sicurezza

Esposizione ai campi elettromagnetici (Decreto Legislativo n. 159/2016)

Premessa

Nella G.U. del  18/08/2016, n. 192 è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 159/2016 del 01/08/2016 recante “Attuazione della direttiva 2013/35/UE sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici, CEM) e che abroga la direttiva 2004/40/CE”.

La norma in parola discende – come quasi tutta la legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro – dal recepimento da parte dell’Italia, in quanto Stato membro dell’UE, della direttiva 2013/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (ventesima direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE); essa abroga la direttiva 2004/40/CE.

In conseguenza dell’entrata in vigore dell’anzidetto D.Lgs. 159/2016 sono apportate innumerevoli modificazioni, alcune delle quali di rilevante importanza e interesse per i Datori di lavoro e i servizi di prevenzione e protezione (SPP), al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (cosiddetto Testo Unico per la Sicurezza).

Campo di applicazione

Per “campi elettromagnetici” si intendono – ex lege – i campi elettrici statici, i campi magnetici statici e i campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo con frequenze sino a 300 GHz.

Il Decreto in parola chiarisce che esso riguarda e determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione – durante il lavoro – ai campi elettromagnetici  con frequenze che vanno da 0 Hz a 300 GHz, come definiti dall’articolo 207 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Effetti biofisici diretti e indiretti

Le disposizioni di cui trattasi riguardano la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori dovuti agli effetti biofisici diretti e agli effetti indiretti noti provocati dai campi elettromagnetici.

Effetti biofisici diretti

Gli “effetti biofisici diretti” sono provocati direttamente nel corpo umano a causa della sua presenza all’interno di un campo elettromagnetico, e comprendono:

1) effetti termici, quali il riscaldamento dei tessuti a causa dell’assorbimento di energia dai campi elettromagnetici nei tessuti medesimi;

2) effetti non termici, quali la stimolazione di muscoli, nervi e organi sensoriali. Tali effetti possono essere di detrimento per la salute mentale e fisica dei lavoratori esposti; inoltre, la stimolazione degli organi sensoriali può comportare sintomi transitori quali vertigini e fosfeni. Tali effetti possono generare disturbi temporanei e influenzare le capacità cognitive o altre funzioni cerebrali o muscolari e possono, pertanto, influire negativamente sulla capacità di un lavoratore di operare in modo sicuro. Verrebbe da pensare – e forse non è prematuro farlo – che gli effetti non termici dovrebbero essere contemplati nell’ambito della valutazione del rischio stress lavoro – correlato (SLC).

3) correnti negli arti.

Effetti biofisici indiretti

Gli “effetti indiretti” sono invece provocati dalla presenza di un oggetto in un campo elettromagnetico, che potrebbe essere causa di un pericolo per la salute e sicurezza, quali:

1) interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici, compresi stimolatori cardiaci e altri impianti o dispositivi medici portati sul corpo;

2) rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici all’interno di campi magnetici statici;

3) innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori). Il problema è sempre stato attenzionato – sin dagli anni novanta del XX secolo – da chi fa uso di esplosivi sia in ambito civile che militare, soprattutto dopo l’avvento dei telefoni cellulari (portatili), potenzialmente in grado di innescare correnti nei circuiti (chiusi) di sistemi di brillamento degli esplosivi.

4) incendi ed esplosioni dovuti all’accensione di materiali infiammabili a causa di scintille prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche;

5) correnti di contatto.

Valutazione del rischio

Nell’ambito della valutazione dei rischi di cui all’articolo 181 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., il datore di lavoro valuta tutti i rischi per i lavoratori derivanti da campi elettromagnetici sul luogo di lavoro e, quando necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori.

Qualora non sia possibile stabilire con certezza il rispetto dei VLE sulla base di informazioni facilmente accessibili, la valutazione dell’esposizione è effettuata sulla base di misurazioni o calcoli. La valutazione, la misurazione e il calcolo devono essere effettuati tenendo anche conto delle informazioni sull’uso e sulla sicurezza rilasciate dai fabbricanti o dai distributori delle attrezzature, ovvero dei livelli di emissione indicati in conformità alla legislazione europea, ove applicabili alle condizioni di esposizione sul luogo di lavoro o sul luogo di installazione.

Nell’ambito della valutazione del rischio per i lavoratori di cui all’articolo 181 del D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro deve prestare particolare attenzione ai seguenti elementi:

  1. a) la frequenza, il livello, la durata e il tipo di esposizione, inclusa la distribuzione sul corpo del lavoratore e sul volume del luogo di lavoro;
  2. b) i valori limite di esposizione e i valori di azione di cui all’articolo 208 del D.Lgs. 81/2008;
  3. c) effetti biofisici diretti;
  4. d) tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rischio; eventuali effetti sulla salute e la sicurezza dei lavoratori esposti a rischi particolari, con particolare riferimento a soggetti portatori di dispositivi medici impiantati, attivi o passivi, o dispositivi medici portati sul corpo e le lavoratrici in stato di gravidanza;
  5. e) qualsiasi effetto indiretto di cui all’articolo 207, comma 1, lettera c del D.Lgs. 81/2008);
  6. f) l’esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici;
  7. g) la disponibilità di azioni di risanamento volte a minimizzare i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici;
  8. h) informazioni adeguate raccolte nel corso della sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 211 del D.Lgs. 81/2008;
  9. i) informazioni fornite dal fabbricante delle attrezzature;
  10. l) altre informazioni pertinenti relative a salute e sicurezza;
  11. m) sorgenti multiple di esposizione;
  12. n) esposizione simultanea a campi di frequenze diverse.

Grandezze fisiche di riferimento

Per quanto concerne i campi elettrici ambientali o campi elettrici interni (cioè presenti all’interno del corpo (in situ) a seguito dell’esposizione al campo elettrico ambientale), il Legislatore prevede specifici valori di intensità del campo elettrico (E) da non superarsi o da cui far discendere specifiche azioni a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. L’intensità di campo elettrico (E) è una quantità vettoriale che corrisponde alla forza esercitata su una particella carica indipendentemente dal suo movimento nello spazio; è espressa in volt per metro [V/m].

Analoghe considerazioni e relative tabelle sono date per quanto riguarda l’esposizione dei lavoratori agli effetti dell’induzione magnetica (B0) o per esposizione localizzata degli arti. Per chiarezza si precisa che l’induzione magnetica (B0)  è espressa in termini di valori efficaci (RMS) e la sua unità di misura è il Tesla [T]; è una grandezza vettoriale che determina una forza che agisce sulle cariche in movimento.

L’intensità di campo magnetico (H) è una grandezza vettoriale che, insieme all’induzione magnetica, specifica un campo magnetico in qualunque punto dello spazio. È espressa in ampère per metro [A/m]. Nello spazio libero e nei materiali biologici l’induzione magnetica (B0) e l’intensità del campo magnetico (H) sono intercambiabili in base alla seguente equivalenza:

1 A/m = 1,25 * 10-6 T

cioè, l’intensità di campo magnetico (H) pari a 1 Am-1 dà luogo a una induzione magnetica (B) pari a 4Π 10-7 T (cioè pari a 1,256 microtesla, avendo posto π = 3,1415).

Valori Limite di Esposizione (VLE)

I “Valori Limite di Esposizione (VLE)” sono i valori stabiliti sulla base di considerazioni biofisiche e biologiche, in particolare sulla base degli effetti diretti acuti e a breve termine scientificamente accertati, ossia gli effetti termici e la stimolazione elettrica dei tessuti.

Degno di nota appare il chiarimento circa il fatto che i VALORI LIMITE di ESPOSIZIONE (VLE) riguardano soltanto le relazioni scientificamente accertate tra effetti biofisici diretti a breve termine ed esposizione ai campi elettromagnetici; essi, pertanto, non si riferiscono alla protezione da eventuali effetti a lungo termine e ai rischi risultanti dal contatto con i conduttori in tensione, che dà casomai luogo a elettrocuzione, già disciplinato in altre parti dal D.Lgs. 81/2008 e per la protezione dai quali occorre progettare, installare, esercire e manutenere gli impianti elettrici e di messa a terra secondo le norme CEI applicabili caso per caso.

Il Legislatore, peraltro, distingue fra due tipologie di Valori Limite di Esposizione:

  • VLE relativi agli effetti sensoriali“, cioè al di sopra dei quali i lavoratori potrebbero essere soggetti a disturbi transitori delle percezioni sensoriali e a modifiche minori nelle funzioni cerebrali;
  • VLE relativi agli effetti sanitari“, cioè al di sopra dei quali i lavoratori potrebbero essere soggetti a effetti nocivi per la salute, quali il riscaldamento termico o la stimolazione del tessuto nervoso o muscolare.

I VLE per l’induzione magnetica esterna (B0) per frequenze comprese tra 0 e 1 Hz (cfr. Tabella A1 del D.Lgs. 159/2016), distinti per effetti sensoriali e sanitari, sono i seguenti:

VLE relativi agli effetti sensoriali [T]:

  • Condizioni di lavoro normali: 2 T
  • Esposizione localizzata degli arti: 8 T

VLE relativi agli effetti sanitari [T]:

  • Condizioni di lavoro controllate: 8 T.

I VLE relativi agli effetti sanitari per l’intensità di campo elettrico (E) interno a frequenze comprese tra 1 Hz e 10 MHz (cfr. Tabella A2 del D.Lgs. 159/2016) sono i seguenti essendo f la frequenza espressa in hertz [Hz] e tenendo presente che i VLE relativi agli effetti sanitari per il campo elettrico interno sono riferiti al valore spaziale di picco sull’intero corpo del soggetto esposto:

  • intervallo di frequenza: 1 Hz ≤ f < 3 kHz => VLE di picco relativo agli effetti sanitari = 1,1 [Vm-1 ]
  • intervallo di frequenza: 3 kHz ≤ f ≤ 10 MHz => VLE di picco relativo agli effetti sanitari =3,8 ×10-4 f [Vm-1 ].

I VLE relativi agli effetti sanitari, i VLE relativi agli effetti sensoriali sono riportati nell’allegato XXXVI, parti II e III del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Valori di azione (VA)

I “valori di azione (VA)” sono i livelli operativi stabiliti per semplificare il processo di dimostrazione della conformità ai pertinenti VLE e, ove appropriato, per prendere le opportune misure di protezione o prevenzione, distinguendo tra campi elettrici e campi magnetici.

Si precisa, a riguardo, che per quanto concerne i campi elettrici, per “VA inferiori” e “VA superiori” s’intendono i livelli connessi alle specifiche misure di protezione o prevenzione stabilite nel Decreto e che per quanto riguarda i campi magnetici, per “VA inferiori” s’intendono i valori connessi ai VLE relativi agli effetti sensoriali mentre per “VA superiori” i valori connessi ai VLE relativi agli effetti sanitari.

I VA sono riportati nell’allegato XXXVI, parti II e III del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Obblighi del Datore di lavoro

Il datore di lavoro deve assicurare che l’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici non superi i VLE relativi agli effetti sanitari e i VLE relativi agli effetti sensoriali di cui all’allegato XXXVI, parte II per gli effetti non termici e di cui all’allegato XXXVI, parte III per gli effetti termici.

Il Legislatore considera che i VLE siano rispettati qualora il datore di lavoro dimostri che i pertinenti VA di cui all’allegato XXXVI, parti II e III, non siano stati superati. Tuttavia, è previsto che nel caso in cui l’esposizione superi i VA, il datore di lavoro adotti misure in conformità dell’articolo 210, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 salvo che la valutazione effettuata in conformità dell’articolo 209, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 dimostri che non sono superati i pertinenti VLE e che possono essere esclusi rischi per la sicurezza.

A ben vedere le casistiche relative ai possibili superamenti dei VA e/o VLE e conseguenti misure di prevenzione e protezione  sono molte – troppe – e di difficile lettura e interpretazione; il che rende assai ardua un’applicazione chiara e pedissequa della norma in parola anche volendo agire in assoluta buona fede e con le migliori e più sincere intenzioni di tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori e, di riflesso, della popolazione. Sin troppe sono persino le deroghe al superamento dei VA e/o VLE, con la formula “ove giustificato dalla pratica o dal processo produttivo”, pur se a precise condizioni, anch’esse generiche e a maglie larghe.

Ad ogni modo l’incertezza di cui sopra è appena compensata dall’obbligo, a carico del Datore di lavoro, di comunica all’organo di vigilanza territorialmente competente il superamento dei valori di azione (VA) e dei valori limite di esposizione (VLE), mediante una relazione tecnico – protezionistica contenente:

  1. a) le motivazioni per cui ai fini della pratica o del processo produttivo è necessario (sic nel Decreto) il superamento temporaneo dei VA inferiori o degli VLE relativi agli effetti sensoriali;
  2. b) il livello di esposizione dei lavoratori e l’entità del superamento;
  3. c) il numero di lavoratori interessati;
  4. d) le tecniche di valutazione utilizzate;
  5. e) le specifiche misure di protezione adottate in conformità all’articolo 210 del D.Lgs. 81/2008;
  6. f) le azioni adottate in caso di sintomi transitori;
  7. g) le informazioni fornite ai lavoratori e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sulle situazioni di rischio di cui all’articolo 210-bis, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 81/2008.

Andrea Alessandro MUNTONI

 

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SICUREZZA. Compiti e doveri del RSPP alla luce delle norme di legge vigenti

Cantiere temporaneo. Ponteggio. Segnaletica. Fonte: SIACGI MUNTONI & Partner, Cagliari (CA).

Cantiere temporaneo. Ponteggio. Segnaletica. Fonte: SIACGI MUNTONI & Partner, Cagliari (CA).

Nel presente articolo si affrontano e analizzano in maniera organica il ruolo e i compiti del Responsabile dei Servizio Prevenzione e Protezione (interno o esterno) alla luce delle previsioni normative recate dal D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Alcuni compiti e funzioni del RSPP lo coinvolgono indirettamente, come nel caso dei flussi che Egli deve ricevere dal Datore di lavoro o dal Medico Competente; tuttavia, la mancata ricezione dei flussi dovrebbe indurre il RSPP a richiederli o sollecitarli, nell’interesse dell’Organizzazione per la quale svolge il suo mandato, avendo comunque il compito di coordinare il SPP, inteso – ex lege – come l’insieme delle persone, dei sistemi e dei mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori, anche in chiave 231.

Molti adempimenti vengono – da parte del Legislatore – genericamente posti in capo al Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP), ma in sostanza e nella prassi sono a carico del Responsabile del SPP, non foss’altro che per il fatto che Egli è il coordinatore del Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP) dai rischi e deve elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive da porre in essere a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori; attività, quest’ultima, che si esplicita collaborando attivamente col Datore di lavoro alla stesura – quanto meno – dei seguenti documenti di sicurezza:

  • Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) generale e specifico per ciascun luogo di lavoro, compresi i documenti specialistici previsti per legge (rumore, vibrazioni, MMC, rischio chimico, ecc.)
  • Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali (DUVRI) nel caso di appalto di servizi, nei casi previsti per legge
  • Piano Operativo di Sicurezza, nel caso di lavori che rientrano fra quelli disciplinati dal Titolo IV del D.Lgs. 81/2008 (leggi cantieri temporanei o mobili)
  • Piano di Sicurezza Sostitutivo, allorquando l’appalto è pubblico, nei casi previsti per legge
  • Piano per la Gestione delle Emergenze (PGE).

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Delega di funzioni e preposto alla sicurezza. Interpello n. 7/2015

Con l’interpello n. 7/2015 del 02/11/2015, formulato dall’Unione Sindacale VVF ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs. n. 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni, è stata data risposta, da parte della Commissione per gli Interpelli, al quesito sull’istituto della delega di funzioni di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 81/2008.

In particolare l’istante chiede alla Commissione per gli Interpelli, di sapere “se esiste l’obbligo di accettazione della delega da parte del soggetto delegato individuato dal Datore di lavoro e se il soggetto delegato può rifiutare tale delega.”
Al riguardo la Commissione per gli Interpelli premette che l’art. 16 (Delega di funzioni), comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. prevede che la delega di funzioni da parte del datore di lavoro, ove non espressamente esclusa (leggi: valutazione dei rischi e nomina del RSPP), è ammessa con i seguenti limiti e alle seguenti condizioni:
a) che essa risulti da atto scritto recante data certa;
b) che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
c) che essa attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
d) che essa attribuisca al delegato l’autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate.
e)che la delega sia accettata dal delegato per iscritto.

Tutto ciò premesso la Commissione precisa, richiamando l’art. 16 del D.Lgs. n. 81/2008, che il Decreto in parola prevede, per il Datore di lavoro, la possibilità di delegare i propri obblighi, ad eccezione della valutazione dei rischi e redazione del relativo documento e la designazione del RSPP (interno o esterno), ad altro soggetto dotato dei requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate.

La Commissione per gli Interpelli, il cui Presidente è attualmente l’ing. G. Piegari, sottolinea che affinché la delega di funzioni sia efficace è necessario che abbia tutte le caratteristiche previste dal citato articolo 16 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. e in particolare che la delega stessa “sia accettata dal delegato per iscritto“; questo elemento, a parere della Commissione, la distingue dal conferimento di incarico, e pertanto ciò implica la possibilità di una non accettazione della delega stessa da parte del delegato.

A parere di chi scrive la figura del preposto alla sicurezza di cui all’art. 2, comma 1, lett. e) non può essere semplicemente nominata dal Datore di lavoro o dal Dirigente, me deve essere nominata con delega di funzione, in ragione del fatto che tale figura ricopre un ruolo fondamentale nella piramide della sicurezza e può essere svolta solo se il delegato possiede adeguata professionalità, competenza, esperienza, capacità organizzativa e potere di spesa adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, di cui peraltro risponde penalmente.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Modelli semplificati di piani di sicurezza per cantieri

Con l’entrata in vigore del Decreto Interministeriale del 09/09/2014 recante “Modelli semplificati per la redazione del piano operativo di sicurezza (POS), del piano di sicurezza e di coordinamento (PSC) e del fascicolo dell’opera (FO) nonché del piano di sicurezza sostitutivo (PSS)” si è “consumata” l’ennesima semplificazione in materia di sicurezza; in questo – come in altri casi – la semplificazione va soprattutto a vantaggio delle Imprese e dei Committenti ma non certo della sicurezza per gli addetti.

Le motivazioni che hanno indotto a semplificare gli adempimenti in materia di sicurezza – evidentemente visti e percepiti anche dal Legislatore come “burocratici” – hanno, infine, portato a uniformare i documenti intorno ai quali ruota la sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, rendendo di fatto meno vincolanti gli allegati al D.Lgs. 81/2008 che stabiliscono i contenuti minimi dei piani di sicurezza e coordinamento e dei piani operativi di sicurezza.

Da un lato il Legislatore ha la presunzione di semplificare la redazione del POS e del PSC e dall’altra, tuttavia, mantiene inalterati gli obblighi di legge a carico di Datori di lavoro e Committenti.

C’è da chiedersi, in caso di infortunio, se i Datori di lavoro che avevano deciso di redigere il proprio POS secondo il modello semplificato proposto nell’allegato al D.I. 09/09/2014 troveranno, nel Giudice, un soggetto altrettanto ben disposto del Legislatore ad accettare le previsioni uniformate e semplificate di cui al decreto succitato; c’è da aspettarsi, piuttosto, che eventuali carenze del POS derivanti proprio dall’uso del modello semplificato – accettabile sul piano formale – vengano comunque contestate al Datore di lavoro essendo questi responsabile, in ogni caso, dell’obbligo di prevedere e analizzare tutti i rischi per la salute e la sicurezza che possono verificarsi in cantiere. Analisi, quest’ultima, che il modello semplificato rende fin tropo schematica e semplificata, in danno dei lavoratori destinatari ultimi delle norme di sicurezza.

Senz’altro i modelli semplificati saranno stati ben visti dai produttori di software, che trovano in essi – finalmente – un modello legittimato dallo stesso Legislatore; compilando pochi campi e inserendo dati anagrafici che con la sicurezza “vera” hanno poco a che vedere, si ottiene un piano operativo di sicurezza (POS) o un piano di sicurezza e coordinamento (PSC) conforme alla regola dettata dal decreto interministeriale; anche la sicurezza è dunque vista, percepita e trattata come un fardello burocratico.

Il Decreto Interministeriale del 09/09/2014 costituisce una involuzione culturale che trova nell’idea di semplificazione la sua ragione fondante.

Va tuttavia fatto osservare che il Legislatore, all’Articolo 1 del succitato D.I. 09/09/2014 prevede che i datori di lavoro delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici possano predisporre il POS utilizzando il modello semplificato di cui all’allegato I al decreto <<ferma restando l’integrale applicazione delle previsioni di cui al Titolo IV del D.Lgs. n. 81 del 2008>>. Pertanto, rileggendo quest’ultimo periodo, sembra che da un lato il Legislatore abbia voluto “accontentare” i fautori dei modelli semplificati e, dall’altro, abbia voluto ribadire che, comunque, non vi sono sconti di pena in relazione alle previsioni del D.Lgs. 81/2008.

Analogo passaggio si rileva all’Articolo 2 con riferimento ai Piani di Sicurezza e Coordinamento, laddove si precisa che i coordinatori possono redigere i PSC utilizzando il modello semplificato di cui all’allegato II al più sopra detto decreto; anche in questo caso il Legislatore si premura di sottolineare che resta ferma l’integrale applicazione delle previsioni di cui al Titolo IV (Cantieri temporanei o mobili) del testo unico sulla sicurezza emanato nel 2008.

Da un lato il Legislatore tende una mano a imprese e coordinatori – ancorché questi ultimi non abbiano davvero bisogno di modelli semplificati, non foss’altro che per il fatto che sono tutti adeguatamente formati, aggiornati e professionalmente competenti in materia di sicurezza – e al contempo nasconde l’altra mano mantenendo lo status quo.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Piano per la Gestione delle Emergenze. Obbligo di redazione del PGE per tutte le imprese

Salvataggio - Direzione orizzontaleIl Legislatore ha stabilito che vige l’obbligo di redazione, da parte del Datore di lavoro, del Documento di Valutazione del Rischio (DVR) anche per imprese con meno di 10 dipendenti; pertanto, da quando sussiste l’obbligo, per tutte le imprese, anche con meno di 10 dipendenti, di redigere il DVR, è venuta meno l’estensione della – presunta – possibilità (mai del tutto chiarita e, peraltro, non del tutto condivisa dai consulenti ed esperti in materia di prevenzione incendi, gestione delle emergenze e sicurezza sul lavoro) di poter ovviare alla redazione del Piano per la Gestione delle Emergenze (PGE) di cui al D.M. 10/03/2008 e di cui al D.Lgs. 81/2008.

Anzi, in caso di accertamento, in assenza del PGE, le Imprese venivano – giustamente – passate al setaccio perché gli ispettori degli Organi di Vigilanza e Controllo dovevano “credere” sulla parola che, al di là del piano, esse sarebbero state in grado di garantire l’attuazione di procedure (non scritte, evidentemente) per la sicurezza antincendio e l’evacuazione dei lavoratori e dei terzi presenti nel dato luogo di lavoro in caso di emergenza (incendio, esplosione, allagamento, crollo, ecc.).

Tutto ciò premesso si caldeggia la predisposizione del PGE e la redazione delle necessarie planimetrie, da affiggere in luoghi ben visibili, all’interno del luogo di lavoro con indicazione:

  • vie di esodo
  • uscite di sicurezza
  • luoghi sicuri
  • estintori, naspi, idranti
  • pulsanti di allarme
  • pulsanti di sgancio energia elettrica
  • valvole di intercettazione di fluidi
  • illuminazione di emergenza
  • gruppo elettrogeno o di continuità
  • norme comportamentali.

Parimenti, si raccomanda di nominare gli Addetti alla Gestione delle Emergenze (AGE) e di avviarli a formazione ed addestramento specifico, sia riguardo all’uso di estintori e altri presidi di sicurezza antincendio sia per lo svolgimento delle attività di assistenza ai lavoratori e terzi per l’evacuazione ordinata e sicura dal luogo di lavoro.

Andrea Alessandro MUNTONI

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Prevenzione degli infortuni sul lavoro e formazione

UAI - Unione Artigiani Italiani e PMI CagliariL’informazione dei lavoratori circa la natura dei rischi per la salute e la sicurezza presenti in un dato luogo di lavoro è condizione necessaria – ma non sufficiente – per prevenirli; infatti il Legislatore ha stabilito che il Datore di lavoro provveda anche a formare i lavoratori.

La formazione dei lavoratori è obbligatoria e, stando agli accordi Stato – Regioni, prevede una formazione generale, di durata pari a 4 ore e una formazione specifica, variabile in funzione del livello di rischio dell’Organizzazione, di durata pari a 4 ore (rischio basso), 8 ore (rischio medio) e 16 ore (rischio alto).

Vi sono, inoltre, dei casi in cui il lavoratore deve anche seguire dei corsi di addestramento specifico. I casi in cui il Datore di lavoro deve programmare tali corsi sono i seguenti: utilizzo di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) di III categoria (da indossarsi allorquando si svolgono attività che possono comportare il rischio di morte o di lesioni gravi e gravissime per il lavoratore) e otoprotettori (DPI per la protezione dell’udito dal rumore) nonché per l’utilizzo di macchine, attrezzature e impianti o la manipolazione di sostanze pericolose (tossiche, nocive, cancerogene).

Se da un lato il Datore di lavoro ha l’obbligo di programmare e avviare a informazione, formazione e addestramento i lavoratori, questi ultimi hanno l’obbligo di seguire tali corsi. Il programma formativo è, per legge, proposto al Datore di lavoro dal Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP), interno (dipendente dell’Organizzazione) o esterno (libero professionista).

I soggetti formatori che svolgono attività di docenza devono essere, dal 2014, in possesso dei requisiti di cui al decreto interministeriale del 6 marzo 2013, ovverosia essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di scuola media superiore e altri requisiti quali esperienza e competenza specifica nelle materie di insegnamento o, in alternativa, essere in possesso di attestati di frequenza a specifici corsi di qualificazione per formatori per la sicurezza. Anche i datori di lavoro che ricoprono personalmente l’incarico di RSPP, sino al 2016, potranno direttamente svolgere l’attività formativa ai propri dipendenti.

L’attività di formazione può essere di tipo frontale (in aula) o erogata in modalità e-learning; quest’ultima è sempre più preferita perché a parità di efficacia costa meno e consente al Datore di lavoro di organizzare e far svolgere l’attività didattica ai propri dipendenti con maggiore libertà rispetto a giorni e orari di svolgimento delle lezioni stesse.

Ad ogni modo l’attività formativa deve sempre – senza eccezioni – essere programmata con le associazioni di categoria o sindacali. Esse ricevono la proposta formativa e si esprimono sulla bontà complessiva della stessa, senza scendere troppo nel dettaglio sui contenuti, che possono variare da un’Organizzazione e l’altra in relazione alla natura dei rischi presenti nel luogo di lavoro.

PiattaFormAttivaWEBIn Sardegna, nel 2014, è stata sottoscritta un’importantissima partnership tra PiattaFormAttiva – Learning Platform di Cagliari e l’associazione sindacale UAI – Unione Artigiani Italiani e PMI – Sezione provinciale di Cagliari, per l’erogazione di corsi in materia di sicurezza sia in modalità frontale che in modalità e-learning.

Vale la pena ricordare che la mancata formazione dei lavoratori può comportare sanzioni penali sia a carico dei Datori di lavoro che dei Dirigenti e che, in ogni caso, essa può dare luogo all’irrogazione delle sanzioni previste dal decreto legislativo n. 231 del 2001 per responsabilità amministrativa dell’Organizzazione; tra le pene previste da quest’ultimo decreto vi sono le sanzioni pecuniarie, il divieto a contrarre con la pubblica amministrazione, il sequestro per equivalente e la revoca delle autorizzazione per l’esercizio dell’attività. L’efficacia esimente per l’Organizzazione può essere assicurata dall’implementazione di un efficace Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC 231) e dall’istituzione dell’Organismo di Vigilanza (OdV).

<<Più si parla di sicurezza, meno si parla di infortuni>>; è lo slogan delle società minerarie che nella seconda metà del XX secolo coltivavano piombo, zinco, oro e argento nelle Miniere di Montevecchio. Oggi si direbbe: informa, forma, addestra e aggiorna i lavoratori per prevenire infortuni e malattie professionali.

Andrea Alessandro MUNTONI

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