D.Lgs. 152/2006

Trasporto dei propri rifiuti

Autocompattatore per rifiuti. Quadri di comando, manovra e controllo (Fonte: SIACGI MUNTONI & Partner)

Autocompattatore per rifiuti. Quadri di comando, manovra e controllo (Fonte: SIACGI MUNTONI & Partner)

Ogni attività umana genera rifiuti. E’ un punto fermo e fondamentale che  non bisogna mai trascurare quando parliamo di gestione dei rifiuti o di punto di arrivo di tutti i nostri progetti che includano la riduzione della produzione dei rifiuti.

Se si parte da questo assunto appare chiaro che la riduzione della nostra impronta ambientale sul pianeta consiste, in gran parte, nel riuscire a produrre meno rifiuti o rifiuti altamente riciclabili. Ma non è solo questo, perché produrre meno rifiuti o produrne di riciclabili significa avere a disposizione anche degli impianti che siano in grado di trattarli, e facendo un ulteriore passo indietro, appare chiaro che in qualche maniera i rifiuti devono viaggiare dal luogo di produzione fino all’impianto. Questo “viaggio” rappresenta il cuore dell’articolo ossia il trasporto di rifiuti.

Il trasporto di rifiuti deve essere considerato in duplice chiave di lettura, da un lato abbiamo l’esigenza di ridurre al minimo le emissioni ed i percorsi al fine di tutelare l’ambiente che ci circonda, ma dall’altra dobbiamo considerare l’aspetto normativo che disciplina il trasporto.

Questa è la fase che per alcuni versi risulta spesso critica, sottovalutata e che invece è esposta a numerosi controlli da parte degli organi di vigilanza.

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Classificazione dei RIFIUTI pericolosi. Regolamento n. 1357/2014 del 18/12/2014

Premessa

Il 19 dicembre 2014 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 365/89 è stato pubblicato il REGOLAMENTO (UE) n. 1357/2014 della COMMISSIONE del 18 dicembre 2014, che sostituisce l’allegato III della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive.Rifiuti Speciali (fonte SIACGI MUNTONI & Partner - Cagliari)

Caratteristiche di pericolo dei rifiuti

L’allegato III della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive elenca le caratteristiche di pericolo per i rifiuti e stabilisce che la classificazione dei rifiuti come pericolosi debba essere basata, tra l’altro, sulla normativa dell’Unione relativa alle sostanze chimiche, in particolare per quanto concerne la classificazione dei preparati come pericolosi, inclusi i valori limite di concentrazione usati a tal fine.

È necessario, secondo la Commissione Europea, mantenere il sistema con cui sono stati classificati i rifiuti e i rifiuti pericolosi in conformità dell’elenco dei tipi di rifiuti stabilito da ultimo dalla decisione 2000/532/CE della Commissione, al fine di favorire una classificazione armonizzata dei rifiuti e garantire una determinazione armonizzata dei rifiuti pericolosi all’interno dell’Unione.

L’allegato III della direttiva 2008/98/CE stabilisce che l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo H 4 («irritante»), H 5 («nocivo»), H 6 («tossico» e «molto tossico»), H 7 («cancerogeno»), H 8 («corrosivo»), H 10 («tossico per la riproduzione»), H 11 («mutageno») e H 14 («ecotossico») debba essere effettuata secondo i criteri fissati nell’allegato VI della direttiva 67/548/CEE del Consiglio del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose. L’allegato III della direttiva 2008/98/CE stabilisce che, ove pertinente, si applichino i valori limite di cui agli allegati II e III della direttiva 1999/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.

La direttiva 67/548/CEE e la direttiva 1999/45/CE devono sono state abrogate (cfr. considerando n. 5 del Regolamento UE n. 1357/2014 della Commissione del 18/12/2014, con effetto dal 1o giugno 2015 e sostituite dal Regolamento (CE) n. 1272/2008, che riflette i progressi tecnici e scientifici. A titolo di deroga, le due direttive possono applicarsi ad alcune miscele fino al 1o giugno 2017, in caso siano state classificate, etichettate e imballate in conformità della direttiva 1999/45/CE e già immesse sul mercato prima del 1o giugno 2015.

È necessario modificare l’allegato III della direttiva 2008/98/CE per adeguare di conseguenza le definizioni delle caratteristiche di pericolo allineandole, se del caso, al Regolamento (CE) n. 1272/2008 e sostituendo i riferimenti alla direttiva 67/548/CEE e alla direttiva 1999/45/CE con riferimenti al regolamento (CE) n. 1272/2008.

Per garantire l’adeguata completezza e rappresentatività anche per quanto riguarda le informazioni sui possibili effetti di un allineamento della caratteristica HP 14 «ecotossico» con il regolamento (CE) n. 1272/2008, è necessario – sostiene la Commissione – uno studio supplementare.

Le caratteristiche di pericolo da H 1 a H 15 definite nell’allegato III della direttiva 2008/98/CE dovrebbero essere ridenominate sostituendo l’attuale sigla H con la sigla HP, per evitare la possibile confusione con i codici delle indicazioni di pericolo di cui al regolamento (CE) n. 1272/2008.

Le denominazioni delle caratteristiche di pericolo ex H 5 («nocivo») e ex H 6 («tossico») dovrebbero essere modificate per allinearle con le modifiche della normativa sulle sostanze chimiche e, in particolare, con i nuovi codici di classe e categoria di pericolo di cui al regolamento (CE) n. 1272/2008.

È inoltre opportuno – nelle intenzioni della Commissione – introdurre nuove denominazioni per le caratteristiche di pericolo ex H 12 e ex H 15, in modo da assicurare la coerenza con la denominazione delle altre caratteristiche di pericolo.

Conclusioni

La nuova classificazione dei rifiuti (pericolosi) deve, a far data dal 1 giugno 2015, tenere in debita considerazione le previsioni recate dal REGOLAMENTO (UE) n. 1357/2014 della COMMISSIONE del 18 dicembre 2014; in difetto i soggetti obbligati (laboratori di analisi, produttori, detentori, commercianti, intermediari, trasportatori) potrebbero incorrere in sanzioni (anche di natura penale) previste dal D.Lgs. 152/2006, con possibili risvolti per l’Organizzazione anche in rapporto alle previsioni recate, in Italia, dal D.Lgs. 231/2001 e s.m.i. relativamente alla commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa per violazione delle norme ambientali e, in particolare, delle norme sulla gestione ei rifiuti. In ultimo, occorrerà probabilmente attendersi delle modifiche al SISTRI, nonché ai modelli di formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) e dei Registri di Carico e Scarico (RCS), che prevedono, al momento, l’indicazione delle caratteristiche di pericolosità con la lettera H seguita da un numero anziché dalle lettere HP seguite da un numero, come vuole il Regolamento n. 1357/2014.

Il Regolamento n. 1357/2014, che porta la firma del Presidente della Commissione Jean-Claude JUNCKER, è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri e, pertanto, anche in Italia e si applica a decorrere dal 1° giugno 2015.

Il testo integrale, in lingua italiana, del Regolamento n. 1357/2014 della Commissione Europea è pubblicato sul sito di EUR-Lex.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Procedure amministrative per la bonifica di siti contaminati

MISE di una discarica dismessa di RSU (fonte: SIACGI MUNTONI & Partner - Cagliari)

MISE di una discarica dismessa di RSU (fonte: SIACGI MUNTONI & Partner – Cagliari)

Il titolo V  – BONIFICA DI SITI CONTAMINATI del decreto legislativo n. 152 del 3/4/2006 recante “Norme in materia ambientale” disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definisce le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in armonia con i princìpi e le norme comunitari, con particolare riferimento al principio “chi inquina paga“.

Il Legislatore ha specificato che i procedimenti tecnico – amministrativi relativi alla bonifica di siti inquinati NON si applicano all’abbandono dei rifiuti; resta tuttavia inteso che qualora, a seguito della rimozione, avvio a recupero, smaltimento dei rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato sul terreno si accerti il superamento dei valori di attenzione (riportati nella Tabella 1 e nella Tabella 2 di cui all’Allegato 5 al Titolo V della Parte IV del D.Lgs. 152/2006), si dovrà comunque procedere alla caratterizzazione dell’area ai fini degli eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale.

La bonifica dei siti contaminati può anche essere disciplinata da leggi e regolamenti speciali, come nel caso delle aree agricole e delle aree militari.

L’art. 242, comma 1 del D.Lgs. 152/2006 prevede che al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare un sito, il responsabile dell’inquinamento mette in opera – entro 24 (ventiquattro) ore – le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione agli Enti interessati e competenti con le modalità di cui all’art. 304, comma 2, del D.Lgs. 152/2006. La medesima procedura si applica all’atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.

Le previsioni di cui all’art. 242 del D.Lgs. 152/2006 vanno tuttavia rilette alla luce delle previsioni di cui al TITOLO II – PREVENZIONE E RIPRISTINO AMBIENTALE e in particolare di quelle recate dall’art. 304 (azione di prevenzione) del D.Lgs. 152/2006; infatti, il Legislatore ha previsto che quando un danno ambientale non si è ancora verificato, ma esiste una minaccia imminente che si verifichi, l’operatore interessato (leggi: responsabile dell’inquinamento o del potenziale inquinamento) adotta, entro 24 (ventiquattro ore) e a proprie spese, le necessarie misure di prevenzione e di messa in sicurezza.

Condizioni di EMERGENZA (fonte: SIACGI MUNTONI & Partner - Cagliari, Milano)

Condizioni di EMERGENZA (fonte: SIACGI MUNTONI & Partner – Cagliari, Milano)

Vale la pena precisare che l’operatore deve far precedere gli interventi di prevenzione  e messa in sicurezza da apposita comunicazione al comune, alla provincia, alla regione, o alla provincia autonoma nel cui territorio si prospetta l’evento lesivo, nonché al Prefetto della provincia che nelle ventiquattro ore successive informa il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Tale comunicazione deve avere ad oggetto tutti gli aspetti pertinenti della situazione, ed in particolare le generalità dell’operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi da eseguire.

Il responsabile dell’inquinamento, attuate le necessarie misure di prevenzione, ha l’obbligo di svolgere, nelle zone interessate dalla contaminazione, un’indagine preliminare sui parametri oggetto dell’inquinamento (per es. metalli pesanti, benzene, diossine, ecc.) e, ove accerti che il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) nel suolo, nel sottosuolo o nelle acque sotterranee non sia stato superato, provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al Comune ed alla Provincia competenti per territorio entro 48 (quarantotto) ore dalla comunicazione.

Qualora, invece, dall’indagine preliminare emerga che anche uno solo dei parametri di cui ad apposite tabelle allegate al decreto legislativo n. 152 del 2006 è superato, il responsabile dell’inquinamento ne dà immediata notizia al Comune ed alle Province competenti per territorio con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza (MISE) adottate; occorre altresì effettuare, in situ, la caratterizzazione delle matrici ambientali e prevedere i necessari interventi di messa in sicurezza permanente o di bonifica, previa presentazione di appositi progetti da farsi autorizzare dalla Regione prima dell’avvio delle attività.

Vale la pena segnalare che per siti di ridotte dimensioni e aree interessate da un potenziale inquinamento di superficie non superiore a 1000 metri quadrati, si possono applicare le procedure tecnico – amministrative semplificate di cui all’allegato 4 al Titolo V alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006.

La mancata effettuazione delle comunicazioni o degli interventi di prevenzione del potenziale o conclamato inquinamento ambientale nonché la mancata esecuzione degli interventi di messa in sicurezza o di bonifica, possono comportare a carico dei singoli responsabilità penali soggettive e a carico della Società (Organizzazione) inadempiente l’irrogazione delle sanzioni penali – amministrative (sanzioni pecuniarie, sequestro per equivalente del profitto illecito, divieto a contrarre con la PA, sospensione o revoca di licenze ed autorizzazioni) di cui al decreto legislativo n. 231 del 2001.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Riciclaggio dei RAEE per l’estrazione di terre rare

Premessa

Che i RAEE fossero considerati alla stregua di una miniera di metalli nobili ormai lo si sapeva.

Certamente non è sufficiente avere a disposizione un paio di personal computer per definirsi ricchi ma occorre avere a disposizione quantità sufficienti da alimentari impianti tecnologici specifici che siano in grado di estrarre tali metalli dalle componenti interne dei rifiuti elettrici. Ciò che invece spesso sfugge è che la nostra tecnologia, che avanza sempre più rapidamente, affinché possa tradursi in apparecchiature sempre più performanti, è affamata di Terre Rare.

Affinché il mercato tecnologico sia sempre alla portata di tutti e quindi in grado di sfornare milioni di apparecchi destinati a tutte le tipologie di utenze a prezzi abbordabili è necessario che siano a disposizione montagne di materie prime tali da rendere il costo di produzione di una apparecchiatura il più basso possibile. E’ qui che entra in gioco il tema del riciclaggio dei RAEE. Per poter comprendere appieno l’importanza di questa affermazione è però necessario fare un salto indietro ed andare a comprendere cosa sono di preciso le terre rare e perché sono di fondamentale importanza per la produzione di dispositivi elettronici.

Gli elementi delle Terre Rare sono 15 lantanidi con numeri atomici compresi fra 57 e 71 e che sono inclusi nel gruppo III A della Tavola periodica; essi sono: lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promethio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio lutezio, yttrio e scandio (questi ultimi due si associati ai primi per simili proprietà chimiche).

Le terre rare sono sostanze presenti in moltissimi minerali, ma assumono un valore commerciale solo quanto le loro quantità sono tali da giustificarne l’estrazione.

Queste sostanze sono impiegate nel campo industriale per la produzione di dispositivi tecnologici e non solo. A titolo esemplificativo possiamo citare nella loro produzione  i vecchi tubi a raggi, i display a cristalli liquidi, e per questi sono impiegati l’europio ed il fosforo rosso. Altri esempi sono rappresentati dai dispositivi per l’efficienza energetica. Alcuni elementi delle terre rare si sono resi essenziali per la catalisi, il craking del petrolio fluido e per i convertitori catalitici che controllano l’inquinamento in autotrazione. Ciò che emerge dalla carrellata di esempi che sono stati fatti e che sono solo una parte del totale è che l’utilizzo delle terre rare su larga scala possono essere di aiuto a prevenire il riscaldamento globale. Infatti non è sconosciuto l’utilizzo di tecnologie per la refrigerazione magnetica che conduce ad una riduzione consistente del consumo di energia e di emissioni di CO2. Altri esempi di utilizzo possono essere quelli del comparto elettromedicale, o l’utilizzo del neodimio per le sue proprietà foto luminescenti.

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Gestione dei rifiuti e discariche. Il punto della situazione in Italia

1.1      Premessa

Discarica per RSU. Copertura provvisoria con teli (archivio SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Discarica per RSU. Copertura provvisoria con teli (archivio SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Nel corso della presente legislatura, così come si rileva da una nota della Camera dei Deputati, la normativa in materia di rifiuti è stata più volte oggetto di modifica attraverso una serie di disposizioni che hanno inciso su diversi profili della complessa e delicata materia; tali modifiche e integrazioni alla parte IV del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e ad alcuni provvedimenti collegati hanno riguardato, tra l’altro, specifiche tipologie di rifiuti, anche al fine di adeguare la disciplina nazionale a quella comunitaria. Limitazioni all’applicazione della normativa in materia di gestione rifiuti sono state, altresì, definite per taluni prodotti e materiali (combustibili solidi secondari, ecc.); sono inoltre, state adottate ulteriori modiche della disciplina relativa alla tracciabilità dei rifiuti (SISTRI).

Le informazioni e note che seguono riassumono lo stato dell’arte  sino al mese di marzo 2014; la doverosa precisazione è legata al fatto che è difficile per consulenti, operatori, ispettori degli organi di vigilanza e controllo, magistrati, avvocati, responsabili di servizio, dirigenti stare dietro a tutti i provvedimenti emanati dallo Stato, per lo più in forma di decreti legge e che, regolarmente, vengono convertiti in legge con modifiche e integrazioni che scardinano completamente l’impalcatura originaria, che ha avuto, talora, vita breve (60 giorni).

Dopo un’intensa stagione di modifiche normative che ha attraversato la legislatura precedente ed è culminata nella riscrittura pressoché integrale della disciplina generale sulla gestione dei rifiuti contenuta nella parte IV del D.Lgs. 152/2006 recante “Norme in materia ambientale” (noto come Codice dell’ambiente), il Legislatore si è finora concentrato su interventi di carattere per lo più settoriale. Data la complessità della materia di cui trattasi, con l’approvazione della legge 7 gennaio 2014, n. 1 è stata istituita una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

1.2      Iniziative adottate

Le iniziative finora adottate in materia di gestione dei rifiuti da parte del Legislatore nazionale possono essere ricondotte ai sei differenti filoni normativi seguenti, appresso indicati nell’ordine con cui vengono analizzati nella nota della Camera dei Deputati:

1.interventi finalizzati a consentire il riavvio del SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti;

2.le limitazioni all’applicazione della disciplina sui rifiuti che hanno interessato, tra l’altro, specifici prodotti e materiali: dalle norme sul pastazzo di agrumi a quelle sull’utilizzo dei combustibili da rifiuti (CSS) e delle terre e rocce da scavo;

3.interventi di carattere più ampio resisi necessari per l’adeguamento della disciplina nazionale alle nuove norme dell’Unione europea approvate recentemente in materia, che hanno portato agli schemi di decreto in materia di RAEE, rifiuti radioattivi e incenerimento dei rifiuti;

4.interventi finalizzati a risolvere le situazioni di criticità gestionali in alcune regioni, quali ad esempio la Calabria, la Campania, il Lazio e la Sicilia)

5.riforma della disciplina della tassazione dei rifiuti, con il passaggio dalla TARES alla TARI;

6.interventi in materia di discariche.

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Responsabilità ambientale e bonifica di siti contaminati

Bonifica di siti contaminati

Premessa

Il decreto legislativo 152/2006 e s.m.i. disciplina le seguenti materie ambientali:
a) nella parte seconda, le procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC);
b) nella parte terza, la difesa del suolo e la lotta alla desertificazione, la tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione delle risorse idriche;
e) nella parte quarta, la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati;
d) nella parte quinta, la tutela dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera;
e) nella parte sesta, la tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente.

In particolare, il TITOLO V – BONIFICA DI SITI CONTAMINATI del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definisce le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti.

Regolamento relativo alle aree destinate a produzioni agricole o all’allevamento

Si precisa, ad ogni buon fine, che il regolamento relativo agli interventi di bonifica, ripristino ambientale e di messa in sicurezza (di emergenza, operativa e permanente) delle aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento è adottato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute e delle politiche agricole e forestali (cfr. art. 241 del D.Lgs. 152/2006).

Esclusioni

Ferma restando la disciplina dettata dal titolo I della parte quarta del D.Lgs. 152/2006, le disposizioni del Titolo V NON si applicano:
a) all’abbandono dei rifiuti disciplinato dalla parte IV del decreto. In tal caso, qualora – a seguito della rimozione, avvio a recupero, smaltimento dei rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato – si accerti il superamento dei valori di attenzione, si dovrà procedere alla caratterizzazione dell’area ai fini degli eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale;
b) agli interventi di bonifica disciplinati da leggi speciali, se non nei limiti di quanto espressamente richiamato dalle medesime o di quanto dalle stesse non disciplinato.

Chi inquina paga

La gestione dei siti inquinati o contaminati (o che potrebbero esserlo) deve essere effettuata nel rispetto dei princìpi dell’ordinamento nazionale e dei princìpi comunitari.
La direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, «istituisce un quadro per la responsabilità ambientale» basato sul principio «chi inquina paga».

Misure generali di tutela per lo svolgimento delle attività di bonifica

La gestione delle problematiche dovute a siti inquinati o contaminati deve avvenire:

  1. senza pericolo per la salute dell’uomo;
  2. senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e in particolare:
  • senza determinare rischi per l’acqua (acque sotterranee e superficiali)
  • senza determinare rischi per l’atmosfera;
  • senza determinare rischi per il suolo e il sottosuolo
  • senza determinare rischi per la fauna e la flora e comunque per gli habitat;
  • senza causare inconvenienti da rumori o odori;
  • senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse storico – archeologico tutelati dalla normativa vigente.

 

Andrea Alessandro Muntoni

 

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