modello 231

RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DI ENTI E SOCIETÀ (D.Lgs. 231/2001)

Soggetti a cui si applicano le disposizioni del D.Lgs. 08/06/2001, n. 231

Le disposizioni legislative in tema di responsabilità delle Società per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato si applicano, così come previsto dal D.Lgs. 08/06/2001, n. 231 recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della L. 29/09/2000, n. 300”, agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica.

Responsabilità dell’ente o società

Per capire la rivoluzione copernicana introdotta dal – poco noto – disposto legislativo, è d’obbligo  precisare che l’Ente o la Società è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o società o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell’Ente o Società o una sua unità organizzativa. Inoltre, le responsabilità dell’Ente o della Società si estendono anche al caso in cui i reati siano stati commessi da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza da parte di rappresentanti dell’Ente o della Società, amministratori  dell’Ente o della Società o dirigenti.

Strumenti di tutela dell’Ente o della Società

Il Legislatore offre al presunto colpevole del reato la possibilità di discolparsi dando prova di aver attuato idonee misure tecniche, organizzative o procedurali volte ad evitare che il reato stesso si consumasse; per inciso, se il reato è stato commesso da rappresentanti, amministratori e dirigenti dell’Ente o della Società, allora l’Ente o la Società non ne rispondono se sono in grado di provare che:

a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi e contestato;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli organizzativi e di curare il loro aggiornamento e la loro continua implementazione è stato affidato a un organismo dell’Ente o della Società dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;

c) le persone (rappresentanti, amministratori e dirigenti) hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo interno di vigilanza e controllo.

L’organo di vigilanza e controllo cui sopra, che normalmente è costituito da figure di alto spessore culturale e con competenze trasversali (ingegneri, avvocati, esperti in materia amministrativa e contabile, ecc.), provenienti sia dal mondo delle professioni che dalla realtà aziendale (organismo misto) è denominato Organismo di vigilanza (OdV).

Sanzioni e profitti illeciti

Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato previsti dal D.Lgs. 231/2001 sono i seguenti:

a) la sanzione pecuniaria;

b) le sanzioni interdittive;

c) la confisca;

d) la pubblicazione della sentenza.

Sono altresì previste, a carico dell’Ente o Società, le seguenti sanzioni interdittive:

a) l’interdizione dall’esercizio dell’attività;

b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;

c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;

d) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;

e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Resta inteso che le sanzioni non sono irrogabili se l’Organizzazione dimostra di aver implementato un efficace modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal D.Lgs. 231/2001 (efficacia esimente del MOGC 231) e di aver nominato un organismo di vigilanza e controllo indipendente e di comprovata esperienza, competenza e professionalità nell’ambito della prevenzione dei reati ambientali, in materia di sicurezza, societari, contro la PA, ecc..

Modelli di organizzazione

Il D.Lgs. 231/2001 prevede che i modelli organizzativi e gestionali da adottarsi debbano rispondere alle seguenti esigenze, tutte volte a consentire all’organismo di vigilanza e controllo interno (e/o esterno in relazione ai poteri effettivamente delegati), di riconoscere e dunque scongiurare il verificarsi di possibili reati in materia di ambiente e sicurezza sul lavoro:

a) individuare le attività svolte dall’Ente o Società nel cui ambito possono essere commessi reati;

b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’Ente o Società in relazione ai reati da prevenire;

c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;

d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo interno e/o esterno (di norma un soggetto con obblighi consulenziali e di vigilanza e controllo specifici e ben definiti, dotato di idonea e adeguata autonomia) deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli organizzativi e gestionali da applicarsi alle “problematiche” di igiene e sicurezza sul lavoro;

e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto – da parte dei soggetti obbligati – delle misure indicate nel modello organizzativo e gestionale, anche tenendo conto, laddove applicabili, delle previsioni e degli accordi sindacali e comunque di quanto previsto a riguardo dai contratti collettivi nazionali applicabili.

Il modello organizzativo e gestionale (MOGC 231) da mettere in atto deve prevedere, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione nonché al tipo di attività svolta, sia misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività stessa nel rispetto della legislazione vigente sia misure idonee a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di “rischio” che possano coinvolgere l’Ente o la Società.

Conclusioni

L’adozione del MOGC 231 (Codice Etico, Parte Generale, Parti Speciali, Codice Disciplinare) e la nomina di un Organismo di Vigilanza (OdV) indipendente che vigili sul suo rispetto e la sua attuazione da parte dell’Organizzazione costituisce elemento di esimenza rispetto alla possibile e altrimenti prevedibile responsabilità amministrativa da parte della Società o dell’Ente o dell’Associazione, ferme restando le responsabilità penali dei singoli qualora gli stessi vengano riconosciuti colpevoli di reati di natura penale.

Andrea Alessandro MUNTONI

(già estensore del MOGC 231 di ARST S.p.A., Presidente OdV di Cagliari Calcio S.p.A., Presidente OdV di FLUORSID S.p.A., auditor 231 per conto del RINA per l’implementazione del MOGC 231 di IGEA S.p.A., autore di pubblicazioni, relatore in materia di 231, consulente 231)

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Responsabilità di soggetti che esercitano, di fatto, compiti e attribuzioni di dirigente o preposto

SIACGI_231_2001Nel presente articolo vengono dati alcuni chiarimenti relativamente alla responsabilità soggettiva penale di soggetti che esercitano, di fatto, compiti e attribuzioni previste in capo a figure ben definite nell’ambito del D.Lgs. 81/2008, essendo la questione di assoluta rilevanza anche con riferimento al D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativo – penale delle società e degli enti.

Così come previsto nel TITOLO XII – DISPOSIZIONI IN MATERIA PENALE E DI PROCEDURA PENALE del D.Lgs. 81/20018 e s.m.i. e in particolare all’articolo 299 (Esercizio di fatto di poteri direttivi), comma 1, le posizioni di garanzia relative ai soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) (leggi datore di lavoro), d) (leggi dirigente) ed e) (leggi preposto) del succitato Decreto gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti.
In altri termini, a meno che l’Organizzazione non voglia lasciare al Giudice o al CTU l’onere di stabilire chi sa il Datore di lavoro e quali eventualmente siano i Dirigenti per la sicurezza e i Preposti, ancorché non dotati di formale delega di funzioni, è sempre opportuno – anche in chiave 231 – individuare nell’ambito societario persone in possesso delle competenze, dell’esperienza, della formazione e delle attitudini (oltre che del potere decisionale e di spesa) cui far ricoprire posizioni di rilievo nell’ambito della piramide della sicurezza; resta peraltro inteso che non esiste alcun automatismo che faccia discendere compiti e relative responsabilità in capo a dirigenti o direttori  di settori amministrativi, commerciali, ecc. soprattutto allorquando gli stessi non svolgono, neppure di fatto, attività che possano avere riflessi sulle questioni e problematiche di sicurezza e salute sul lavoro.

Peraltro è chiaro che il Dirigente di cui all’articolo 2, comma 1, lettera d) del D.Lgs. 81/2008 è la persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa (con riferimento, si intende, alle problematiche di sicurezza).

Si precisa, peraltro, che non v’è l’obbligo di legge di nominare Dirigenti per la sicurezza (coincidenti o meno con figure che già ricoprono posizioni apicali), ancorché si raccomandi vivamente di individuare uno o più preposti per la sicurezza a presidio e garanzia del rispetto delle norme di sicurezza e delle previsioni del DVR o del POS o di altri documenti di sicurezza redatti dalla Societas in ottemperanza alle norme di legge cogenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

A massima tutela e garanzia dell’Organizzazione (in chiave 231) e del Datore di lavoro (in chiave codice penale) è opportuno che ciascuna Organizzazione rifletta a 360 gradi circa l’opportunità e utilità di nomina dei preposti per la sicurezza.

Si raccomanda, infine, di valutare attentamente l’opportunità di implementare e adottare un efficace Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC 231) di cui al D.Lgs. 231/2001 con i requisiti (esimenti) di cui all’art. 30 del D.Lgs. 81/2001 e s.m.i. e di nominare un Organismo di Vigilanza 231.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Nuovi reati ambientali presupposto della responsabilità amministrativa

SIACGI_231_2001Nel 2001 il Legislatore ha emanato il Decreto Legislativo n. 231 del 08/06/2001 recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300” (G.U. del 19/06/2001, n. 140).

Il Legislatore con l’emanazione della Legge 22 maggio 2015, n. 68 ha profondamente modificato e ampliato sia il novero dei reati presupposto della responsabilità amministrativa già previsti dall’art. 25-undecies (Reati ambientali) del D.Lgs. 231/2001 e s.m.i. sia le sanzioni previste a carico delle Organizzazioni nei casi appresso indicati:
a) per la violazione dell’articolo 452-bis (leggi: inquinamento ambientale), prevedendo la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a seicento quote (comma così sostituito dall’art. 1, c. 8, lett. a) della L. 22/05/2015, n. 68)
b) per la violazione dell’articolo 452-quater (leggi: disastro ambientale), prevedendo la sanzione pecuniaria da quattrocento a ottocento quote (comma così sostituito dall’art. 1, c. 8, lett. a) della L. 22 maggio 2015, n. 68)
c) per la violazione dell’articolo 452-quinquies (leggi: delitti colposi contro l’ambiente), prevedendo la sanzione pecuniaria da duecento a cinquecento quote (comma così inserito dall’art. 1, c. 8 , lett. a) della L. 68/2015)
d) per i delitti associativi aggravati ai sensi dell’articolo 452-octies (leggi: circostanze aggravanti), prevedendo la sanzione pecuniaria da trecento a mille quote (comma così inserito dall’art. 1, c. 8 , lett. a) della L. 68/2015)
e) per il delitto di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività ai sensi dell’articolo 452-sexies, prevedendo la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a seicento quote (comma così inserito dall’art. 1, c. 8 , lett. a) della L. 22 maggio 2015, n. 68).
Si ritiene utile segnalare che all’art. 25-undecies (Reati ambientali) del D.Lgs. 231/2001, è stato inserito il comma 1-bis, che prevede che «nei casi di condanna per i delitti indicati al comma 1, lettere a) e b), del presente articolo, si applicano, oltre alle sanzioni pecuniarie ivi previste, le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, per un periodo non superiore a un anno per il delitto di cui alla citata lettera a)» (comma così inserito dall’art. 1, c. 8 , lett. b) della L. 22 maggio 2015, n. 68).

Ciascuna Organizzazione dovrebbe, alla luce elle modifiche previste dalla Legge 68/2015, modificare e implementare il proprio Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231 affinché lo stesso continui ad avere efficacia esimente.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Modello 231 del Cagliari Calcio

SIACGI_231_2001Il Consiglio di Amministrazione della società Cagliari Calcio S.p.A. si è riunita, nel mese di febbraio 2016, per l’approvazione del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e del Codice Etico nel quale vengono sancite le regole di condotta alle quali dovrà ispirarsi l’attività di chiunque operi nell’interesse della Società.

Il Codice Etico riassume i principi di comportamento che amministratori, direttori, dirigenti, dipendenti e collaboratori a qualsiasi titolo, nonché i fornitori di Cagliari Calcio S.p.A. devono rispettare nel condurre le attività di impresa, nell’eseguire le prestazioni di lavoro e, in generale, nei rapporti interni ed esterni alla società stessa, evidenziando dunque l’insieme dei diritti, dei doveri e delle responsabilità dei soggetti destinatari del Codice stesso e del Modello 231.

In tale consiglio si è provveduto anche alla nomina dell’Organismo di Vigilanza, col compito di vigilare sull’efficace attuazione del Modello 231 e sul rispetto del Codice Etico, che per il prossimo biennio sarà presieduto dall’ing. Andrea Alessandro Muntoni.

Ilaria GHIANI

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Responsabilità amministrativa (penale) ex D.Lgs. 231/2001

Responsabilità amministrativa. Premessa

Le disposizioni legislative in tema di responsabilità delle Società per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato si applicano, così come previsto dal D.Lgs. 08/06/2001, n. 231:
agli enti forniti di personalità giuridica;
alle società (anche prive di personalità giuridica);
alle associazioni (anche prive di personalità giuridica).
Ciascuno di questi soggetti, nel linguaggio corrente, viene identificato come «ORGANIZZAZIONE».

SIACGI_231_2001Per capire la rivoluzione copernicana introdotta dalla disposizione legislativa, è d’obbligo chiarire e precisare che l’Ente o la Società è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o per i reati commessi a suo vantaggio da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o società o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell’Ente o Società o una sua unità organizzativa.

Inoltre, le responsabilità dell’Ente o della Società si estendono anche al caso in cui i reati siano stati commessi da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza da parte di rappresentanti dell’Ente o della Società, amministratori dell’Ente o della Società o dirigenti (leggi: soggetti che operano in regime di subordinazione o sotto il controllo di rappresentanti, amministratori o dirigenti dell’Ente o della Società stessa).

Casi in cui l’Organizzazione non risponde dell’illecito

L’Ente o la Società NON risponde solo nel caso in cui le persone con ruolo di rappresentanza, dirigenziale o amministrativo hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi; fatto, quest’ultimo, che dovrà essere debitamente provato in sede di giudizio.
A rincarare la dose v’è l’introduzione del “principio di indeterminatezza” in forza del quale la responsabilità dell’Ente o Società sussiste anche quando l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile!

Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231

Il Legislatore offre al presunto colpevole del reato la possibilità di discolparsi dando prova di aver implementato un “efficace” MOGC 231 e aver attuato idonee misure tecniche, organizzative o procedurali volte ad evitare che il reato stesso si consumasse; per inciso, se il reato è stato commesso da rappresentanti, amministratori e dirigenti dell’Ente o della Società, allora l’Ente o la Società non ne rispondono se si può provare di aver agito secondo criteri e sistemi decisionali e di controllo documentati volti a evitare infortuni sul lavoro.

Sanzioni

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RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DI ENTI E SOCIETÀ. Efficacia esimente dei modelli di organizzazione, gestione e controllo previsti dal D.Lgs. 231/2001

Il D.Lgs. n. 231 del 08/06/2001 e s.m.i. prevede per la data Società o il dato Ente l’esimenza dalla responsabilità amministrativa qualora si possa dimostrare – in sede di tribunale – di aver non solo adottato il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC) ma anche di averlo efficacemente attuato al fine di evitare o limitare al massimo la possibilità che un soggetto ricoprente posizione apicale o un suo delegato o subordinato possano compiere – nel proprio interesse e in quello della Societas – uno dei reati presupposto in materia ambientale, in materia di sicurezza oppure riferiti ai rapporti dell’Impresa con la Pubblica Amministrazione ovvero nell’ambito dei rapporti fra privati.

Per contro, L’Ente o la Società è esente da responsabilità amministrativa di cui al D.Lgs. n. 231/2001 e s.m.i. allorquando le persone (fisiche) che hanno commesso uno dei cosiddetti reati presupposto hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi, senza che l’Organizzazione abbia tratto vantaggio dall’illecito contestato.

Il D.Lgs. 231/2001 e s.m.i., l’ultima delle quali risalente al 2012, tenta di favorire lo sviluppo di una nuova consapevolezza aziendale che veda l’Organizzazione impegnata a produrre beni e servizi con un occhio di riguardo alla prevenzione di possibili danni all’ambiente e alle persone. In tal senso, ferme restando le eventuali responsabilità penali personali, il decreto legislativo in parola prevede per l’Organizzazione – e solo per essa – una sorta di esimenza – tutta da dimostrare – dalla responsabilità qualora, in occasione di un procedimento penale per uno qualsiasi dei reati presupposto previsti dal D.Lgs. n. 231/2001 e s.m.i., dimostri una serie di requisiti tra cui, in particolare, l’adozione ed efficace attuazione del cosiddetto Modello 231.

Per il raggiungimento dello scopo l’Organizzazione deve adottare compliance programs (leggi: modelli di autodisciplina, ivi compreso il Codice etico) e un efficace MOGC, al fine di assicurare la necessaria organizzazione dei processi aziendali, di garantirne la gestione e il controllo idonei a prevenire da parte di singoli o gruppi circoscritti di persone reati contro l’ambiente e in violazione delle norme di sicurezza o rientranti nella sfera della mera amministrazione, non solo contabile; in aggiunta a quanto più sopra previsto, è inderogabile la nomina di un organo (preferibilmente misto) dotato di “autonomi poteri di iniziativa e di controllo” il cui scopo sia verificare il funzionamento, la corretta ed effettiva attuazione e l’aggiornamento (leggi: proposta di aggiornamento al CdA o al titolare dei poteri decisionali e di spesa dell’Organizzazione) di detti modelli.

L’organo di cui sopra, che normalmente è costituito da figure di alto spessore culturale e con competenze trasversali (ingegneri, avvocati, esperti in materia amministrativa e contabile, ecc.), provenienti sia dal mondo delle professioni che dalla realtà aziendale (organismo misto) è denominato Organismo di vigilanza (OdV).

Al fine di poter dimostrare – in sede penale – l’esimenza dell’Organizzazione – con l’auspicio e la speranza che non vengano comminati alla Società o all’Impresa le sanzioni per quote o di revoca delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività o la sospensione al titolo abilitativo per un lasso di tempo più o meno lungo  o, il divieto a contrarre col la PA – l’Ente o la Società deve aver formalmente adottato (con delibera del CdA o con un atto sottoscritto dal legale rappresentante nelle Societas più “piccole”) ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati presupposto. In sostanza occorre poter dimostrare, ai fini dell’esimenza dalla responsabilità amministrativa contestata:

a)     l’adozione di procedure adeguate finalizzate alla prevenzione della commissione di reati presupposto, anche richiamando espressamente eventuali altri modelli di gestione (per es. OHSAS 18001 per la gestione della scurezza o ISO 14001 per la gestione delle problematiche ambientali, sino al sistema ISO 9001 laddove esso prevede procedure e istruzioni per la corretta gestione amministrativa dei processi);

b)     l’adozione di un sistema disciplinare che venga – di tanto in tanto – applicato su richiesta dell’OdV o di altri soggetti che abbiano titolo, nell’ambito della propria sfera di competenze, per applicarlo, con la precisazione che lo tesso deve tenere in debito conto eventuali accordi sindacali e comunque le previsioni del CCNL applicabili alle categorie di lavoratori operanti nell’ambito dell’Organizzazione;

c)      la nomina di un Organismo di Vigilanza, di cui facciano parte figure di provata esperienza e competenza, anche al fine di non incorrere nella fattispecie di culpa in eligendo, che potrebbe ritorcersi contro il CdA o il soggetto che ha provveduto alla nomina dei componenti dell’OdV, restando inteso che la scelta dovrebbe ricadere su persone in possesso di adeguate competenze e attitudini, in grado di mantenere fermo il proprio – indipendente – giudizio rispetto alle presumibili, inevitabili e fisiologiche controreazioni del sistema aziendale di fronte ai controlli e alla vigilanza svolti dall’OdV;

d)     prevedendo audit e controlli a campione e finanche a sorpresa sul rispetto delle procedure gestionali e operative, anche facendo ricorso a Soggetti esterni in grado di effettuare – a campione – monitoraggi ambientali di grandezze chimiche, fisiche, biologiche o relative alla sfera della sicurezza (rumore, vibrazioni, illuminamento, agenti chimici, radiazioni, radioattività naturale, ecc.). A tal fine è auspicabile un raccordo fra le attività di vigilanza e controllo messe in essere dall’OdV e quelle ricadenti nell’ambito degli audit interni (svolti dall’Organizzazione stessa in ossequio ai modelli di gestione eventualmente adottati) e quelli di terza parte (svolti a un Organismo accreditato), fermo restando che i modelli suddetti, laddove espressamente richiamati dal MOGC, sono strumentali al perseguimento dell’esimenza da un’eventuale responsabilità amministrativa dell’Organizzazione. L’OdV, di fatto, deve essere considerato ai fini dell’applicazione del MOGC come un soggetto di quarta parte sia nei confronti dei soggetti appartenenti all’Organizzazione che svolgono audit interni sia dei soggetti esterni degli Enti accreditati che svolgono audit di terza parte; la corretta conduzione dei rispettivi audit da parte degli uni e degli altri garantisce e assicura, di norma, la corretta adozione e applicazione dei modelli di gestione (integrati), laddove previsti, con positivi riflessi sulla più generale applicazione del Modello 231 che eventualmente li richiama espressamente. Resta pertanto inteso che ai suddetti audit possono partecipare i componenti dell’OdV, eventualmente richiedendo maggiori approfondimenti su aspetti ambientali, di sicurezza, amministrativi e comunque procedurali che siano già stati oggetto dell’audit stesso ovvero prevedendo altre attività di vigilanza e controllo, complementari, sussidiarie o sostitutive a quelle già svolte;

e)     informando e formando il personale all’attuazione delle procedure richiamate dal MOGC o dai sistemi di gestione aziendale, per la sicurezza e per l’ambiente eventualmente adottati e, talora, anche certificati da un Ente di terza parte;

f)       promuovendo l’adozione di comportamenti rispondenti, sempre e comunque, al Codice etico, sia da parte dei vertici aziendali sia da parte dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori nonché dagli altri destinatari del Modello 231.

Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI

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