isotopo

Il neutrino e la bomba atomica

Premessa

Il neutrino è una particella elementare nota sin dagli anni trenta del XX secolo e non si può negare che alcune intuizioni di Ettore Majorana, il fisico di origine siciliana “misteriosamente” scomparso qualche anno prima (1938) dello scoppio della II Guerra Mondiale, sono state confermate relativamente di recente, comunque non prima del 1956; il fisico Joao Magueijo ritiene che il lavoro di E. Majorana – svolto in parte in seno al gruppo di lavoro romano noto come “I ragazzi di Via Panisperna”, coordinato da Enrico Fermi – dovrebbe essere premiato con un Nobel per la fisica ma, come è noto, il premio non può essere assegnato postumo e non c’è motivo per dubitare che nel 2014 il fisico non sia più vivo!

Il primo fisico che teorizzò l’esistenza della particella elementare di cui trattasi fu il fisico teorico di origini austriache Wolfgang Pauli; questi lo fece per spiegare il decadimento beta o, se si preferisce, la seconda forma in cui può manifestarsi un decadimento radioattivo (radiazione beta).

Il nome della particella (da attribuirsi a E. Fermi) deriva dal fatto di essere elettricamente neutra e di possedere una massa notevolmente più piccola di quella del neutrone, particella costituente il nucleo di un atomo e la cui presenza o meno, in numero variabile (minore o maggiore) di quella dei protoni, determina la forma isotopica di molti elementi chimici della tabella periodica.

Il neutrino arricchisce il modello atomico – nucleare costituito da protoni (particelle con carica elettrica positiva), neutroni (particelle prive di carica elettrica, con una massa pari circa a quella del protone) ed elettroni.

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Produzione di energia per fusione nucleare (di A. A. Muntoni)

Agli inizi degli anni novanta, quand’ero ancora uno studente di ingegneria, assistetti a un’affollata conferenza in un’aula del dipartimento di fisica dell’Università di Cagliari in cui un esimio professore che collaborava col CERN spiegò che era stata prodotta energia attraverso un innovativo processo di fusione nucleare e ne spiegò sommariamente i risultati, scusandosi per la sommaria retta di interpolazione dei (pochi) dati a sua disposizione. Era stata annunciata, in quell’aula e nel resto del mondo scientifico, una scoperta che potrebbe rivoluzionare, sin dai prossimi 20 – 30 anni, l’intera vita sul pianeta Terra, sempre più dipendente dall’energia.

In quell’occasione vennero fatti due nomi che non ho potuto dimenticare: Martin Fleischmann e Stanley Pons. Furono questi due insigni scienziati a effettuare una lunga serie di esperimenti presso il Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America (DOE) e a scoprire che la fusione nucleare è un processo esotermico che, se debitamente controllato, può produrre energia senza gli inconvenienti e i rischi per la popolazione e l’ambiente che si hanno con la fissione nucleare.

La fusione nucleare, infatti, NON è la fissione nucleare che avviene nelle centrali nucleari realizzate in Italia, USA, Francia, Giappone e altri Paesi.

La fusione nucleare può essere di due tipi: fredda (scoperta e presentata alla comunità scientifica da Fleischmann e Pons nel 1989), quando avviene a temperatura ambiente o calda, quando avviene a temperature elevatissime, dell’ordine di molti milioni di gradi centigradi.

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