MOGC 231

RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DI ENTI E SOCIETÀ (D.Lgs. 231/2001)

Soggetti a cui si applicano le disposizioni del D.Lgs. 08/06/2001, n. 231

Le disposizioni legislative in tema di responsabilità delle Società per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato si applicano, così come previsto dal D.Lgs. 08/06/2001, n. 231 recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della L. 29/09/2000, n. 300”, agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica.

Responsabilità dell’ente o società

Per capire la rivoluzione copernicana introdotta dal – poco noto – disposto legislativo, è d’obbligo  precisare che l’Ente o la Società è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o società o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell’Ente o Società o una sua unità organizzativa. Inoltre, le responsabilità dell’Ente o della Società si estendono anche al caso in cui i reati siano stati commessi da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza da parte di rappresentanti dell’Ente o della Società, amministratori  dell’Ente o della Società o dirigenti.

Strumenti di tutela dell’Ente o della Società

Il Legislatore offre al presunto colpevole del reato la possibilità di discolparsi dando prova di aver attuato idonee misure tecniche, organizzative o procedurali volte ad evitare che il reato stesso si consumasse; per inciso, se il reato è stato commesso da rappresentanti, amministratori e dirigenti dell’Ente o della Società, allora l’Ente o la Società non ne rispondono se sono in grado di provare che:

a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi e contestato;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli organizzativi e di curare il loro aggiornamento e la loro continua implementazione è stato affidato a un organismo dell’Ente o della Società dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;

c) le persone (rappresentanti, amministratori e dirigenti) hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo interno di vigilanza e controllo.

L’organo di vigilanza e controllo cui sopra, che normalmente è costituito da figure di alto spessore culturale e con competenze trasversali (ingegneri, avvocati, esperti in materia amministrativa e contabile, ecc.), provenienti sia dal mondo delle professioni che dalla realtà aziendale (organismo misto) è denominato Organismo di vigilanza (OdV).

Sanzioni e profitti illeciti

Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato previsti dal D.Lgs. 231/2001 sono i seguenti:

a) la sanzione pecuniaria;

b) le sanzioni interdittive;

c) la confisca;

d) la pubblicazione della sentenza.

Sono altresì previste, a carico dell’Ente o Società, le seguenti sanzioni interdittive:

a) l’interdizione dall’esercizio dell’attività;

b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;

c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;

d) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;

e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Resta inteso che le sanzioni non sono irrogabili se l’Organizzazione dimostra di aver implementato un efficace modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal D.Lgs. 231/2001 (efficacia esimente del MOGC 231) e di aver nominato un organismo di vigilanza e controllo indipendente e di comprovata esperienza, competenza e professionalità nell’ambito della prevenzione dei reati ambientali, in materia di sicurezza, societari, contro la PA, ecc..

Modelli di organizzazione

Il D.Lgs. 231/2001 prevede che i modelli organizzativi e gestionali da adottarsi debbano rispondere alle seguenti esigenze, tutte volte a consentire all’organismo di vigilanza e controllo interno (e/o esterno in relazione ai poteri effettivamente delegati), di riconoscere e dunque scongiurare il verificarsi di possibili reati in materia di ambiente e sicurezza sul lavoro:

a) individuare le attività svolte dall’Ente o Società nel cui ambito possono essere commessi reati;

b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’Ente o Società in relazione ai reati da prevenire;

c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;

d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo interno e/o esterno (di norma un soggetto con obblighi consulenziali e di vigilanza e controllo specifici e ben definiti, dotato di idonea e adeguata autonomia) deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli organizzativi e gestionali da applicarsi alle “problematiche” di igiene e sicurezza sul lavoro;

e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto – da parte dei soggetti obbligati – delle misure indicate nel modello organizzativo e gestionale, anche tenendo conto, laddove applicabili, delle previsioni e degli accordi sindacali e comunque di quanto previsto a riguardo dai contratti collettivi nazionali applicabili.

Il modello organizzativo e gestionale (MOGC 231) da mettere in atto deve prevedere, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione nonché al tipo di attività svolta, sia misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività stessa nel rispetto della legislazione vigente sia misure idonee a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di “rischio” che possano coinvolgere l’Ente o la Società.

Conclusioni

L’adozione del MOGC 231 (Codice Etico, Parte Generale, Parti Speciali, Codice Disciplinare) e la nomina di un Organismo di Vigilanza (OdV) indipendente che vigili sul suo rispetto e la sua attuazione da parte dell’Organizzazione costituisce elemento di esimenza rispetto alla possibile e altrimenti prevedibile responsabilità amministrativa da parte della Società o dell’Ente o dell’Associazione, ferme restando le responsabilità penali dei singoli qualora gli stessi vengano riconosciuti colpevoli di reati di natura penale.

Andrea Alessandro MUNTONI

(già estensore del MOGC 231 di ARST S.p.A., Presidente OdV di Cagliari Calcio S.p.A., Presidente OdV di FLUORSID S.p.A., auditor 231 per conto del RINA per l’implementazione del MOGC 231 di IGEA S.p.A., autore di pubblicazioni, relatore in materia di 231, consulente 231)

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Responsabilità amministrativa 231 e appalti pubblici

Premessa

SIACGI_231_2001Il D.Lgs. 08/06/2001, n. 231 recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della L. 29/09/2000, n. 300” (G.U. 19/06/2001, n. 140), introduce nel panorama normativo italiano la responsabilità delle Società per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, che si applicano:

  • agli enti forniti di personalità giuridica;
  • alle società (anche prive di personalità giuridica);
  • alle associazioni (anche prive di personalità giuridica).

Ciascuno di questi soggetti, nel linguaggio corrente, viene identificato come «ORGANIZZAZIONE».

Sanzionabilità delle organizzazioni

Il D.Lgs. 08/06/2001, n. 231 prevede la sanzionabilità dell’Organizzazione solo per i reati presupposto della responsabilità amministrativa per i quali il codice penale o altri provvedimenti legislativi (norme speciali, come ad es. il D.Lgs. 81/2008 per quanto concerne la sicurezza e il D.Lgs. 152/2006 per quanto concerne l’ambiente) prevedano espressamente una sanzione penale a carico di persone (soggetti apicali e loro sottoposti).

Esimenza dalla responsabilità amministrativa

Il Legislatore offre al presunto colpevole del reato  presupposto della responsabilità amministrativa la possibilità di discolparsi dando prova di aver implementato un “efficace” Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC 231) e aver attuato idonee misure tecniche, organizzative o procedurali volte ad evitare che il reato stesso si consumasse.

Un MOGC 231 è efficacemente attuato solo se è stato nominato un organismo di vigilanza indipendente, monocratico o collegiale.

Appalti pubblici e benefici per le organizzazioni in possesso di un MOGC 231

Di recente è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 50, del 18/04/2016 recante “Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (S.O.G.U. del 19/04/2016, n. 91).

Sempre più di frequente le Stazioni Appaltanti prevedono, nell’ambito delle gare per lavori, servizi e forniture con l’offerta economicamente più vantaggiosa, una premialità per le Imprese appaltatrici dotate di un MOGC 231 o di sistemi di gestione per la qualità, ambientale, per la sicurezza, etico, ecc.

Le stazioni appaltanti, a norma dell’art. 93 (Garanzie per la partecipazione alla procedura), comma 7, del D.Lgs. 50/2016, nei contratti di servizi e forniture, devono prevedere che l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo sia ridotto del 30 per cento – non cumulabile con altre riduzioni – previste dal medesimo articolo – per gli operatori economici in possesso – tra gli altri – della attestazione del modello organizzativo, ai sensi del decreto legislativo n. 231/2001 o di certificazione del sistema di gestione a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, o di certificazione OHSAS 18001.

Per fruire delle riduzioni l’operatore economico segnala, in sede di offerta, il possesso dei relativi requisiti e lo documenta nei modi prescritti dalle norme vigenti.

Appalti pubblici ed esclusione dalle gare

Per le Organizzazioni in possesso di un MOGC 231 sono previsti, ai sensi del D.Lgs. 50/2016, dei vantaggi relativamente alle garanzie da prestare all’atto della partecipazione alla gara e da mantenere in caso di aggiudicazione.

Le stazioni appaltanti, a norma dell’art. 80 del D.Lgs. 50/2016  devono ad ogni modo tenere presente lo “status” del Concorrente giacché eventuali sanzioni a suo carico irrogate ai sensi del D.Lgs. 231/2001 potrebbero comportare l’esclusione dalla gara.

 

Le stazioni appaltanti, a norma dell’art. 80, comma 5, lettera f), del D.Lgs. 50/2016 devono escludere dalla partecipazione alla procedura d’appalto un operatore economico che si trovi nella seguente situazioni, anche riferita a un suo subappaltatore nei casi di cui all’articolo 105, comma 6, del testé detto decreto: l’operatore economico sia stato soggetto alla sanzione interdittiva di cui all’articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 o ad altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione, compresi i provvedimenti interdittivi di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

Conclusioni

Il tema della responsabilità amministrativa è rimasto a lungo sepolto e sottovalutato ma con le modifiche al D.Lgs. 231/2001 relative alla sicurezza sul lavoro nel 2007 e 2008, il richiamo alle problematiche ambientali nel 2011 e agli appalti del 2016, è necessario che ciascuna Organizzazione si doti di un efficace MOGC 231 e nomini un Organismo di Vigilanza 231, preferibilmente a composizione collegiale, composto da ingegneri, avvocati, commercialisti e altre figure professionali che oltre a possedere adeguate e consolidate competenze in materia di sicurezza, ambiente, bilancio, ecc. sappiano anche attuare e programmare con indipendenza e in autonomia adeguate attività di vigilanza e controllo sull’efficace attuazione del MOGC 231 per la prevenzione dei reati presupposto.

Andrea Alessandro MUNTONI

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SICUREZZA. Compiti e doveri del RSPP alla luce delle norme di legge vigenti

Cantiere temporaneo. Ponteggio. Segnaletica. Fonte: SIACGI MUNTONI & Partner, Cagliari (CA).

Cantiere temporaneo. Ponteggio. Segnaletica. Fonte: SIACGI MUNTONI & Partner, Cagliari (CA).

Nel presente articolo si affrontano e analizzano in maniera organica il ruolo e i compiti del Responsabile dei Servizio Prevenzione e Protezione (interno o esterno) alla luce delle previsioni normative recate dal D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Alcuni compiti e funzioni del RSPP lo coinvolgono indirettamente, come nel caso dei flussi che Egli deve ricevere dal Datore di lavoro o dal Medico Competente; tuttavia, la mancata ricezione dei flussi dovrebbe indurre il RSPP a richiederli o sollecitarli, nell’interesse dell’Organizzazione per la quale svolge il suo mandato, avendo comunque il compito di coordinare il SPP, inteso – ex lege – come l’insieme delle persone, dei sistemi e dei mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori, anche in chiave 231.

Molti adempimenti vengono – da parte del Legislatore – genericamente posti in capo al Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP), ma in sostanza e nella prassi sono a carico del Responsabile del SPP, non foss’altro che per il fatto che Egli è il coordinatore del Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP) dai rischi e deve elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive da porre in essere a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori; attività, quest’ultima, che si esplicita collaborando attivamente col Datore di lavoro alla stesura – quanto meno – dei seguenti documenti di sicurezza:

  • Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) generale e specifico per ciascun luogo di lavoro, compresi i documenti specialistici previsti per legge (rumore, vibrazioni, MMC, rischio chimico, ecc.)
  • Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali (DUVRI) nel caso di appalto di servizi, nei casi previsti per legge
  • Piano Operativo di Sicurezza, nel caso di lavori che rientrano fra quelli disciplinati dal Titolo IV del D.Lgs. 81/2008 (leggi cantieri temporanei o mobili)
  • Piano di Sicurezza Sostitutivo, allorquando l’appalto è pubblico, nei casi previsti per legge
  • Piano per la Gestione delle Emergenze (PGE).

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Responsabilità amministrativa. Organismo di Vigilanza 231

1.1         Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza

1.1.1          Potere di autoregolamentazione

Il principale potere dell’Organismo di Vigilanza è l’auto – regolamentazione e definizione delle procedure operative interne all’OdV stesso, al fine di garantire il più efficace controllo sull’attuazione del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231 (MOGC 231) implementato al fine di prevenire i reati presupposto della responsabilità amministrativa previsti dal D.Lgs. 231/2001 e s.m.i.

SIACGI_231_2001In particolare l’OdV ha competenza in merito alle:

    • modalità di documentazione delle proprie attività, delle proprie valutazioni e decisioni;
    • modalità di comunicazione e rapporto diretto con ogni struttura aziendale, nonché di acquisizione di informazioni, dati e documentazioni dalle strutture aziendali;
    • modalità di coordinamento con gli Amministratori e l’Alta direzione aziendale nonché con il Collegio Sindacale e i Revisori dei conti (allorquando previsti);
    • modalità di partecipazione alle riunioni di detti organi, per iniziativa dell’Organismo di Vigilanza stesso;
    • modalità di organizzazione delle proprie attività di vigilanza e controllo, nonché di rappresentazione dei risultati delle attività svolte;
    • modalità di convocazione dei Soggetti apicali riguardo a processi o situazioni di cui l’OdV sia venuto  conoscenza durante lo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo che richiedano approfondimenti o chiarimenti.

1.1.2          Potere di vigilanza e controllo

Accanto al potere di autoregolamentazione, quello di vigilanza e controllo indipendenti, non subordinati ad alcuno né ad alcuna funzione aziendale, sono relativi, in particolare:

    • all’osservanza delle prescrizioni del Modello 231 da parte dei Destinatari, in relazione alle diverse tipologie di reato contemplate dal Decreto;
    • alla reale efficacia ed effettiva capacità del Modello, in relazione alla struttura aziendale, di prevenire la commissione dei reati di cui al Decreto;
    • all’opportunità di aggiornamento del Modello, in relazione alle mutate condizioni aziendali e alle novelle legislative e regolamentari o alla giurisprudenza consolidata.

1.1.3          Verifiche e controlli

Al fine di svolgere adeguatamente il proprio mandato, l’Organismo di Vigilanza deve effettuare un controllo periodico delle singole aree valutate come sensibili (in quanto a rischio di commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa) verificando l’effettiva adozione e corretta applicazione – da parte dei soggetti onerati – dei protocolli 231 (che fanno parte integrante e sostanziale de MOGC 231) e delle richiamate procedure e istruzioni tecniche dei sistemi di gestione per la qualità (ISO 9001), di gestione ambientale (ISO 14001) e di gestione della sicurezza (OHSAS 18001) ovvero del Sistema di Gestione Integrato qualità – ambiente – sicurezza.

In particolare, l’Organismo di Vigilanza ha il compito di:

  1. raccogliere, elaborare, conservare e aggiornare ogni informazione rilevante ai fini della verifica dell’osservanza del Modello;
  2. condurre ricognizioni sull’attività aziendale, in particolare verificando e controllando periodicamente – secondo un programma di attività triennale – le aree sensibili e le operazioni a rischio individuate nel Modello, anche con interventi, controlli e visite a sorpresa;
  3. verificare e controllare periodicamente il rispetto delle prescrizioni di cui al Codice Etico;
  4. vigilare sulla diffusione del Codice Etico e del Modello sia all’interno che presso parti terze;
  5. proporre l’ aggiornamento del Codice Etico quando se ne ravvisi la necessità, anche in relazione agli esiti delle attività di vigilanza e controllo;
  6. effettuare periodicamente verifiche mirate su determinate operazioni o specifici atti posti in essere dalla Società, soprattutto nell’ambito delle attività sensibili, i cui risultati devono essere riassunti in un apposito rapporto da esporsi in sede di reporting agli organi societari deputati con cadenza semestrale;
  7. verificare e controllare la regolare tenuta ed efficacia di tutta la documentazione inerente le attività/operazioni individuate nel Modello;
  8. istituire specifici canali informativi “dedicati”, diretti a facilitare il flusso di segnalazioni e informazioni verso l’Organismo, come di seguito meglio specificato;
  9. segnalare tempestivamente alla Società ogni informazione rilevante al fine del corretto svolgimento delle proprie funzioni e in generale qualsiasi violazione del Modello che sia ritenuta fondata dall’Organismo stesso, di cui sia venuto a conoscenza;
  10. coordinarsi con le altre funzioni aziendali (anche attraverso apposite riunioni), attraverso il Comitato 231, per il miglior monitoraggio delle attività in relazione alle procedure stabilite nel Modello;
  11. trasmettere, con periodicità almeno semestrale, all’Amministratore (Presidente del CdA, Amministratore unico, ecc.) e al Collegio Sindacale una relazione in ordine alle attività svolte, alle segnalazioni ricevute e alle sanzioni disciplinari proposte (connesse con comportamenti rilevanti ai fini di cui al Decreto e in violazione del Codice Etico o del MOGC) eventualmente irrogate dai soggetti competenti, ai necessari e/o opportuni interventi correttivi e migliorativi del Modello e al loro stato di realizzazione;
  12. proporre le variazioni da apportare al Modello in conseguenza di significative violazioni delle prescrizioni del Modello adottato o modificazioni dell’assetto interno della Società ovvero delle modalità di svolgimento delle attività aziendali nonché per effetto di modifiche normative;
  13. rendersi disponibile – a fronte del giusto compenso – per apportare al MOGC tutte le modifiche e integrazioni o aggiornamenti necessari in relazione all’evoluzione normativa o agli esiti delle attività di vigilanza e controllo ovvero per mutate condizioni dell’organizzazione aziendale o per l’introduzione di nuove aree a rischio di commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa;
  14. rendersi disponibile – a fronte del giusto compenso – a svolgere direttamente attività di informazione, formazione e sensibilizzazione sul MOGC e sul Codice Etico.

L’Organismo di Vigilanza ha altresì il compito di:

  1. emanare o sollecitare l’emanazione di disposizioni procedurali attuative dei princìpi e delle regole contenute nel Modello e nel Codice Etico, le quali dovranno essere coerenti con le regole e le procedure aziendali già in vigore;
  2. interpretare la normativa rilevante e valutare l’adeguatezza del Modello a tali prescrizioni normative, segnalando alla Società le possibili aree di intervento;
  3. indicare al management le opportune integrazioni ai sistemi di gestione delle risorse finanziarie (sia in entrata che in uscita), per introdurre alcuni accorgimenti idonei a rilevare l’esistenza di eventuali flussi finanziari atipici;
  4. predisporre modelli di documenti utili al perseguimento delle proprie finalità.

1.1.4          Formazione

L’Organismo di Vigilanza ha il compito di:

  1. promuovere programmi di formazione del personale rispetto ai contenuti del Modello adottato dalla Società e all’importanza della sua concreta attuazione;
  2. monitorare le iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello.

1.1.5          Sanzioni

L’OdV deve coordinarsi con il management aziendale per valutare la possibilità di adozione di sanzioni disciplinari a carico di soggetti che si siano resi colpevoli della mancata attuazione del MOGC o del Codice Etico, fermo restando che la competenza per l’irrogazione della sanzione e l’attivazione del relativo procedimento disciplinare non è dell’OdV.

Il soggetto su cui ricade la responsabilità di irrogare le sanzioni proposte dall’OdV deve comunicare all’OdV se e quale sanzione sia stata irrogata.

L’Organismo di Vigilanza ha, come previsto dalla legge, autonomi poteri di iniziativa e controllo ai fini di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, ma NON ha poteri coercitivi o di intervento modificativi della struttura aziendale o sanzionatori nei confronti di Dipendenti, Amministratori o Organi Societari, poteri questi che sono demandati ai competenti Organi Societari o funzioni aziendali, secondo i protocolli previsti nel Modello.

1.1.6          Soggetti che possono concorrere allo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo

La Società, all’atto della nomina, deve valutare e riconosce che i componenti dell’Organismo di Vigilanza che intende nominare possiedano realmente le capacità specifiche necessarie in relazione alla peculiarità delle attribuzioni dell’Organismo di Vigilanza e dei connessi contenuti professionali delle attività di vigilanza e controllo da svolgere.

L’Organizzazione dovrebbe preferire la costituzione di Organismi di Vigilanza collegiali piuttosto che monocratici, composti da soggetti qualificati, in possesso di opportuna esperienza (almeno decennale) nei settori di competenza specifica, prevedendo la presenza di un ingegnere esperto in materia ambientale e in sicurezza sul lavoro, un avvocato penalista esperto in materia di 231 e un amministrativo, revisore dei conti ed esperto in bilancio e contabilità. Il Presidente dovrebbe avere già maturato esperienze in altri OdV e possedere una documetata esperienza in materia di responsabilità amministrativa, oltre ad essere iscritto al proprio albo professionale da almeno un decennio. In tal modo l’Organizzazione allontana da sè il rischio di incorrere nell culpa in eligendo, così vanificando lo sforzo per l’implementazione di un efficace MOGC 231.

Di norma il mandato dei componenti dell’OdV (esterni all’Organizzazione) è triennale, rinnovabile.

Con particolare riguardo ai profili di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, l’Organismo di Vigilanza potrà avvalersi della collaborazione di tutte le risorse che la Società ha attivato per la gestione dei relativi aspetti (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, Medico Competente, Addetti primo soccorso, Addetti alla gestione delle emergenze ed evacuazione). Per tutti gli altri profili (ambientali, gestionali, amministrativi, contabili, finanziari) si avvarrà, se necessario, del Gruppo di auditor aziendali, che risponderà del proprio operato all’OdV per quanto attiene alle attività di verifica (documentate) espressamente richieste dall’OdV stesso per il conseguimento dei propri fini. L’OdV, potrà anche avvalersi, al fine di verificare e controllare – sotto la propria responsabilità – i processi aziendali di professionisti esterni iscritti ai relativi albi professionali, con competenze specifiche nonché di società di servizi e laboratori di analisi, oltre che dotarsi di risorse competenti e quand’anche mezzi e strumenti per le attività di vigilanza e controllo in materia ambientale o di sicurezza nonché in materia di organizzazione aziendale, revisione, contabilità e finanza.

Andrea Alessandro MUNTONI

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