RAEE

Incentivi per lo  sviluppo di nuove tecnologie per il recupero dei RAEE

RAEE (cortesia SIACGI Muntoni & Partner - Cagliari)

RAEE (cortesia SIACGI Muntoni & Partner – Cagliari)

L’acronimo RAEE è entrato ormai nel nostro linguaggio quotidiano da almeno 3-4 anni grazie alle recenti novità normative che hanno cercato di incrementare il più possibile i tassi di raccolta di questa tipologia di rifiuto che noi tutti produciamo nelle nostre case e nelle nostre imprese.

Ciò di cui però spesso ci si dimentica è che oltre alla raccolta è importante procedere poi al loro recupero. Spesso questa parte della filiera ci è oscura, in alcuni casi ignota ed in altri preferiamo ignorarla lasciando ad altri il compito di occuparsene.

Cosa accade quindi ai RAEE che vengono raccolti e convogliati presso gli impianti di trattamento? In genere questi vengono disassemblati nelle loro componenti principali, vengono asportate le componenti più pericolose e poi il tutto viene avviato ad un trituratore in grado di ridurre ad una pezzatura ridotta ogni singolo RAEE al fine di poterne separare a valle le varie frazioni di materiali come rame, ferro, plastica ecc.; il processo in realtà è molto più complesso ma era necessario semplificare.

Ad oggi questa è la prassi, la normale chiusura del ciclo di recupero dei RAEE. C’è dell’altro? Questo è il solo sistema che abbiamo per trattare i RAEE?

In alcuni casi è possibile estrarre dalle schede elettroniche delle sostanze ad elevato valore economico al fine di poterlo immettere nuovamente sul mercato. Queste sostanze sono ad esempio oro, argento, rame, palladio, terre rare di vario tipo. Tutti questi materiali sono di primaria importanza per la produzione dei nostri dispositivi elettronici.

Di questi materiali e delle tecnologie alla base della loro estrazione dai RAEE ne abbiamo parlato in alcuni articoli presenti sul blog www.ambienterifiuti.wordpress.com.

Cercare di migliorare i processi di recupero di qualsiasi tipologia di rifiuto ha un costo in termini di ricerca, sviluppo, test e implementazione delle soluzioni innovative. Per le imprese italiane, in particolare in questo momento storico, è difficile ed in alcuni casi impossibile, pensare di avviare questi studi.

Fortunatamente, grazie all’introduzione del DM 25 Luglio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 188 del 12 Agosto 2016, il Ministero dell’Ambiente ha avviato i processi di incentivazione per le imprese coinvolte nella filiera dei RAEE per lo sviluppo di nuove tecnologie per il trattamento dei RAEE.

I contributi economici saranno erogati a favore di soggetti pubblici e privati, singoli o associati, operanti nella filiera di gestione dei RAEE ed istituti universitari e di ricerca.

Gli obiettivi dell’intervento da mettere in atto sono ad esempio:

  1. Massimizzare la quantità di materia recuperabile o riciclabile in uscita dagli impianti di recupero, riciclaggio e trattamento;
  2. Ottimizzare il consumo energetico dei processi di recupero, riciclaggio e trattamento;
  3. Ridurre i tempi ed il numero delle fasi dei processi di recupero, riciclaggio e trattamento;
  4. Ridurre i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Riuscire a massimizzare la quantità di materia recuperabile è importantissimo per poter incrementare il valore in uscita delle varie componenti, ma non solo in quanto ciò permetterebbe di ottenere la massima resa da ogni trattamento.

Ridurre invece il consumo energetico dei vari processi, permetterebbe alle imprese di essere più green ma anche di utilizzare processi più economici il che può avere solo ricadute positive sull’intera filiera. Ed ancora, se riuscissimo a ridurre tutti i tempi di trattamento delle varie fasi di lavorazione avremmo una ottimizzazione dei processi stessi che condurrebbero ad una riduzione di energia impiegata ma anche di risorse economiche investite. Per le imprese ciò potrebbe tradursi in vantaggi economici di non poco conto.

Infine, e forse non meno importante, qualsiasi innovazione tecnologica che sia in grado di ridurre al minimo i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori contribuirebbe a migliorare le condizioni di lavoro degli addetti della filiera ed anche di ridurre i costi legati alla sicurezza ma anche di ridurre le malattie professionali.

Questi incentivi quindi andrebbero sfruttati al massimo per poter potenziare le nostre imprese di trattamento RAEE.

I contributi saranno erogati a seguito di avviso pubblico con il quale saranno definiti i criteri, le modalità e le procedure per l’accesso ai suddetti contributi e le risorse stanziate annualmente dalla Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del Ministero dell’Ambiente.

I soggetti che possono richiedere i contributi, potranno farlo solo se i loro progetti sono finalizzati all’implementazione tecnologica per il raggiungimento degli obiettivi di recupero minimi già previsti del D.Lgs. 49/2014 e dovranno dimostrare di offrire la migliore soluzione tecnologica sotto i profili:

  • Tecnici
  • Economici
  • Ambientali

Ciò significa doversi impegnare per poter presentare sul mercato delle vere e proprie innovazioni.

E’ bene sottolineare però che i contributi non potranno essere richiesti per le attività preliminari di recupero ossia la cernita ed il deposito dei RAEE.

Nel momento in cui questo articolo viene scritto non sono presenti sul sito del Ministero dell’Ambiente bandi inerenti gli incentivi di cui si parla nel decreto. Dovremo pertanto attendere così da poter analizzare nel dettaglio le misure con le quali questi contributo vengono erogati e dare il via ad un processo di rivoluzione tecnologica dei nostri impianti in Italia.

L’innovazione tecnologica sappiamo bene essere importante in qualunque settore produttivo. Nel campo dei rifiuti assume un’importanza strategica in quanto poter massimizzare il recupero dei rifiuti elettronici ci assicurerebbe una maggior produzione di “MPS” o materie prime seconde ossia materiali da poter introdurre nuovamente nei cicli produttivi.

Come abbiamo più volte già affermato nel corso dei precedenti articoli, è importante poter recuperare quanto più possibile dai rifiuti elettronici e non solo, poiché non potremo estrarre materia prima vergine all’infinito dal nostro pianeta. E se questa è una considerazione puramente ambientale è bene considerare anche quella strettamente economica e che tocca da vicino ognuno di noi.

Sappiamo bene, perché in ogni servizio o articolo sui RAEE lo si ripete, che il ricambio tecnologico dei nostri dispositivi elettronici è elevatissimo. Grazie alla produzione di massa, ed all’accesso a tutte le materie prime necessarie per la produzione di ogni apparecchio, è possibile per noi utenti acquistare a prezzi accessibili tutti i dispositivi di cui abbiamo bisogno nella nostra vita quotidiana. Dal Televisore ultrapiatto, allo smartphone, al tablet, al pc portatile ecc. l’accesso a questi prodotti è garantito dalla presenza sul mercato di ogni singolo componente di cui ci sia bisogno.

Nel momento in cui una delle materie prime dovesse scarseggiare, il costo di produzione si impennerebbe perché l’accesso a quella particolare materia prima è divenuto costoso; di conseguenza anche il prezzo di vendita del prodotto finito sarà più elevato e non tutti potremmo accedervi.  Ciò potrebbe condurre ad un rallentamento anche dell’innovazione tecnologica poiché le imprese produttrici di AEE non avrebbero a disposizione i fondi necessari per poter investire in ricerca e sviluppo.

Questo è un classico scenario che dovrebbe farci riflettere. Oggi siamo in grado di acquistare un automobile ad un prezzo contenuto perché qualcuno anni addietro comprese che la produzione di massa avrebbe abbattuto i costi e perché le materie prime necessarie erano facilmente accessibili. Ciò si tradusse nella possibilità di far avvicinare al mercato dell’auto non solo i soggetti facoltosi ma anche le famiglie. E’ così che nacque il boom economico e successivamente quello tecnologico (chiaramente semplificando moltissimo). Nel momento in cui non potremo accedere alle materie prime di cui abbiamo bisogno, probabilmente potremmo assistere ad una involuzione del fenomeno.

Ecco il motivo per il quale dobbiamo essere in grado di procurarci da ogni RAEE tutte le materie prime estraibili. Oggi siamo in grado di triturare i RAEE e separare le componenti di cui essi sono composti; e se fossimo in grado di farlo spendendo meno energia? E se fossimo in grado di farlo riducendo il numero di fasi di cui l’intero trattamento necessità? E se fossimo in grado di estrarre rapidamente ed a basso costo (economico ed ambientale) le terre rare di cui le schede elettroniche sono composte?

Forse in quel caso potremmo iniziare a pensare che chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti elettronici non è poi così lontano come si pensa e potremo fare un ulteriore salto evolutivo nella scala tecnologica.

Ing. Vito la Forgia

v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

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Riciclaggio dei RAEE per l’estrazione di terre rare

Premessa

Che i RAEE fossero considerati alla stregua di una miniera di metalli nobili ormai lo si sapeva.

Certamente non è sufficiente avere a disposizione un paio di personal computer per definirsi ricchi ma occorre avere a disposizione quantità sufficienti da alimentari impianti tecnologici specifici che siano in grado di estrarre tali metalli dalle componenti interne dei rifiuti elettrici. Ciò che invece spesso sfugge è che la nostra tecnologia, che avanza sempre più rapidamente, affinché possa tradursi in apparecchiature sempre più performanti, è affamata di Terre Rare.

Affinché il mercato tecnologico sia sempre alla portata di tutti e quindi in grado di sfornare milioni di apparecchi destinati a tutte le tipologie di utenze a prezzi abbordabili è necessario che siano a disposizione montagne di materie prime tali da rendere il costo di produzione di una apparecchiatura il più basso possibile. E’ qui che entra in gioco il tema del riciclaggio dei RAEE. Per poter comprendere appieno l’importanza di questa affermazione è però necessario fare un salto indietro ed andare a comprendere cosa sono di preciso le terre rare e perché sono di fondamentale importanza per la produzione di dispositivi elettronici.

Gli elementi delle Terre Rare sono 15 lantanidi con numeri atomici compresi fra 57 e 71 e che sono inclusi nel gruppo III A della Tavola periodica; essi sono: lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promethio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio lutezio, yttrio e scandio (questi ultimi due si associati ai primi per simili proprietà chimiche).

Le terre rare sono sostanze presenti in moltissimi minerali, ma assumono un valore commerciale solo quanto le loro quantità sono tali da giustificarne l’estrazione.

Queste sostanze sono impiegate nel campo industriale per la produzione di dispositivi tecnologici e non solo. A titolo esemplificativo possiamo citare nella loro produzione  i vecchi tubi a raggi, i display a cristalli liquidi, e per questi sono impiegati l’europio ed il fosforo rosso. Altri esempi sono rappresentati dai dispositivi per l’efficienza energetica. Alcuni elementi delle terre rare si sono resi essenziali per la catalisi, il craking del petrolio fluido e per i convertitori catalitici che controllano l’inquinamento in autotrazione. Ciò che emerge dalla carrellata di esempi che sono stati fatti e che sono solo una parte del totale è che l’utilizzo delle terre rare su larga scala possono essere di aiuto a prevenire il riscaldamento globale. Infatti non è sconosciuto l’utilizzo di tecnologie per la refrigerazione magnetica che conduce ad una riduzione consistente del consumo di energia e di emissioni di CO2. Altri esempi di utilizzo possono essere quelli del comparto elettromedicale, o l’utilizzo del neodimio per le sue proprietà foto luminescenti.

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Gestione dei rifiuti e discariche. Il punto della situazione in Italia

1.1      Premessa

Discarica per RSU. Copertura provvisoria con teli (archivio SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Discarica per RSU. Copertura provvisoria con teli (archivio SIAC A. A. MUNTONI & Partners)

Nel corso della presente legislatura, così come si rileva da una nota della Camera dei Deputati, la normativa in materia di rifiuti è stata più volte oggetto di modifica attraverso una serie di disposizioni che hanno inciso su diversi profili della complessa e delicata materia; tali modifiche e integrazioni alla parte IV del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e ad alcuni provvedimenti collegati hanno riguardato, tra l’altro, specifiche tipologie di rifiuti, anche al fine di adeguare la disciplina nazionale a quella comunitaria. Limitazioni all’applicazione della normativa in materia di gestione rifiuti sono state, altresì, definite per taluni prodotti e materiali (combustibili solidi secondari, ecc.); sono inoltre, state adottate ulteriori modiche della disciplina relativa alla tracciabilità dei rifiuti (SISTRI).

Le informazioni e note che seguono riassumono lo stato dell’arte  sino al mese di marzo 2014; la doverosa precisazione è legata al fatto che è difficile per consulenti, operatori, ispettori degli organi di vigilanza e controllo, magistrati, avvocati, responsabili di servizio, dirigenti stare dietro a tutti i provvedimenti emanati dallo Stato, per lo più in forma di decreti legge e che, regolarmente, vengono convertiti in legge con modifiche e integrazioni che scardinano completamente l’impalcatura originaria, che ha avuto, talora, vita breve (60 giorni).

Dopo un’intensa stagione di modifiche normative che ha attraversato la legislatura precedente ed è culminata nella riscrittura pressoché integrale della disciplina generale sulla gestione dei rifiuti contenuta nella parte IV del D.Lgs. 152/2006 recante “Norme in materia ambientale” (noto come Codice dell’ambiente), il Legislatore si è finora concentrato su interventi di carattere per lo più settoriale. Data la complessità della materia di cui trattasi, con l’approvazione della legge 7 gennaio 2014, n. 1 è stata istituita una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

1.2      Iniziative adottate

Le iniziative finora adottate in materia di gestione dei rifiuti da parte del Legislatore nazionale possono essere ricondotte ai sei differenti filoni normativi seguenti, appresso indicati nell’ordine con cui vengono analizzati nella nota della Camera dei Deputati:

1.interventi finalizzati a consentire il riavvio del SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti;

2.le limitazioni all’applicazione della disciplina sui rifiuti che hanno interessato, tra l’altro, specifici prodotti e materiali: dalle norme sul pastazzo di agrumi a quelle sull’utilizzo dei combustibili da rifiuti (CSS) e delle terre e rocce da scavo;

3.interventi di carattere più ampio resisi necessari per l’adeguamento della disciplina nazionale alle nuove norme dell’Unione europea approvate recentemente in materia, che hanno portato agli schemi di decreto in materia di RAEE, rifiuti radioattivi e incenerimento dei rifiuti;

4.interventi finalizzati a risolvere le situazioni di criticità gestionali in alcune regioni, quali ad esempio la Calabria, la Campania, il Lazio e la Sicilia)

5.riforma della disciplina della tassazione dei rifiuti, con il passaggio dalla TARES alla TARI;

6.interventi in materia di discariche.

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RAEE. Recepimento della direttiva europea 2012/19/EU

Entra in vigore il 12 Aprile 2014 il recepimento della direttiva europea 2012/19/EU, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 14 Marzo 2014 n. 49.

Questo decreto che riscrive quasi completamente il decreto legislativo n. 151/2005, è destinato a tessere le nuove trame della gestione dei RAEE nel nostro paese.

Recepito in tempi abbastanza stretti  disciplina la gestione dei RAEE andando ad accorpare sia l’ex D.Lgs. 151/2005 e la conseguente gestione dei RAEE all’interno degli impianti di trattamento, il sistema di finanziamento dei RAEE da parte dei produttori, nonché la gestione dei RAEE, siano essi domestici che professionali da parte dei distributori.

Anticipiamo innanzitutto che questo decreto abroga il D.Lgs. 151/2005 e le sue successive modificazioni ad eccezione dell’art. 6 comma 1-bis, dell’art. 10 comma 4 e dell’art. 13 comma 8, dell’art. 15 commi 1 e 4 e dell’art. 20 comma 4, nonché vengono abrogati alcuni articoli del regolamento 25 settembre 2007 n. 85, della legge 4 giugno 2010 n. 96 e della legge 6 agosto 2013 n. 97.

Nel presente articolo verranno descritte, seppur brevemente, le principali novità introdotte dal decreto in oggetto.

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Il costo per la gestione dei rifiuti in Sardegna. Meccanismi di premialità e penalità

Gestione dei rifiuti in Sardegna

Premessa

A Cagliari, nell’ambito della SETTIMANA EUROPEA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI (17 – 25 novembre) si è svolta la manifestazione denominata “NE ABBIAMO LE DISCARICHE PIENE!”, promossa dall’associazione culturale QEDORA di Cagliari.

Presso il Centro culturale “Il Lazzaretto” di Cagliari, il giorno dell’inaugurazione della rassegna si è svolto il SEMINARIO “Il costo dei rifiuti. Cittadino informato cittadino salvato!”, a cui hanno partecipato, fra gli altri, Vincenzo Tiana (Presidente di Legambiente Sardegna), Gianni Agnesa (FORMEZ) e Roberto Spanu (Movimento Decrescita Felice), nonché l’Autore del presente articolo, i cui contenuti sono ispirati all’intervento “Il Costo Dei Rifiuti”.

Princìpi ispiratori dei sistemi di gestione integrata dei rifiuti

Cos’è un RIFIUTO e come viene definito nella legislazione comunitaria e in particolare nel Decreto Legislativo n. 152 del 03/04/2006, recante “Norme in materia ambientale”?

Un rifiuto è <<qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi>> ed intorno a questa apparentemente semplice definizione ruotano tutte le disposizioni e norme tecniche applicabili alla materia e i contenziosi da dirimersi in Tribunale, quando non addirittura presso il TAR e il Consiglio di Stato.

La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse – anche se talvolta sembrerebbe non esserlo, a causa del fatto che molte Amministrazioni pubbliche pendono e dipendono dalle Imprese esecutrici dei servizi in appalto – e dovrebbe assicurare un’elevata protezione dell’ambiente. I rifiuti, infatti, dovrebbero essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:

a)     senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora;

b)     senza causare inconvenienti da rumori o odori;

c)      senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.

La gestione integrata dei rifiuti dovrebbe essere effettuata conformemente ai princìpi di precauzione, princìpi di prevenzione, proporzionalità, responsabilizzazione e cooperazione e con il contributo attivo di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nella consumazione di beni e sostanze da cui originano i rifiuti.

La gestione dei rifiuti dovrebbe essere effettuata nel rispetto dei princìpi dell’ordinamento nazionale e comunitario, con particolare riferimento al principio secondo cui “CHI INQUINA PAGA”.

La gestione integrata dei rifiuti dovrebbe essere programmata e progettata da professionisti competenti tenendo sempre presenti gli irrinunciabili criteri di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza che devono essere assicurati nell’ambito del servizio di igiene urbana e raccolta e trasporto dei rifiuti urbani e assimilabili agli urbani.

Ciascuna utenza domestica (UD) produce, di norma, almeno le seguenti frazioni merceologiche di rifiuti: secco indifferenziato; organico (FORSU); carta e cartone; plastica; vetro e barattolame; rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE);  ingombranti; metallo; rifiuti pericolosi e non pericolosi diversi; pile e batterie; medicinali; oli e grassi vegetali.

Ciascuna persona (abitante) produce, mediamente, 1,2 kg di rifiuti al giorno, ovverosia, mediamente, 438 kg di rifiuti all’anno.

Costo di smaltimento dei rifiuti indifferenziati

Se NON si fa la raccolta differenziata – perché non si vuole farla, non si ha interesse a farla, non ci sono le condizioni oggettive per farla – tutti i rifiuti prodotti finiscono negli impianti di termovalorizzazione (impianti per il recupero di energia e nelle discariche.
Il costo di smaltimento dei rifiuti indifferenziati (SECCO RESIDUO) varia da un impianto all’altro, in Sardegna.
Il costo di smaltimento del secco residuo (CER 20 03 01) al termovalorizzatore del TecnoCASIC è pari a 138,98 €/t mentre il costo di smaltimento presso l’impianto di valorizzazione del secco residuo di Carbonia, in Loc. Sa Terredda, è pari – a seguito dell’apertura della nuova discarica di Iglesias, in loc. Is Candiazzus – a 155,68 €; costo, quest’ultimo, che sino al 22 novembre 2012 ammontava a 196,16 €/t a causa di alcune diseconomie di sistema – finalmente risolte – imputabili alle scelte e alle linee di indirizzo generali del piano regionale di gestione dei rifiuti. Vi sono, pertanto, cittadini che pagano di più e altri che pagano meno lo smaltimento di ciascun chilogrammo di rifiuti, a seconda dell’area geografica di appartenenza, creando, di fatto, vantaggi per gli uni e svantaggi per gli altri e rendendo discutibile il criterio del confronto a coppie per valutare le performance di un Comune rispetto all’altro sulla base del criterio dei costi sostenuti annualmente.

Quanto costerebbe, annualmente, alla collettività, lo smaltimento di tutti i rifiuti (indifferenziati) prodotti dai cittadini residenti in un Comune di 1000 abitanti se NON si facesse la raccolta differenziata? Costerebbe la ragguardevole cifra di 60.873,24 € per anno!

Ma cos’è, ex lege, la Raccolta differenziata dei rifiuti? La RACCOLTA DIFFERENZIATA dei rifiuti urbani e assimilabili agli urbani è la <<la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico>>, ai fini del recupero, del riuso e del riciclo.

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RIFIUTI. Approvato il MUD 2013 per l’annualità 2012

Rifiuti:

Nella Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2012 n. 302 è stato pubblicato il DPCM 20/12/2012 recante la modulistica da utilizzare per la dichiarazione ambientale 2013, riferita all’anno solare 2012.
rifiutiLa modulistica allegata al succitato Decreto sostituisce integralmente quella già approvata con DPCM 23/11/2011 e dovrà essere utilizzata per le dichiarazioni da presentare entro il 30 aprile del 2013, con riferimento all’anno 2012, fino a che non sarà operativo il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) attualmente sospeso.
La modulistica è articolata nelle seguenti comunicazioni:

1.   Comunicazione Rifiuti speciali
2.    Comunicazione Veicoli Fuori Uso
3.    Comunicazione Imballaggi
4.    Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
5.    Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
6.    Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI

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