sicurezza sul lavoro

Sicurezza sul lavoro: Coordinatore per la sicurezza espresso dall’Impresa

Il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP) e del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione (CSE) deve essere nominato dal Committente di un’opera allorquando ricorre la condizione per cui in cantiere è prevista la presenza – anche non contemporanea – di più imprese esecutrici.

In molte gare di appalto, soprattutto private (non rientranti, cioè, nel novero di quelle indette dalla Pubblica Amministrazione) può sovente capitare che l’Impresa aggiudicataria debba non solo esprimere ma anche indicare, al Committente, il nominativo di un Professionista che sarà poi chiamato a ricoprire gli incarichi di CSP e/o CSE. Resta inteso che la notifica preliminare predisposta dal Committente recherà il nominativo del CSP / CSE, così dando atto del fatto che, in definitiva, il Professionista proposto al Committente è stato poi selezionato e accettato dal Committente stesso, cui altrimenti ricadrebbe la culpa in eligendo.

Si tratta di una fattispecie non contemplata dal Legislatore, per la quale, in sostanza, non vi sono violazioni di norme cogenti, prima fra tutte il D.Lgs. 81/2008; l’unica eccezione – espressamente indicata dal testo unico per la sicurezza – è costituita dall’impossibilità, da parte del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) dell’Impresa di ricoprire l’incarico di Coordinatore per la sicurezza.

La difficoltà per il Coordinatore per la sicurezza è costituita dal difficile rapporto che si instaura col Committente – che di fatto lo nomina e a cui dovrebbe garantire”fedeltà” – e l’Impresa appaltatrice, sulla quale dovrebbe esercitare i propri poteri di vigilanza e controllo in maniera autonoma e indipendente, che però – in taluni contratti è così previsto – lo paga in nome e per conto del Committente. Il rischio vero, per il CSE, è di dover svolgere l’incarico con un vincolo – neppure tanto tacito e indiretto – di subordinazione nei confronti dell’Impresa, giacché essa, per contratto – per espressa previsione contrattuale Committente – Impresa – gli corrisponderà gli onorari. Si tratta, con tutta evidenza, di un CONFLITTO DI INTERESSI che il CSP / CSE pu superare solo svolgendo l’incarico con assoluta indipendenza, anche a costo di non vedersi corrisposti i propri legittimi onorari.

In genere queste situazioni ai limiti dell’accettabilità per tutte e tre le parti interessate sarebbero da evitarsi; tuttavia esse discendono da contratti e capitolati e tipologie di gara predisposte da Società o Enti che operano a livello comunitario, che non hanno sempre il giusto riguardo per la legislazione italiana in materia di appalti e sicurezza sul lavoro. Il conflitto di interessi può essere superato solo se il CSP /CSE è messo da ambo le parti (Committente e Impresa) nelle condizioni di esprimersi, vigilare e controllare l’andamento dei lavori con il più totale spirito di indipendenza. Compito arduo e non facile; chi non abbia l’attitudine a farlo è meglio che rinunci da subito all’incarico.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Sicurezza negli ambienti confinati e ristretti. Rilevatore di gas Tetra Mini

Rilevatore di gas Tetra mini

Rilevatore di gas Tetra mini

Il multi rilevatore di gas Tetra Mini si può rivelare utile per l’esecuzione di lavori in condizioni di sicurezza in luoghi conduttori ristretti, ambienti confinati e ambienti in cui possono essere presenti gas infiammabili oppure in ambienti caratterizzati da elevate concentrazioni di ossigeno (comburente) o da condizioni anossiche (O2<<21% in volume), così come accade in vasche e serbatoi di impianti fognari o ad uso agricolo e industriale.

I principali gas rilevati sono quelli infiammabili (0 …100% LEL), l’ossigeno (0…25%), il solfuro di idrogeno (0…100 ppm) e il monossido di carbonio (0….500 ppm).

La caratteristica principale di questo strumento è data dalla presenza di 2 allarmi per ogni sensori così da garantire la massima sicurezza per l’operatore che lo utilizza.

In caso di superamento di una soglia , il Tetra Mini emette 3 tipi di allarme: un allarme visivo che consiste nell’attivazione di led luminosi lampeggianti rossi e azzurri; un allarme sonoro a circa 90 dB ed infine un allarme con vibrazione, così da essere certi che l’operatore si accorga del pericolo.

Lo strumento è prodotto in materiale resistente agli urti con grado di protezione IP65 ed è dotato di una clip per poter fissare lo strumento alla cintura, riducendo i disagi e i disturbi all’utilizzatore finale.

Lo strumento è alimentato da una batteria ricaricabile al litio, la sua autonomia è di circa 18 ore.

Lo strumento è dotato di tutte le certificazioni ATEX per l’utilizzo in zone pericolose.

Per maggiori info: http://www.pce-italia.it/html/dati-tecnici-1/rilevatore-di-gas-tetra-mini.htm

 La Redazione di Ingegnere Ambientale

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Procedure standardizzate per la valutazione dei rischi per aziende fino a 10 dipendenti

È stato pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il Decreto Interministeriale 30 novembre 2012 (avviso tramite comunicato sulla G.U. n. 285 del 06/12/2012) con il quale sono state recepite le procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi da parte dei datori di lavoro di aziende che occupano fino a 10 lavoratori (ex art. 29, comma 5, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.).

Ai sensi dell’art. 6, comma 8, lettera f), del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha il compito di elaborare le procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi di cui all’art. 29, comma 5, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. tenendo conto dei profili di rischio e degli indici infortunistici di settore. Tali procedure vengono recepite con Decreto dei Ministeri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dell’interno acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano.

Il decreto di cui all’oggetto entrerà in vigore il 60-esimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella G.U., fermi restando i termini di cui al D.L. 12 maggio 2012, n. 57 (convertito con Legge 12 luglio 2012, n 101) e cioè il 01 gennaio 2013.

In particolare, ferma restando l’integrale applicazione dei principi in materia di valutazione dei rischi di cui agli artt. 17, 28 e 29 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., i datori di lavoro di imprese che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 29, comma 5, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. secondo le disposizioni del documento – previsto all’art. 6, comma 8, lettera f), del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., – concernente le cosiddette “Procedure standardizzate”, approvato dalla Commissione Consultiva Permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro in data 16/05/2012.

In data 25/10/2012 è stato approvato dalla Conferenza Stato Regioni lo schema attuativo delle procedure standardizzate.

Il documento di cui sopra individua il modello di riferimento per l’effettuazione della valutazione dei rischi da parte dei datori di lavoro (si precisa che si tratta di un obbligo non delegabile) di imprese che occupano fino a 10 lavoratori, al fine di individuare le adeguate misure di prevenzione e protezione dai rischi ed elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza su lavoro.

Il Documento di Valutazione dei Rischi (altrimenti detto DVR) da redigersi attraverso le procedure standardizzate sostituisce – per le imprese fino ai 10 dipendenti – l’autocertificazione alla valutazione dei rischi aziendali che dal 01 gennaio 2013 perderà qualsiasi validità e il datore di lavoro dovrà, da subito, avere redatto un documento di valutazione dei rischi secondo quanto previsto dall’art. 29, comma 5, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

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Delega di funzioni e sub-delega: poteri e limiti

Delega di funzioni e sub-delega

Il datore di lavoro, nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dall’art. 16 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., può delegare alcune delle proprie funzioni, costituendo in capo al delegato una nuova posizione di garanzia, con correlativo ritrarsi della sfera di competenza del delegante, incidendo solo indirettamente sulla responsabilità del delegato e fermo restando l’obbligo di vigilanza sul suo operato.

L’art. 16 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. ha infatti previsto in modo esplicito l’ammissibilità della delega, definendone in modo preciso i confini e le caratteristiche principali. L’incarico determina il settore nel quale il “delegato” è reso responsabile e i poteri a costui attribuiti, definendone altresì il ruolo.

La delega può avere un contenuto anche molto ampio trovando, come unico limite, la non delegabilità della valutazione dei rischi e della designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), prevista dall’art. 17 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Il D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. richiede determinati requisiti affinché la delega possa ritenersi efficace. In particolare (art. 16 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.):

  • forma della delega: essa “deve risultare da atto scritto recante data certa”. La forma scritta è quindi elemento essenziale dell’atto di delega richiesta per darne piena sostanza (ad substantiam);
  • idoneità del delegato: “il delegato deve possedere tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate”. Pertanto il possesso, da parte del delegato, di titoli professionali e curriculum vitae coerenti con l’incarico, dovrebbe, in assenza di elementi in contrario, essere sufficiente a giustificare la scelta;
  • poteri conferiti al delegato: “tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate”. È quindi necessario che vi sia un conferimento di poteri idoneo a individuare un’autonoma posizione funzionale entro l’impresa;
  • potere di spesa: deve essere attribuita al delegato “l’autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate”;
  • accettazione: la delega deve essere accettata per iscritto e deve essere data adeguata e tempestiva pubblicità.

In ogni caso la delega di funzioni non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al Datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni a costui trasferite. Tale obbligo si applica anche attraverso i sistemi di verifica e controllo previsti dai Modelli di Organizzazione e di Gestione aziendale previsti anche dal D.Lgs. 231/2001.

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Bonifica di ordigni bellici in cantieri che prevedono attività di scavo (Legge 1 ottobre 2012 , n. 177) (*)

Le guerre si fa in fretta a farle; non altrettanto a finirle. E quand’anche le attività belliche possono dirsi concluse, per la vittoria di una parte o dell’altra o, se mi è concesso, con qualche “perdita” da entrambe le parti, le popolazioni continuano a soffrire – a volte molto a lungo – per gli effetti devastanti, anche per il territorio e l’ambiente, delle incursioni aeree, navali e terrestri.

A dispetto di quanto si possa immaginare, il problema della potenziale presenza di ordigni bellici inesplosi nell’intero territorio nazionale italiano e in particolare delle porzioni di esso interessate, durante la seconda guerra mondiale, da massicce azioni di bombardamento, è attuale e comporta tutt’ora costi non indifferenti.

A titolo di esempio si consideri che in Sardegna, abbastanza di recente, l’ENAS (Ente Acque della Sardegna) ha affidato in appalto a un’Associazione Temporanea di Imprese (ATI) i lavori di <<Interconnessione dell’adduttore Mulargia – Cagliari con l’acquedotto industriale CASIC – SAR AC10>>; trattasi, per la precisione, dei lavori di realizzazione di una lunga condotta da posarsi nella Pianura del Campidano, che a cavallo fra il 1939 e il 1945 fu interessata da bombardamenti sia da parte degli Alleati che da parte dell’aviazione tedesca. In ragione di questi fatti e circostanze, la Stazione appaltante e il Coordinatore in fase di progettazione hanno giustamente previsto nel progetto le attività di individuazione preventiva di ordigni bellici inesplosi e la conseguente bonifica.

La materia, sinora lasciata allo spirito di iniziativa dei soggetti interessati, è stata disciplinata, sotto il profilo della sicurezza sul lavoro, con la promulgazione, da parte del Parlamento, della Legge 1 ottobre 2012 , n. 177 recante “Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici”. La norma in parola, dopo essere stata licenziata dalla Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica ed approvata dal Presidente della Repubblica, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 244 del 18 ottobre 2012.

Innanzi tutto la L. 177/2012 prevede espressamente che il Datore di lavoro di un’impresa esecutrice effettui una valutazione dei rischi, così come previsto all’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., tenendo anche conto dei rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, interessati da attività di scavo.

Il Legislatore precisa, relativamente ai soggetti obbligati alla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza, che – fatta salva l’idoneità tecnico – professionale in relazione al Piano Operativo di Sicurezza (POS) redatto dal datore di lavoro dell’impresa esecutrice – la valutazione del rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri è eseguita dal coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione (CFP), ovverosia dal soggetto incaricato dal Committente della redazione del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC).

A riguardo si segnala che – ex lege – l’obbligo di nomina del Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione (CFP) sussiste solo allorquando sia prevista in cantiere la presenza, anche non contemporanea, di almeno due imprese; il che potrebbe far ritenere che se l’Impresa appaltatrice dei lavori di ingegneria civile in una zona dove potrebbero ancora esservi ordigni inesplosi è una e una sola, venga a mancare la valutazione del rischio in ispecie per palese assenza della figura del Coordinatore stesso. Si ritiene, a riguardo, che il problema possa concretamente essere superato con la stesura del Piano Sostitutivo di Sicurezza (PSS) da parte della stessa Impresa appaltatrice nell’ambito dei lavori affidati da un Ente pubblico a un’unica impresa. Va inoltre considerato che difficilmente un’impresa specializzata in lavori di ingegneria civile è anche specializzata nella ricerca e bonifica di ordigni bellici; in tal caso, può essere lo stesso Responsabile dei lavori (RL) e comunque il Committente – pubblico o privato – a prevedere la presenza in cantiere di almeno due imprese (impresa esecutrice dei lavori e impresa incaricata della bonifica di ordigni bellici), col conseguente obbligo di nomina del CFP e la redazione, da parte di questi, del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC). Inoltre, il D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. già prevede, anche nell’ipotesi in cui il cantiere sia stato avviato senza la preventiva redazione del PSC (fattispecie prevista nel caso in cui in cantiere debba operare una sola impresa), che un’altra impresa esecutrice possa operare nel medesimo cantiere temporaneo e/o mobile purché si nomini, a lavori avviati, il Coordinatore per l’Esecuzione dei Lavori (CEL), che avrà anche il compito di redigere il PSC.

Ad ogni modo il Legislatore prevede espressamente che quando il coordinatore per la progettazione (CFP) intenda procedere alla bonifica preventiva del sito nel quale è collocato il cantiere, il Committente provveda a incaricare un’impresa specializzata, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 104, comma 4-bis, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. È considerata impresa specializzata, ai sensi del comma 2-bis dell’articolo 91 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., l’impresa in possesso di adeguata capacità tecnico – economica, che impiega idonee attrezzature e personale dotato di brevetti per l’espletamento delle attività relative alla bonifica sistematica e che risulta iscritta in un apposito albo istituito presso il Ministero della difesa.

L’idoneità dell’impresa – precisa il Legislatore – è verificata all’atto dell’iscrizione nell’albo e, successivamente, a scadenze biennali. L’albo di cui al comma 4-bis dell’articolo 104 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, introdotto dalla L. 177/2012, è istituito, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti il Ministro dell’interno, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di cui trattasi. Con lo stesso decreto, sulla base di una proposta formulata da una commissione di cinque esperti designati dai medesimi Ministri della difesa, del lavoro e delle politiche sociali, dell’interno, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, saranno definiti i criteri per l’accertamento dell’idoneità delle imprese ai fini dell’iscrizione all’albo, nonché’ per le successive verifiche biennali. Ai componenti della commissione di esperti di cui al periodo precedente non è corrisposto alcun emolumento, indennità o rimborso di spese.

L’attività di bonifica preventiva e sistematica potrà essere svolta, secondo le previsioni normative della Legge in parola, sulla base di un parere vincolante dell’autorità militare competente per territorio in merito alle specifiche regole tecniche da osservare in considerazione della collocazione geografica e della tipologia dei terreni interessati, nonché mediante misure di sorveglianza dei competenti organismi del Ministero della difesa, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero della salute.

All’allegato XI (Elenco dei lavori comportanti rischi particolari  per la sicurezza e la salute dei lavoratori) del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., è stata inserita la fattispecie di <<Lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo>>; ciò significa, in sostanza, che lo svolgimento di tali attività è riconosciuta essere fra quelle comportanti gravi rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, con ovvie conseguenze sotto il profilo della valutazione dei rischi e l’individuazione delle più efficaci misure di prevenzione e protezione nonché sotto il profilo tecnico – amministrativo – gestionale dei lavori.

Per quanto concerne, in particolare, i contenuti minimi dei piani di sicurezza e coordinamento (PSC) nei cantieri temporanei o mobili definiti nell’Allegato XV del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., il Legislatore specifica che l Coordinatore per la progettazione (CFP), nel suddividere i lavori in fasi, sottofasi e attività elementari, deve prestare particolare attenzione al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo.

Le modificazioni al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 introdotte dal comma 1 dell’art. 1 della L. 177/2012 acquistano efficacia decorsi sei mesi dalla data della pubblicazione del decreto ministeriale di istituzione dell’albo e dei criteri per la definizione dei requisiti di idoneità tecnica di cui al comma 2 dell’articolo 1 della L. 177/2012.

Fino a tale data, cioè nelle more di pubblicazione del succitato decreto del Ministero della difesa, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 7, commi 1, 2 e 4, del decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, n. 320, che riacquistano efficacia, a decorrere dalla data di entrata in vigore della L. 177/2012, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e sono autorizzate a proseguire l’attività le imprese già operanti ai sensi delle medesime disposizioni.

Dott. Ing. Andrea Alessandro MUNTONI

(*) Si precisa che la Legge 1 ottobre 2012, n. 177  recante “Modifiche al Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici” è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 18 ottobre 2012, n. 244, ove compariva col n. 178. Il numero corretto (177) del provvedimento è stato successivamente rettificato con errata-corrige pubblicata nella G.U. 19.10.2012, n. 145.

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GAS RADIOATTIVO RADON. ATTIVITÀ LAVORATIVE in AREE AD ELEVATA PROBABILITÀ DI ALTA CONCENTRAZIONE

Il Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 recante “Attuazione delle direttive 89/618/ Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 2006/117/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti e 2009/71/Euratom, in materia di sicurezza nucleare degli impianti nucleari” è stato pubblicato – per la prima volta – nella Gazzetta Ufficiale 13 giugno 1995, n. 136; esso costituisce il principale riferimento legislativo italiano relativamente alla radioattività naturale e alla presenza, sul territorio nazionale, del gas radioattivo RADON.

Le disposizioni di cui al Capo III bis – Esposizione da attività lavorative con particolari sorgenti naturali di radiazioni del D.Lgs. 230/1995 si applicano (articolo 10 Bis) alle attività lavorative nelle quali la presenza di sorgenti di radiazioni naturali conduce ad un significativo aumento dell’esposizione dei lavoratori o di persone del pubblico, che non può essere trascurato dal punto di vista della radioprotezione.

Le attività lavorative a cui si applicano le disposizioni del Capo III bis comprendono:

a) attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del radon o del toron o a radiazioni gamma o a ogni altra esposizione in particolari luoghi di lavoro quali tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di lavoro sotterranei;

b) attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del radon o del toron, o a radiazioni gamma o a ogni altra esposizione in luoghi di lavoro diversi da quelli di cui alla lettera a) in zone ben individuate o con caratteristiche determinate;

c) attività lavorative implicanti l’uso o lo stoccaggio di materiali abitualmente non considerati radioattivi, ma che contengono radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo dell’esposizione dei lavoratori e, eventualmente, di persone del pubblico;

d) attività lavorative che comportano la produzione di residui abitualmente non considerati radioattivi, ma che contengono radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo dell’esposizione di persone del pubblico e, eventualmente, dei lavoratori;

e) attività lavorative in stabilimenti termali o attività estrattive non disciplinate dal capo IV del D.Lgs. 230/1995;

f) attività lavorative su aerei per quanto riguarda il personale navigante.

Nel presente articolo si intende sottolineare quanto previsto al Capo III bis – Esposizione da attività lavorative con particolari sorgenti naturali di radiazioni del D.Lgs. 230/1995 e s.m.i. e in particolare quanto recato all’articolo 10 sexies relativamente alla <<individuazione delle aree ad elevata probabilità di alte concentrazione di attività di RADON>>. Si precisa, per inciso, che l’articolo 10 sexies del D.Lgs. 230/1995 è stato aggiunto dall’art. 5 del D.Lgs. 26/05/2000, n. 241, con decorrenza dal 01/01/2001; pertanto, essendo trascorsi più di 10 anni dalla data di entrata in vigore del provvedimento – per quanto attiene, in particolare, all’obbligo di individuazione delle zone che presentano un potenziale rischio per la salute riconducibile alla presenza di RADON – appare ingiustificato ogni ulteriore ritardo nell’attuazione dell’adempimento di cui trattasi da parte delle regioni.

Il decreto in parola, in particolare, prevede che sulla base delle linee guida e dei criteri emanati dalla Commissione di cui all’articolo 10 septies del D.Lgs. 230/2005 e s.m.i., le regioni e le province autonome individuino le zone o luoghi di lavoro con caratteristiche determinate ad elevata probabilità di alte concentrazioni di attività di radon, di cui all’articolo 10 ter, comma 2 del D.Lgs. 230/1995.

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