miniere

Gestione dei rifiuti da attività minerarie

Miniera di campo Pisano (sullo sfondo la città di Iglesias, Sardegna, Italy)

Miniera di Campo Pisano (sullo sfondo la città di Iglesias, Sardegna, Italy)

Con l’emanazione del Decreto Legislativo n. 117 del 30/05/2008 recante “Attuazione della direttiva 2006/21/CE relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive e che modifica la direttiva 2004/35/CE” (G.U. del 07/07/2008, n.157) viene finalmente disciplinata la spinosa questione relativa alla gestione di depositi di materiali derivanti da attività di cava e mineraria, che per decenni era stata affrontata senza troppo riguardo per le problematiche ambientali connesse, in particolar modo, all’emissione di polveri e acque di percolazione, talora fortemente inquinate e scaricate o immesse sul suolo, nel suolo o nelle acque superficiali e sotterranee.

Il problema della gestione dei residui derivanti dal’estrazione di minerali di prima e seconda categoria e di trattamento dei minerali valorizzabili si è protratto nel tempo, a causa dell’inerzia da parte del Legislatore nazionale – ancorché incalzato dall’Unione Europea – e alla mancanza di controlli da parte degli Enti preposti, che talora non possono che certificare uno stato dell’ambiente degradato e talora finanche tale da poter arrecare danno alla salute ella popolazione. In Sardegna, fin dal tempo dei romani sfruttata per l’estrazione di minerali preziosi (oro, argento, piombo, zinco, ferro, rame), le miniere “abbandonate” e i relativi depositi di “sterili” (materiale solido o i fanghi che rimangono dopo il trattamento dei minerali per separazione, tra cui, a titolo di esempio la frantumazione, la macinazione, la vagliatura, la flottazione e altre tecniche fisico-chimiche,) per ricavare i minerali pregiati dalla roccia meno pregiata) sono distribuiti in tutto il territorio regionale e principalmente nel Sulcis – Iglesiente – Guspinese.

Il D.Lgs. 117/2008 stabilisce le misure, le procedure e le azioni necessarie per prevenire o per ridurre il più possibile eventuali effetti negativi per l’ambiente, in particolare per l’acqua, l’aria, il suolo, la fauna, la flora e il paesaggio, nonché eventuali rischi per la salute umana, conseguenti alla gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive.

Il D.Lgs. 117/2008 prevede espressamente, a tal fine, il divieto di abbandono, di scarico, di deposito e di smaltimento incontrollati dei rifiuti di estrazione sul suolo, nel suolo e nelle acque superficiali e sotterranee. I cumuli, le dighe, i bacini di decantazione e le strutture di deposito dei rifiuti di estrazione devono – per espressa previsione normativa – essere progettati, realizzati, attrezzati, resi operativi, utilizzati, mantenuti in efficienza e gestiti senza pericolo per la salute umana, senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, senza creare rischi per l’acqua, per l’aria, per il suolo, per la fauna e per la flora, senza causare inconvenienti da rumori o odori e senza danneggiare o compromettere il paesaggio e i siti di particolare interesse (naturalistico – storico – culturale – archeologico).

Miniera di Campo Pisano, Iglesias, Italia. Pozzi di estrazione e manufatti minerari (cortesia SIACGI Muntoni & Partner, Cagliari)

Miniera di Campo Pisano, Iglesias, Italia. Pozzi di estrazione e manufatti minerari (cortesia SIACGI Muntoni & Partner, Cagliari)

In concreto l’Organizzazione titolare della concessione mineraria o comunque l’operatore che gestisce l’area interessata dalle attività minerarie (anche pregresse) ha l’obbligo – ex lege – di pianificare l’attività di gestione dei rifiuti di estrazione basandosi, tra l’altro, sulle migliori tecniche disponibili (BAT), tenendo conto delle caratteristiche tecniche della struttura di deposito, della sua ubicazione geografica e delle condizioni ambientali locali, al fine di:
a) impedirne o ridurne, il più possibile, gli effetti negativi per l’ambiente e la salute umana;
b) prevenire incidenti rilevanti connessi alla struttura e limitare le conseguenze per l’ambiente e la salute umana;
c) gestire qualsiasi struttura di deposito dei rifiuti di estrazione anche dopo la chiusura fino al rilascio del sito in conformità a quanto previsto dal piano di gestione.

Il piano di gestione dei rifiuti di estrazione di cui all’art. 5 del D.Lgs. 117/2008 deve prevedere le misure tecniche, organizzative e procedurali per la riduzione al minimo della loro produzione nonché per il trattamento (quando possibile), il recupero (quando realizzabile) e lo smaltimento dei rifiuti stessi, nel rispetto dei princìpi e delle prerogative dello sviluppo sostenibile.

Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo n. 624/1996 (che disciplina le problematiche di sicurezza in cave e miniere a tutela dei lavoratori e prevede la redazione del Documento di Sicurezza e Salute), l’operatore deve individuare, per le strutture di deposito dei rifiuti minerari, i rischi di incidenti rilevanti e adottare, a livello di progettazione, di costruzione, di funzionamento e di manutenzione, di chiusura e nella fase successiva alla chiusura delle strutture stesse, le misure necessarie per prevenire tali incidenti e limitarne le conseguenze negative per la salute umana e l’ambiente, compresi eventuali impatti transfrontalieri, nonché per i lavoratori (mettendo in atto un sistema di gestione della sicurezza che attui il DSS).

Il Legislatore, dunque, con l’emanazione del succitato Decreto ha inteso promuovere una efficace ed efficiente gestione dei rifiuti derivanti dalle attività minerarie, senza dimenticare importanti aspetti quali la sicurezza dei lavoratori, ormai da considerarsi un imperativo categorico e un aspetto imprescindibile per qualsiasi attività e ancor più per quelle minerarie e di gestione dei rifiuti in genere.

Andrea Alessandro MUNTONI

Share

Twitter