Vaclav Havel

Vaclav Havel

Era il millenovecentonovanta e il muro di Berlino “cadeva”, la cortina di ferro si disfaceva e migliaia di persone, timidamente, andavano a vedere se davvero dall’altra parte della barricata ci fossero il benessere e la libertà di parola, d’azione e di movimento a lungo e segretamente desiderati.
Il “brutto” e “soffocante” mondo dell’Europa dell’Est, così come lo si conosceva, stava radicalmente cambiando, grazie a un illuminato, intraprendente politico sovietico che con enorme coraggio mise al centro della politica interna ed estera la libertà dei popoli e delle persone; quel politico si chiamava Mikhail Sergevich Gorbaciov e credeva nelle riforme e nella pace.
Prima di Vaclav Havel il mondo aveva conosciuto Gandhi e Martin Luther King; ad accomunarli, nel corso del ventesimo secolo, fu lo spirito nonviolento, il primato del potere dei senza potere in cui in molti credevano, talora a rischio della vita e della libertà, in ogni parte del mondo! Vaclav Havel è stato un eroe: ha infatti dimostrato di poter dividere pacificamente una nazione in due senza che venisse sparato un colpo, senza disordini, senza ferite, senza strappi e, oggi possiamo ben dirlo, senza ripercussioni a medio termine grazie alla cultura e allo spirito della nonviolenza, tanto caro ai francesi.
E questo conta e pesa nel giudizio della storia, dato che la Jugoslavia all’indomani dell’apertura dei check point Charlie a Berlino entrava “inspiegabilmente” in guerra con se stessa, implodendo e insanguinando una terra dove avevano forzatamente coabitato persone di etnia, cultura, religione e lingua diversa senza essersi capiti e ascoltati davvero per decenni, tenuti insieme “a sputo” da dittatori o governi sostenuti dall’uno o dall’altro blocco, forti della paura di un conflitto (nucleare) che, per dirla con Einstein, semmai fosse scoppiato (come si temeva potesse accadere in primis a Cuba) sarebbe senz’altro stato seguito da un altro conflitto (perché lo spirito di belligeranza dell’uomo è scritto nel suo DNA) combattuto con pietre e clave anziché con missili e carri armati.
I due blocchi contrapposti di USA e URSS, con la complicità e il silenzio dell’Europa, avevano spartito il pianeta in base a criteri di geopolitica che si sono rivelati devastanti per milioni di persone, in quanto fondati sul mantenimento dell’egemonia e del <<potere degli Stati sugli Stati>>, molti dei quali, come la Polonia, vittime sacrificali degli accordi post bellici…; in fondo a nessuno dei contendenti conveniva dichiarare apertamente che la spartizione del mondo fatta a tavolino dopo la fine della seconda guerra mondiale tra una tirata di sigaro degli uni, un bicchiere di vodka o di whisky degli altri, mentre gli uni si consolavano mangiando patate e gli altri spaghetti al pomodoro, era una schifezza per cui tutti, nessuno escluso, ancora oggi si leccano le ferite.
La Cecoslovacchia degli anni del dopoguerra aspirava a riforme socio – economiche indispensabili per la crescita della Nazione e per una vera e autentica emancipazione dal blocco sovietico. Esse furono soffocate nel 1968 con un’invasione militare da parte dell’URSS, nella cui sfera di influenza ruotava la Nazione, culminata con la morte di Jan Palach in Piazza Venceslao a Praga; poi l’”assordante” silenzio del mondo intero, per decenni, non dissimile da quello vergognoso che implicitamente obbliga o suggerisce (quasi) a tutti di chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie per non vedere il dramma umano e non sentire le voci che si oggi si alzano dall’Ucraina e, solo pochi anni orsono, venivano gridate dalla Georgia.
Ma Vaclav chi era? Era un intellettuale avvicinatosi alla politica che credeva fermamente nella non violenza, cioè nell’azione attiva finalizzata a perseguire – con la forza delle parole ma senza violenza – un fine di valore universale come la pace, la libertà e la giustizia sociale. Il movimento non violento da lui capeggiato dopo la dissoluzione dell’unione Sovietica, forte dell’idea che il <<potere dei senza potere>> si fonda sulla <<vita nella verità>>, come prima di lui avevano sostenuto Gandhi e Lanza del Vasto, crebbe pian piano sino ad acquistare la forza necessaria per scardinare lo status quo, sostenuto a colpi di manganelli da parte della polizia segreta (STASI) che ha perpetrato violenze fisiche e psicologiche sull’inerme popolazione della Germania dell’Est e, con altri nomi, quelle delle popolazioni di Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Unione Sovietica.
L’intellettuale divenne, dopo innumerevoli manifestazioni di protesta non violente, Presidente della Repubblica e nel 1989 riuscì in breve tempo a imporre agli occhi del mondo la propria idea riformista, culminata nella “rivoluzione di velluto”. La Cecoslovacchia diventerà, infine, la Repubblica Ceca e la Slovacchia: due anime vicine e diverse ma che si rispettano vicendevolmente, un po’ come oggi accade nei Paesi baltici, anche se il percorso seguito per avere degli Stati indipendenti è stato di tutt’altra natura (violento) e ancora oggi vi sono missioni, cosiddette di pace, che impongono la pace, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con l’ostentazione della forza. Déjà vu.

Andrea Alessandro MUNTONI

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