegio Sindacale e i Revisori dei conti (allorquando previsti);
    • modalità di partecipazione alle riunioni di detti organi, per iniziativa dell’Organismo di Vigilanza stesso;
    • modalità di organizzazione delle proprie attività di vigilanza e controllo, nonché di rappresentazione dei risultati delle attività svolte;
    • modalità di convocazione dei Soggetti apicali riguardo a processi o situazioni di cui l’OdV sia venuto  conoscenza durante lo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo che richiedano approfondimenti o chiarimenti.

1.1.2          Potere di vigilanza e controllo

Accanto al potere di autoregolamentazione, quello di vigilanza e controllo indipendenti, non subordinati ad alcuno né ad alcuna funzione aziendale, sono relativi, in particolare:

    • all’osservanza delle prescrizioni del Modello 231 da parte dei Destinatari, in relazione alle diverse tipologie di reato contemplate dal Decreto;
    • alla reale efficacia ed effettiva capacità del Modello, in relazione alla struttura aziendale, di prevenire la commissione dei reati di cui al Decreto;
    • all’opportunità di aggiornamento del Modello, in relazione alle mutate condizioni aziendali e alle novelle legislative e regolamentari o alla giurisprudenza consolidata.

1.1.3          Verifiche e controlli

Al fine di svolgere adeguatamente il proprio mandato, l’Organismo di Vigilanza deve effettuare un controllo periodico delle singole aree valutate come sensibili (in quanto a rischio di commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa) verificando l’effettiva adozione e corretta applicazione – da parte dei soggetti onerati – dei protocolli 231 (che fanno parte integrante e sostanziale de MOGC 231) e delle richiamate procedure e istruzioni tecniche dei sistemi di gestione per la qualità (ISO 9001), di gestione ambientale (ISO 14001) e di gestione della sicurezza (OHSAS 18001) ovvero del Sistema di Gestione Integrato qualità – ambiente – sicurezza.

In particolare, l’Organismo di Vigilanza ha il compito di:

  1. raccogliere, elaborare, conservare e aggiornare ogni informazione rilevante ai fini della verifica dell’osservanza del Modello;
  2. condurre ricognizioni sull’attività aziendale, in particolare verificando e controllando periodicamente – secondo un programma di attività triennale – le aree sensibili e le operazioni a rischio individuate nel Modello, anche con interventi, controlli e visite a sorpresa;
  3. verificare e controllare periodicamente il rispetto delle prescrizioni di cui al Codice Etico;
  4. vigilare sulla diffusione del Codice Etico e del Modello sia all’interno che presso parti terze;
  5. proporre l’ aggiornamento del Codice Etico quando se ne ravvisi la necessità, anche in relazione agli esiti delle attività di vigilanza e controllo;
  6. effettuare periodicamente verifiche mirate su determinate operazioni o specifici atti posti in essere dalla Società, soprattutto nell’ambito delle attività sensibili, i cui risultati devono essere riassunti in un apposito rapporto da esporsi in sede di reporting agli organi societari deputati con cadenza semestrale;
  7. verificare e controllare la regolare tenuta ed efficacia di tutta la documentazione inerente le attività/operazioni individuate nel Modello;
  8. istituire specifici canali informativi “dedicati”, diretti a facilitare il flusso di segnalazioni e informazioni verso l’Organismo, come di seguito meglio specificato;
  9. segnalare tempestivamente alla Società ogni informazione rilevante al fine del corretto svolgimento delle proprie funzioni e in generale qualsiasi violazione del Modello che sia ritenuta fondata dall’Organismo stesso, di cui sia venuto a conoscenza;
  10. coordinarsi con le altre funzioni aziendali (anche attraverso apposite riunioni), attraverso il Comitato 231, per il miglior monitoraggio delle attività in relazione alle procedure stabilite nel Modello;
  11. trasmettere, con periodicità almeno semestrale, all’Amministratore (Presidente del CdA, Amministratore unico, ecc.) e al Collegio Sindacale una relazione in ordine alle attività svolte, alle segnalazioni ricevute e alle sanzioni disciplinari proposte (connesse con comportamenti rilevanti ai fini di cui al Decreto e in violazione del Codice Etico o del MOGC) eventualmente irrogate dai soggetti competenti, ai necessari e/o opportuni interventi correttivi e migliorativi del Modello e al loro stato di realizzazione;
  12. proporre le variazioni da apportare al Modello in conseguenza di significative violazioni delle prescrizioni del Modello adottato o modificazioni dell’assetto interno della Società ovvero delle modalità di svolgimento delle attività aziendali nonché per effetto di modifiche normative;
  13. rendersi disponibile – a fronte del giusto compenso – per apportare al MOGC tutte le modifiche e integrazioni o aggiornamenti necessari in relazione all’evoluzione normativa o agli esiti delle attività di vigilanza e controllo ovvero per mutate condizioni dell’organizzazione aziendale o per l’introduzione di nuove aree a rischio di commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa;
  14. rendersi disponibile – a fronte del giusto compenso – a svolgere direttamente attività di informazione, formazione e sensibilizzazione sul MOGC e sul Codice Etico.

L’Organismo di Vigilanza ha altresì il compito di:

  1. emanare o sollecitare l’emanazione di disposizioni procedurali attuative dei princìpi e delle regole contenute nel Modello e nel Codice Etico, le quali dovranno essere coerenti con le regole e le procedure aziendali già in vigore;
  2. interpretare la normativa rilevante e valutare l’adeguatezza del Modello a tali prescrizioni normative, segnalando alla Società le possibili aree di intervento;
  3. indicare al management le opportune integrazioni ai sistemi di gestione delle risorse finanziarie (sia in entrata che in uscita), per introdurre alcuni accorgimenti idonei a rilevare l’esistenza di eventuali flussi finanziari atipici;
  4. predisporre modelli di documenti utili al perseguimento delle proprie finalità.

1.1.4          Formazione

L’Organismo di Vigilanza ha il compito di:

  1. promuovere programmi di formazione del personale rispetto ai contenuti del Modello adottato dalla Società e all’importanza della sua concreta attuazione;
  2. monitorare le iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello.

1.1.5          Sanzioni

L’OdV deve coordinarsi con il management aziendale per valutare la possibilità di adozione di sanzioni disciplinari a carico di soggetti che si siano resi colpevoli della mancata attuazione del MOGC o del Codice Etico, fermo restando che la competenza per l’irrogazione della sanzione e l’attivazione del relativo procedimento disciplinare non è dell’OdV.

Il soggetto su cui ricade la responsabilità di irrogare le sanzioni proposte dall’OdV deve comunicare all’OdV se e quale sanzione sia stata irrogata.

L’Organismo di Vigilanza ha, come previsto dalla legge, autonomi poteri di iniziativa e controllo ai fini di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, ma NON ha poteri coercitivi o di intervento modificativi della struttura aziendale o sanzionatori nei confronti di Dipendenti, Amministratori o Organi Societari, poteri questi che sono demandati ai competenti Organi Societari o funzioni aziendali, secondo i protocolli previsti nel Modello.

1.1.6          Soggetti che possono concorrere allo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo

La Società, all’atto della nomina, deve valutare e riconosce che i componenti dell’Organismo di Vigilanza che intende nominare possiedano realmente le capacità specifiche necessarie in relazione alla peculiarità delle attribuzioni dell’Organismo di Vigilanza e dei connessi contenuti professionali delle attività di vigilanza e controllo da svolgere.

L’Organizzazione dovrebbe preferire la costituzione di Organismi di Vigilanza collegiali piuttosto che monocratici, composti da soggetti qualificati, in possesso di opportuna esperienza (almeno decennale) nei settori di competenza specifica, prevedendo la presenza di un ingegnere esperto in materia ambientale e in sicurezza sul lavoro, un avvocato penalista esperto in materia di 231 e un amministrativo, revisore dei conti ed esperto in bilancio e contabilità. Il Presidente dovrebbe avere già maturato esperienze in altri OdV e possedere una documetata esperienza in materia di responsabilità amministrativa, oltre ad essere iscritto al proprio albo professionale da almeno un decennio. In tal modo l’Organizzazione allontana da sè il rischio di incorrere nell culpa in eligendo, così vanificando lo sforzo per l’implementazione di un efficace MOGC 231.

Di norma il mandato dei componenti dell’OdV (esterni all’Organizzazione) è triennale, rinnovabile.

Con particolare riguardo ai profili di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, l’Organismo di Vigilanza potrà avvalersi della collaborazione di tutte le risorse che la Società ha attivato per la gestione dei relativi aspetti (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, Medico Competente, Addetti primo soccorso, Addetti alla gestione delle emergenze ed evacuazione). Per tutti gli altri profili (ambientali, gestionali, amministrativi, contabili, finanziari) si avvarrà, se necessario, del Gruppo di auditor aziendali, che risponderà del proprio operato all’OdV per quanto attiene alle attività di verifica (documentate) espressamente richieste dall’OdV stesso per il conseguimento dei propri fini. L’OdV, potrà anche avvalersi, al fine di verificare e controllare – sotto la propria responsabilità – i processi aziendali di professionisti esterni iscritti ai relativi albi professionali, con competenze specifiche nonché di società di servizi e laboratori di analisi, oltre che dotarsi di risorse competenti e quand’anche mezzi e strumenti per le attività di vigilanza e controllo in materia ambientale o di sicurezza nonché in materia di organizzazione aziendale, revisione, contabilità e finanza.

Andrea Alessandro MUNTONI

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RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DI ENTI E SOCIETÀ. Efficacia esimente dei modelli di organizzazione, gestione e controllo previsti dal D.Lgs. 231/2001

Il D.Lgs. n. 231 del 08/06/2001 e s.m.i. prevede per la data Società o il dato Ente l’esimenza dalla responsabilità amministrativa qualora si possa dimostrare – in sede di tribunale – di aver non solo adottato il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC) ma anche di averlo efficacemente attuato al fine di evitare o limitare al massimo la possibilità che un soggetto ricoprente posizione apicale o un suo delegato o subordinato possano compiere – nel proprio interesse e in quello della Societas – uno dei reati presupposto in materia ambientale, in materia di sicurezza oppure riferiti ai rapporti dell’Impresa con la Pubblica Amministrazione ovvero nell’ambito dei rapporti fra privati.

Per contro, L’Ente o la Società è esente da responsabilità amministrativa di cui al D.Lgs. n. 231/2001 e s.m.i. allorquando le persone (fisiche) che hanno commesso uno dei cosiddetti reati presupposto hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi, senza che l’Organizzazione abbia tratto vantaggio dall’illecito contestato.

Il D.Lgs. 231/2001 e s.m.i., l’ultima delle quali risalente al 2012, tenta di favorire lo sviluppo di una nuova consapevolezza aziendale che veda l’Organizzazione impegnata a produrre beni e servizi con un occhio di riguardo alla prevenzione di possibili danni all’ambiente e alle persone. In tal senso, ferme restando le eventuali responsabilità penali personali, il decreto legislativo in parola prevede per l’Organizzazione – e solo per essa – una sorta di esimenza – tutta da dimostrare – dalla responsabilità qualora, in occasione di un procedimento penale per uno qualsiasi dei reati presupposto previsti dal D.Lgs. n. 231/2001 e s.m.i., dimostri una serie di requisiti tra cui, in particolare, l’adozione ed efficace attuazione del cosiddetto Modello 231.

Per il raggiungimento dello scopo l’Organizzazione deve adottare compliance programs (leggi: modelli di autodisciplina, ivi compreso il Codice etico) e un efficace MOGC, al fine di assicurare la necessaria organizzazione dei processi aziendali, di garantirne la gestione e il controllo idonei a prevenire da parte di singoli o gruppi circoscritti di persone reati contro l’ambiente e in violazione delle norme di sicurezza o rientranti nella sfera della mera amministrazione, non solo contabile; in aggiunta a quanto più sopra previsto, è inderogabile la nomina di un organo (preferibilmente misto) dotato di “autonomi poteri di iniziativa e di controllo” il cui scopo sia verificare il funzionamento, la corretta ed effettiva attuazione e l’aggiornamento (leggi: proposta di aggiornamento al CdA o al titolare dei poteri decisionali e di spesa dell’Organizzazione) di detti modelli.

L’organo di cui sopra, che normalmente è costituito da figure di alto spessore culturale e con competenze trasversali (ingegneri, avvocati, esperti in materia amministrativa e contabile, ecc.), provenienti sia dal mondo delle professioni che dalla realtà aziendale (organismo misto) è denominato Organismo di vigilanza (OdV).

Al fine di poter dimostrare – in sede penale – l’esimenza dell’Organizzazione – con l’auspicio e la speranza che non vengano comminati alla Società o all’Impresa le sanzioni per quote o di revoca delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività o la sospensione al titolo abilitativo per un lasso di tempo più o meno lungo  o, il divieto a contrarre col la PA – l’Ente o la Società deve aver formalmente adottato (con delibera del CdA o con un atto sottoscritto dal legale rappresentante nelle Societas più “piccole”) ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati presupposto. In sostanza occorre poter dimostrare, ai fini dell’esimenza dalla responsabilità amministrativa contestata:

a)     l’adozione di procedure adeguate finalizzate alla prevenzione della commissione di reati presupposto, anche richiamando espressamente eventuali altri modelli di gestione (per es. OHSAS 18001 per la gestione della scurezza o ISO 14001 per la gestione delle problematiche ambientali, sino al sistema ISO 9001 laddove esso prevede procedure e istruzioni per la corretta gestione amministrativa dei processi);

b)     l’adozione di un sistema disciplinare che venga – di tanto in tanto – applicato su richiesta dell’OdV o di altri soggetti che abbiano titolo, nell’ambito della propria sfera di competenze, per applicarlo, con la precisazione che lo tesso deve tenere in debito conto eventuali accordi sindacali e comunque le previsioni del CCNL applicabili alle categorie di lavoratori operanti nell’ambito dell’Organizzazione;

c)      la nomina di un Organismo di Vigilanza, di cui facciano parte figure di provata esperienza e competenza, anche al fine di non incorrere nella fattispecie di culpa in eligendo, che potrebbe ritorcersi contro il CdA o il soggetto che ha provveduto alla nomina dei componenti dell’OdV, restando inteso che la scelta dovrebbe ricadere su persone in possesso di adeguate competenze e attitudini, in grado di mantenere fermo il proprio – indipendente – giudizio rispetto alle presumibili, inevitabili e fisiologiche controreazioni del sistema aziendale di fronte ai controlli e alla vigilanza svolti dall’OdV;

d)     prevedendo audit e controlli a campione e finanche a sorpresa sul rispetto delle procedure gestionali e operative, anche facendo ricorso a Soggetti esterni in grado di effettuare – a campione – monitoraggi ambientali di grandezze chimiche, fisiche, biologiche o relative alla sfera della sicurezza (rumore, vibrazioni, illuminamento, agenti chimici, radiazioni, radioattività naturale, ecc.). A tal fine è auspicabile un raccordo fra le attività di vigilanza e controllo messe in essere dall’OdV e quelle ricadenti nell’ambito degli audit interni (svolti dall’Organizzazione stessa in ossequio ai modelli di gestione eventualmente adottati) e quelli di terza parte (svolti a un Organismo accreditato), fermo restando che i modelli suddetti, laddove espressamente richiamati dal MOGC, sono strumentali al perseguimento dell’esimenza da un’eventuale responsabilità amministrativa dell’Organizzazione. L’OdV, di fatto, deve essere considerato ai fini dell’applicazione del MOGC come un soggetto di quarta parte sia nei confronti dei soggetti appartenenti all’Organizzazione che svolgono audit interni sia dei soggetti esterni degli Enti accreditati che svolgono audit di terza parte; la corretta conduzione dei rispettivi audit da parte degli uni e degli altri garantisce e assicura, di norma, la corretta adozione e applicazione dei modelli di gestione (integrati), laddove previsti, con positivi riflessi sulla più generale applicazione del Modello 231 che eventualmente li richiama espressamente. Resta pertanto inteso che ai suddetti audit possono partecipare i componenti dell’OdV, eventualmente richiedendo maggiori approfondimenti su aspetti ambientali, di sicurezza, amministrativi e comunque procedurali che siano già stati oggetto dell’audit stesso ovvero prevedendo altre attività di vigilanza e controllo, complementari, sussidiarie o sostitutive a quelle già svolte;

e)     informando e formando il personale all’attuazione delle procedure richiamate dal MOGC o dai sistemi di gestione aziendale, per la sicurezza e per l’ambiente eventualmente adottati e, talora, anche certificati da un Ente di terza parte;

f)       promuovendo l’adozione di comportamenti rispondenti, sempre e comunque, al Codice etico, sia da parte dei vertici aziendali sia da parte dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori nonché dagli altri destinatari del Modello 231.

Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI

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