reati – presupposto

Responsabilità amministrativa (penale) ex D.Lgs. 231/2001

Responsabilità amministrativa. Premessa

Le disposizioni legislative in tema di responsabilità delle Società per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato si applicano, così come previsto dal D.Lgs. 08/06/2001, n. 231:
agli enti forniti di personalità giuridica;
alle società (anche prive di personalità giuridica);
alle associazioni (anche prive di personalità giuridica).
Ciascuno di questi soggetti, nel linguaggio corrente, viene identificato come «ORGANIZZAZIONE».

SIACGI_231_2001Per capire la rivoluzione copernicana introdotta dalla disposizione legislativa, è d’obbligo chiarire e precisare che l’Ente o la Società è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o per i reati commessi a suo vantaggio da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o società o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell’Ente o Società o una sua unità organizzativa.

Inoltre, le responsabilità dell’Ente o della Società si estendono anche al caso in cui i reati siano stati commessi da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza da parte di rappresentanti dell’Ente o della Società, amministratori dell’Ente o della Società o dirigenti (leggi: soggetti che operano in regime di subordinazione o sotto il controllo di rappresentanti, amministratori o dirigenti dell’Ente o della Società stessa).

Casi in cui l’Organizzazione non risponde dell’illecito

L’Ente o la Società NON risponde solo nel caso in cui le persone con ruolo di rappresentanza, dirigenziale o amministrativo hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi; fatto, quest’ultimo, che dovrà essere debitamente provato in sede di giudizio.
A rincarare la dose v’è l’introduzione del “principio di indeterminatezza” in forza del quale la responsabilità dell’Ente o Società sussiste anche quando l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile!

Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231

Il Legislatore offre al presunto colpevole del reato la possibilità di discolparsi dando prova di aver implementato un “efficace” MOGC 231 e aver attuato idonee misure tecniche, organizzative o procedurali volte ad evitare che il reato stesso si consumasse; per inciso, se il reato è stato commesso da rappresentanti, amministratori e dirigenti dell’Ente o della Società, allora l’Ente o la Società non ne rispondono se si può provare di aver agito secondo criteri e sistemi decisionali e di controllo documentati volti a evitare infortuni sul lavoro.

Sanzioni

Continua a leggere

Share

Responsabilità amministrativa. Organismo di Vigilanza 231

1.1         Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza

1.1.1          Potere di autoregolamentazione

Il principale potere dell’Organismo di Vigilanza è l’auto – regolamentazione e definizione delle procedure operative interne all’OdV stesso, al fine di garantire il più efficace controllo sull’attuazione del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231 (MOGC 231) implementato al fine di prevenire i reati presupposto della responsabilità amministrativa previsti dal D.Lgs. 231/2001 e s.m.i.

SIACGI_231_2001In particolare l’OdV ha competenza in merito alle:

    • modalità di documentazione delle proprie attività, delle proprie valutazioni e decisioni;
    • modalità di comunicazione e rapporto diretto con ogni struttura aziendale, nonché di acquisizione di informazioni, dati e documentazioni dalle strutture aziendali;
    • modalità di coordinamento con gli Amministratori e l’Alta direzione aziendale nonché con il Collegio Sindacale e i Revisori dei conti (allorquando previsti);
    • modalità di partecipazione alle riunioni di detti organi, per iniziativa dell’Organismo di Vigilanza stesso;
    • modalità di organizzazione delle proprie attività di vigilanza e controllo, nonché di rappresentazione dei risultati delle attività svolte;
    • modalità di convocazione dei Soggetti apicali riguardo a processi o situazioni di cui l’OdV sia venuto  conoscenza durante lo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo che richiedano approfondimenti o chiarimenti.

1.1.2          Potere di vigilanza e controllo

Accanto al potere di autoregolamentazione, quello di vigilanza e controllo indipendenti, non subordinati ad alcuno né ad alcuna funzione aziendale, sono relativi, in particolare:

    • all’osservanza delle prescrizioni del Modello 231 da parte dei Destinatari, in relazione alle diverse tipologie di reato contemplate dal Decreto;
    • alla reale efficacia ed effettiva capacità del Modello, in relazione alla struttura aziendale, di prevenire la commissione dei reati di cui al Decreto;
    • all’opportunità di aggiornamento del Modello, in relazione alle mutate condizioni aziendali e alle novelle legislative e regolamentari o alla giurisprudenza consolidata.

1.1.3          Verifiche e controlli

Al fine di svolgere adeguatamente il proprio mandato, l’Organismo di Vigilanza deve effettuare un controllo periodico delle singole aree valutate come sensibili (in quanto a rischio di commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa) verificando l’effettiva adozione e corretta applicazione – da parte dei soggetti onerati – dei protocolli 231 (che fanno parte integrante e sostanziale de MOGC 231) e delle richiamate procedure e istruzioni tecniche dei sistemi di gestione per la qualità (ISO 9001), di gestione ambientale (ISO 14001) e di gestione della sicurezza (OHSAS 18001) ovvero del Sistema di Gestione Integrato qualità – ambiente – sicurezza.

In particolare, l’Organismo di Vigilanza ha il compito di:

  1. raccogliere, elaborare, conservare e aggiornare ogni informazione rilevante ai fini della verifica dell’osservanza del Modello;
  2. condurre ricognizioni sull’attività aziendale, in particolare verificando e controllando periodicamente – secondo un programma di attività triennale – le aree sensibili e le operazioni a rischio individuate nel Modello, anche con interventi, controlli e visite a sorpresa;
  3. verificare e controllare periodicamente il rispetto delle prescrizioni di cui al Codice Etico;
  4. vigilare sulla diffusione del Codice Etico e del Modello sia all’interno che presso parti terze;
  5. proporre l’ aggiornamento del Codice Etico quando se ne ravvisi la necessità, anche in relazione agli esiti delle attività di vigilanza e controllo;
  6. effettuare periodicamente verifiche mirate su determinate operazioni o specifici atti posti in essere dalla Società, soprattutto nell’ambito delle attività sensibili, i cui risultati devono essere riassunti in un apposito rapporto da esporsi in sede di reporting agli organi societari deputati con cadenza semestrale;
  7. verificare e controllare la regolare tenuta ed efficacia di tutta la documentazione inerente le attività/operazioni individuate nel Modello;
  8. istituire specifici canali informativi “dedicati”, diretti a facilitare il flusso di segnalazioni e informazioni verso l’Organismo, come di seguito meglio specificato;
  9. segnalare tempestivamente alla Società ogni informazione rilevante al fine del corretto svolgimento delle proprie funzioni e in generale qualsiasi violazione del Modello che sia ritenuta fondata dall’Organismo stesso, di cui sia venuto a conoscenza;
  10. coordinarsi con le altre funzioni aziendali (anche attraverso apposite riunioni), attraverso il Comitato 231, per il miglior monitoraggio delle attività in relazione alle procedure stabilite nel Modello;
  11. trasmettere, con periodicità almeno semestrale, all’Amministratore (Presidente del CdA, Amministratore unico, ecc.) e al Collegio Sindacale una relazione in ordine alle attività svolte, alle segnalazioni ricevute e alle sanzioni disciplinari proposte (connesse con comportamenti rilevanti ai fini di cui al Decreto e in violazione del Codice Etico o del MOGC) eventualmente irrogate dai soggetti competenti, ai necessari e/o opportuni interventi correttivi e migliorativi del Modello e al loro stato di realizzazione;
  12. proporre le variazioni da apportare al Modello in conseguenza di significative violazioni delle prescrizioni del Modello adottato o modificazioni dell’assetto interno della Società ovvero delle modalità di svolgimento delle attività aziendali nonché per effetto di modifiche normative;
  13. rendersi disponibile – a fronte del giusto compenso – per apportare al MOGC tutte le modifiche e integrazioni o aggiornamenti necessari in relazione all’evoluzione normativa o agli esiti delle attività di vigilanza e controllo ovvero per mutate condizioni dell’organizzazione aziendale o per l’introduzione di nuove aree a rischio di commissione di reati presupposto della responsabilità amministrativa;
  14. rendersi disponibile – a fronte del giusto compenso – a svolgere direttamente attività di informazione, formazione e sensibilizzazione sul MOGC e sul Codice Etico.

L’Organismo di Vigilanza ha altresì il compito di:

  1. emanare o sollecitare l’emanazione di disposizioni procedurali attuative dei princìpi e delle regole contenute nel Modello e nel Codice Etico, le quali dovranno essere coerenti con le regole e le procedure aziendali già in vigore;
  2. interpretare la normativa rilevante e valutare l’adeguatezza del Modello a tali prescrizioni normative, segnalando alla Società le possibili aree di intervento;
  3. indicare al management le opportune integrazioni ai sistemi di gestione delle risorse finanziarie (sia in entrata che in uscita), per introdurre alcuni accorgimenti idonei a rilevare l’esistenza di eventuali flussi finanziari atipici;
  4. predisporre modelli di documenti utili al perseguimento delle proprie finalità.

1.1.4          Formazione

L’Organismo di Vigilanza ha il compito di:

  1. promuovere programmi di formazione del personale rispetto ai contenuti del Modello adottato dalla Società e all’importanza della sua concreta attuazione;
  2. monitorare le iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello.

1.1.5          Sanzioni

L’OdV deve coordinarsi con il management aziendale per valutare la possibilità di adozione di sanzioni disciplinari a carico di soggetti che si siano resi colpevoli della mancata attuazione del MOGC o del Codice Etico, fermo restando che la competenza per l’irrogazione della sanzione e l’attivazione del relativo procedimento disciplinare non è dell’OdV.

Il soggetto su cui ricade la responsabilità di irrogare le sanzioni proposte dall’OdV deve comunicare all’OdV se e quale sanzione sia stata irrogata.

L’Organismo di Vigilanza ha, come previsto dalla legge, autonomi poteri di iniziativa e controllo ai fini di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, ma NON ha poteri coercitivi o di intervento modificativi della struttura aziendale o sanzionatori nei confronti di Dipendenti, Amministratori o Organi Societari, poteri questi che sono demandati ai competenti Organi Societari o funzioni aziendali, secondo i protocolli previsti nel Modello.

1.1.6          Soggetti che possono concorrere allo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo

La Società, all’atto della nomina, deve valutare e riconosce che i componenti dell’Organismo di Vigilanza che intende nominare possiedano realmente le capacità specifiche necessarie in relazione alla peculiarità delle attribuzioni dell’Organismo di Vigilanza e dei connessi contenuti professionali delle attività di vigilanza e controllo da svolgere.

L’Organizzazione dovrebbe preferire la costituzione di Organismi di Vigilanza collegiali piuttosto che monocratici, composti da soggetti qualificati, in possesso di opportuna esperienza (almeno decennale) nei settori di competenza specifica, prevedendo la presenza di un ingegnere esperto in materia ambientale e in sicurezza sul lavoro, un avvocato penalista esperto in materia di 231 e un amministrativo, revisore dei conti ed esperto in bilancio e contabilità. Il Presidente dovrebbe avere già maturato esperienze in altri OdV e possedere una documetata esperienza in materia di responsabilità amministrativa, oltre ad essere iscritto al proprio albo professionale da almeno un decennio. In tal modo l’Organizzazione allontana da sè il rischio di incorrere nell culpa in eligendo, così vanificando lo sforzo per l’implementazione di un efficace MOGC 231.

Di norma il mandato dei componenti dell’OdV (esterni all’Organizzazione) è triennale, rinnovabile.

Con particolare riguardo ai profili di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, l’Organismo di Vigilanza potrà avvalersi della collaborazione di tutte le risorse che la Società ha attivato per la gestione dei relativi aspetti (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, Medico Competente, Addetti primo soccorso, Addetti alla gestione delle emergenze ed evacuazione). Per tutti gli altri profili (ambientali, gestionali, amministrativi, contabili, finanziari) si avvarrà, se necessario, del Gruppo di auditor aziendali, che risponderà del proprio operato all’OdV per quanto attiene alle attività di verifica (documentate) espressamente richieste dall’OdV stesso per il conseguimento dei propri fini. L’OdV, potrà anche avvalersi, al fine di verificare e controllare – sotto la propria responsabilità – i processi aziendali di professionisti esterni iscritti ai relativi albi professionali, con competenze specifiche nonché di società di servizi e laboratori di analisi, oltre che dotarsi di risorse competenti e quand’anche mezzi e strumenti per le attività di vigilanza e controllo in materia ambientale o di sicurezza nonché in materia di organizzazione aziendale, revisione, contabilità e finanza.

Andrea Alessandro MUNTONI

Share

Disciplina della responsabilità amministrativa

D.Lgs. 231 del 08/06/2001 “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”

Share

Responsabilità amministrativa: nuovi reati presupposto per induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione tra privati

Responsabilità amministrativa. Premessa:

Con l’approvazione della Legge 6 novembre 2012, n. 190, recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13/11/2012, in vigore a partire dal 28/11/2012, è stato introdotto nel D.Lgs. 231/2001 e s.m.i. il reato di “corruzione tra privati”.

La novella legislativa è stata promulgata dal Parlamento italiano per rispondere  agli  obblighi  derivanti  dalla Convenzione ONU contro la corruzione del 31/10/2003 (c.d. Convenzione di Merida) e dalla Convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa del 27 gennaio 1999 (Convenzione di Strasburgo) sanando così il mancato integrale recepimento delle medesime nelle rispettive leggi di ratifica (Legge  03/08/2009, n. 116  e  Legge 28/06/2012,  n. 110).

Nuovi reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001

La Legge 6 novembre 2012, n. 190 integra il novero dei c.d. “reati presupposto” della responsabilità amministrativa degli enti, ex D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, e, più precisamente:

• all’art. 25, comma 3, viene inserito il richiamo al nuovo art. 319-quater del codice penale, che richiama il reato di “induzione indebita a dare o promettere utilità”;

• all’art. 25-ter, comma 1, viene aggiunta la lettera s-bis), che richiama il nuovo delitto di “corruzione tra privati“, nei casi di cui al nuovo terzo comma dell’art. 2635 del codice civile. La nuova lettera s-bis dell’art. 25-ter, rinviando ai “casi previsti dal terzo comma dell’art. 2635 c.c.”, prevede, in sostanza, che ai sensi del D.Lgs. 231/2001 può essere sanzionata la società cui appartiene il soggetto corruttore, in quanto avvantaggiata dalla condotta corruttiva.

I nuovi reati introdotti nel D.Lgs. 231/2001 sono, dunque:

1.            Art. 319-quater c.p., “induzione indebita a dare o promettere utilità”: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni. 2. Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni”.

2.            Art. 2635 c.c., “corruzione tra privati”: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. 2. Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma. 3. Chi dà o promette denaro o altra utilità alle persone indicate nel primo e nel secondo comma è punito con le pene ivi previste. 4. Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni. 5. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi”.

Le sanzioni a carico di enti e società per reati di corruzione

L’art. 25, comma 3, del D.Lgs. 231/2001 prevede, per il reato rubricato come “induzione indebita a dare o promettere utilità” la sanzione pecuniaria da 300 quote a 800 quote e quindi da 77.400,00  a 1.239.200,00 € e l’applicazione delle sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, del D.Lgs. 231/2001 per una durata non inferiore ad un anno, ovverosia:

  1. l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
  2. la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  3. il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  4. l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
  5. il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

La lettera s-bis) dell’art. 25-ter del D.Lgs. 231/2001 sanziona il delitto di cui all’art. 2635 c.c. rubricato “corruzione tra privati” con la sanzione pecuniaria da 200 quote a 400 quote e quindi da € 51.600,00 a € 619.600,00.

Obblighi dell’OdV e aggiornamento del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo

Il nuovo disposto normativo fa si che parte dei reati prima previsti e integrabili solo ed esclusivamente laddove la controparte fosse un soggetto pubblico possono, con l’entrata in vigore della norma di cui trattasi, essere realizzati anche nell’ambito della contrattazione tra privati.

L’introduzione dei reati di induzione indebita a dare o a promettere utilità di cui all’art. 319 c.p. e di corruzione tra privati di cui all’art. 2635 c.c. impongono una approfondita valutazione sui processi aziendali di ciascuna Società al fine di valutare se gli stessi possono essere realizzati dai destinatari del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC) per procurare alla Società stessa un indebito interesse o vantaggio.

L’Organismo di Vigilanza (OdV) all’uopo nominato dovrebbe, tutto ciò premesso, sollecitare l’implementazione del Modello di Organizzazione Gestione e Controllo affinché vengano individuati in modo puntuale, per la data Organizzazione, sia le attività sensibili con riferimento alle fattispecie di reato di nuova introduzione sia i soggetti che in tali attività sono coinvolti e che, pertanto, potrebbero realizzare tali fattispecie criminose.

Andrea Alessandro MUNTONI

Share

Gestione dei rifiuti. Responsabilità amministrativa di enti e società in caso di violazione delle norme.

Il D.Lgs. 7/7/2011, n. 121 recante “Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente nonché della direttiva 2009/123/CE che modifica la Direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni” ha previsto – attraverso l’inserimento nel D.Lgs. 231/2001 dell’art. 25-undecies – l’estensione della responsabilità amministrativa delle società e degli enti ad una serie di reati ambientali, di norma noti come REATI – PRESUPPOSTO.

In talune circostanze il Giudice penale può riconoscere – ferme restando le responsabilità penali dei singoli – così come previsto dall’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001 e s.m.i., una responsabilità amministrativa a carico delle imprese, degli enti e delle società per le quali operano soggetti obbligati e incaricati della gestione dei rifiuti o i soggetti che ricoprono posizioni apicali (Presidente, AD, CdA, Dirigenti, Sindaci) comminando sanzioni sotto forma di quote o prevedendo misure interdittive quali la sospensione o la revoca di autorizzazioni all’esercizio dell’attività.

Si riassume la lista dei principali reati – presupposto inerenti la sola gestione dei rifiuti che potrebbero vedere coinvolta e sanzionata la Società o l’Ente o l’Associazione:

• Gestione non autorizzata di rifiuti, ossia le attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti poste in essere in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione prevista dagli artt. 208 – 216 del D.Lgs. 152/2006 (cfr. art. 256, c. 1, lett. a del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)
• Realizzazione e gestione non autorizzata di discarica (cfr. art. 256, comma 3, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)
• Miscelazione di rifiuti pericolosi (cfr. art. 256, comma 5, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)
• Deposito temporaneo di rifiuti pericolosi (cfr. art. 256, comma 6, primo periodo, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)
• Falsità nella predisposizione di certificati di analisi dei rifiuti e nella predisposizione di FIR per trasporto di propri rifiuti (cfr. art. 258, comma 4, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)
• Traffico illecito di rifiuti (cfr. art. 259, comma 1, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)
• Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (cfr. art. 260, commi 1 e 2 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)
• Indicazione di false informazioni nell’ambito del sistema per la tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) (cfr. art. 260-bis, comma 6 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)
• Trasporto di rifiuti privo di documentazione SISTRI (scheda SISTRI- AREA MOVIMENTAZIONE) o accompagnato da documentazione SISTRI falsa o alterata (cfr. art. 260-bis, comma 7, secondo e terzo periodo e comma 8 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.)

Alcune attività di gestione dei rifiuti condotte illecitamente (cfr. art. 256 del D.Lgs. 152/2006) sono riconducibili alla categoria dei «reati di pericolo astratto», per i quali la messa in pericolo del bene giuridico protetto («ambiente») è – solo – presunta dal Legislatore, senza che vi sia la necessità di verificare concretamente la sussistenza del pericolo. La semplice violazione delle norme e disposizioni (per es. emanate dall’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali) relative alle attività di gestione dei rifiuti costituiscono, quindi, fattispecie di reato punibili penalmente.

Vale infine la pena sottolineare che una responsabilità del Produttore dei rifiuti potrebbe configurarsi a titolo di «concorso di reato»; in tal senso il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC) istituito ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e le puntuali attività di verifica e controllo svolte dall’Organismo di Vigilanza (OdV) possono prevenire tale fattispecie di responsabilità a carico della Società. L’adozione de MOGC e la nomina di un OdV che vigili sul suo rispetto e la sua attuazione da parte dell’Organizzazione costituisce elemento di esimenza rispetto alla possibile e altrimenti prevedibile responsabilità amministrativa da parte della Società o dell’Ente o dell’Associazione, ferme restando le responsabilità penali dei singoli qualora gli stessi vengano riconosciuti colpevoli di reati di natura penale.

Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI
(andreaalessandro@muntoni.it)
Share

Twitter